venerdì 9 dicembre 2016

Referendum. Voto dei giovani e caduta del governo


I giovani nodi Rosario Miccichè - Dopo il referendum del 4 dicembre con il quale il corpo elettorale ha respinto con una schiacciante maggioranza del 60% la riforma della Costituzione, è possibile compiere qualche riflessione.
In una moderna democrazia rappresentativa un referendum rappresenta un momento in cui viene sottoposto al vaglio popolare un atto degli organi elettivi: in tale procedura il Parlamento è sotto esame. In questo caso era sotto esame anche il Governo sia perché la riforma era di iniziativa governativa sia perché il Governo aveva investito dal punto di vista politico molta della propria credibilità.

renzi-boschi-riforma-costituzioneIl Governo aveva persino deciso di partecipare in modo impetuoso alla campagna trasgredendo la prassi che vuole l’Esecutivo lontano dalla materia referendaria per lasciare spazio ai partiti e ai comitati di cittadini. Tale prassi era fondata sul precetto costituzionale dell’art. 138 che esclude il Governo dai soggetti che possono chiedere il referendum proprio per porlo ai margini del dibattito. Dunque il Governo, infrangendo questa regola consuetudinaria, è entrato prepotentemente nell’agone coinvolgendo il Premier in persona e i Ministri in accesi dibattiti.
Durante questa campagna referendaria si è annebbiata pure dal punto di vista formale la distinzione tra Governo e partiti di maggioranza: in ciò ha nuociuto la doppia carica ricoperta da Renzi, al contempo Capo del Governo e Segretario del partito di maggioranza relativa.
A causa di tale forte coinvolgimento, il Governo è a pieno titolo il soggetto realmente sconfitto, ancor più dei partiti che lo sostengono. In virtù di ciò le dimissioni sono la naturale conseguenza.
Detto questo occorre cercare di comprendere le ragioni che abbiano indotto il popolo a respingere la proposta del Governo.
La riforma è stata respinta con un voto uniforme: il No ha prevalso da Nord a Sud, sia tra gli uomini che tra le donne, tanto tra i laureati che tra gli elettori con licenza elementare o media.

ElettoriL’unico elemento che ha fatto la differenza è stato l’età, il dato anagrafico: i giovani sotto i 34 anni hanno votato contro la riforma come un blocco quasi monolitico visto che il No ha toccato l’apice dell’81%; mentre gli elettori più anziani (oltre i 55 anni) costituiscono l’unica fascia d’età favorevole – seppur di poco – alla riforma con una prevalenza del Sì al 52%. Il No ha vinto anche nella fascia intermedia (tra i 35 e i 54 anni) con il 67%.
Dunque dalle rilevazioni emerge con chiarezza che i giovani hanno rigettato fermamente la proposta di riforma mentre i più anziani hanno seppur cautamente mostrato un’apertura.
Questo scenario potrebbe a prima vista apparire sorprendente e paradossale: giovani conservatori ed anziani riformisti.
Il paradosso diventa iperbolico se si considera che il Governo Renzi era guidato dal Premier più giovane della storia repubblicana e composto da molti giovani Ministri quarantenni.
Sembrerebbe che i giovani abbiano rigettato la proposta del Governo a loro più simile.
È proprio così? Esiste realmente questa contraddizione? I giovani sono realmente chiusi al cambiamento?

In realtà no. Occorre analizzare meglio la questione, evitando facili scorciatoie come populismo, voto di protesta e visione antisistema.
La chiave per risolvere l’apparente contraddizione consiste nel merito della riforma e nella direzione del cambiamento. Infatti non esiste il cambiamento puro e semplice, ma esistono quantomeno 2 direzioni del cambiamento: quello in meglio e quello in peggio.

silvio-al-centro-anzianiGli ultra-sessantenni appartengono ad una generazione che ha vissuto una crescita costante ed ininterrotta dal dopoguerra agli anni ’90 con picchi in alcuni lustri degli anni ’60, ’70 e ’80. Per loro ogni cambiamento era sempre stato migliorativo: aumenti di stipendio, prepensionamenti (baby-pensioni),  lunghe ferie pagate, posto fisso, mutui agevolati ed edilizia economica, interessi sui conti bancari, finanziamenti a pioggia a fondo perduto, sanità gratuita, università a basso costo, 21 politico all’esame, prezzo bloccato per benzina e assicurazione. Quei decenni erano così. Quella è stata la loro vita. Le leggi li agevolavano in tutto. Una soluzione c’era sempre. Il cambiamento proposto dalla politica era sempre bello. Le riforme avanzate dai partiti erano sempre migliorative.
Quindi i termini cambiamento e riforma per un sessantenne non sono neutri, ma suonano come meravigliosamente vantaggiosi. L’ultrasessantenne dinanzi alla parola cambiamento si fida ciecamente: per lui coincide con miglioramento! Erano disposti ad accettare tutto perché tutto era vantaggioso. Un paracadute c’era sempre.

Lo stesso preconcetto favorevole verso la Comunità europea (da cui provengono gli odiosi vincoli economici odierni) nasce da questa  coincidenza tra nuovo e benevolo.
I ventenni e i trentenni di oggi conoscono un’epoca diversa. Dall’inizio degli anni ’90, le riforme sono andate sempre nella direzione opposta: salari bassi, lavoro precario, disoccupazione dilagante, contrazione dello Stato sociale, sanità a pagamento, tagli, tetti salariali, innalzamento dell’età pensionabile, impennata dei prezzi, assenza di soluzioni abitative per le giovani coppie, sfratti dalle case. Non c’è più nessun paracadute sociale.

È evidente che agli orecchi dei più giovani le parole cambiamento e riforme non hanno più un connotato positivo, ma assumono il significato di fregatura: i giovani prima di accettare un cambiamento vogliono vederci chiaro e non concedono fiducia cieca a nessuno.
Non è diffidenza, ma è maturità: i giovani prima di accettare vogliono capire se il cambiamento proposto serve realmente, se è veramente vantaggioso.

Dunque, i giovani sono arrivati all’appuntamento col referendum ad occhi ben aperti.
Le scelte politiche degli ultimi anni, degli anni del Governo Renzi, hanno accelerato il processo di precarizzazione del lavoro, del risparmio e della casa. Chi ha difficoltà si sente abbandonato come se la società dicesse “sei in difficoltà? hai perso i soldi? ti hanno licenziato? Be’, affari tuoi”. I recenti provvedimenti facilitano i licenziamenti durante una depressione economica e rendono semplici gli espropri delle case, restringendo persino le possibilità di tutela dinanzi al giudice. Non solo manca il paracadute, ma qualcuno ti spinge verso il precipizio.

Così i giovani hanno visto nella Costituzione l’ultimo baluardo per la difesa dei diritti e dello Stato sociale. Hanno compreso che tutele e libertà contenute nella prima parte della Costituzione possono essere effettive solo se nella seconda parte della stessa esistono Istituzioni  che le salvaguardano ascoltando i bisogni della gente. Infatti la piena realizzazione dei diritti e la rimozione degli ostacoli economici sancite nei primi articoli della Costituzione rimangono vuote formule astratte se lo Stato si allontana dai cittadini. Com’è possibile concepire una Repubblica parlamentare in cui uno dei due rami del Parlamento non è eletto dal popolo? La Repubblica sarebbe rimasta per metà parlamentare e per metà autoreferenziale con un Senato nominato nel circuito interno della politica.

Renzi MattarellaLa riforma andava nella direzione opposta a quella delle moderne democrazie: i giovani vedono che all’estero i popoli eleggono non solo il Parlamento, ma addirittura il Governo con l’elezione diretta del Presidente della Repubblica o del Capo del Governo. Il sistema più diffuso è la Repubblica semipresidenziale in cui la sottrazione dell’elezione del Senato è ampiamente compensata dall’elezione diretta del Capo dello Stato specie in un’epoca in cui le decisioni importanti vengono assunte nelle assisi internazionali dove gli Stati sono rappresentati dai Governi.
I giovani hanno ritenuto che il sistema politico si sarebbe blindato visto che anche la formazione del Governo nazionale viene percepita come una manovra “di Palazzo”, tanto più da quando i cittadini sono abituati all’elezione diretta del Sindaco e del Presidente della Regione.
Da questi elementi reali è derivata l’accusa di autoritarismo della riforma vista come progetto di un’oligarchia che oltre a scegliere il Governo nelle “segrete stanze” tramite le proprie alchimie, pretendeva pure di nominare in modo non trasparente i Senatori.

I giovani hanno guardato in fondo alla riforma ed hanno capito che era certamente un cambiamento, ma un cambiamento in peggio. Sanno che questa epoca non propone solo cambiamenti migliorativi. Per questo l’hanno respinta.

Rosario MiccichèRosario Miccichè
09 Dicembre 2016       

P.S. Riceviamo e volentieri pubblichiamo questa significativa analisi del voto sul referendum del 4 dicembre 2016 che ha sparigliato le carte della politica con un risultato inaspettato per le dimensioni e per l’enorme numero di partecipanti. Un segnale importante a dimostrazione che i cittadini sanno rispondere adeguatamente scegliendo per il meglio. L’autore spiega accuratamente le motivazioni del risultato con particolare attenzione al voto giovanile. Rosario Miccichè, 37 anni, abilitato avvocato, è nato a Caltanissetta e ha vissuto a Pietraperzia. Laureato con il massimo dei voti in Giurisprudenza presso l'Università degli studi di Catania ha conseguito un diploma post-lauream di specializzazione in Professioni Legali all'Università Cattolica di Milano. Ha vissuto e lavorato negli ultimi anni tra Catania, Milano e Palermo. Appassionato di politica e studioso del diritto ha organizzato convegni all'Università degli studi di Palermo.Questo è il suo primo articolo su PoliticaPrima. Benvenuto e buon lavoro.
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32 commenti:

  1. Silvio Barbata9 dicembre 2016 23:45

    Concordo...una sola nota essere antisistema è perfettamente lecito e logico!
    L'analisi è fondata è proprio così era una riforma dettata da una strategia perversa...autotutela del potere e abbandono delle "masse" al proprio destino, i giovani lo hanno capito.

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  2. Nel NO dei giovani alla riforma, c'è una componente che riguarda il merito, ma, soprattutto, secondo me, c'è la componente reattiva nei confronti di una classe politica e di governo che li ha precarizzati e li ha obbligati a vivere un presente senza futuro.

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  3. Complimenti all'autore che entra in questo salotto con un contributo lucido che getta luce su fatti obiettivi marginalizzati dell'informazione main stream.

    Le premesse basterebbero a correggere il tiro a chi prenderà le redini della guida del Paese, anche se i vincoli - tra i quali debito pubblico, pareggio di bilancio, parametri di Maastricht... - e le opportunità - la maggiore delle quali è l'elevato risparmi delle famiglie - che caratterizzano lo scenario tracciano il solco entro cui dovranno mantenersi le future manovre...ovviamente a meno di non mettere in discussione regole non più adeguate alla contingenza europea e mondiale.

    Di fatto ci si trova prigionieri di una prigione le cui sbarre sono convenzionali e hanno messo in crisi i valori sociali degli Stati a favore di interessi oligarchici....sono soprattutto i giovani i più penalizzati di questo corso della storia che non li vede protagonisti ma vittime sacrificali.

    E' lapalissiano per chi ha una mente libera da condizionamenti ma, a quanto pare, non è questo il caso di quanti hanno guidato il paese soprattutto nell'ultimo ventennio

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  4. Il NO quasi unanime dei giovani non poteva che essere la risposta giusta. Un NO al referendum? Direi che la risposta è stata data a tutta una serie di provvedimenti anti-sociali che questo scellerato governo ha messo in atto: lavoro, scuola, sanità, ecc. Renzi ha lasciato senza speranza non solo i giovani ma un intero Paese e in questo quadro sarebbe stato assurdo che i protagonisti del futuro italiano dessero l'avallo a uno scenario senza alcuna prospettiva di crescita e di benessere. Quale cartina di tornasole potrebbe essere migliore dei giovani per testare il successo o il fallimento dell'attuale classe dirigente?

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  5. L'ottima analisi del voto dell'autore ci fa capire quanto sia stato ingenuo ed improvvido il Renzi ad intestarsi la Riforma. Abbiamo più volte ribadito che sarebbe stato meglio risolvere prima i problemi più scottanti e più sentiti dal popolo, quali i privilegi, la corruzione, la mafia, il lavoro ed altri che scaturiscono in ogni caso dalla mancata applicazione del concetto principe per uno Stato democratico ed egalitarsta: la Giustizia sociale.Renzi non ha mai fatto una riforma decisa ed avulsa dall'ambiguità. Si è comportato come quel muratore che, invece di costruire un solido muro, usa materiali di scarto che minano la compattezza e l'efficacia dello stesso. Micciche' ha analizzato il voto per gruppi di età, io credo sia opportuno e proficuo attenzionarci anche alle categorie di lavoratori: Renzi ha perso almeno 4 milioni di voti fra il mondo della Scuola e la Sanità, le cui riforme sono state fatte in modo pasticciato e pseudo liberistico. Io spero ch'egli abbia capito la lezione e che la riflessione imposta lo porti a superare gli ostacoli della sua sicumera.

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    1. Francesco Salvatore10 dicembre 2016 14:29

      Nino lui si è limitato solo a svolgere, in modo goffo e inadeguato, il computo che Napolitano gli aveva assegnato... solo uno spregiudicato poteva accettare la missione in cambio di un salto di carriera mai visto nella storia italiana e non solo.

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    2. Napolitano si e' limitato a dare gli ordini dati a lui dall'EU. L'EU si limitata a dare a Napolitano gli ordini dategli dal mondo finanziario e noi siamo piccole pedine nelle mani della voracità di potere e di soldi... Difficile da sciogliere questa matassa!! Non elimineremo i problemi eliminando Renzi, ne verranno altri come lui e peggio di lui. Comunque uno in meno!!

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  6. Finalmente un articolo dove non si parla dei 5 stelle.
    È ben argomentato ma a mio parere presuppone un livello di cultura politica che i giovani difficilmente possono avere in maniera tale da spingerli in massa al NO con le motivazioni riportate nell'articolo.
    Indubbiamente ci saranno stati quelli che hanno fatto le riflessioni esposte dall'articolista, ma se andiamo ad approfondire, una buona percentuale di questi giovani, io penso intorno al 35/40% sono fedelissimi del Movimento 5 stelle e dunque hanno votato NO, vogliamo contarne un altro 40% che fa riferimento all'area del centrodestra, alla minoranza PD e a tutti gli altri partitelli che non si riconoscono nel PD? Se questa valutazione è esatta ne restano pochi che avrebbero votato NO per cultura politica e secondo come ci ha indicato il dott. Miccichè. Il che nulla toglie alla bontà dell’analisi contenuta nell'articolo di cui stiamo parlando.

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  7. I giovani percepiscono al volo l'ipocrisia e la menzogna!

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  8. I giovani hanno le idee libere da fanatismi di partito!!!

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  9. Salvo Castellese10 dicembre 2016 09:35

    Il dato non sembra così certo come riportato nel link. Per l'Istituto Piepoli hanno votato no il 68 % degli under 35... Comunque, 80 o 35 % il dato appare meritevole di riflessione, visto che dai giovani è stata bocciata una riforma propugnata dal premier più giovane che abbia conosciuto l'Italia. E' probabile che il voto, anche sul fronte dei giovani, sia stato determinato da un atteggiamento di sfiducia verso una riforma che, almeno apparentemente, non garantiva sbocchi occupazionali o soluzioni alla precarietà del lavoro. Infatti, la fascia in esame è proprio quella che più di altre ha subito e subisce il problema della occupazione e della stabilità del lavoro. Non so poi, davvero, quali altre variabili possano avere influito, oltre che ovviamente l'ostilità ideologica verso il premier ( sarebbe interessante conoscere l'estrazione politica dei votanti under 35 ) e comunque la sfiducia verso una classe dirigente ritenuta non capace di risolvere la grave crisi economica imperante. Se così fosse, ritengo che tale posizione sia anche frutto di una dilagante ignoranza sui temi che trattava la riforma, atteso che il campione di domande fatte ai più giovani sulla riforma proposta, ha avuto spesso risposte evasive, generiche e comunque non aderenti ai temi specifici posti dal referendum.

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  10. Maurizio Giacalone10 dicembre 2016 09:43

    Secondo mm i giovani hanno detto no perché l'hanno letta e l'hanno capita (e io di giovani ne conosco moltissimi), quelli del si hanno solo obbedito ad un ordine di convenienza, fermo restando che la mia convinzione resta immutata, non è stato un referendum, ma una lotta di classe e la classe più povera sono proprio i giovani, quelli informati.

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  11. Michele Principato Trosso10 dicembre 2016 09:46

    ..perché Renzi rappresenta il vecchio sistema, perciò è stato rottamato. i giovani a differenza delle persone anziane, si informano, no con la tv o i giornali, lì trovano obsoleti, prendono informazione per vie alternative,con condivisione telematiche e confrontandosi. Renzi e tutto il pd sono utensile similare a berlusconi. chi vota pd un giorno deve spiegarmi che differenza c'è tra il pd e di forza italia? per me nessuna! entrambi seguono alla lettera l'indicazione di Bruxelles, bce e troika, sono pro casta...

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  12. Salvatore Di Salvo10 dicembre 2016 09:50

    Finalmente non ho letto l'espressione "voto di pancia", che è ormai diventato il luogo comune di coloro i quali, ligi agli "ordini di caserma" dei loro partiti, non vogliono "vedere"!

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    1. Maurizio Giacalone10 dicembre 2016 10:33

      i media lo hanno spacciato per tale (ordini) ma i giovani erano informatissimi, tanto che ho chiesto io di spiegarmela perché sinceramente............., altro che voto di pancia .

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  13. Seguo il suggerimento e riporto il contenuto del dialogo intercorso fra Giangiuseppe e me stimolato dall'articolo di Rosario Micciché:

    G: effettivamente il solo risultato del voto giovanile dovrebbe indurlo a sparire per qualche anno.......Renzi

    F: sei troppo buono, io più realisticamente auspico che sia per sempre

    G: ...esagerato!

    F: come ho scritto nell'articolo Napoleoni o Masanielli solo un cretino o uno spregiudicato poteva condurre una strategia in cui su 4 possibilità solo una gli era favorevole

    G: arroganza, presunzione, inadeguatezza

    F: siamo arrivati al punto che essere realistici può essere confuso con cattiveria........mala tempora currunt e comunque dimentichi il peccato più grave l'impreparazione politica

    G: io non sono pre i "professionisti" della politica, lo sai

    F: la preparazione politica si acquisisce sul campo, militando tra la gente e osservando quello che hanno fatto coloro che sono venuti prima
    la preparazione politica è la capacità di coniugare ideali con la realtà in modo da sviluppare una strategia sostenibile e funzionale a realizzare cose coerenti con gli ideali
    non necessariamente le migliori ma almeno non quelle che tradiscono gli ideali

    G: ecco così va bene

    F: Renzi non è un politico ma un politicante, cioè uno che cerca di interpretare un ruolo che non gli appartiene

    G: infatti........ un mediocre sindachetto
    magari discreto

    F: la sua esperienza da sindaco è stata breve non consente di trarre un bilancio anche se, certe scelte come l'affitto del ponte vecchio per una cena di gala, ne preconizzava il profilo poco esaltante

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  14. Benvenuto a Rosario Miccichè.
    Condivido la sua riflessione. Credo anche che quello che in ogni caso, l'esperienza dell'ultimo voto referendario, porta alla luce è un fatto muovo, forse sottovalutato fino a questo momento. I giovani in particolare, o almeno una larga parte di essi, contrariamente agli anziani, che hanno vissuto in passato "il cambiamento", come elemento positivo, hanno chiaramente dimostrato di seguire logiche diverse, autonome, basate sulla ricerca e verifica diretta e personale nella valutazione dei fatti e sopratutto, che a differenza dei primi, per loro il termine "cambiamento", non è automaticamente sinonimo di "vantaggioso". Ma la fascia d'età dai diciotto anni, fino a lambire quella dei cinquantenni, ha nei fatti anche dimostrato, un reale distacco rispetto alle ideologie ed al partito preso a prescindere, ed un maggiore attenzione ai fatti, fino ad agire esclusivamente in funzione del comportamento, in termini di risultati prodotti dalla classe politica. Questo è un atteggiamento del quale nel prossimo futuro, i partiti tradizionali, perennemente a caccia di consensi, dovranno tenere ben presente, perché l'ottantuno per cento dei voti dei giovani, alla fine, costituisce un vero e proprio partito di massa e che con l'ultimo voto, potrebbero aver voluto dire alle vecchie formazioni politiche, adesso basta, andate a casa. E, considerato che in futuro la massa votante sarà costituita proprio da questi giovani, l'intera classe politica farebbe bene attenzione a prestargli ascolto, pena la sicura perdita del trono dove ancora oggi poggiano le terga.

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  15. Benvenuto a Rosario Miccichè. Non poteva iniziare meglio. Un articolo molto interessante, chiaro, che "spiega" benissimo il risultato incredibile sul referendum. I giovani hanno segnato la scheda in modo inequivocabile. Renzi ovviamente ne ha tratto le conseguenze. Ma basterebbe soltanto il voto dei giovani sotto i 35 anni per convincerlo a sparire dalla scena politica per qualche anno. Come da qualche giorno gli suggerisce Paolo Mieli, uno che ha votato apertamente "SI",

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  16. Francesco Contorno10 dicembre 2016 14:19

    Condivido questa analisi, a mio avviso, particolarmente interessante sotto il profilo dell'orientamento del voto. Non c'è dubbio che come ogni analisi si presta a ulteriori approfondimenti e quindi a possibili pareri diversi. Il dato di fatto però è inconfutabile e l'analisi ben lo stigmatizza. Sull'analisi svolta innesterei qualche altra considerazione. Nel voto del si, se si toglie la componente dei fedelissimi renziani, una buona percentuale di anziani ha votato favorevolmente al Referendum sperando in una innovazione del sistema politico adeguandolo alla velocità dei paese economicamente più forti. I mali causati dal ritardo vengono addossati principalmente alla vecchia politica i cui responsabili vengono identificati in alcuni sostenitori del no. C'è una logica in questo ragionamento ma non è la verità in quanto alla fine anche il PD fra i partiti responsabili del dissesto del paese. Il voto dei giovani, secondo me, va ancora più in là dell'analisi. Lo vedo come un voto anti sistema, non ragionato ma avvertito. Da una parte la garanzia di valori e principi che la Carta offre e, dall'altra, una rappresentanza politica priva di valori. Molti giovani hanno votato non in funzione di partiti e movimenti ma esclusivamente per dichiarare l'inadeguatezza e l'immortalità di questa classe dirigente sia dall'una che dall'altra parte.
    Grazie per la riflessione che suggerisce impegni coerenti da parte della politica.

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  17. Benvenuto a Rosario Miccichè ma sinceramente vorrei spezzare una lancia a favore dei vecchi...io vado per i 61 anni e sono tra le vittime della 107...devo dire tra i pochi fortunati ad aver avuto una conciliazione col MIUR per cui sono rimasta in Sicilia perchè così mi spettava. Molte mie colleghe ....almeno 200 vere precarie storiche sono finite al nord per cui proprio loro, vecchie, alcune delle quali alle soglie della pensione NON hanno affatto trovato MIGLIORATIVA della propria qualità della vita, la tristemente famosa assunzione per Buona Scuola. Ebbene LORO 200 della sola Palermo hanno votato NO sia come ritorsione verso renzi ma volutamente per il Valore della Costituzione che quotidianamente portiamo all'interno delle nostre classi cercando di aiutare gli alunni a crescere consapevoli.Non attribuirei pertanto il NO ai giovani. Il Fenomeno a mio avviso ha riguardato ogni tipologia di fascia di età. La gente si è stufata di questa classe politica che non ha saputo dare risposte concrete ma solo distribuire bonus che non risolvono i problemi del paese. L'Italia e gli italiani, i giovani ed i 50nni che hanno perso il lavoro...hanno TUTTI FAME E SETE, appunto, di LAVORO.

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  18. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  19. Mentre leggevo ho pensato , vuoi vedere che l'autore è un mio collega ( scienze politiche ) e forse è diventato Costituzionalista ? Certo la cosa mi stupiva parecchio, abituata a ben altro, abituata appunto a colleghi che vivono la politica in maniera disinteressata e che pensano come i loro padri ultra sessantenni. Mi piace l'analisi e la condivido . Il no dei giovani è stato un modo diverso di partecipare alla politica e conferma che dispongono di risorse che potrebbero sfruttare a loro vantaggio e soprattutto modificare il sistema politico attraverso la loro costante partecipazione dando infine una bella lezione ai decisori politici .

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  20. Tutti sproloquiano sulla politica...e sulla democrazia...senza avere un sufficiente supporto di preparazione etica e antropologica; su cosa debba intendersi per politica. L'Italia ormai è in una deriva irreversibile perché il sistema è marcio fino al midollo ma io credo sia nato marcio...a che serve la politica? dovrebbe servire a gestire il potere per il miglior bene di tutti...da noi invece la politica è sempre stata fine a se stessa , gioco clientelare e ostaggio delle lobby di interesse a riguardo la sinistra italiana ha delle responsabilità spaventose perché gli interessava fare solo demagogia.

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    1. ASSOLUTAMENTE vero QUESTI POLITICANTI SONO QUASI COMPLETAMENTE CORROTTI ..PIU' DI 350 CAMBI DI PARTITO DANNO PERFETTAMENTE L'IDEA SUI POLITICI --A LORO INTERESSANO ORA 2 COSE ..MANTENERA LA POLTRONA E RIMANERE FINO ..CREDO A SETTEMBRE PER MATURARE IL DIRITTO AL VITALIZIO ..RENZI IL PEGGIO CHE POTEVAMO AVERE E' STATO RINNEGATO PROPRIO DAI GIOVANI ..DOVREBBE SPARIRE ..PER SEMPRE ..HA FATTO MALE I COMPITI PARTENDO DAGLI SCIVOLONI DI ROMA MAFIA CAPITALE E TORINO ..IL REFERENDUM E' IL SUO DEFINITIVO TONFO FINALE ..NON PERDIAMO NIENTE ..ANZI ...

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  21. L’analisi del voto del 4 dicembre è importante per capire se l’elettore si è limitato a rispondere solamente al quesito referendario, se ha inteso esprimere un giudizio alla situazione politica o entrambi. Condivido l’interessante analisi dell’orientamento del voto giovanile fatta da Rosario Miccichè. Qualsiasi analisi deve essere arricchita dagli approfondimenti e pareri diversi, l’articolo non manca di stimoli. La mia riflessione parte dal dato positivo dell’affluenza. Negli ultimi anni è aumentato il disinteresse a qualsiasi tipo di competizione elettorale che si manifesta con una massiccia astensione. Alle elezioni europee l’affluenza, in calo rispetto alle precedenti consultazioni, non è andata oltre il 57,22%. Al referendum abrogativo sulle trivelle, l’affluenza si è fermata al 31,20% decretando, per il vincolo del quorum, la nullità della consultazione. Il 4 dicembre hanno votato 31.997.671 elettori pari al 68,48% degli aventi diritto. Se si tiene conto che il referendum costituzionale non ha vincoli di quorum, l’aumento della partecipazione che ha superato di 11,26 punti quella delle europee dimostra che molti elettori hanno inteso ribadire il principio della sovranità popolare. La Costituzione ritiene il referendum il più importante istituto di democrazia in quanto prevede l’intervento diretto del popolo senza il tramite dei suoi rappresentanti. Il referendum sospensivo, in materia costituzionale, è stabilito a garanzia della corrispondenza tra esigenze politiche del Paese e volontà politica del Parlamento. L’eccezionale partecipazione dimostra che la maggior parte degli elettori si è recata ai seggi per rispondere al quesito referendario. Non possiamo negare che il voto implicitamente esprime un giudizio politico sull’operato del governo. 19.417.671 (59,10) elettori con il NO hanno inviato due chiari messaggi: 1) A nessuno è consentito di manomettere la Costituzione senza un chiaro e condivisibile progetto di miglioramento dell’architettura istituzionale del Paese; 2) La gente che soffre e in particolare i giovani senza prospettive per il futuro chiedono al governo serie politiche proiettate verso la realizzazione della giustizia sociale, si possono realizzare con gli strumenti dell’attuale Costituzione. A tutte le forze politiche, nessuna esclusa, non deve sfuggire il monito che viene da questo, fino a ieri, impensabile risultato: cambiare il modo di far politica. A parte il doveroso, non era scontato, riconoscimento della sconfitta da parte del capo del governo, tutte le altre forze politiche cercano, indebitamente, di accreditarsi una vittoria di esclusiva appartenenza del popolo italiano. Le forze politiche per incassare dovranno attendere le elezioni sapendo che gli elettori pretendono da loro un cambio radicale del modo di concepire e fare politica: l’attuale sceneggiata per superare la crisi del governo dimostra che non hanno capito la lezione.

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  22. la riflessione di Lorenzo Romano ne stimola un'altra: il voto referendario ha anche sconfessato l'operato del Parlamento i cui componenti, lungi dal rappresentare i cittadini, hanno ceduto al ricatto di un organo, il Governo, sul cui operato avrebbero invece dovuto vigilare

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    1. Ci si dimentica...non so intenzionalmente o preterintenzionalmente...che a riguardo della fattispecie a monte c'era prima di tutto un problema di legittimità prima ancora di entrare nel merito della riforma (che faceva schifo) la logica perversa era chiara, avere un senato di servi obbedienti e in pratica una ragnatela su tutto il territorio nazionale senatori-parasindaci...o sindaci-parasenatori, longa manus del potere nelle amministrazioni locali. La Costituzione stessa prevede che un governo nominato per effetto di una legge elettorale dichiarata incostituzionale...in base al principio di continuità dello Stato può svolgere solo mansioni di amministrazione ordinaria e necessaria; non può mettere mano a riforme costituzionali.

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  23. Rosario Miccichè, ha fatto una analisi del voto giovanile che, spero, avrà sviluppi innovativi per il futuro.
    Intendo dire che se le ragioni dei giovani che hanno votato in massa NO, saranno le stesse che li porteranno ad esaminare sempre le linee programmatiche, che verranno presentate dai vari partiti prima delle elezioni, beh, questa sarebbe una grande novità che ci fa sperare in un futuro durante il quale i populismi e fandonie varie, raccontate e promesse dai personaggi che attualmente stanno nell'agone politico, non avranno nessun effetto su di loro. Non è una novità di poco conto. Personalmente ci spero vivamente.
    Questo è il dato che mi è venuto di sottolineare, e che emerge dall'ottimo articolo di Miccichè.
    Condivido tutto. Null'altro da aggiungere, se non un sincero benvenuto ad un giovane avvocato che senz'altro darà un contributo al dibattito politico che si svilupperà ulteriormente su Politicaprima.

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  24. Peter Schmailzl11 dicembre 2016 11:22

    Credo che i giovani abbiano votato consapevolmente contro la cancellazione mirata del loro futuro economico e sociale, il giovane guardail futuro e vorrebbe crearsi un ambiente suo, una cerchia d'amici ed una cultura personale a misura sua, questa "riforma" gerontocratica (sia ben chiaro, io rispetto le persone anziane... ma non i dittatori invecchiati) mirò alla loro schiavitù ed alla cancellazione del loro sviluppo culturale e sociale, riducendoli a merce musa e getta.
    Ho letto attentamente la costituzione attuale ed anche le proposte di modifica , fortunatamente, bocciate e ringrazio, anche senza essere cittadino italiano per questo voto ragionato e coraggiosi dei giovani italiani.
    Forse avete dato un validissimo contributo a fermare la tendenza ultra autoritaria ed antisociale che colpisce non solo l'Italia ma gran parte d'Europa

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  25. È tra gli under 35 che, domenica, si è registrato il maggior numero di No: il 68% di loro ha votato contro la riforma Renzi-Boschi, secondo i dati dell’Istituto Piepoli per la Rai, e la percentuale è più alta nei numeri di Quorum per Sky Tg24, 81%. Paradossalmente il leader che si è presentato sulla scena politica con l’intento di rottamare la classe dirigente di lungo corso del suo partito non ha convinto i più giovani, ma ha fatto breccia tra gli elettori con almeno 55 anni di età. Il Sì infatti in questo caso ha prevalso(dal 51% di Piepoli al 53% di Quorum).
    «Tra gli under 35 si è registrata maggiore astensione, intorno al 38%, più del dato complessivo del 32%», sottolinea Roberto Weber, presidente dell’istituto Ixè. Renzi ha mancato l’obiettivo di mobilitare i più giovani. In ogni caso, però, i suoi avversari non cantino vittoria: «La percentuale di giovani che ha votato Sì è praticamente tutta “renziana”, mentre i No sono divisi tra 5 Stelle, Lega e sinistra», continua Weber. Alla base della scelta dei più giovani ci sono fattori diversi: «C’entra il merito della riforma, l’idea che potesse minacciare l’equilibrio costituzionale. Ma non solo. È un voto contro il governo in carica, perché il dato della sofferenza percepita, e di insofferenza, è marcato». E quella proposta da Renzi non è apparsa come una via d’uscita convincente dalla crisi.
    sno più informati di quanto si creda....

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  26. Concordo pienamente con quanto esposto dall'autore. Il cambiamento va bene solo se è positivo, altrimenti va respinto, come è stato fatto nell'ultima tornata referendaria. Complimenti al Dott. Miccichè per l'attenta analisi effettuata sul voto referendario.

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  27. Armando Pupella12 dicembre 2016 22:43

    Articolo molto equilibrato.
    Forse i giovani, specie quelli disoccupati, avranno pensato: se con la Costituzione del 1948 L'Italia realizzo ' il risorgimento economico post catastrofe seconda guerra mondiale perché con essa non si può fare un'altro miracolo economico pur con la globalizzazione, l'euro o la lira ?
    Per fronteggiare la globalizzazione urge uno Stato con burocrazia semplice, POCO COSTOSO COME ERA QUELLO CHE FECE IL MIRACOLO ECONOMICO POST SCIAGURA SECONDA GUERRA MONDIALE

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