domenica 14 agosto 2016

Referendum costituzionale. Informazione e potere

Malcom Xdi Francesco Salvatore - Nell’informazione pubblica stiamo assistendo a un riassetto che, senza porre attenzione all’inefficienza dell’organizzazione, si concentra sull’affidabilità delle persone che dovranno tradurre in programmi televisivi di intrattenimento e informazione i desiderata di chi è al Governo del Paese.

Enzo BiagiNiente di nuovo sotto il sole per quanto riguarda la sostanza, visto che l’informazione è da sempre una leva strategica di primaria importanza per governare le masse ma, sorprende come questa prassi tenda a realizzarsi con metodi sempre più rozzi, sfacciati che non ricorrono nemmeno ai pretesti che hanno giustificato la cacciata di Grillo nel 1986 quando, in occasione della visita della delegazione socialista in Cina, ebbe a dire “se in Cina sono tutti socialisti a chi rubano?”.

Michele_Santoro_Oppure quando nel 2002 con “l’editto Bulgaro” Berlusconi denunciando un uso criminoso delle reti televisive pubbliche, diede il benservito a Enzo Biagi, Michele Santoro e Daniele Luttazzi.

Ora nemmeno questo, si toglie il microfono a chi non è affidabile senza nemmeno ricorrere a giustificazioni “plausibili”, insomma si agisce come se non si dovesse rendere conto ad alcuno.

Crozza RenziSatira, approfondimenti, inchieste sono temi scomodi per i sepolcri imbiancati che non amano chi gratti la cosmesi di rispettabilità dietro cui nascondono verità scomode. Non far sapere al contadino quanto è buono il formaggio con le pere è un modo per prolungare la permanenza al potere, come pure attuare politiche di informazione che, serpeggiando per i canali tradizionali e innovativi, perseguono lo scopo di indottrinamento delle masse con messaggi spot magici che, batti e ribatti, come con il “salaga doola, mencica boola, bibbidi bobbidi boo” di Walt Disney, trasformano opache zucche in scintillanti carrozze.

L’evoluzione di questa strategia pervasiva dai manifesti extra-large o dai mantra berlusconiani - sinistra = male, magistratura = comunismo, procedimenti giudiziari a orologeria, ecc. - si è evoluta con l’occupazione di spazi radiotelevisivi nelle ore di punta degli ascolti che ha mandato in soffitta la par condicio e ultimamente si impone anche sui treni. Roba che nella metà degli anni ’80 i registi Terry Gillman con Brazil e Michael Radford con 1984 costituiva materia di fantascienza.

È il segno dei tempi di una spirale viziosa di un processo di “normalizzazione” dell’informazione radio-televisiva iniziata e condotta con successo dalle reti private di Berlusconi e che ora viene trasposta senza veli nelle reti pubbliche e, nostro malgrado, ci perseguita anche negli spostamenti. Niente da obbiettare se non fosse per il piccolo dettaglio che si tratta di occupazione non solo di “servizio” ma anche di “spazio” pubblico.

Bianca BerlinguerHo virgolettato “normalizzazione” per attirare l’attenzione su un termine che sempre più spesso viene utilizzato senza suscitare alcuna reazione da parte del lettore. In particolare questo sostantivo è preoccupante quando è il denominatore comune di interventi sui servizi di informazione come quello appena messo in atto nella RAI o come quello prospettato sui treni.

Ma perché l’uso di questo sostantivo dovrebbe preoccupare?

Perché esso indica le attività per creare una situazione considerata “normale”.

Ma allora viene ancora da chiedersi, cosa c’è di meglio di una situazione rassicurante come quella “normale”?

Norma (o moda) è la caratterizzazione della realtà nel suo carattere più frequente, quindi una sintesi che non tiene conto della variabilità che invece è l’elemento imprescindibile della realtà.

Normalizzare il settore dell’informazione significa allora dare vita a un processo per escludere quanto non si uniformi alla norma che si è scelta come riferimento; in buona sostanza è il sogno perseguito da tutti i regimi che, a prescindere dal colore delle bandiere, sono accomunati dai metodi di governo abietti.

Ritornando ora a quello che sta succedendo in RAI o che si è proposto per propagandare il SI al referendum, dovrebbe destare preoccupazione questo modo di procedere sempre meno attento all’opinione pubblica che si spera di poter presto normalizzare in un pensiero unico. Ma ancor più desta preoccupazione come siano state finora flebili le proteste da parte di chi del settore dell’informazione è attore: i giornalisti.

Francesco SalvatoreFrancesco Salvatore
14 Agosto 2016

29 commenti:

  1. Lucia Vittoria Di Marco14 agosto 2016 01:25

    Sono tipici strumenti a doppia mandata: da un lato influenzano i gusti e le inclinazioni del pubblico, dall'altro ne vengono condizionati e tendono a ritagliarsi attorno ad essi

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  2. Salvatore G. B. Grimaldi14 agosto 2016 01:30

    Con le cosce o senza le cosce. L'Italia ed il suo popolo non si può fare infinocchiare. Chi è al Governo? Non eletti. Che vogliono fare? Manomettere la Costituzione a loro uso e consumo. Perché? Per continuare a fare soldi e salvare le banche di famiglia e dare profitto alle Fondazioni di partito ed alle Cooperative, che prendono gli appalti ma non hanno nè dipendenti nè forniscono il servizio. Capita.

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    1. Che vuol dire non eletti. Quando la smettete di parlare per slogan. Pure sciocchi slogan.

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    2. Armando Pupella14 agosto 2016 08:59

      Per l'esattezza eletti col poco democratico ed INCOSTITUZIONALE porcellum che questo Governo ha sostituito con l'Italicum quasi un porcellum bis!

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    3. Ma le legge porcata , fatta su misura per Berlusconi mentre l'Italicum sembra fatto apposta per Grillo, non c'ha liberato dal Senato.

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    4. Armando Pupella14 agosto 2016 09:49

      Ad onor del vero l'Italicum l'ha fatto l'attuale Governo.
      Le leggi elettorali sono come L'elastico delle mutande che si allarga o si restringe in base al volume della panza!

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    5. Proporzionale con doppio turno... la più democratica e corretta....

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  3. Michele Maniscalco14 agosto 2016 08:25

    Ottima analisi. Fotografia perfetta della situazione sia attuale che de passato. Probabilità di risolvere il problema? zero. c'è chi pensa che basta la novità della maggioranza che si prospetta alla prossima tornata elettorale e le cose cambieranno. Io non ci credo. Per quanto riguarda l'informazione pubblica " tutto cambia per non cambiare niente". Anche i nuovi che probabilmente ci governeranno nei prossimi anni penseranno seriamente che loro sono nel giusto e chi sbaglia sono quelli che criticano, quindi si riterranno in dovere di far conoscere la loro verità attraverso l'informazione pubblica che sarà certamente nella loro disposizione.

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    1. Santussa Andriano14 agosto 2016 10:51

      Gentile sig. Maniscalco, chi ci governerà nei prossimi anni sarà certamente il M5Stelle ed è chiaro e evidente che nel suo programma vigono estreme giustizie per i cittadini e di conseguenza per i territori. E' pure chiarissimo in quale stato han lasciato le precorse amministrazioni i vari comuni e camere di governo. Quindi buttarla lì affermando che costoro si credono nel giusto ma in realtà lo faranno solo credere è veramente un processo alle intenzioni e, seppur non dichiarato, desiderio di fallimento dei grillini. A quale fine poi è davvero incredibile, e mi permetto da incoscienti continuare a trovare scusanti a questo sistema. Certo ormai si sono specializzati a delinquere, ma, seppur molto difficile disdrigare questa matassa non sarà disumano reintegrare la "specialistica" 'onesta'. Ecco perchè per mio figlio e per tutti i giovani io lotto nel mio piccolo affinchè il giusto programma del M5Stelle possa essere attuato. Serena domenica

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  4. Michele Principato Trosso14 agosto 2016 08:53

    condivido in toto

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  5. Se ci teniamo Renzi, è normale la normalizzazione dell'informazione.

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  6. Allora prima cosa Buon Ferragosto agli amici del blog ..anche agli onorevoli parlamentari che rientreranno a meta settembre ..poeracci lavorano tanto guadagnano ..poco ..in gran parte ..rubano ..mentre gli italiani fanno le meritate ferie ..e chi ci pensa in questo momento balneare alle televisioni .oggi su rai 3 vedo un vecchio film in bianco e nero ..e mi sembra guardando le tv di vedere tutto in bianco e nero .facce in bianco e nero politici in bianco e nero .anzi direi GRIGIO il colore che da sempre rappresenta il confine in tute le cose umane il grigio .Un parlamento GRIGIO..eicorda monto l'ambiguo il sepolcro imbiancato i sorrisi da un orecchio all'altro.L'informazione con l'avvento di berlusconi e' diventata lo strumento piu' populista di tutti ..con renzi abbiamo toccato il fondo assoluto ..un governo che adirittuta si fa promotore per il SI ignorando completamente il popolo e sopratutto il parlamento ..e' una fattispecie di golpe ..la riforma che dara' se passa il si un potere ..immenso al governo renzi ..parte dal VECCHIO PROGETTO DI licio gelli ..che berlusconi non e'0 riuscito ad attuare ma si salviamo le banche e chi se ne fotte de popolo quelli gli dai 80 euro e ti acclamano li prendi per il culo e ti acclamano ma si viva l'Italia viva il ferragosto ..

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  7. Armando Pupella14 agosto 2016 09:51

    LEGGE ELETTORALE SERIA IN BASE AL VOLUME DELLA PANZA (VOTI) DI OGNI PARTITO:
    Proporzionale senza cavillo aritmetico del premio di maggioranza, MA CON IL CORRETTIVO DELLA SFIDUCIA COSTRUTTIVA che assicura ampia rappresentativita' democratica e stabilità governativa evitando frequenti e lunghe crisi di governo. Con la sfiducia costruttiva il governo sfiduciato simultaneamente viene sostituito da un nuovo governo; se non ci sono i voti per la sfiducia il governo rimane in carica.
    Il Giudice Paolo Borsellino aveva ragione; ma con una legge elettorale seria come quella proporzionale col CORRETTIVO DELLA SFIDUCIA COSTRUTTIVA.

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  8. Alba Ponticello14 agosto 2016 10:45

    Ho letto, apprezzato e condiviso le riflessioni di Francesco Salvatore. Mi sono chiesta: ma cosa è oggi la normalità? E' quella di molta stampa asservita al potere, che ama, attraverso i media, disinformare o confondere le idee alla gente che non sa o non è informata? E' normale comunicare gettando fango sugli avversari o su chi la pensa diversamente, senza più ricorrere alla sana e civile dialettica degli opposti? E' normale fingersi salvatori della patria se non lo si è affatto? E' normale accettare, e anzi difendere. la cialtroneria di molti politicanti, accettandone o passivamente o volontariamente (perchè utile ad alcuni) l'arroganza? E' normale la volgarità sempre più dilagante?E' normale difendere il SI sul referendum costituzionale facendo leva su argomenti come il risparmio (che non è quello che loro dicono), o sulla brevità dell'iter delle leggi, glissando sul vero significato della riforma e mistificandone effetti "taumaturgici"? E' giusto promettere soldi in cambio dei voti (perchè praticamente è così)? Che società malata!!!

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    1. infatti siamo governati da una accozzaglia di delinquenti principianti

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  9. Pierre Francesco14 agosto 2016 10:53

    In Francia, "Le Monde" e "Le Figaro" ricevono dallo "stato" (cioè dalle nostre tasche) 15 Milioni di euro all'anno per "garantire la pluralità della stampa" (parole di Fleur Pellerin, ex ministro della cultura, che di cultura, ne ha poca (come dimostrato da diverse interviste). E poi, criticano la Russia e la Pravda...

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  10. Tutto quello che succede nell'ambito dell'informazione è deprecabile. Noi siamo molto in fondo alla classifica mondiale per libertà di stampa ed adesso, con le recenti epurazioni, saremo scesi ancora più in basso. Non credo però che ci ridurremo ad un'informazione da regime, anche perché, dopo 90 anni, un briciolo di maturazione democratica e di saggezza il popolo italiano l'ha digerita. Intendiamoci, parliamo solo di un briciolo: quanto basta per ovviare all'avvento di un nuovo infausto ventennio, - e non mi riferisco solo al ventennio fascista - ma, come ha detto Michele nel suo commento, non ci sarà mai una perequazione, una equilibrata distribuzione di possibilità informativa. Ciò accade per la nostra stessa natura umana, per la partigianeria italica e per la distorta concezione della democrazia e dello Stato, che ancora alberga nell'animo della massa italica.

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  11. Penso che la posta in gioco , oggi , sia talmente alta , che ricorrere ai modelli tradizionali di analisi sia piuttosto riduttivo e rischia di far perdere la dimensione di quanto si stia rischiando , anche da parte di coloro che collaborano attivamente a questo progetto del governo del PD , non lo chiamo governo Renzi , dato che il premier potrebbe essere sostituito da un momento all'altro dagli effetti imminenti della crisi economica che programma ancora tagli allo stato sociale e tasse per gli italiani .
    È ovvio che cerchino di aggiustare il tiro al fine di far passare il loro messaggio suadente e narcotizzante e l'aver imposto il canone in bolletta , è stato uno dei primi segnali forti da farci capire in quali direzione hanno intenzione di andare . Non hanno concesso neanche la possibilità di mettere in atto un piccolo meccanismo di difesa su una tassa ritenuta da tutti , iniqua anacronistica , illegittima , non dovuta ! Loro , il governo dei condannati , degli inquisiti , del mangia pane a tradimento .
    Ma andiamo al tema iniziale , informazione e potere . L'escursus operato dall'estensore dell'articolo , tende a porre in evidenza come i vari governi che si sono avvicendati al potere , abbiano prestato molta attenzione ad epurare il sistema dell'informazione , tv in testa , dagli elementi che potevano dare loro fastidio , siano esse trasmissioni tv o semplici conduttori televisivi , o giornalisti . La storia è lunga e per la tv di stato inizia sin dagli anni "60 , quando , Amintore Fanfani , impose Ettore Bernabei a dirigente generale della Rai . C'era un solo canale televisivo ed il progetto politico della DC realizzò i suoi intendi per parecchi anni , sino a quando la tecnologia consenti la nascita del secondo e terzo canale , inseguito la lottizzazione del PSI , al secondo canale e del PCI , al terzo . E via così sino all'avvento di Berlusconi , col famigerato editto bulgaro .
    Fino a quella data , cio'é , al governo Berlusconi , nulla di allarmante , perchè il progetto politico di ogni governo al potere , fu quello dell'automantenimento nella ricerca del consenso , ma tutto interno alle mura della Nazione Italia , dove ancora il riferimento per tutti era la sovranità popolare . Bastava che si andasse ad elezioni , ribaltare col risultato elettorale , il governo in carica , e si riniziava il procedimento col nuovo governo eletto . Il principio di alternanza era costituzionalmente garantito .
    Come si può notare , ho scritto al passato , perchè da quando Giorgio Napolitano , ancora Presidente della Repubblica , ci ha imposto Renzi alla Presidenza del Consiglio , e con esso i programmi politico-finanziari dell'euro , tutto è diventato precario , il posto di lavoro , lo stato sociale , la sicurezza economica , la nostra democrazia , la sovranità popolare . Se dovesse andare in porto il disegno criminoso , si potrebbe assistere a un profondo solco tra ricchi sempre più ricchi e poveri sempre più poveri , dove i poveri sarebbero in grande maggioranza , disorganizzati , non garantiti , illusi e disinformati . Tra loro anche chi in questo momento sta collaborando attivamente più o meno consapevolnente a questo a questo progetto . Ecco , sulla base di questa consapevolezza che si deve ridiscutere il rapporto tra potere ed informazione , perché registro delle grandi novità , tese a far prendere coscenza alle persone , partendo dai loro bisogni primari , qual'è il lavoro e lo stato sociale , dai loro diritti per ottenerli , sanciti dalla nostra Carta Costituzionale .

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  12. Libera stampa in libero Stato. Questo dovrebbe essere. L'unica libertà che esiste in Italia è invece quella che si arroga la politica, di impossessarsi delle istituzioni diventandone padrone assoluto. Non c'è poltrona, sedia o sgabello che si lasci scoperto. Anche quando si tratta di ledere un diritto inalienabile come quello dell'informazione. Quando si insedia un nuovo Governo la prima cosa di cui si occupa, è mettere mano agli assetti radio televisivi per metterli al proprio servizio.

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  13. Il servizio di Francesco Salvatore mette in evidenza quel consolidato rapporto esistente tra informazione e realtà politica. Condivido in pieno il suo servizio, anche se dover definire questo rapporto non è semplice, anzi si presenta piuttosto complicato e sfuggente poiché è strettamente legato al variare dei regimi politici. Inoltre c’è un ruolo diverso che i mezzi di comunicazione assumono sia rispetto al potere istituito sia rispetto alle strutture economiche, sia rispetto alla società nel suo insieme. Tuttavia, vorrei porre in evidenza che questo connubio tra potere politico dominante e informazione è sempre esistito nell’arco dei millenni, sin dai tempi degli antichi romani. Addirittura in Italia la cattiva informazione è stata istituzionalizzata e trasmessa a noi attraverso la storia, altro che “Historia est magister vitae”. Perciò non sarei d’accordo quando si afferma che la volontà di soggiogare l’informazione al potere, riguarda solo qualche forza politica. Tutti, nell’arco dei secoli, non solo politici, hanno inteso soggiogare l’informazione pubblica per trarne vantaggio di visibilità da questa importante fonte, a maggior ragione, lo pone in essere chi detiene il potere di farlo. Caro Francesco Salvatore, affermi una verità quando fai rilevare che da parte delle forze di governo ci sia questa volontà, protesa alla “normalizzazione” degli organi di informazione, ad iniziare dai servizi televisivi, anche se questa volontà è ampiamente presente nei giornali del contropotere. Ormai è ampiamente acclarato che la comunicazione diventa potere nel momento in cui la si esercita ed i primi a capirlo sono proprio le “penne elette” del giornalismo italiano, beneficiari di mega stipendi che si ergono a guide morali, che da anni non portano uno straccio di notizia, ma commentano, avvertono e addirittura ammoniscono. Hanno anche capito che una mediocrità mediatica può essere salvata economicamente, da una funzione di riverbero tra comunicazione e potere in un biunivoco rapporto di: POTERE COME INFORMAZIONE E INFORMAZIONE COME POTERE. E’ su questo terreno abbastanza fertile che trova “ristoro” il giornalismo del cosiddetto servilismo politico sempre più diffuso in Italia, fatto di complicità politica ed economica. La cifra esatta dei contributi erogati a favore della stampa è difficile saperlo, ma dovrebbe aggirarsi intorno ai 30 milioni di euro. Chi non ricorda i 18 milioni di euro erogati da Berlusconi al faccendiere Lavitola in 7 anni, per il giornale l’Avanti, senza che vendesse una sola copia?Da oltre 40 anni ho sempre espresso la mia opinione su alcuni organi locali di informazione, e confesso di non aver mai stimato il giornalismo italiano, diventato ormai un POTERE SERVO DEL POTERE. Volendo essere più esplicito ed incisivo, considero il giornalismo il principale responsabile del disarmo morale e civile del popolo italiano.

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  14. Tra politica ed informazione c'è una interconnessione che va a tutto vantaggio del potere.
    Sopratutto se, i giornalisti, sono solo dei servi ce non hanno spina dorsale.
    Malcom ha pienamente ragione, stiamo attenti, per il bene di tutti.

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    1. Sono d'accordo con te Francesca....il giornalismo italiano ha perso parte della sua credibilità per non essere riuscito a porsi come interprete credibile del proprio ruolo e della stessa democrazia.
      L’altro motivo, a livello di sistema, si lega strettamente a fenomeni quali il conflitto di interessi, l’editoria impura e, soprattutto, quella prassi consolidata in virtù della quale anche i pochi editori puri presenti in Italia tendono a comportarsi come editori impuri.
      Credo sia opportuno, però, analizzare due concetti fondamentali e come questi si intersecano tra di loro: l’informazione e la comunicazione. L’informazione, intesa come “diritto ad essere informati”, discende dai principi dell’ordinamento democratico, seguendo i quali i cittadini devono essere messi in condizione di conoscere le scelte operate a tutti i livelli dalle amministrazioni e dal governo, al fine di poter effettivamente partecipare alle stesse.

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  15. Mentre leggevo l'articolo, con il pensiero, mi ponevo la domanda da che parte stanno i giornalisti: tutti, della televisione, della radio e della carta stampata. Il dubbio del loro silenzio mi è stato confermato dalla frase conclusiva dell'articolo di Francesco Salvatore. Uno dei più importanti ed incisivi mezzi di manifestazione del pensiero è la stampa. Anche il diritto di cronaca, malgrado l'attività del giornalista non è neutrale, è una libertà di manifestazione del pensiero. L'art. 21 della Costituzione sancisce il principio che la stampa non può essere soggetta ad autorizzazione o censure. La libertà di pensiero, di espressione e d'informazione è riconosciuta e tutelata anche negli art. 10 e 11 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea. Non va dimenticato il principio etico da seguire nella narrazione dei fatti, la verità deve essere obiettiva e non influenzata dalle opinioni del cronista. Malgrado queste fondamentali, la libertà della stampa italiana si colloca al 77° posto della classifica di 180 Paesi. La principale colpa è dei giornalisti, devono essere i primi attori a difendere la libertà di pensiero primo baluardo della democrazia. I giornalisti, salvo rare volte, evitano di andare contro gli editori. La situazione dell'informazione pubblica è peggiorata, dalla lottizzazione dei partiti è passata all'appropriazione del governo che diventa unico ed esclusivo padrone del servizio. Il governo per far prevalere il SI al referendum deve oscurare le motivazioni del NO. Diventa strategico superare le insostenibili motivazioni di una riforma costituzionale fatta male, di difficile interpretazione e sopratutto per il pericolo che la limitazione del principio democratico e quello della separazione dei poteri saranno limitati dal predominio dell'esecutivo: si profila una forma di governo lontana da quella ideata dai Padri Costituenti. Da qui la necessità di procedere alle nomine Rai senza la previsione di un progetto di ristrutturazione. Epurazione, normalizzazione per allineare informatori e informati. Addio al pluralismo nel settore radio televisivo pubblico! Nessuna protesta dei lavoratori e, ancora più grave, di quelli che dovrebbe rappresentare la sinistra del PD che forse sono distratti da altre manovre o forse per loro è il caso di ricordare le parole di Piero Calamandrei: << Chiamare i deputati e i senatori "rappresentanti del popolo" non vuol più dire oggi quello che voleva dire in altri tempi: si dovrebbero chiamare "impiegati del loro partito" >>. Che brutta aria di regime. Saranno gli elettori che diranno a lor signori di star sereni in quanto sapranno dare le giuste risposte con il voto il vero potere della democrazia.

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    1. Caro Lorenzo, il tuo commento è limpido e scritto con la massima serenità d'animo. Una modalità espressiva che prediligo alle maniere aggressive che contengono quasi sempre, quel settarismo da stadio che vorrebbe combattersi. Sono d’accordo con te quando affermi che non può essere limitato il libero pensiero di espressione, ma è proprio in questa facoltà del giornalista che l’opinione pubblica non riesce a capire se chi informa è sincero o sta mentendo per favorire qualcuno. Su un concetto non sarei del tutto convinto circa la riforma e sulle possibilità di una deriva autoritaria. L’Italia è inquadrata in un sistema democratico occidentale ed il suo popolo ormai è abituato a respirare quest’aria, perciò non permetterà mai l’istaurarsi di un regime dittatoriale. Che il governo debba avere più potere, lo ritengo giusto e lo si faccia senza arrivare ad una repubblica presidenziale o semi presidenziale. In 60 anni abbiamo avuto 64 governi, se la memoria non m’inganna, un governo che viene eletto deve durare 5 anni e non deve essere oggetto di giochini di potere o interessi di gruppi transumanti da un partito all’altro. Nemmeno a me piace la riforma, certamente avrei abolito totalmente la Camera Senatoriale, ma si è pensato di lasciare qualche legame con le amministrazioni regionali. Poi inizia la famosa sfilza dei “se” e dei “ma” e si continua a discutere all’infinito. Non dimentichiamo che sono trascorsi già 29 anni da quando emerse la necessità di abolire la doppia lettura per l’approvazione dei una legge. Io voterò SI per il semplice motivo che un piccolo passo si è fatto, se è vero che il M5S vincerà le prossime elezioni, e la riforma non va bene, saranno costretti a migliorarla. Poi…..alla fine, se il popolo la boccerà con il NO finiranno dubbi e preoccupazioni.

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  16. Maria D' Amico15 agosto 2016 09:17

    Credo che possiamo commentare tutto secondo le nostre idee politiche e su tutto quello che sta succedendo ma quello che ci deve essere chiaro sarà quello che faremo da soli in quella gabina elettorale quando voteremo secondo coscienza pensando i nostri figli io ho le idee chiare spero che la gente vada a votare vi ricordo che chi non fa il loro gioco è quello che vogliono siate chiari con una matita nelle mani dite la vostra fate capire a chi deve capire come la pensate non farò nomi ne farò nomi di partiti questa volta facciamo i fatti ANDATE A VOTARE

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  17. Giuseppe Arena15 agosto 2016 12:36

    A che servono le elezioni, a che serve modificare la legge elettorale, a che serve dare premi di maggioranza, a che serve dare rappresentanza, a che serve dare fiducia o sfiducia a questo o ad altro quando c'è chi decide al disopra degli elettori, quando c'è chi decide la persona che deve governare e magari anche non eletta dal popolo che tanto non capisce ? Forse tutto questo serve a distrarre il popolo sovrano (ma di che?) dai reali problemi di questa nostra povera PATRIA !!!

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  18. Articolo interessante che molte volte è stato affrontato nel blog. Il mio commento non può essere che limitativo PENSO DA SOLO O PENSO QUELLO CHE VOGLIONO CHE PENSI?Questo è il dilemma (si fa per dire.)
    Cattivo giornalismo fatto da cattivi giornalisti che hanno tradito il loro ruolo. Chi sono giornalisti? Come sono scelti e assunti? Le assunzioni sono rivolte a chi sa capire a quale padrone obbedire? Questo spiegherebbe la scarsa qualità del giornalismo. Il cuore del problema è la differenza tra informazione e comunicazione L’informazione deve obiettivamente mettere al corrente di un insieme di dati e arricchire la conoscenza di chi la riceve, ma è pur sempre un processo unidirezionale, non c’è comunicazione di ritorno e dunque è solo un aspetto della comunicazione. Come si comunicano tali informazioni può cambiare la comunicazione! Nel processo d’informazione ,giocando sapientemente ,si può attrarre l’attenzione,si può spostare,si può tralasciare,si può mettere in prima pagina si può mettere in ultima ecc…..E’ verissimo che i mezzi di comunicazione di massa influenzano ed ecco che nelle campagne elettorali si gioca sui tempi di apparizione ma noi sappiamo che anche qui è un gioco di potere Quello che mi fa rabbia è che i giornali ricevono delle sovvenzioni che paghiamo sempre noi ,per un cattivo sevizio non trasparente non garantistico perché asservito. Noi siamo esseri pensanti e solo il senso critico,che deve essere sviluppato,fin dalla scuola primaria, può far luce. Grazie Salvatore Francesco di averci dato la possibilità di riflessione ancora una volta!

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  19. Ottimo articolo, che chiarisce ancor più e meglio lo stato di non libertà in cui viviamo oggi nel nostro Paese. E non si tratta solo di volgare sopraffazione di idee e posizioni di giornalisti televisivi. Ma si tratta di un disegno chiaro per far si che le condizioni che si creeranno ulteriormente, permetta a questa genia politica di mantenere il potere. E' anche colpa nostra. Infatti siamo bravissimi ad analizzare le situazioni politiche che via via si creano, ma non siamo altrettanto bravi ad impegnarci, rischiando anche personalmente, per far si che in questo Paese si creino le condizioni per vivere una vera democrazia.
    Lo faranno (se vinceranno) i 5Stelle? Per me sono l'unica speranza. Per ora ci tocca pagare un abbonamento televisivo, che è stato subdolamente aumentato, per farci raccontare le gesta del potere.

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