mercoledì 15 febbraio 2017

LA DEMOCRAZIA CHE TEME IL VOTO

Democraziadi Francesco Salvatore - Il tema delle votazioni sembra rappresentare il nodo gordiano della politica italiana o, meglio, di quel mondo politico che da oltre 20 anni esprime,

senza nemmeno la discrezione di veli pietosi, interessi di lobby o peggio personali come nella stagione berlusconiana.

Posto che almeno una legge elettorale costituzionale al momento ci sia, come giustificazione al fatto che non si possa andare al voto anticipato le motivazioni, come in un carnevale, indossano diverse maschere: legge di stabilità, manovra correttiva, fiducia dei mercati, G7 di Taormina ecc.… Un copione già collaudato dopo l’incostituzionalità del Porcellum quando il semestre italiano di Presidenza del Consiglio EU tacitò chi chiedeva nuove elezioni, di fatto salvando una legislatura farcita di persone “capaci” e “di lunga esperienza”.

Un salvataggio improvvido la gagliarda prova di “capacità” di un Parlamento che, a colpi di fiducia, ha sottoscritto riforme dagli esiti sciagurati se non incostituzionali proposte dall’altrettanto “capace” Governo, traghettando il Paese ancora più in alto mare di quando si era insediato grazie a una legge incostituzionale.

renzi-padoan-mps-822982Allo stato attuale, per citare alcuni dei problemi sul tappeto, c’è il salvataggio del tanto decantato sistema bancario, la disoccupazione giovanile, la sottoccupazione legalizzata dai voucher, la manovra correttiva da 3,4 miliardi entro Aprile, i 40 miliardi da trovare nel prossimo biennio…. e il tutto nella prospettiva che la legge elettorale corretta dalla Corte Costituzionale difficilmente possa garantire, almeno con questa classe “dirigente” la governabilità del Paese.

In questo quadro il buon senso suggerirebbe, oltre che a far fronte alla gestione corrente del Paese, di mettere subito mano a una legge elettorale funzionale agli interessi del Paese e non delle forze politiche in gioco e, aggiungo, dei loro sponsor. Invece si assiste a una melina che di fatto mantiene in vita un Governo farcito dagli stessi soggetti responsabili di risultati così poco esaltanti.
A questo punto c’è da chiedersi del perché di questa melina ma per dare una risposta bisogna prima interrogarsi quali sono le motivazioni che inducono i cittadini ad andare a votare.
Oggi, a differenza del passato quando gli ideali erano di fatto programmi politici di lungo termine che aggregavano stabilmente gli elettori, la gente va a votare per scegliere il programma che meglio alimenta la speranza di concretizzazione dei propri desideri.

Berlusconi MpsTuttavia, nell'esperienza passata i programmi elettorali - ricordate il contratto con gli Italiani di Berlusconi o le rottamazioni di Renzi? - si sono dimostrati menzogneri e le fantasiosi scuse propinate per giustificarne le inadempienze - e qui non servono richiami - hanno alimentato una progressiva sfiducia da parte di larghe fasce della popolazione, sfiducia che montando è sfociata in quello che viene definita antipolitica e che ha ingrossato la cifra dell’astensionismo.
La miopia dei politici e la loro autoreferenzialità, giustificata dalla messa a punto di un “sistema” difensivo che ne assicurava:
· la permanenza a tempo indeterminato (liste bloccate e svuotamento delle preferenze),
· l’immunità totale o parziale (depenalizzazione di taluni reati, prescrizioni brevi….)
· il benessere (continui e ingiustificati aumenti degli emolumenti, tangenti, favoritismi….)
li ha indotti ad arroccarsi in una vera e propria casta, distaccata dalla realtà al punto che un politico “capace” e “navigato come Piero Fassino ebbe a dire, a proposito di Grillo: "Se vuole fondare un partito lo faccia, vediamo quanti voti prende".
Ritornando ora alla domanda sul perché della melina sulle votazioni gli elementi succitati sostanziano la risposta: paura.

Piero_Fassino_-_Trento_2013Si paura di non avere altre frecce all’arco che li possa rendere credibili da coloro cui è stato sottratto il futuro e, di conseguenza, la speranza di poter concretizzare i propri desideri. Paura di non saper più parlare alla gente…. paura della gente.

Una platea questa in continuo aumento e che, inaspettatamente, ha la possibilità di riporre qualche residuo di speranza in un riferimento politico che, ahimè per la casta, ha fatto la scelta parlamentare...
 
Francesco Salvatore okFrancesco Salvatore
15 Febbraio 2017

10 commenti:

  1. Raffaella Schiavone15 febbraio 2017 23:05

    Letto con interesse,giusta analisi...Troppo distacco dalla realtà di questa classe politica...e che dire dei voltagabbana.gente senza ideali e senza scrupoli...Spero che lo sdegno della gente si manifesti, non con l'astensione che confermerebbe questa classe politica (e i politici di professione,quelli "esperti" ci sperano,per questo non ci tengono per nulla a nascondere le loro bassezze,non se ne vergognano piu'...)ma votando il M5S,superando pregiudizi e paura del nuovo,si, in questo confido...

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  2. Abbiamo già visto cosa hanno fatto (male) i cosiddetti 'competenti'. Tanto vale provare qualcosa di nuovo, tanto peggio di così non può andare...

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  4. È un articolo che mi piace quello di Francesco Salvatore. Il titolo da solo, vale mezzo articolo. La democrazia teme il voto. Succede quando i garanti della democrazia, sono gli stessi che l'attentano con ogni mezzo a loro disposizione.
    Negli ultimi vent'anni, abbiamo avuto governi disastrosi e complici, che hanno gettato le basi per assoggettare il paese e gli italiani al potere della finanzia della troika. Gli ultimi tre in particolare ci hanno dato il colpo di grazia. Quello Monti, emissario diretto della finanza speculativa, ci ha ci ha definitivamente stretto il cappio al collo, con il benestare del PD, FI, Lega etc... praticamente tutti. Il lobbista Letta, ha inciso relativamente. Giudicato troppo molle, è stato sostituito dal "rottamatore", che per la verità non è stato certo con le mani in mano. Ha costretto il parlamento ad approvare leggi a largo raggio, ovviamente, tutte impopolari e dettate dai suoi mentori, Re Giorgio innanzitutto, salvo vederserle poi quasi tutte demolite dalla Corte Costituzionale, e dagli stessi italiani. Tant'è che viene da chiedersi cosa rimane effettivamente dei suoi tre anni di mandato. Ben poco, tre anni di vuoto assoluto. Oggi, il mito del rottamatore è in caduta verticale. Il tentativo di trasformare il PD in un suo partito personale, naufraga ad ogni giorno passa e che lo vede allontanare dal voto subito, per lui essenziale. Sa perfettamente, infatti, che il tempo gli rema contro, mentre le volpi di sempre, vanno pian piano riprendendosi la scena. In questo contesto, le anime agitate tentano con ogni mezzo di allontanare il voto, perché perderebbero il diritto alla maturazione della pensione. La democrazia, la loro democrazia, quella che ci concedono, può nel frattempo attendere. Troppi ed alti sono gli interessi un gioco. Le banche per esempio, anzi la loro banca da salvare. Già, perché il PD non è un partito che possiede una banca come qualcuno ci vuoluto far credere, ma una banca che possiede un partito. E, si sa, il voto è importante, ma la loro democrazia, lo è di più

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  5. Già nel titolo di questo interessante articolo risiede tutta l'anomalia di una classe politica dominante: una democrazia che teme il voto NON E'DEMOCRAZIA. La paura è invece solo consapevolezza dello schifo che si è prodotto, di essere stati inadeguati nel governo del Paese e, dunque, vicini alla fine. Questa paura, grazie alle complicità quirinalizie, è stata fin qui contenuta grazie ai continui governi succedutisi senza passare dalle elezioni, garantendo la clonazione di un sistema di potere che si è riprodotto come la coda delle lucertole, da Monti a Gentiloni. Persino il ventennio berlusconiano, ancorchè devastante per il nostro Paese, quanto meno è stato legittimato dal consenso della maggioranza degli elettori. Dopo di lui, in Italia, la democrazia è stata sospesa e il potere è stato concentrato nelle mani del Colle che, invece di garantire e custodire la Costituzione, si è trasformato in monarca assoluto. Ma per loro sfortuna le elezioni prima o poi hanno da arrivare e non sarà più possibile sfuggire al giudizio degli elettori. Certo, cercheranno disperatamente di taroccare le regole del gioco disegnando una legge elettorale che renda complicato il cambio della guardia; cercheranno di evitare che la paura si trasformi nel terrore di una sconfitta senza appello. Ma se si vogliono cacciare i mercanti dal tempio occorre che sia il popolo a liberarsi della paura di cambiare. Tocca al popolo compiere scelte coraggiose e radicali. Poi, se resteremo delusi, vuol dire che non avremo più speranza di cambiare. Per fortuna il mondo è vasto: si può sempre cambiare paese.

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  6. Michele Maniscalco16 febbraio 2017 13:39

    Non è la democrazia che teme il voto, ma alcuni politici ed alcuni partiti che non vedono il momento favorevole per loro. Bisogna dire che è stato sempre così da quando è nata la Repubblica. I partiti che temono di perdere non vogliono mai andare a elezioni anticipate come i parlamentari che temono di non essere rieletti. La cosa è lampante: la minoranza Pd chiede tempo per organizzarsi meglio. Renzi vuole andare subito alle elezioni perchè teme il logoramento. I pentastellati fremono perchè ritengono che il tempo sia propizio a loro. La lega altrettanto. A Berlusconi al momento non conviene. Con 18 proposte di nuova legge elettorale non riusciranno mai a mettersi d'accordo. Fortunatamente per il popolo italiano al massimo tra un anno si dovrà votare per scadenza naturale della legislatura.

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    1. Infatti, è proprio a quei soggetti che mi riferivo. In ogni caso, questa NON E' DEMOCRAZIA.

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  7. Bell'articolo Franz. Tutti temono tutto fuorché di portarci nel burrone.

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  8. Ho letto con il dovuto rispetto l'articolo di Francesco Salvatore, devo ammettere che ha enunciato tantissime verità che, nemmeno la gigantesca valanga di Rigopiano potrebbe seppellire e defilarle alla vista di un popolo umiliato e tradito. La situazione politica, ormai, riveste una drammaticità inaudita, probabilmente il periodo più nero della nostra storia repubblicana. In tante occasioni, ho avuto modo di esprimermi su questo blog e già da due anni denunciavo questo stato di divisione e di incomprensione tra tutte le forze politiche. Non esiste alcuna possibilità di dialogo per accordarsi nemmeno su quegli argomenti che non riguardano strettamente quelle strategie programmatiche che riguardano l’amministrazione dello Stato, nel momento in cui si va al governo del Paese. Mi riferisco alla melina sulla legge elettorale, dove si evince con molta evidenza, la volontà di tutte le forze politiche di restare ancorate agli scranni di Montecitorio, fino al raggiungimento del vitalizio. E’ la data del 15 settembre p.v. a far restare con il fiato sospeso ben 608 parlamentari, altro che maggioranza qualificata!!! Non basta, perchè tutti i partiti vanno alla ricerca di un sistema elettivo a loro favorevoli. Francesco, la tua è un giusta e sottile riflessione, se questi sono i motivi per portarci alle urne, perché dovremo andare a votare, solo per favorire e difendere questi signori che impropriamente li definiamo onorevoli? Io vorrei nutrire la tua stessa fiducia nei nuovi movimenti che si pongono a nuovi arbitri della grave situazione politica italiana, ma le tante esperienze passate e vissute, mi obbligano a temere e a procedere con i “piedi di piombo”. Una sfiducia che nasce allargando il mio sguardo su una popolazione priva di cultura politica, largamente corrotta e predisposta a delinquere. Tuttavia sono arrivato alla determinazione che bisogna accettare questo ultimo “nuovo” che arriva, ma, con le dovute cautele. Nella mia passata vita politica, come pugliese ho guardato sempre con la dovuta attenzione la Sicilia considerandola un valido laboratorio politico, proprio perché staccato dal resto d’Italia. Infatti è stata e lo è tutt’ora, la regione sempre pronta a recepire nuove idee e nuovi principi, probabilmente dedita alla ricerca dei nuovi politici. I siciliani hanno vissuto il periodo democristiano, il periodo forzista, ed ora con molta certezza si apprestano a vivere quello penta stellato. Chi non ricorda, in Sicilia, la vittoria di Berlusconi di 61/61 collegi? L’esperienza insegna che tutti i partiti e movimenti politici nascono animati da buoni propositi e con la voglia spasmodica di abbattere la politica precedente, diventata sistema e non più al passo con le esigenze del cittadino. Attualmente si vive in una situazione di drammatica ingovernabilità, in un continuo scambio di insulti e di accuse, amplificato da una informazione falsa e corrotta. Non ci resta, che attendere fiduciosi l’evolversi di questa nuova fase politica, sperando di non andare incontro ad una successiva delusione. Il popolo è al limite della sopportazione, per questo temo, secondo una mia personale opinione, che non ci sarà una “prossima volta”perché la stanchezza potrebbe orientarlo sulla strada che porta alla “deriva autoritaria”.

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  9. Il problema del sistema elettorale fu sollevato nel dibattito dell'Assemblea Costituzionale. Nella stesura definitiva della Costituzione non venne inserito un articolo di vincolo ad un sistema elettorale. L'avere affidato la legge elettorale al sistema ordinario non è stato illuminante: troppe leggi elettorali, tutte varate nell'interesse delle forze politiche senza curarsi delle esigenze del Paese. La nostra è una democrazia rappresentativa, il popolo con il voto delega la sua sovranità agli organi rappresentativi. In questo momento, volendo andare a votare, abbiamo a disposizione due sistemi elettorali: l'Italicum per la Camera e i Porcellum per il Senato. Entrambi i sistemi sono stati modificati dalla Consulta a dimostrazione della incapacità del Parlamento di dotare il Paese di una valida legge elettorale. Al punto in cui siamo non si tratta di salvare una pessima legislatura ormai prossima alla scadenza naturale ma evitare il ripetersi dell'incertezza governativa. Tutto dipende dalla volontà e capacità di varare, finalmente, una legge elettorale, come scrive Francesco Salvatore, "funzionale agli interessi del Paese e non delle forze politiche", purtroppo assistiamo a tante schermaglie ma zero convergenza. Alla fine, saremo costretti ad andare a votare con due sistemi elettorali disomogenei. Quanto descritto nell'articolo merita una diversa attenzione ma nella brevità dobbiamo limitarci a constatare la gravità del momento e la necessità di cambiare il sistema. La legge elettorale costituisce uno degli elementi indispensabili per il cambiamento. Reclamare di votare a prescindere dal sistema elettorale vuol dire utilizzare il voto per strumentalizzare la democrazia. Poiché tutti sappiamo che, salvo un miracolo, nessuna forza politica raggiungerà il consenso del 40% per accedere al premio di maggioranza ci dobbiamo chiedere quale forze politiche, superando le divergenze, dimostreranno responsabilità per garantire la governabilità del Paese. Una simile prospettiva richiede riflessione e tanta distensione a tutti livelli.

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