mercoledì 16 maggio 2018

IL "SISTEMA" CHE NON VUOLE I 5 STELLE

crocetta-lumia-lombardodi Maurizio Alesi - Mentre il mondo politico e dell’informazione è assorbito dal tentativi di formare un governo, avversato pregiudizialmente (essendo un governo a 5 Stelle), il vecchio e immarcescibile sistema dell’establishment tiene i propri tentacoli avvinghiati nelle strutture dello Stato.

Schifani MOntanteVertici dell’Arma, Guardia di Finanza, politica, vertici di associazioni di imprese coinvolti in una gigantesca rete illegale, finalizzata alla corruzione politico-giudiziaria. Antonello Montante, presidente della Camera di Commercio di Caltanissetta e presidente di Retimpresa Servizi di Confindustria Nazionale, è stato arrestato insieme ad altre persone tra cui poliziotti con l'accusa di associazione a delinquere finalizzata alla corruzione.

Ci sono anche 22 indagati tra cui l’ex direttore del servizio segreto civile (Aisi); il capo reparto dell'Aisi; l’ex dirigente della prima divisione del Servizio centrale operativo della polizia, un colonnello dei carabinieri della DIA ex servizi segreti, il sostituto commissario della squadra mobile di Palermo, un ex comandante del nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza a Palermo. Nomi altisonanti come l’ex presidente del Senato Renato Schifani a cui viene contestata l’accusa di avere rivelato notizie coperte da segreto, in favore di un docente universitario indagato. L’ex presidente della Regione Rosario Crocetta, gli ex assessori regionali Linda Vancheri e Mariella Lo Bello, il commissario dell’Irsap Maria Grazia Brandara e l’ex dirigente generale delle Attività produttive Alessandro Ferrara.

Accusati, a vario titolo, di essersi associati allo scopo di commettere più delitti contro la pubblica amministrazione e di accesso abusivo al sistema informatico, nonché di più atti corruttivi.

Un tipico esempio di commistione tra un certo tipo di imprenditoria spregiudicata e potere politico regionale a livello di governo, rappresentato e garantito da assessori e politici compiacenti con scambio di favori.

Montante è stato per molto tempo uno dei tanti simboli della riscossa dell’imprenditoria siciliana contro Cosa nostra, uno dei tanti “professionisti dell’antimafia” che, se le accuse dovessero essere confermate, infangano la vera lotta alla mafia portata avanti dalla procura della Repubblica di Palermo e costata enorme sacrificio di vite umane.

CrocettaUn’ulteriore brutta storia di intreccio tra politica, affari, mafia e corruzione. E quando si scoperchiano pentole maleodoranti si trova sempre la politica, la “vecchia politica”, in prima fila con le mani in pasta in un coacervo d’interessi trasversali. C’è il solito libro mastro dei finanziamenti in cui figurerebbero i nomi di Cuffaro, Lombardo, Crocetta di cui si parla in alcune intercettazioni. Fino a un altro simbolo dell’antimafia parolaia, l’ex senatore Lumia, uno dei più abili manovratori e ribaltatori politici, nonché premio oscar degli inciuci. Secondo l’accusa, avrebbe invitato l'imprenditore Massimo Romano, re dei supermercati in Sicilia arrestato nell'operazione “double face”, a denunciare una falsa estorsione. Una denuncia che faceva parte del “percorso legalità”. Incredibile. E, ancora, una richiesta di 20 mila euro da parte del senatore Piddino per la campagna elettorale del suo amico Crocetta, da elargire anche in nero.

Quel malinteso senso di legalità di cui personaggi come Lumia sono sempre stati interpreti e sulla quale hanno fondato le loro fortune elettorali facendo il bello e il cattivo tempo.

Montante è lo stereotipo di un sistema politico marcio che, all’ombra delle istituzioni corruttibili e colluse, condiziona le scelte politico-amministrative. Non a caso si permette di dire: “Crocetta è un cretino, un coglione di dimensioni cosmiche”, oppure: “ai giornali bisogna dare i soldi, come fa Renzi per non farsi rompere i cog….i”. Il quale, sempre secondo Montante, i soldi alla stampa li darebbe attraverso l’Eni, le Poste, la Finmeccanica e l’Enel.

L’inchiesta è agli inizi e la politica siciliana con il sistema di connivenze del sottobosco clientelare e dagli infiniti incarichi di sottogoverno ha ragione di tremare.

Ecco dunque un altro capitolo che si apre nel regno della “politica” partitocratica che, senza un briciolo di dignità, sparge accuse di ogni genere e definisce populista e inconcludente il Movimento 5 Stelle. Un “sistema” che è capace di nominare uno come Montante responsabile nazionale per la Legalità di Confindustria e di lucrare su tutto.

luigi-di-maio-2-720x720Politici, dirigenti, rappresentanti delle istituzioni, accomunati da un idem sentire che li spinge a operare per gli interessi più vergognosi. Un “sistema”, malato e corrotto, da sempre al “governo” della Sicilia che ha determinato il tragico impoverimento della nostra isola. E hanno il coraggio di attaccare i ragazzi del Movimento 5 Stelle. Vergogna.

Maurizio Alesi
16 Maggio 2016





3 commenti:

  1. Bisogna azzerare questo sistema della politica, altrimenti non ce ne usciamo più! È davvero il momento del coraggio, di dire basta alla corruzione e punirne seriamente gli attori.

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  2. Salvatore Mancuso17 maggio 2018 16:09

    In questa terra non c'è speranza, quella che c'era è emigrata.

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  3. Silvio Barbata17 maggio 2018 16:12

    La "mafia" è solo un paravento... la mentalità che ci sta dietro a questi personaggi è quella dell'arroganza unita a una sorta di colpevole stupidità esistenziale e morale, una immaturità dell'essere che ha come cemento l'appartenenza a reti di potere massonico e plutocratiche...per cui questa gente è convinta che tutti gli "altri": insegnanti che (istruiscono), medici, vigili del fuoco (che salvano la vita), ingegneri, professionisti di ogni tipo e operai e artigiani e agricoltori...che dell'onestà fanno la loro bussola di vita...loro sono convinti di essere quelli "che sanno stare al mondo"...c'è bisogno di leggi giuste che innanzitutto sostengano la dimensione simbolica della morale e che mettano sullo stesso piano cittadini e politici anzi che facciano in modo che i politici stiano con le spine nel culo perché devono dare conto ai cittadini delle loro scelte.

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