sabato 21 maggio 2016

Partito della Nazione e Stampa a edicole unificate

Art. 21di Maurizio Alesi - La TV pubblica e molta di quella privata sono in mano al PD e a Renzi.

I direttori delle testate e i responsabili della programmazione, sono renziani o lo sono diventati, più di quanto accadeva in passato con altri governi. Ma anche la carta stampata gravita quasi per intero intorno all’area Dem.

giornali-quotidianiE sono in atto grandi manovre societarie come la fusione tra Gruppo Espresso (Repubblica, Espresso, giornali locali, radio) e Itedi (La Stampa, Secolo XIX), e il duello tra Bazoli-Cairo e Mediobanca-Della Valle per il Corriere della Sera.

Seguono tutti più o meno la stessa linea editoriale sulle posizioni dell’ormai conclamato “partito unico della nazione” a guida PD-Verdini. E quotidiani come L’Unità, Libero, La Repubblica, il Foglio, e tra poco anche il Corsera, si sono ormai trasformati in un'unica voce a servizio di Palazzo Chigi.

Vittorio Feltri e Maurizio Belpietro durante l'incontro: "Festa per il caro amico Silvio - Libera adunata dei servi del Cav." , oggi 8 giugno al Teatro Capranica a Roma.
ANSA/ALESSANDRO DI MEOEmblematico l’ultimo episodio di “Libero”, che ha licenziato il direttore Belpietro per i suoi editoriali e i titoli contro le riforme governative. Al suo posto è stato arruolato Feltri, convertitosi al renzismo dopo due decenni di devozione berlusconiana. Una decisione sancita tra Lotti, Denis Verdini (l’ideologo del partito della nazione) e Antonio Angelucci, proprietario di Libero e deputato di Forza Italia, unito a Verdini da legami d’affari. Angelucci è anche proprietario del Tempo e del Riformista che godono di finanziamenti pubblici. E tenuto conto del suo patrimonio, con interessi enormi soprattutto sulla sanità, è quindi molto interessato al destino di Renzi. Per Angelucci si profila anche un ruolo di primo piano in Ala, come presidente del partito.

Nicola-Porro-Virus-Rai-2In questo contesto si può avere una stampa libera e plurale? In una realtà di decadimento e commistione tra affari e informazione mai registrato prima. Altra vittima di lesa maestà è stato Nicola Porro licenziato lui e cancellato “Virus” il programma che conduceva a Rai2.

massimo-giannini-ballaròE ha le valigie pronte anche l’ottimo Giannini conduttore di “Ballarò” reo di avere usato l’espressione “rapporto incestuoso” parlando di Banca Etruria.

Due giornalisti decisamente non allineati e per questo puniti. Siamo all’epurazione, a un nuovo e forse più grave editto bulgaro, una negazione della libertà di stampa per la quale nessuno dice niente a partire dal capo dello Stato, quasi fosse un sordomuto.

Questo il clima per la campagna vergognosa del governo a favore del “SI” al referendum di ottobre. Renzi sta realizzando ciò che aveva tante volte tentato di fare, senza riuscirci, Silvio Berlusconi.

MILANO - PD PRESIDIO PER LA LIBERTA' D'INFORMAZIONE E STAMPAEppure la libertà di stampa e il dovere dell’informazione sono tra i diritti inalienabili e primari della nostra Costituzione, basta leggere l’art. 21. Anche il presidente del Senato Grasso lo ha ribadito ricordando il dovere per le istituzioni di vigilare per garantire il pluralismo: “l'informazione che utilizza una sola fonte non è informazione ma pubblicità mascherata, quando riguarda beni o servizi, propaganda quando si occupa di politica, proselitismo”. Due sono i rischi principali - ha continuato Grasso: “da un lato l'abbassamento degli standard deontologici, dall’altro la dipendenza economica o normativa dal potere”.

La stragrande maggioranza degli italiani si forma le proprie opinioni guardando la TV e leggendo i quotidiani. Esprime il proprio voto sulla base di ciò che sente dire e commentare da tanti ruffiani (tranne poche eccezioni), travestiti da giornalisti pagati dalla collettività. Se le fonti di informazioni sono controllate e a senso unico anche l’espressione del voto risulterà viziata.

Fabrizio-RondolinoBasta dare uno sguardo ai programmi televisivi che si occupano di politica per rendersi conto della presenza “militare” di giornalisti ospiti fissi in tutti i talk. Si trovano sempre d’accordo sull’operato del governo che difendono spudoratamente. Difficile trovare qualche differenza tra i politici del PD, la cui presenza è straripante, e i giornalisti che si comportano come autentici esponenti di partito.  Costoro rinunciano a fare il loro mestiere, che sarebbe quello di fare il contropelo a chi governa e non di scodinzolare davanti al potere.

Maria Teresa MeliGuardate per esempio i giornalisti Maria Teresa Meli, Fabrizio Rondolino, Claudio Velardi (ex dalemiano oggi ventriloquo di Renzi). Si comportano come dei soldati che vanno armati alla guerra pronti a difendere la causa. Passano le giornate sdraiati su tutte le televisioni, pubbliche e private saltando, nella stessa mattinata, da un programma all’altro. Li lasci ad “Agorà” su Rai3 e te li ritrovi su La7 occupando tutta la fascia d’ascolto mattutina. Capaci di parlare di tutto, falsità comprese, senza possibilità di smentite o correzioni. Una patologia tutta italiana. Il giornalista, come dicono i grandi dell’informazione, è la sentinella della democrazia e deve fare le pulci a chi governa, non il suo ruffiano.

E invece in Italia vige un regime che diffonde notizie a reti ed edicole unificate sbattendo in prima pagina questioni assolutamente marginali, anche se degni di nota, come quelle interne ai 5Stelle, e nascondendo notizie scomode per la maggioranza di governo. Non è certamente questo il Paese che i nostri padri costituenti avevano pensato di costruire dopo il fascismo. Ma forse è proprio per questo che si sta demolendo la Costituzione modificando un terzo dei suoi articoli.

Maurizio Alesi
21 Maggio 2016

29 commenti:

  1. Per questo,è necessario dire no a Renzi, votando no al referendum.

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  2. Michele Maniscalco21 maggio 2016 12:15

    “La stragrande maggioranza degli italiani si forma le proprie opinioni guardando la TV e leggendo i quotidiani. Esprime il proprio voto sulla base di ciò che sente dire e commentare da tanti ruffiani (tranne poche eccezioni), travestiti da giornalisti pagati dalla collettività. Se le fonti di informazioni sono controllate e a senso unico anche l’espressione del voto risulterà viziata.”

    Ottimo articolo di Maurizio Alesi sul comportamento della stampa italiana, di moltissimi giornalisti e della totalità della televisione a diffusione nazionale. Dissento sul fatto che la “stragrande maggioranza degli italiani si forma le proprie opinioni guardando la TV e leggendo i quotidiani”. Se così fosse i partiti dell’aria di governo (PD, Alfaniani, Verdiniani) dovrebbero avere il 60% dei consensi. Stando ai sondaggi odierni questi tre partiti non superano il 36%. Ci vogliamo includere anche FI? Si arriverebbe intorno al 46% di chi esprime una dichiarazione di voto. Il M5S, la lega di Salvini, la destra della Meloni, il pulviscolo delle sinistre, pur non avendo la TV e la stampa alle spalle superano di gran lunga la potenziale forza del “PARTITO UNICO DELL NAZIONE”. Non dimenticando che nel caso in cui si realizzasse veramente questo partito unico il PD attuale perderebbe intorno al 10% dei suoi potenziali elettori odierni. Questo 10% (minimo) andrebbe in buona parte al M5S e ai partitini di sinistra.

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    1. Se la televisione non conta nulla, perché chi arriva a Palazzo Chigi si precipita a cambiare i vertici Rai nominando personale di stretta appartenenza e fede politica? I tre telegiornali principali sono diretti da renziani della prima ora e i telegiornali, i capi di redazione rispondono a Palazzo Chigi che gli passa pure le veline. La verità è che la televisione è un’arma a doppio taglio nel senso che, quando le straripanti balle raccontate da chi governa, da mane a sera, stridono e contrastano fortemente con la realtà vissuta ogni giorno dalla gente, diventa un boomerang che finisce per penalizzarti. Ma questo non è in contraddizione con quanto da me sostenuto, rispetto allo strapotere e all’occupazione dell’informazione da parte del governo.

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    2. L'informazione radio-televisiva conta, soprattutto in un contesto dove un po' più del 50% delle persone è analfabeta totale - cioè non sa né leggere né scrivere - analfabeta funzionale - cioè scrive con difficoltà e non capisce quello che legge - e analfabeta di ritorno - cioè ha perso gran parte delle capacità di leggere e scrivere per il poco o mancato esercizio -.
      Inoltre, un sintomo trascurato dell'esistenza di un fronte unico è il fatto che nessuno rispetti la tanto sbandierata "par condicio" e che gli organi di vigilanza latitano.
      Si tratta allora di un'evoluzione di un processo perverso che darà ragione a Trilussa quando disse...l'ignoranza nun cosata gnente ma se paga cara

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  3. Votare NO al referendum costituzionale!!!

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  4. Votare no, tutti, da CASAPOUND a Fassina, da Grillo a Berlusconi, da Salvini a Meloni, lavoriamo per una grande alleanza, tutti contro Remzi.

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  5. Se pensavano che l'editto di Mr. B. fosse il peggio della politica, oggi si può tranquillamente parlare di un pensiero unico. Il giornalismo italiano non è quello anglosassone e il blocco editoriale costruito ad hoc serve alla causa del governo e alla partita finale del referendum di ottobre.

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  6. Belpietro, Porro, Giannini, complici degli stessi carnefici che li divorano in un sol boccone. Ora diventano vittime dopo aver servito il potere a cui appartenevano. Hanno giocato col fuoco, ne hanno goduto, ma quando il vento è girato o quando qualcuno di loro prova alzar la cresta sono stati vengono schiacciati da quel peso che loro stessi hanno contribuito ad ingigantire. Da carnefici a vittime per poi un giorno ritrasformarsi in carnefici. In questo paese italico si recita a soggetto: chi vuol star dentro non sgarri un colpo.

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    1. Riporto uno stralcio di quanto ha detto Francesco Starace recentemente in un intervento alla LUISS
      “Per cambiare un’organizzazione ci vuole un gruppo sufficiente di persone convinte di questo cambiamento, non è necessario sia la maggioranza, basta un manipolo di cambiatori. Poi vanno individuati i gangli di controllo dell’organizzazione che si vuole cambiare e bisogna distruggere fisicamente questi centri di potere. Per farlo, ci vogliono i cambiatori che vanno infilati lì dentro, dando ad essi una visibilità sproporzionata rispetto al loro status aziendale, creando quindi malessere all’interno dell’organizzazione dei gangli che si vuole distruggere. Appena questo malessere diventa sufficientemente manifesto, si colpiscono le persone opposte al cambiamento, e la cosa va fatta nella maniera più plateale e manifesta possibile, sicché da ispirare paura o esempi positivi nel resto dell’organizzazione. Questa cosa va fatta in fretta, con decisione e senza nessuna requie, e dopo pochi mesi l’organizzazione capisce perchè alla gente non piace soffrire. Quando capiscono che la strada è un’altra, tutto sommato si convincono miracolosamente e vanno tutti lì. È facile”

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  7. Rosario Arcidiacono21 maggio 2016 15:56

    Ma come si fa a considerare Rondolino giornalista: E' solo un lacchè a servizio del peggior Presidente del Consiglio dell'Italia repubblicana e rappresenta ciò che diverrà il nostro servizio pubblico di informazione se disgraziatamente per il nostro Paese dovesse prevalere il Sì al Referendum di Ottobre.

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  8. Armando Pupella21 maggio 2016 17:11

    Complimenti a Maurizio Alesi per il suo articolo di cui condivido anche le virgole. Prove tecniche di autoritarismo o dittatura specie se passerà la deformazione della Costituzione anche con la quale l'Italia realizzò il risorgimento economico post catastrofe seconda guerra mondiale, pur con una durissima opposizione politica che si manifestava anche nelle piazze. La deformazione della Costituzione comporterà ben pochi risparmi di spesa sui conti pubblici e non darà impulso allo sviluppo economico per superare la lunga cosiddetta "crisi economica ". Ci vuole ben altro !
    Ed a proposito di prove tecniche di autoritarismo o dittatura : LA MARCETTA SU ROMA - Le primarie negli USA, Repubblica Presidenziale sono una cosa seria. In Italia Repubblica Parlamentare (preferibile alla presidenziale) sono una buffa americanata. Meglio la repubblica parlamentare o la moderna monarchia costituzionale parlamentare.
    Basta con i sindaci sceriffi e podestà che dobbiamo sorbirci per anni anche se incompetenti. Idem per il cosiddetto "sindaco" d'Italia, alias presidente del consiglio, eletto direttamente dal popolo che può sbagliare o essere preso per i fondelli con programmi fasulli, in campagna elettorale.
    Art.92 della Costituzione: "Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio e su proposta di questo, i ministri". Il presidente del consiglio poi DEVE AVERE LA FIDUCIA DAL PARLAMENTO. Ma la Costituzione non piace a chi tenta derive autoritarie !
    Quindi, in base al predetto art. 92, non è necessario essere deputato o senatore per essere nominato a Presidente del Consiglio e di conseguenza è costituzionalmente ineccepibile la nomina di Matteo Renzi a Capo del Governo; ma, in base ad una prassi consolidata sin dai primi anni del Regno d'Italia, fu alquanto strano il suo arrivo a Palazzo Chigi senza essersi candidato a deputato in nessun collegio elettorale : la marcetta su Roma.

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    1. Armando Pupella21 maggio 2016 17:13

      ESEMPIO DI RIFORMA COSTITUZIONALE SENZA DEFORMARE :
      ALLERGIA ! SIAMO RICCHI ! L'EUROPA CI CONCEDE DI FAR ALTRI DEBITI PER 14 MILIARDI DI EURO, QUASI 28.000 MILIARDI DI EX LIRE. ALLEGRA !
      Ma la Germania non ha tutti i torti. Non si può andare avanti, anzi indietro, continuando a fare debiti. C'è modo e modo di far rispettare il patto di stabilità ! Il patto di stabilità si può rispettare, in modo decente, si può fare diminuire il catastrofico debito pubblico, e superare la cosiddetta lunga "crisi economica " eliminando sprechi, ridimensionando spropositati privilegi, eliminando tante poltrone superflue e / o in eccesso nel Parlamento Nazionale e dall'Etna alle Alpi : ENORME SPESA ASOCIALE ED IMPRODUTTIVA che, gravando anche su lavoratori ed aziende, danneggia la competitività del made in Italy nella globalizzazione con conseguente disoccupazione, miseria, cassa integrazione, maxidebito pubblico, ipertartassamento, aumento di truffe furti rapine, SUICIDI DI DISOCCUPATI ED IMPRENDITORI , decadenza economica-occupazionale-sociale-morale-demografica.
      Cio' vale anche se si tornasse alla lira che la pessima gestione dell'euro fa rimpiangere, ad iniziare dal mancato rispetto del cambio lira/euro di L. 1936,27 portato a 1.000 lire da chi approfitto ' col pretesto dell'euro; è così E ' stato quasi dimezzato il potere d'acquisto di stipendi, salari, pensioni. Quel che il 28 - 2-2002, ultimo giorno della doppia circolazione lira/euro, costava 1.000 lire dal 1-3-200 comincio' a costare 1 euro (L. 1936,27) quasi il doppio. Per far rispettare il cambio non bisognava mobilitare le Forze dell'ordine, ma prorogare per gli altri 10 mesi del 2002 la duplice circolazione lira/euro, ed obbligare tutti ad esporre il prezzo prima in lire, arrotondate alle 50 lire moneta più piccola allora in circolazione (salvo per le cose misurabili con contatori), ed in euro con i suoi centesimi. In tal modo si sarebbero abituati i consumatori a vedere i prezzi tradotti in euro. E mo' , lacrime coccodrillesche per la cosiddetta crisi aumentata A N C H E a causa della mancata osservanza del cambio lira / euro. La lira del 2002 era già stata svalutata da anni; non era più quella che nel 1960 vinse l'Oscar Mondiale come moneta più forte. L'iter legislativo non è rallentato dal Senato, ma dalla presentazione, nelle due Camere, di migliaia di cavillosi emendamenti, assurdità superabile modificando i regolamenti parlamentari. Post disastro seconda guerra mondiale l'Italia realizzo' il risorgimento economico anche col bicameralismo perfetto che è meglio non abolire ma dimezzando il numero di Deputati e Senatori. È bene che i Deputati legiferino in collaborazione col Senato, Assemblea di Anziani con più esperienza di vita; sarebbe bene elevare di 5 anni l'eta' per essere eletti senatori e per eleggerli. Col 50% in meno di Deputati e Senatori iter legislativo più veloce e notevole risparmio di spesa per diminuire la pressione fiscale e agevolare la ripresa economica rendendo più competitivo il made in Italy per fronteggiare la globalizzazione che provoca disoccupazione E SUICIDI DI DISOCCUPATI ED IMPRENDITORI. Per competere nella globalizzazione, che tende a ridurre e abolire i dazi doganali , occorre uno Stato snello, poco costoso, con burocrazia non asfissiante.
      Deputati e Senatori sono quasi il doppio di quelli degli USA.

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  9. No, non credo ci riesca a battere l'iniquità del Berlusca, perché non credo che ci possa e ci potrà essere nella storia d'Italia personaggio politico piu deprecabile. Ma il principino è sulla buona strada, anche perché è più dotato di furbizia e dinamismo. Ha cooptato il mondo dell'informazione non facendosi alcuno scrupolo dell'appartenenza politica o della fedina penale di chi stava reclutando. I signori della carta stampata e della televisione prestano i propri servigi al nobile signore perché vedono in lui il giovane arrivista, continuatore dell'insana politica berlusconiana.
    La percentuale di popolo che si batte per i grandi ideali ed i valori sociali e diminuita di molto.Non avrei mai creduto che Renzi, a cui ho dato il voto, potesse arrivare ad un tale abbrutimento.È molto esaustivo l'articolo di Maurizio perché ci mostra un panorama informativo in cui risaltano i nomi di Verdini ed Angelucci ed un nuovo assestamento fatto anche di epurazioni già avvenute e di quelle che presto avverranno.

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  10. Michele Maniscalco21 maggio 2016 19:05

    Perché l'Anpi ha ragione a votare no

    21 Maggio 2016

    Quella che segue è la lettera che il presidente dell'Anpi, Carlo Smuraglia, ha inviato all'Unità in risposta a quella di 70 senatori del Pd pubblicata dallo stesso giornale. La lettera di Smuraglia è stata pubblicata oggi sul quotidiano. Per chivuole leggere la lettera la condido su Home.

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  11. Gloria Trizzino21 maggio 2016 23:14

    Non so che dire: in effetti l'impressione che sento è' quella che lui descrive. Ma è un'impressione che non si può' dimostrare: ossia stiamo assistendo ad un carosello di partiti e di personaggi che, forse per poca attenzione, sino agli anni 80 non era così ....frenetico. I nomi, li farei fare ai sindacati che se la cavano con scioperi che vanno a favore delle aziende.

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  12. Se questo paese è stato classificato al 77° posto al mondo per libertà di stampa, nell’annuale classifica di Reporters sans Frontieres,dietro anche a paesi che normalmente consideriamo del terzo mondo, dei motivi l'hanno pure avuti e nelle valutazioni di fine 2016, saremo regrediti di moltissime altre posizioni, considerato che nel frattempo, c'è stata la lottizzazione del servizio pubblico della RAI, dove ormai se non se renziano non fai neppure l'usciere. Come scrive Maurizio Alesi, sono anche in atto le epurazioni di molti giornalisti, colpevoli di non essere molto attivi nella propaganda pro capo del governo o che non condividono la sua linea politica. A me personalmente, senza girarci tanto attorno, mi sa tanto di metodo fascista. Per la serie, chi non la pensa come me, viene cacciato.e sostituto. Se non è da regime dittatoriale questo cos'è? Ormai, basta accendere la TV leggere i giornali filofiretti, per rendersi conto della larghissima coalizione della stampa pro governativa, mentre quelli che "l'hanno detto in televisione o c'è scritto sul giornale, allora è vero", continuano imperterriti a sostenere questo sistema partitico corrotto, che galleggia ogni giorno, su una miriade di intrecci lobbistici e del malaffare mafioso, senza mai interrogarsi sulle proprie convinzioni, nella piena incoscienza ed ignoranza, di cui si foraggia questa classe politica, che ha ridotto questo paese al disastro. Puro masochismo.

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  13. A differenza del passato oggi ci sono più strumenti per informarsi e facilmente accessibili. Chi ha interesse a capire va alla ricerca della giusta e corretta fonte di informazione. Non mancano le trasmissioni radio televisive che rispondono ai canoni di una corretta informazione e approfondimento dei fatti. Per me la radio rimane uno degli strumenti più validi per una diretta informazione. Ascoltare direttamente i vari interventi dei dibatti parlamentari e di varia natura è diverso dalla sintesi fatta, a volte distorta, dai giornalisti. Maurizio Alesi denuncia il pericolo della libertà di stampa da non sottovalutare mai ma, non dobbiamo dimenticare le epurazioni di illustri giornalisti fatti nel passato. E' vero, alcuni movimenti in certe testate giornalistiche sono sospette e, oltre all'esigenza del potere sono legate al facile trasformismo dei giornalisti. "LIBERA STAMPA IN LIBERO STATO" è legata alla serietà del giornalista che ha il coraggio di mettersi da parte quando viene limitata la sua libertà di espressione. Oggi ci sono troppi giornalisti arroganti e di parte, mentre, purtroppo, sono pochi quelli validi che onorano il giornalismo. A volte mi chiedo che senso hanno certi quotidiani che si definiscono indipendenti e poi nei fatti si comportano come organi di forze politiche. Volendo prendere ad esempio la questione del giornale "Libero" che da un direttore arrogante e fazioso passa ad un altro che afferma di essere più berlusconiano di Berlusconi, chi ci rimette il giornale o il lettore? Questi episodi deprecabili non sono nuovi, ma quasi sempre vengono accolti con indifferenza. Oggi è diffusa la convinzione che i giornali, come i politici, sono tutti uguali. E' la malattia del tempo, lo si vede dalla disaffezione al voto che rappresenta un vero pericolo per la qualità della democrazia. Rimango indimenticabili i tempi in cui i giornalisti seri di opposte idee si rispettavano e venivano, con piacere, letti da tutti. Indro Montanelli con il suo " Controcorrente" de il Giornale Nuovo si contrapponeva ai corsivi di Mario Melloni (Fortebraccio) su l'Unità, sia l'uno che l'altro con la satira riuscivano a descrivere con efficacia le contraddizioni di " LOR SIGNORI " Per concludere, i NO al referendum prevarranno nella misura in cui il voto assumerà la consapevolezza della difesa della Costituzione. Chi più di tutti deve difendere la libertà sono i giornalisti, quelli seri e non voltagabbana.

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    1. Michele Maniscalco22 maggio 2016 11:31

      Caro Lorenzo, condivido la tua analisi. Hai fatto bene ha ricordare i due giornalisti Mario Melloni, ovvero "FORTE BRECCIO" col suo inimitabile umorismo e Indro Montanelli. Io leggevo gli articoli di entrambi, il primo sull'L'UNITA' e l'altro prima sul CORRIERE della SERA e poi, quando questo era diventato di sinistra per lui, sul GIORNALE. Ammiravo la sua argomentazione, ma rimanevo dalla mia idea politica.

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  14. Lorenzo, si è vero di strumenti per informarsi, c'è né sono tanti, fin troppo, ma il problema è il tipo di informazione che viene confezionata, cosa viene taciuto e come "la verità", viene invece raccontata.

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  15. Non ho parole! la mafia e i suoi lunghi tentacoli arrivano dappertutto! Renzi, poi, che non sa accettare le critiche...infatti lo si vede presente oi suoi soliti selfie solo negli avvenimenti di vittoria. E' pericoloso questo imbavagliamento! perchè, anche se è vero che ci sono altri mezzi d'informazione,è anche vero che il 37% degli italiani non sa usare il computer e che gli anziani dicono ancora convinti: "l'ha detto la televisione!". Abbiamo una possibilità amici, ed è quella di votare NO al referendum di ottobre! altrimenti......si salvi chi può! Complimenti ad Alesi per l'articolo informativo e completo!

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  16. Giuseppe Barcellona22 maggio 2016 10:28

    Non credete a classifiche fasulle ed interessate, che l'opposizione utilizza demagogicamente. In Italia di libertà di stampa ce n'è quanta ne volete. Solo che nei media più diffusi ci sono pochi giornalisti che vogliono essere liberi, ma è colpa loro. Allora prendetevela con questi, ma non con la libertà di stampa, che in Italia ce n'è pure troppa. Basta riscontrare tutti gli atti giudiziari pubblicati in barba al segreto istruttorio.

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    1. Libertà di stampa non vuol dire avere spazi giornalistici dove scrivere. Non sono i giornali che mancano in Italia. Non è quella la libertà di stampa. Libertà di stampa vuol dire rendere liberi i giornalisti dall'editore-padrone per cui scrivono. Siccome quasi tutti gli editori hanno interessi molto variegati su settori che nulla hanno a che fare con il diritto di informazione questa circostanza rende limitata e fortemente condizionata l’attività dei giornalisti, costretti a fare gli interessi industriali, societari e d’altra natura che li porta ad essere vicini al potere costituito. In Italia attendiamo ancora la legge sull’editoria per evitare queste storture.

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    2. Gli atti giudiziari che vengono pubblicati sono il risultato dell'istruttoria e, quindi, non più coperti da segreto in quanto consegnati alle parti in causa per dare loro modo di imbastire la difesa.
      Le classifiche stilate da organizzazioni terze in diversi campi, tra cui l'informazione, sono una forma di "informazione" espressa in numeri che emergono da una metodologia di analisi e che, pertanto, non si prestano a "strumentalizzazioni".
      L'affermazione che in Italia "di libertà di informazione ce n'è quanta ne volete" è una conferma che il 77-esimo posto nella classifica non è immeritato

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  18. Una delle tante definizioni date dalla sociologia a proposito della nostra società è : la società della disinformazione. In questo contesto, ovviamente,i media e i vari programmi asserviti al potere hanno il compito di confezionare notizie appetibili al grande pubblico, quasi sempre a scapito della verità . Giustamente l'autore rileva come la maggior parte degli italiani realizza la propria opinione, basandosi su ciò che ascolta, e le conseguenze purtroppo le conosciamo tutti. Poi c'è chi afferma che chiunque può cercare le notizie, tolti quelli che a stento sanno firmare rimangono i pigri (che amano divertirsi e ubriacarsi alla sera), soggetti ai quali poco importa del bene comune . E infine la stragrande maggioranza non va alla ricerca di notizie sia per la complessità del web, sia per la mancanza di fiducia che ormai aleggia sovrana in Italia. Detto questo, tuttavia, Il problema non siamo noi che nella buona e nella cattiva sorte ne discutiamo, il problema è rappresentato da tutti quei milioni di Italia che campano alla giornata.

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  19. È DITTATURA! Ecco il servizio vergogna andato in onda per favorire Renzi.
    http://direttanfo.blogspot.it/2016/05/e-dittatura-ecco-il-servizio-vergogna.html?m=1

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  20. Marisa Bignardelli22 maggio 2016 23:45

    Grazie a Maurizio Alesi per quest’articolo Non è la prima volta che affronti quest’argomento e ogni volta, devo ammettere che mi susciti una grande angoscia. Tutto ciò che dici, è vero e sembra prepararci a una nuova dittatura! Facciamo i conti con un cattivo giornalismo e con un’editoria asservita al potere e non possono esserci buoni giornalisti. Chi non obbedisce al padrone è fuori perché non giova all’obbedienza di una logica di partito. Giudici conniventi e giornalisti asserviti che speranze abbiamo? . Ormai, però, abbiamo capito e, devo dire che in questo nostro aprire gli occhi, il M5S, di là dalle opinioni positive e negative di ognuno, ha fatto un buon lavoro! Il ruolo dell’informazione è il primo dei poteri. Perché orienta il consenso o il dissenso Io, mi chiedo come mai le stesse notizie siano recepite in forma diversa? L’informazione deve obiettivamente informare e arricchire la conoscenza di chi la riceve, ma è pur sempre un processo unidirezionale, non c’è comunicazione di ritorno e dunque è solo un aspetto della comunicazione, ma è come si comunicano tali informazioni che possono cambiare la comunicazione! Nel processo d’informazione, giocando sapientemente, si può attrarre l’attenzione, si può spostare,si può tralasciare,si può mettere in prima pagina si può mettere in ultima ecc Ecco perché la stampa libera è uno dei pilastri della nostra democrazia. Il sapiente articolo di Maurizio Alesi deve inquietarci tanto da stare molto attenti a leggere il non detto e prendere le nostre decisioni elettorali con grande responsabilità.

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    1. Cara Marisa, è da tempo che continuiamo ad avvitarci sugli stessi argomenti, in particolare cosa intende fare Renzi con il suo “Partito della Nazione” e del comportamento di una stampa sempre più asservita al politico di turno. Qualche tempo fa scrissi un servizio su “Informazione” e " Comunicazione” e da te fu molto apprezzato, devo però confessarti che gli italiani, oltre ai politici, diffidano anche della stampa, lo hanno fatto con una efficacissima azione di profilassi rendendosi sordi e refrattari a qualsiasi “canto delle sirene”. Non darei tanta importanza o magari avere timore di una stampa spesso falsa e sottomessa. Probabilmente lo facciamo anche noi su questo blog, quando diventiamo oltranzisti delle nostre idee. L'argomento trattato dall'ottimo Maurizio, sembra essere sempre più preponderante, soprattutto in una fase in cui i cittadini chiedono alla politica maggiore trasparenza e maggiore controllo. Ci troviamo troppo spesso a discutere di vicende che, in un modo o nell'altro, contribuiscono ad allontanare i cittadini dalle Istituzioni e dai partiti politici. Situazioni che, purtroppo, alimentano non solo "l'antipolitica politicizzata" ma anche il distacco e l'indifferenza di gramsciana memoria. Come rispondere a quei cittadini che, giustamente, ci chiedono onestà e buoni esempi da seguire? Il punto fondamentale è questo. Possiamo, infatti, analizzare tutto ciò che è legato alla rappresentanza politica, ai pacchetti di voti, al numero di tessere o consensi di un singolo individuo o di un gruppo strutturato. Possiamo farlo, ma non basta. Alla richiesta di trasparenza politica si risponde, innanzitutto, mettendo in pratica tutte le procedure, anche le più rigide, affinché i cittadini siano tutelati. A quanti chiedono una politica lontana dai vecchi schemi, si risponde con un nuovo percorso che parta dai territori, e che veda il coinvolgimento di tutte le forze sane esistenti. È un processo lungo e faticoso, perché per anni abbiamo avuto di fronte dei modelli politici espressione di clientelismo e malaffare. Ma il cambiamento è in atto, e lo si percepisce anche grazie a una nuova generazione di politici, lontana da vecchie concezioni di gestione del potere, ma concretamente vicina ai territori e alla gente. Però Cara Marisa tra i tanti propositi, i tanti intendimenti e fraintendimenti dell’attuale situazione politica, io mi pongo una domanda forse provocatoria, ma che mi preoccupa : “ Ma nella realtà chi possiede veramente il potere? Questa domanda, dovremmo porcela tutti, dal primo all’ultimo cittadino!! Chi ha la vera gestione del potere, chi può davvero decidere o influenzare seriamente la direzione politica generale che deve prendere una nazione, o addirittura un continente? La stampa? Credo proprio di no.I politici siano essi eletti o siano essi dittatori, nella migliore delle ipotesi hanno una qualche autonomia su questioni minori o di media importanza, possono persino farsi una guerra fra loro. Ma quando c’è da decidere qualcosa di veramente importante allora, no. Essi sono solo pupazzi manovrabili con una discreta anche se non perfetta facilità. E allora chi comanda veramente, chi possiede il potere di alzare il telefono e determinare la decisione dei nostri rappresentanti o dei loro dittatori? Sono domande che mi pongo, o meglio, che cosa esattamente da il potere, a chiunque la possegga, di far cambiare “opinione” alle persone? Beh …io rispondo con tutta tranquillità: l’uomo ciò che brama più di ogni cosa è il denaro. Credo sia superfluo ricordare che siamo inquadrati in un mondo capitalistico, sottoposti ad una legge di mercato, dove chi possiede il denaro ha il potere e lo esercita secondo i propri interessi. Per essere più chiari, possedere il denaro non significa possederne una enorme quantità, ma avere la possibilità di poterlo creare o poterlo distruggere e potere discriminare a chi darlo e a chi toglierlo. Gli ultimi avvenimenti di questi ultimi mesi, dovrebbero far riflettere tutti, e prevalga l’idea che anche in politica è possibile deporre le armi.

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    2. MARISA BIGNARDELLI23 maggio 2016 17:52

      Franco ricordo benissimo il pregevole articolo Informazione e Comunicazione.Ho letto con attenzione la risposta al mio commento.Condivido ciò che dici e ti ringrazio.

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