martedì 28 marzo 2017

Cittadinanza ai bambini figli di immigrati. E basta!

bambini-e cittadinanzadi Giangiuseppe Gattuso - Qualche giorno fa ho pubblicato sulla mia pagina Facebook un brevissimo pensiero su “cittadinanza e bambini”, e immediatamente sono fioccati i commenti. I social in generale fanno questo effetto. Si reagisce senza riflettere troppo all'accenno di qualcosa che tocca nervi scoperti. Senza bisogno, non dico di un lungo trattato, ma almeno di un’argomentazione, una nota sintetica con un minimo di dati e regole. Niente, basta la parola. E allora cerchiamo di capire meglio di cosa parliamo quando si tratta di bambini, figli di immigrati extracomunitari, e cittadinanza.
È giusto farlo senza pregiudizi e al di la delle appartenenze politiche e religiose che, purtroppo, distolgono dal merito della questione.

Tra le reazioni più comuni e preoccupate spiccano quelle sulla sicurezza, l'identità nazionale e il nostro equilibrio sociale. E quindi la paura del terrorismo, la violenza diffusa, l'integralismo religioso. Tutte motivazioni con una qualche ragione non foss'altro per le note gravi vicende che ci accompagnano periodicamente. Fatti che, finora, ci hanno miracolosamente preservati, anche se abbiano già pagato un notevole tributo di sangue in giro per il mondo.

L'argomento, mi permetto di dire, non ha alcuna attinenza con tali incresciosi fatti e con le apprensioni che questi possono destare nella pubblica opinione.

NapolitanoQualche anno fa l’allora presidente Repubblica Napolitano, era il 22 novembre 2011, lanciò con forza un messaggio in questo senso rilevando la sostanziale ingiustizia nei confronti di tantissimi bambini italiani in tutto e per tutto ma non per l'anagrafe. Una situazione emblematica e paradossale. “Mi auguro che in Parlamento si possa affrontare anche la questione. Negarla è un'autentica follia, un'assurdità. I bambini hanno questa aspirazione”. Ritenendo necessario inoltre "acquisire anche nuove energie in una società per molti versi invecchiata se non sclerotizzata".

Mentre solo qualche giorno prima, durante la dichiarazione di fiducia al Governo Monti, Pierluigi Bersani incitava il Parlamento: “… abbiamo centinaia di migliaia di figli di immigrati che pagano le tasse, vanno a scuola e parlano italiano e che non sono né immigrati né italiani, non sanno chi sono. È una vergogna... non possiamo parlare solo alle tasche degli italiani, ma al loro cuore e al nostro stesso cuore che si è addormentato...".

BoldriniInfatti, si tratta di bambini nati sul nostro territorio che frequentano le nostre scuole, studiano la nostra storia, parlano e scrivono benissimo e pensano pure in italiano. Ma sono “stranieri” fino a 18 anni. E, solo se sono rimasti ininterrottamente in Italia fino a quella data, possono, entro il 19° anno, fare richiesta per ottenere la cittadinanza. È la procedura prevista dalla Legge n. 91 del 1992, che, seppure migliorata dall'art. 33 del decreto legge 69/2013, sembra immaginata per rendere difficile l'acquisizione dello status italiano.

scuola multietnicaSecondo il Corriere della Sera dell'11 maggio 2016, nelle nostre scuole ci sono 814mila alunni senza cittadinanza, ben oltre il 9% della popolazione scolastica. Un numero enorme, in costante aumento, che crea per forza di cose un evidente disagio e non aiuta all’integrazione delle relative famiglie.

In questo senso si innestano le tante polemiche sulla questione migranti e si scontrano i sentimenti profondi e più di pancia degli italiani. Saltano fuori le razioni più improbabili che chiunque si sente autorizzato a manifestare, credendosi nel giusto. E alcune motivazioni hanno effettivamente un loro senso quando riguardano possibili derive e speculazioni. Ma tutto questo riguarda la capacità degli organi statali preposti allo svolgimento di controlli rigorosi, hanno mezzi e personale adeguato per farlo.

Insomma, credo sia una questione legata a forme, a volte inconsapevoli, di eccesso di preoccupazione, e, purtroppo, di xenofobia e razzismo, che non fanno mai bene a nessuno.
Penso, sinceramente, si tratti di una discriminazione bella e buona perpetrata nei confronti di tantissimi bambini la cui unica colpa è quella di essere venuti al mondo da genitori extracomunitari. Quelle mamme e padri fuggiti, nella stragrande maggioranza dei casi, dal terrore, dalla povertà e dalla guerra. E arrivati sulle nostre coste a rischio della vita.

MIgranti in arrivo AlbaniaProprio come oggi, venti anni fa, il 28 marzo del 1997, un fatto gravissimo accadeva nella acque internazionali tra l’Italia e l’Albania. 105 morti a causa di un “colpevole” naufragio. In un momento storico nel quale la “politica” cavalcava il sentimento contro gli invasori, quei profughi che fuggivano dalle tragedie di un paese in preda alla guerra civile e allo stato d’emergenza. Venne, quindi, evocato il blocco navale per respingere le carrette del mare, come ancora oggi qualcuno ha il coraggio e la faccia tosta di proporre. Quella sera la “Kater I Rades”, una piccola imbarcazione carica di bambini, madri, famiglie intere, venne speronata da una nostra nave militare, la Sibilla. Una gravissima responsabilità politica di quel governo e di quella catena di comando, una bruttissima pagina per l’Italia. Da non dimenticare.

kater_i_rades_monumentoEcco, per tornare a noi, ritengo sia necessario mettere un punto alla questione cittadinanza ai bambini figli di genitori extracomunitari. Le proposte di legge ci sono e il Parlamento può, prima della fine della legislatura, e nonostante le posizioni variegate, approvare una buona legge. Che possa servire da esempio nei confronti di un’Europa chiusa in se stessa, sorda e protesa a preservare i territori attraverso vergognose barriere materiali e politiche al confine orientale. Una legge per finalmente garantire a tantissimi giovani che lo meritano un futuro da cittadini italiani veri. Il Paese ne avrà pieno giovamento.

Giangiuseppe Gattuso
28 Marzo 2017

29 commenti:

  1. Lavinia Creed Martini29 marzo 2017 11:47

    Se la vogliono....con la mia esperienza ho conosciuto persone straniere immigrati da anni in Italia a cui non interessa affatto far riconoscere ai figli la cittadinanza italiana

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    1. Questa è una tesi che non avevo preso in considerazione. E ci sta. Ovviamente si tratta di una sparuta minoranza nei cui confronti dei bisognerà prevedere altro.

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  2. Concordo con te, Giangiuseppe,la territorialità e la nazionalità dei cittadini devono coincidere fin dalla nascita.

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  3. Michele Maniscalco29 marzo 2017 12:31

    Più di 800 mila bambini figli di stranieri nelle nostre scuole. Una vera ricchezza per il futuro dell’Italia. Dato che in Italia da anni le morti superano le nascite senza questa speranza tra 20-30 anni la forza lavoro non basterebbe per pagare le pensioni ai nostri anziani ,sempre pio longevi e quindi sempre più anni di pensioni da pagare.
    Qualcuno dice No alla cittadinanza alla nascita perché essendo figli di stranieri, e di religione Mussulmana nell'età adulta potrebbero diventare terroristi. Qualche caso sporadico è avvenuto in Francia e in Belgio. Ma sono percentuali così basse 0,00000000000000001% da non tenere in considerazione visto l’alto numero di cittadini che si è perfettamente integrato. Con questa mentalità applicata da altri Stati nessun siciliano ho calabrese dovrebbe ottenere la cittadinanza all'estero perchè i loro figli potrebbero delinquere sotto forma di mafia e di ndrangheta. E’ Già successo negli Stati uniti prima e in Europa poi.

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  4. su richiesta gentile inserisco il mio parere: Cittadinanza e doveri verso la nostra cultura...rispetto delle nostre leggi... ma temo che 800 mila bambini cresceranno con la loro cultura e con le loro leggi... stiamo praticamente cedendo la nostra identità...
    Poche nascite italiane, forse perché il futuro non ci appartiene più...
    Noi abbiamo perso identità, cultura e fiducia… siamo assolutamente disarmati di fronte alla loro caparbietà. Sono cambiati i Paesi di provenienza, erano più aperti ad integrarsi pur rimanendo legati alla loro cultura, ma riconoscevano il Paese che li ospitava. Oggi mi sembra che la volontà non sia questa ma al contrario: noi che per dovere di ospitalità e pietà pelosa dobbiamo disconoscere la nostra civiltà intesa come forma particolare con cui si manifesta la vita materiale, sociale e spirituale d’un popolo, potrebbe anche essere la fine della nostra evoluzione storica.

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    1. Ma no, non si cede l'identità se non si fa sì che le culture siano nettamente separate.
      Facendo come dici si dimostra invece un'identità debole, costruita sull'esclusione. Però si deve lavorare sull'equità sociale e sulla partecipazione di tutti, italiani e non. Prevale invece un separatismo e una non integrazione tra diritti civili e diritto al lavoro, a partire dai cittadini italiani stessi.
      Anto

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  5. Eugenio Magrini29 marzo 2017 12:58

    Io dico solo attenzione Francia Belgio GB docet

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  6. Il ministro Kyenge aveva proposto lo Ius soli ma è stata sempre attaccata duramente, dalla Lega e non solo. Questa è l'Italia purtroppo...

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  7. In Germania dove l'immigrazione esiste fin dagli anni sessanta e dove l'immigrato e' trattato molto bene, ai figli degli immigrati nati qui, si da la cittadinanza tedesca solo dopo richiesta dei genitori... non automaticamente... lo trovo molto rispettoso della volontà dei genitori, che possono anche non gradire che i loro figli abbiano un'altra nazionalità che le loro. I miei figli adesso uomini, sono nati qui, ma nessuno dei due vuole cambiare la nazionalità italiana per quella tedesca... anche se non vorranno mai venire ad abitare in Italia.

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  8. Maria Luisa Cosentino29 marzo 2017 15:08

    Sono d'accordo per il riconoscimenti della cittadinanza ai nati, e ritengo siano rarissimi i casi di rifiuto da parte degli stranieri, però se non vogliono.....(avranno anche buone ragioni!) a me pare giusto che si possa scegliere.......

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  9. Gabriele Di Giacinto29 marzo 2017 15:11

    Una volta stavo in un negozio di magrebini mentre guardavo i prodotti esposti sentivo canticchiare l'inno di Mameli era un ragazzetto di circa dieci anni che stava alla cassa. Mi colpi molto io italiano non conosco né ci tengo a conoscere tale inno eppure godo di tutti i diritti attivi è passivi di ogni italiano, lui no,ma è più italiano di me. Bisognerebbe riconoscere gli stessi diritti a prescindere dove e da chi sei stato procreato.

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  10. con grillo salvini e meloni questa legge non si faà mai

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  11. Annemarie Grenard29 marzo 2017 17:29

    noi abbiamo dato la cittadinanza a tutti adesso bisogna andare a vedere il bronx banlieue parisienne poi ditemi se sarette ancora dello stesso parere, accogliere si educare si pero bisognerebbe lasciare loro la cittadinanza sospesa fino ad un accertamento sulle origini, che potrebbe verificarsi in seguito

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  12. noi abbiamo fatto anche le leggi razziali.

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  13. Questo è un argomento troppo complesso per affidarsi semplicemente a perbenismi, sentimenti, simpatie o contrarietà a prescindere. È inutile sottolineare quanto l'Europa, colpevoli le politiche globalistiche e di austerità forzate da interessi di pochi,ne hanno invecchiato la popolazione,che impoverita, ha prodotto un drastico calo delle nascite, con conseguente forza lavoro sempre più anziana. Il rimedio scelto, non è stato quello di rimediare all'errore, ma una sostituzione della fascia lavorativa mancante con forze già immediatamente disponibili: i migranti. Questa è una soluzione alla quale, senza ammetterlo apertamente, si sono piegati un po' tutti, classe dirigente e politica di questo paese, a cominciare da quella istituzionale. Per chi ancora non se ne fosse reso conto, questo è il motivo principale per cui è stato stabilito un vero e proprio massiccio servizio di prelievo dei nuovi cittadini europei, direttamente lungo le coste africane, mentre i media, fraudolentemente, continuano a parlare esclusivamente di salvataggi nel Canale di Sicilia. Ecco perché, le politiche assistenziali, vanno quasi tutte nella direzione dei migranti che, ricordiamolo, non tutti provengono da zone di guerra, e molto poco in favore degli italiani residenti, altrettanto bisognosi. Ciò premesso, sta di fatto che allo stato, come paese, abbiamo già incamerato un numero considerevole di nuovi abitanti e questo non è ormai possibile ignorarlo. Di fronte al fatto compiuto, è assolutamente inutile quanto stupido, attestarsi su posizioni contro o a favore su tutto. Serve raziocinio e buon senso nell'affrontare il problema senza estremizzare. Occorrono soluzioni che soddisfino i nuovi arrivati, ma che allo stesso tempo non emarginino e bistrattino gli italiani, la loro cultura, le loro leggi ed abitudini di vita, come maldestramente avvenuto finora. Allo stesso modo, la questione cittadinanza va trattata si, ma con criteri corretti ed equilibrati e non per perbenismo assoluto ad ogni costo. Se da una parte, appare sicuramente corretto considerare italiano chiunque nasca sul territorio nazionale e considerarlo tale in ogni circostanza, nel rapporto con le istituzioni e società, dall'altra, ritengo anche, che una definitiva consacrazione come cittadino della Repubblica, debba essere necessariamente condizionata ad una condotta da tale fino al raggiungimento del 18° anno di età. Periodo durante il quale, deve necessariamente aver dato prova di aver assimilato e condiviso, la lingua, i costumi, le leggi e la cultura del paese in cui vive. Ritengo infatti, che l'essere nato in Italia, da solo, non può essere considerato un titolo assoluto, a prescindere.

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  14. l'argomento è complesso e mi riporta indietro fino al concorso per insegnanti del 1999. Tra gli argomenti previsti ricordo bene "Società multiculturale ed Educazione interculturale" ...alcuni libri letti che trattavano la PAURA del "diverso" e la forma di razzismo che c'è all'interno di una società di individui di medesima origine. Diciamo pure che si è razzisti anche tra persone appartenenti a differenti quartieri di una medesima città...Sinceramente sono molto delusa dall'evoluzione del problema. Facciamo tanto parlare di inclusione e poi neanche tra di noi riusciamo a includere se non di sola FACCIATA...per occhio di Mondo! La prova sta nel fatto che quotidianamente leggiamo di continua violenza su chiunque e da chiunque, anche da parte di CHI ci sembrava una Famiglia Felice, da mulino bianco...anche da chi ci sembrava un padre, una madre, un figlio equilibrato. Forse dovremmo tutti fermarci a riflettere verso dove stiamo andando come Società. Credo che ognuno sia in CAMMINO da solo e si sia perso ancora prima di trovarsi nel "Mezzo del cammin di propria vita..." Siamo tutti dentro una selva oscura ma incontreremo CHI ci illuminerà il cammino verso una Società che si prenda cura delle giovani generazioni a prescindere dalla loro provenienza?

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    1. Silvio Barbata30 marzo 2017 18:11

      la causa principale è la cosiddetta multiculturalità voluta dalla sinistra...in sostanza la perdita dell'identità personale, infatti, multiculturalità significa nessuna cultura, nessuna identità, questa è la causa della violenza

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    2. Non è quello, invece.

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  15. Carlo Capilupi30 marzo 2017 09:41

    Articolo scritto con puntuali osservazioni sulla situazione drammatica conseguente al flusso migratorio. Umanamente condivido i concetti qui espressi, ma confesso che ho le idee molto confuse sull'argomento, tali da impedirmi di esprimere giudizi sereni. Almeno per il momento. Le mie perplessità nascono dall'assenza di una politica seria e lungimirante nel nostro Paese. Non si capisce se dietro a tutto ciò ci sia o meno si nascondano fini elettorali ed economici. Dovrò approfondire meglio per non lasciarmi tradire dalla superficialità. Grazie, comunque, per la segnalazione, che mi offre lo spunto per riflettere.

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  16. I bambini che nascono sul suolo italiano sono italiani.
    Chi nasce sul suolo italiano e' da considerare italiano, come chi nasce in qualsiasi parte del pianeta e' da considerare terrestre; senza alcuna cittadinanza pero' se non quella che tu stesso ti dai se hai l'apertura mentale per farlo. Io, dunque, cittadino italiano, mi sento anche cittadino del mondo: ed e' questo che ho cercato d'insegnare a mia figlia ed adesso a mio nipote. Il genere umano abita la terra da migliaia di anni e costantemente e periodicamente, dividendosi in tribu', si fa la guerra in nome di un Dio o della Razza, ma sempre subdolamente ed egoisticamente con un intento utilitaristic. Abbiamo dunque le nostre debolezze ed i nostri bassi istinti ma cominciamo a guardarci dentro e riconosciamo tali egoistici impedimenti. Lo Ius soli e' un passo avanti verso l'integrazione e l'accettazione di quelle culture, compresa la nostra, che hanno, pero', la capacita' di mettersi in discussione, di rendersi plasmabili e di accettare solo quello che la stessa Natura mater ci propone come inviolabile e di rigettare tutti gli altri orpelli di natura razziale o religiosa. Fra pochi anni ci saranno oltre 30 miliardi di esseri umani su questo pianeta ed avranno bisogno di essere sfamati e curati. Le migrazioni saranno continue e costanti e lo Ius Soli verrà superato dallo Ius Vitae. Gli Dei e le Razze saranno dimenticati . Io credo sia inutile dilungarsi perché abbiamo capito ed individuato il problema: esso è costituito dall'egoismo e dall'intolleranza; esso è costituito da quegli aggregati umani detentori di potere e ricchezza, che utilizzano per angariare e depredare i popoli, costretti a migrare per sopravvivere.Grazie a Giangiuseppe per aver riproposto un problema sulla cittadinanza, che io ho voluto ampliare per la sua grande valenza, pur non disdegnando alcune valutazioni sull'immigrazione in generale, su cui si potrebbe discutere per trovare un'equa e giusta condivisione.

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  17. chi paga le tasse se non li pagano nemmeno gli italiani?
    Quasi tutti sono finiti nei regimi dei minimi esenti da iva e gli immigrati in Italia si possono permettere di pagare le tasse?
    Ma non spariamo minchiate su una mia fattura pesa il 22% di iva IL 20% di ritenuta d acconto il 25% di inps poi le addizionali regionali comunali e il saldo irpef a novembre acconto del 100% delle imposte per l'anno successivo, smettiamola di scrivere fesserie gli immigrati non pagano una beata minchia e non versano una lira di contributi il grosso lavora al nero con paghe miserevoli

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  18. Finalmente un articolo fuori dalle righe, ma soprattutto oltre ogni tifoseria politica. Un argomento di estrema importanza che investe una società, come quella italiana, che intende definirsi civile oltre che umana. Non ho difficoltà a confessare di condividere l'articolo, sia nel suo valore intrinseco, che nella motivazione che ha spinto Giangiuseppe Gattuso a porsi certi importanti interrogativi. Devo ammettere che alcuni commenti mi hanno profondamente stupito, dove non si mette affatto in conto la semplice considerazione si discute di seri problemi che riguardano strettamente il genere umano. A mio parere nel trattare questi argomenti, spesso, si confonde il significato di cittadinanza, con quello di nazionalità. Su questo argomento ci sarebbe tanto da discutere ma soprattutto da saper interpretare, ma è sufficiente non impelagarci in una lunga discussione che finirebbe per portarci lontano dall’argomento da trattare. Infatti, quando si parla di nazionalità, si entra in un discorso molto ampio, dove entrano in gioco molte componenti ad iniziare dall’appartenenza ad una comunità per storia, religione, tradizione, cultura, lingua ecc. Tale principio si fonda su un preciso elemento aggregante nella formazione degli stati nazionali e trova oggi in rapporto di reciprocità di contenuto non coincidente nel principio di autodeterminazione dei popoli sancito dall’ONU. Non sempre, però, la nazionalità coincide con lo Stato in cui si vive. Da ricordare alcune zone della Dalmazia o dell’Istria dove vivono popoli di nazionalità italiana in stato diverso. La cittadinanza, e quindi il suo diritto, è una semplice condizione a cui viene a trovarsi una persona fisica, alla quale l'ordinamento giuridico di uno Stato riconosce la pienezza dei diritti civili e politici. La cittadinanza, quindi, può essere vista come uno status del cittadino dove si riconosce un rapporto giuridico tra lo Stato e il cittadino stesso. A mio modesto parere, come giustamente fa rilevare l’autore dell’articolo, è un errore giuridico grossolano, oltre che contro ogni logica, non concedere il diritto di cittadinanza ai tanti figli di emigrati extracomunitari che lavorano in Italia, foraggiano il fisco italiano e addirittura sono obbligati a frequentare la scuola italiana. Infatti, il DECRETO LIGISLATIVO 286/1998, art. 38 recita: “ I minori stranieri presenti sul territorio sono soggetti all'obbligo scolastico; ad essi si applicano tutte le disposizioni vigenti in materia di diritto all'istruzione, di accesso ai servizi educativi, di partecipazione alla vita della comunità scolastica. L'effettività del diritto allo studio è garantita dallo Stato, dalle Regioni e dagli enti locali ecc….” Sarebbe opportuno perciò una buona legge che sia inclusiva e non discriminatoria a prescindere, sarebbe un esempio di buona politica parlamentare da presentare come “biglietto da visita” alle sorde attenzioni di un’Europa silenziosa e dormiente.

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  19. Schiavone Raffaella30 marzo 2017 18:09

    Ho 2 figli nati in Iran da padre iraniano, ma li' fecero scegliere a noi genitori la cittadinanza dei figli,grande prova di rispetto e noi scegliemmo la cittadinanza italiana e del resto c'è già la legge che, al compimento dei 18 anni, è il diretto interessato che puo' scegliere.....Io lascerei le cose come stanno....

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  20. lasciare le cose come stanno è un idea conservatrice all inglese ma noi siamo una nazione casinista progressista e lo si vede dalla viabilità stradale ad ogni cambio di amministrazione c è sempre un assessore che si inventa una serie di modifiche alla variabilità creando un gran casino specie a chi è di fuori e resta intrappolato nei budelli cittadini del centro storico

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  21. Rosario Micciché30 marzo 2017 20:02

    Caro Giangiuseppe, purtroppo non sono d'accordo con te questa volta. Ho espresso sinteticamente le motivazioni nei commenti al tuo post evocato nell'articolo. Tuttavia, siccome l'argomento è molto complesso, mi riprometto di scrivere, appena avrò un attimo di tempo, una mia riflessione in proposito e la invierò a te sperando che vorrai condividerla come contraltare in un'ideale equilibrio bipartisan di opinioni sul tema. Un coloroso abbraccio

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  22. Armando Pupella31 marzo 2017 11:48

    Quando, raramente, una cicogna porta un bebe' nel Bel Paese, prima di mettergli in bocca la tetta di mamma' è il biberon, gli infilano in un altro posto il codice fiscale: " Tie' ! Ti è piaciuto a farti portare in Italia ? E mo' vai a pagare la tua bella fettina di debito pubblico di 37.500 euro! ". Idem per i poveri bimbi degl'immigrati immigrati; bel modo di accoglierli!

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  23. Franco Gentile31 marzo 2017 14:14

    Hai ragione Giangiuseppe. Se gli uomini si rendessero conto che sono sulla faccia della terra tutti con gli stessi diritti e doveri forse si vivrebbe meglio tutti quanti. Purtroppo ci sono più Caini che Abele sulla faccia della terra ed è una vergogna naturale!

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  24. Gaetano Pennino11 aprile 2017 08:32

    Dissento, quando questi ragazzi compiranno la maggiore eta' avranno il diritto di scegliere se vogliono la nostra cittadinanza,(questa peraltro non gli viene negata), oppure no!

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  25. non è chiaro perché, anziché favorire politiche sociali di aiuto alle famiglie e alle fasce più deboli della popolazione, si debba crescere numericamente attirando gente che arriva da altre realtà. Insomma, non è chiaro perché la crescita numerica debba avvenire sul fondamento dell’immigrazione. Da tale affermazione, oltretutto, pare che l’immigrazione sia una necessità nostra. E che, dunque, occorrano deportazioni di massa di migranti .

    Ci sta dicendo che l’economia ha bisogno di nuovi schiavi da sfruttare senza riserve: e tali sono i migranti, elogiati di facciata, e poi usati come carne da macello. L’obiettivo, sappiamo bene qual è: rendere anche noi come i migranti, senza diritti, puri schiavi nomadi alle dipendenze del capitale e delle leggi della delocalizzazione.

    È sotto questo profilo che emerge il nesso simbiotico che lega la flessibilizzazione delle masse e il nuovo paradigma antropologico dell’homo migrans, con annesse celebrazioni entusiastiche e altamente ideologiche della flessibilità e della migrazione come stili di vita contraddistinti dall’indipendenza e dalla varietà e contrapposti alla precedente eticità stabilizzata borghese e proletaria.

    La Destra del Denaro vuole i migranti come “esercito industriale di riserva” (Marx) di sfruttati a basto costo, sempre ricattabili; la Sinistra del Costume giustifica questo sfruttamento con la retorica buonista, con la “pappa del cuore” (Hegel) dell’elogio dell’immigrazione come ottava meraviglia del mondo (sempre guardandosi bene dal descrivere i traffici, il business e lo sfruttamento legati a tale pratica). La Destra del Denaro pone la struttura, la Sinistra del Costume fissa le sovrastrutture.

    La condizione dell’homo migrans è quella dell’uomo sradicato e strutturalmente “svuotato” della sua identità, sempre pronto – bagaglio alla mano – a darsi per mare. Privato di una solida struttura simbolica in grado di opporre resistenza e di far valere un’istanza critica rispetto alle logiche illogiche della migrazione, l’homo migrans è chiamato ad adattarsi di volta in volta alle terre e ai contesti in cui è spinto dalla sua condizione flessibile. La sua personalità non può mai stabilizzarsi nella forma di un io solido e radicato, essendo invece sottoposta a un divenire incessante che la rende strutturalmente malleabile e ridefinibile. Egli deve figurare come un sans papier privo di ogni garanzia e disposto a spostarsi per il mondo ridotto a mercato planetario.

    Con buona pace delle masse lobotomizzate e delle retoriche della sinistra alleata del capitale, a vincere, con i processi di immigrazione di massa, non sono né i migranti, né i lavoratori, formanti entrambi il polo in divenire del nuovo Servo precarizzato e nomade. A trionfare sono, invece, il Signore neofeudale e il capitale, con la sua insaziabile ricerca di braccia e neuroni disposti a fare il medesimo a un prezzo più basso: il Servo è ora ridotto a massa senza diritti e senza radicamento, in costante mobilità, nomade e alle dipendenze del capitale e delle sue delocalizzazioni.

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