venerdì 30 ottobre 2015

MAFIA. LO SCANDALO DEI BENI SEQUESTRATI

Paolo Saguto e Giovannidi Marisa Bignardelli - Ormai siamo abituati alla corruzione, agli “affari” tra politici e pubblici amministratori, ai lavori truccati, ma, come si dice al peggio non c’è fine! Sacrosanta verità!

E questa volta si tratta del coinvolgimento di una magistrata antimafia. Silvana Saguto, ora ex presidente della sezione misure prevenzione di Palermo. Il suo immorale comportamento, ha minato la fiducia nella giustizia. A lei l’onore e l’onere di scegliere gli amministratori dei beni sequestrati alla mafia.
I beni sottoposti a sequestro, fin quando non si arriva alla confisca definitiva, non sono automaticamente messi a disposizione per attività sociali. A questo provvede l'Agenzia nazionale per la gestione dei beni confiscati.

saguto_palazzo-nuova-624Talvolta il sequestro è annullato, perché, per esempio, il soggetto in causa non risulta essere mafioso. E quindi, ad interim, scaturisce la necessità di amministratori che sono nominati su fiducia. Spesso, inoltre, chi torna in possesso del bene, è solo per dichiarare fallimento a causa della cattiva gestione. Questo fa capire le conseguenze nefaste! Una cattiva amministrazione vuol dire disoccupazione, vuol dire chiudere attività produttive che sono sparse in tutto il territorio italiano. Pensate che l’applicazione della normativa ha consentito allo Stato di prendere possesso di migliaia di beni molti dei quali di indubbio valore. Ovviamente la Sicilia è al primo posto per numero di beni sottratti a cosa nostra, al secondo posto c’è la Campania e poi la Calabria.

640x344_1437228507899_Schermata_2015_07_18_alle_16.02.21La Saguto la fiducia l’aveva concesso solo a una decina di eletti in cambio di favori e sistemazione per il marito, figli, padre, parenti e amici, un vero ufficio di collocamento. Non è finita, perché lei che doveva rappresentare la legalità usava l’auto blindata per portare la nuora al mare, per farsi portare la spesa a casa, comprata in un supermercato sequestrato alla mafia e lasciando il conto non pagato per migliaia di euro. Gli agenti della scorta, infine, erano utilizzati per andare in profumeria a fare acquisti. Ciliegina sulla torta le dichiarazioni offensive del giudice antimafia a proposito dei figli di Paolo Borsellino.

Maniaci Pino TelejatoTempo fa avevo visto un servizio delle Iene su Telejato, una piccola emittente, gestita da un vero giornalista d’assalto, una specie quasi estinta, Pino Maniaci che si scagliava contro l’avv. Cappellano Seminara e del suo miliardario giro di affari invitandolo a fargli querela. Tanto per capirci, l’Avv. Gaetano Cappellano Seminara amministra, tra l’altro, i beni confiscati di Massimo Ciancimino, degno erede di suo padre. Impressionante il cumulo d’incarichi giudiziari, ricoperti dall’avvocato palermitano. Ho capito che, dietro gli amministratori giudiziari, c’erano tantissimi euro e allora il verme ci doveva essere.

Il prefetto Giuseppe Caruso, un anno fa aveva dichiarato davanti alla commissione parlamentare Antimafia: “I beni confiscati dovrebbero essere riutilizzati a fini sociali e invece, in troppi casi, sono stati considerati beni privati da alcuni amministratori giudiziari che li hanno gestiti come fortune sulle quali garantirsi un vitalizio”.
Le parole del prefetto Caruso, però, non ebbero l’approvazione, né l’attenzione di Rosy Bindi, perché delegittimavano “magistrati che rischiavano la vita”. Tutti avevano capito ma in alto si nicchia e si perde tempo, storia di sempre!.

Che cosa dire davanti a tanto lerciume? Penso a Pio la Torre, ammazzato dalla mafia, perché aveva proposto il disegno di legge che prevedeva per la prima volta il reato di "associazione mafiosa” e la confisca dei patrimoni, penso a Falcone, Borsellino e ai tanti giudici che hanno sacrificato la loro vita. Penso anche alla tutela dell’immagine dei tanti magistrati onesti. Penso che, se la giudice Saguto fosse stata una qualunque cittadina, sarebbe stata agli arresti domiciliari, altro che trasferimento! Persino Renzi avrebbe dato le dimissioni. Fermo restando, la presunzione d’innocenza fino all’ultimo grado di giudizio, non mi sembra opportuno che indossi la toga! Spero, che in nome dei morti che hanno combattuto la mafia e dei giudici che continuano a credere nel loro lavoro, la pena per la Saguto sia esemplare.

Orlando Ministro GiustiziaE per come ha chiesto il Ministro Orlando, venga sospesa dalle funzioni e dallo stipendio. Coloro che si sono piegati a un sistema malato pur di far soldi, devono pagare, magari proprio con la confisca dei patrimoni fatti in maniera illecita! Dobbiamo ritrovare fiducia nella giustizia.

Antonella AccroglianòChiudo il mio articolo con un’amara considerazione. Parliamo tanto delle potenzialità femminili, dell’importanza di far carriera, delle difficoltà, e della necessaria parità con i maschi, per ritrovarci quattro donne, quattro regine indagate. Antonella Accroglianò, dirigente responsabile del coordinamento tecnico amministrativo ANAS e sorpresa a gestire tangenti; Alfonsa Miccichè, Direttrice del carcere minorile Beccaria accusata di concussione e corruzione; Maria Cannizzo, prefetto di Palermo, coinvolta anch’essa nella vicenda che riguarda la magistrata inquisita; e, appunto, Silvana Saguto, ex presidente della sezione misure di prevenzione di Palermo. Questa è la parità che volevamo raggiungere?

Marisa BignardelliMarisa Bignardelli
30 Ottobre 2015

26 commenti:

  1. Questa parità si chiama omologazione: il potere non fa distinzione di sesso, razza, lingua e religione. Il caso Saguto, che non è isolato, è un'autobomba esplosa in casa della magistratura. La magistratura, a questo punto, deve erogare punizioni esemplari anche per i propri membri, se non vuole vedere sgretolata la propria credibilità sotto i colpi di scandali come questo.

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  2. L?unia parità che trovo in queste donne è quella che le accumuna ai delinquenti, ma non mi pare giusto parlare di parità in questi termini, è offensivo per le donne che desiderano pari opportunità.
    La logica vuole che tra gli amministratori o politici collusi o corrotti, o solo ladri, siano più spesso uomini, per la enorme disparità di presenza femminile, ma nei sistemi delinquenziali vi sono state anche donne, si vedano le cronache, ma questo non vuol dire che siano tutte così, queste non cercavano parità, ma solo il loro tornaconto in termini di guadagno ed arricchimento...non c'è differenza, tra delinquenti uomini e delinquenti donne....è la parola delinquente che li classifica.
    Fermo restando, questo primo assunto, fa certamente specie che una magistrata, in quanto donna, sia più ancora degli uomini da condannare, da mettere al bando, la sola sospensione è poca cosa, deve pagare il giusto, ancor più in nome dei tanti che hanno pagato con la vita, facendo il loro dovere con spirito di sacrificio ed onestà. Non di più e non di meno dei colleghi uomini.


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  3. Michele Maniscalco31 ottobre 2015 00:09

    Grazie Marisa Bignardelli per avere scritto questo articolo che tocca l'attualità e un magistrato che, come dici tu, come minimo, dovrebbe stare ai domiciliari. Mi domandavo come mai gli articolisti del blog di Giangiuseppe non si fanno avanti per scrivere in merito a questo scandalo? Per me hai colmato un vuoto.

    Io che sono stato sempre dalla parte della magistratura mi domando come mai hanno perso tanto tempo per sospenderla dall'incarico? Perché è una collega? Come mai non si sono mossi con le accuse di Pino Maniaci? Come mai nessuno ha sporto querela nei suoi confronti?(di Pino Maniaci)

    Quanto dureranno le indagini preliminari? Quanto ci vorrà, se è il caso, per rinviarla a giudizio?

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  4. La d.ssa Saguto, ha avuto anche il coraggio di chiedere il trasferimento agli uffici giudiziari di Milano e trovo scandaloso che ad un soggetto così possa essere concesso il lusso di scegliersi anche la sede sede di lavoro. Come se a Milano un pubblico ufficiale, su cui gravano mille contestazioni di reato, offrisse maggiori garanzie di onestà e di moralità. Chi non è degno di ricoprire una cos' delicata funzione a Palermo, lo sarà anche a Milano come in qualunque altra città. La Saguto sta arrecando un danno enorme all'intero corpo della magistratura, buttandole fango e discredito. Una così dovrebbe dimettersi da cittadina, non solo da magistrato.

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  5. Gli autisti dell'auto.blindata che portavano.la nuora al mare e gli agenti scorta "profumeri" sono il tessuto sul quale può essere ricamata tanta disonestà. Senza quel tessuto sarebbe impossibile. Ribellarsi richiede coraggio. Ma è l'unica strada pe uscire da questa situazione degradante.

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  6. Carissima Marisa, tanto tempo fa ascoltai per caso un'intervista di un arabo miliardario che rispondeva al giornalista dicendo di non voler assolutamente investire in Italia in quanto trattasi di un paese malato di corruzione.
    Il caso Helg e tutti quelli che seguono ci riportano all'amara realtà. Chi arriva ad avere potere non lo gestisce per il bene COMUNE ma solo ai fini personali, senza capire che tutto si presenterà come un boomerang.
    Il bene comune è sempre più appagante e, inoltre, fa rifiorire la nostra terra tanto offesa dalla mafia. Ogni cittadino dovrebbe contribuire per il bene comune come un granello di sabbia che insieme agli altri formano una spiaggia. Il nostro paese ha un enorme difetto: non controlla il lavoro dei potenti, ma soltanto la popolazione.

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    1. Condivido il tuo pensiero. Sembra che una volta ricoperta la carica istituzionale siano sottratti ad ogni controllo Sul controllo etico-morale i granelli di sabbia possono fare molto. Ma non l'hanno ancora capito.

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  7. Per Tommaso d'Aquino, come "l'amputazione di un membro giova alla salute dell'intero corpo umano", quando il membro e' malato, cosi' " se un uomo costituisce un pericolo per la comunità'", e' "lodevole e salutare mandarlo a morte per salvare il bene comune". Per Cesare Beccaria la morte non e' " ne' utile ne' necessaria", dato che la reclusione a vita e' più' temibile della morte. Per i mafiosi la morte e' più' temibile dell'ergastolo (concetti estratti da "Declino del capitalismo" del grande filosofo italiano Emanuele Severino). Per i mafiosi dunque la morte e' la più' grande forma di violenza ed essi conoscono solo questo mezzo di persuasione, quando non c'è altro mezzo corruttivo o violento che possa assoggettare la vittima. Lo Stato, come compendio di tutte le anime che ne fanno parte, non può' e non deve eticamente applicare la pena di morte, come potrebbe fare il singolo cittadino solo per legittima difesa. Penso che si sia già usato troppo inchiostro e troppe parole per risolvere un problema che attanaglia il Paese da moltissimi anni. Non possiamo più' dissertare, bisogna agire. Lo Stato e' stato ricattato e vilipeso - attentati di Firenze ecc. - e ciò mi ripugna. Basta dunque con la vigliaccheria e l'insipienza di Stato. Leggi dure e coercitive, che non diano adito ad ambiguità' o cavilli legali, sia per la corruzione che per l'ingerenza mafiosa, per la quale deve essere applicato l'ergastolo con la completa confisca dei beni.Bisogna altresì' potenziare la DIA e ampliare le forze e i mezzi d'investigazione.

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  8. Il problema è che c'è una tale confusione di tutto che ormai non esiste piu una legge uguale per tutti! Basta guardare la giunta di "mafia capitale" integra, nonostante tutto, da mesi e mai sciolta e un sindaco fatto cadere per, "dicesi", 4 scontrini! Lo stesso sproposito vale per De Luca governatore della Regione Campania colpevole dei reati di cui agli articoli 81, 110 e 323 del codice penale (abuso d'ufficio) ed IMPRESENTABILE perchè nella lista Antimafia tutt'ora ben seduto sulla sua poltrona impunito. Le leggi e le riforme di Renzi non fanno che tutelare sempre di piu i mafiosi! basti leggere le regole sulla riforma della Giustizia. Il cancro infetta ogni tessuto della vita politica e sociale e a PAGARE, nel vero senso della parola, siamo sempre noi cittadini.

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  9. Rosalba Ferrara31 ottobre 2015 16:26

    La corruzione non ha sesso, non ha colore, è corruzione e basta,è un connubio tra Stato e Mafia. Ciò ci ha innalzati al primo posto tra i paesi dell'Eurozona, nella classifica del 2014 di Transparenzy International. Sorprende e indigna, lo squallido episodio gravissimo, dove un magistrato, Silvana Saguto, è sotto inchiesta per corruzione, induzione, abuso di ufficio. Quindi, abbiamo l'antimafia delle apparenze. Il caso Saguto ci porta ad una riflessione, quell'aureola di impunità, che tanto a lungo ha circondato e circonda ancora, quelle figure di quell'antimafia, opportunista, conformista, impostori e disonesti, complici della stessa mafia che combattevano, che è servita per camuffarsi per tanto tempo. Quindi, da ciò emerge che ormai questa regola vergognosa, vale da nord a sud, dove avviene un saccheggio immane di soldi pubblici.

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  10. ... la verità è che c'è molta ipocrisia e sono tanti i palermitani che la pensano come la 'signora' qui sopra.

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    1. Occorre fare giustizia.. ai palermitani forse hanno insegnato anche ad essere "giustizialisti"... ma se la GIUSTIZIA non è con la G maiuscola ci perdiamo tutti,,, e se poi viene strumentalizzata per altri fini.... non è più giustizia ma qualche altra cosa: IMPORRE e imporre è sinonimo di quel triste FENOMENO che tutti sappiamo qual'è. Poi si dice ma l'imposizione è fatta senz'armi !!! Ne siete sicuri... ? Riflettete e vedrete che così non è !

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    2. Liga a me piacciono le cose dette chiaramente... la verità è che la mafia non è solo un'organizzazione criminale collusa con la politica ma è uno stile di vita, un modo di pensare e di agire. Tutte le volte in cui mettiamo davanti al bene comune il nostro interesse personale agiamo da mafiosi. Per me nn c'è differenza tra il parcheggiare nel posto per i disabili e lo sfruttare la propria carica per favorire il proprio interesse. Non è la giustizia che deve essere con la lettera maiuscola ma la coscienza civile. Se si è onesti lo si è da cittadini comuni così come da magistrati. Quanto all'idea di imporre qualcosa a qualcuno, l'unica vera imposizione è l'impunità di chi ha più potere a danno di chi ne ha meno. Allora hai voglia a fare proclami, inneggiare alla giustizia, riempirsi la bocca con i nomi di chi ha sacrificato la propria vita per la patria se appena ti allontani dagli altoparlanti torni ad essere quello che appena può ruba le mele dall'albero del vicino...

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    3. Questo è parlar chiaro. Addossare sempre la responsabilità a qualcun'altro spiana la strada alla disonestà` collettiva. Bravo Marco

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  11. Un bell'articolo davvero quello di Marisa che ci riporta, dopo la settimana di tifo pro o contro Marino, alla realtà di un'Italia ancora in mano alla mafia; come se Falcone e Borsellino non fossero mai esistiti. In un ritorno all'indietro che fa tremare.
    L'autrice espone chiaramente quale maledizione siano persone tipo questa signora Saguto, grazie alle quali la corruttela e il malcostume trovino poi, proprio come un tempo, il loro punto d'appoggio nella mafia; nel caso romano anche per poter cacciare via un sindaco eletto democraticamente dal popolo; e che -ormai si è capito- cominciava a dare fastidio per quanto stava scoperchiando dal pentolone degli appalti e delle mazzette.
    E il papa ce ne ha messo del suo....! Mi chiedo perché tanto impegno a screditare il sindaco di Roma in un modo così pesante e villano!
    E' tutta una catena. Chi più chi meno questi signori hanno sempre bisogno di ammanicamenti con il mondo dell'illegalità per portare avanti i loro sporchi piani: conoscenze preziose e piaceri d'affari, che vanno a trovare coesione appunto nella mafia.
    Ormai questa cultura del “tutto posso e tutto voglio” consente non solo di favorire gli amici persino nei tribunali e di gestire le cose pubbliche nel modo ben illustato dalla Bignardelli, ma anche, sempre volendo, di andare a farsene la spesa -cosa non da poco- con la scorta e senza pagare, come se ciò fosse diventato un segno distintivo, un punto di prestigio personale; oltre all'utile che se ne ricava.
    E questa è una mentalità molto più diffusa di quello che si creda perché investe tutte le classi sociali indistintamente.
    Tanto per restare nel piccolo, ma poi non tanto, non potrò mai dimenticare quell'alunno in uscita dalla scuola media che -nonostante il mio impegno antimafia sia visibilmente nelle manifestazioni cittadine che a scuola nel parlarne – alla mia domanda “ Che farai in futuro?” mi rispose tranquillamente “Il pentito, perché mi daranno una casa e uno stipendio al nord senza fare niente”.
    In quel momento mi sono sentita una fallita, soprattutto quando poi ha aggiunto che mi stimava perché ero stata una brava insegnante, ma la vita era un'altra cosa e lui aveva parenti importanti nell'ambiente, né poteva deludere suo padre.
    Il peggiore nemico?
    In un momento, per me, lo scoraggiamento di fronte a qualcosa che sentivo inattaccabile; soprattutto quando dopo aver dato -poco o tanto che sia stato- il mio contributo perché le cose potessero cambiare, mi ritrovai come davanti ad un muro con la voglia di partire e andare lontano, ma proprio molto lontano!

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  12. Armando Pupella1 novembre 2015 00:37

    Articolo amaro che non si può non condividere. Lo commento con due aneddoti storici. Dopo l'incontro di Teano Vittorio Emanuele II, per ringraziare Garibaldi, voleva nominarlo Generale d'armata, conferirgli un titolo nobiliare e il Collare dell'Annunziata massima onorificenza del Regno, donargli un castello con tenuta, una nave, un grande podere per il figlio Menotti, la dote per la figlia Teresita; inoltre era prevista la nomina del figlio Ricciotti ad aiutante di campo del Re. Garibaldi respinse la regale offerta, su per giù in questi termini: "Grazie Maesta'. Non si disturbi. Ho fatto solo il mio dovere d'italiano". Ma non finisce qui; il 19 dicembre 1874 la Camera dei Deputati delibera un dono di 100.000 lire (un bel po' di soldi di oggi) a favore di Garibaldi che le rifiuta e scrive al figlio Menotti: "Considerando i gravi problemi che la Patria ha ereditato e deve risolvere, se le avessi accettate avrei perso il sonno, AVREI SENTITO LE MANETTE AI POLSI, mi sarei coperto il volto di vergogna". Evidentemente, con tanta gente che tiene famiglia, Don Peppino dei Due Mondi, pur avendo moglie e figli, non teneva famiglia. Politici, sindacalisti, dirigenti pubblici e privati della Repubblica di privilegiopoli e tangentopoli (ex Regno d'Italia ed ex Repubblica Italiana) se ci siete battete un colpo! Nel febbraio 2015 la Corte dei Conti disse che corruzione e crisi corrono insieme. Ovvio, perché, provocando enorme pressione fiscale anche sulle imprese, la corruzione pregiudica la competitività del made in Italy senza la quale ci sono cassa integrazione, lavoro precario, suicidi di disoccupati ed imprenditori, decadenza economica-sociale-morale. Crisi ? Ma che cabasisi è questa crisi ? Però il risorgimento economico è possibile per fare un altro miracolo economico dopo quello successivo al disastro della seconda guerra mondiale. Non è esatto dire costi della politica. Papa Paolo VI diceva che la politica, quando è ben intesa, è un atto di carità. Visto come vanno le cose meglio dire costi della partitocrazia: Fotti tu che magno pure io. E se ricominciassimo da Garibaldi ? Sono un cretino nel ritenere che si possa ricominciare da Garibaldi per ridurre i costi legali ed illegali della partitocrazia. Tuttavia il rifiuto di quella montagna di sghei da parte di Garibaldi (che rischiò la pelle in tante battaglie per l'indipendenza della nostra Patria grazie alla Riunificazione, già unità durante l'antica Roma) è una pietra di scandalo. Secondo la vulgata corrente Don Peppino dei due Mondi è un emerito pericoloso cretino, come il sottoscritto, tant'è che si tenta di disarcionarlo; ma egli a cavallo è in molte piazze delle nostre Città con il suo amico V. Emanuele II, ed a cavallo rimane.

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    1. Armando Pupella1 novembre 2015 00:37

      Riprendendo un pensiero di Gibbon, Winston Churchill disse una volta che "non esiste democrazia senza un minimo di corruzione". Purtroppo, è su questo "minimo" che in Italia regna il M A S S I M O dell'incertezza. (Indro Montanelli, controcorrente del 5-3-1988)

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  13. Giuseppe Vullo1 novembre 2015 07:53

    Marisa Bignardelli in questo articolo, fa trasparire la sua etica stringente ed ammirevole. Per molto tempo abbiamo avuto la convinzione che le donne avessero una statura morale superiore a quella dell'uomo. Pure io ne ero convinto ! Ma la brava Marisa in questo articolo intriso di amarezza, ha dimostrato che quando le donne raggiungono la parità con l'uomo nel campo del potere e nella gestione della cosa pubblica...hanno la stessa voglia e la stessa capacità di delinquere dell'uomo ! Grazie a Marisa Bignardelli che ci ha condotto per mano in questo articolo...alla conclusione " antropologica-filosofica ", che la donna non differisce dall'uomo neanche dal punto di vista etico e nella coscienza morale ! D'altronde c'era d'aspettarselo, infatti Eva ed Adamo hanno mangiato la stessa mela !

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    1. Sig. Giuseppe Vullo non ho capito se il suo, è un commento al servizio oppure una galanteria all'autrice. Se non ha argomenti da trattare ne faccia a meno di scrivere.Sono degni di apprezzamento, all'ottimo servizio scritto dalla sig.ra Marisa Bignardelli, i commenti di Armando Pupella e Fausta Fabri sono. La corruttela, ormai è diventato un fenomeno endemico e sistemico che mina e pregiudica l’economia della nazione, causando danni al sistema economico e produttivo della concorrenza oltre ad essere un degrado morale. Il paradosso che a questo enorme sfracelo, si assiste oggi, nel nostro Paese alla detenzione di qualche decina di detenuti, per reati di corruzione. In un sistema corrotto che prevale il sistemi della conoscenza e della relazione, ma non migliorano i servizi e il rispetto della normativa, tributaria, contributiva, sulla sicurezza, è considerato inutile. Dove ci sono le mafie c’è sempre corruzione, e dove c’è corruzione cresce un degrado morale che lascia le porte aperte alla criminalità. La corruzione alimenta il riciclaggio del denaro sporco, allo scopo di occultarne l’origine illecita, fiumi di denaro in Italia e all’estero, investiti dapprima nelle attività di base, costruzioni, commercio, compro oro. Ma oggi, complice la crisi, è nato l’interesse per le imprese manifatturiere, delle quali si acquisiscono le quote. E non esiste un contrasto giudiziario efficace, la corruzione si prescrive in tempo breve, conta un 10% di prescrizioni all’anno. I professionisti possono scegliere se essere argine o cerniera di questo sistema, l’inversione di tendenza ci sarà solo se lo vogliamo, la corruzione non è solo un problema giudiziario, la società civile e responsabile deve attuare comportamenti coerenti, confrontarsi, formarsi, evitando la sola ottica emergenziale. Il rispetto della legalità è un bene della collettività e una protezione per le generazioni future. La prima etica da ricostruire è quella della parola, restituendo ai vocaboli il loro significato profondo. Se diciamo mafia oggi dobbiamo tenere conto delle evoluzioni degli ultimi anni, al di là di immagini cristallizzate e confini geografici, con reati nuovi e forme nuove di controllo del territorio. Dobbiamo riappropriarci del significato della parola educare, usata dalle mafie per il gesto di crescere allievi simili ai boss. Negli ultimi 20 anni c’è stato un grande risveglio della sensibilità educativa su questui temi, ma ancora non basta, serve anche la responsabilità, ovvero la disponibilità ad impegnarsi per uno scopo. La riflessione sul sistema coinvolge le istituzioni, la lentezza dei percorsi, le prefetture, le banche. Come ha giustamente evidenziato l’autrice del servizio, però dobbiamo anche qui scegliere da che parte stare: un sistema nuovo che non uccide dipende anche da noi, perché si deve ripartire da un’etica privata per ricostruire un’etica pubblica. Purtroppo assistiamo che il malcostume è entrato prepotentemente anche in quelle istituzioni che dovrebbero vigilare sulle migliaia di giovani che partecipano ai campi di lavoro sui beni confiscati. Ma….tutto ciò sig. Giuseppe Vullo, a lei non interessa, sono importanti gli atti di galanteria!!!!!!!!!

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    2. Signor "anonimo" eviti di fare apprezzamenti personali nei confronti dell'autore e si limiti a commentare nel merito l'articolo. L'anonimato, già di per se esecrabile, non l'autorizza affatto in questo senso e se dovesse continuare a persistere sarò costretto a intervenire.
      Buona PoliticaPrima.

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    3. Egr. Direttore la stessa sig.ra Bignardelli espone il suo stupore che un argomento di tale importanza non venga trattato come si dovrebbe nei vari talk-show televisivi, ed io sono d'accordo con lei. Io non sono entrato affatto in peculiarità personali. Se questo blog lo vuole limitare a commenti di semplice galanteria, faccia pure, lei è amministratore e cancelli pure quanto da me scritto. Io seguo questo blog, e non ritenga, la mia, un atto di vigliaccheria, sono siciliano, persona conosciuta. Se lei non è d'accordo a qualche mia critica, lo dica chiaramente, ed io eviterò di scrivere...... però non affermi che il suo è un libero blog, perchè non lo è affatto, vedo che anche i blog a volte diventano corridoi di critica guidata. La ringrazio per la pazienza.

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  14. Un bellissimo articolo che fotografa lo squallore ed il disvalore morale di chi ha diretto le Misure di Prevenzione pensando che i beni sequestrati venissero sottratti a "cosa nostra" per diventare "cosa sua"....... Scenari e vicende solo in parte venute a galla in soli tre mesi di intercettazioni e che ovviamente coinvolgono molte più persone di quanto oggi si possa immaginare. Solo la complicità e la connivenza di un intero sistema hanno potuto consentire gli abusi a cui abbiamo assistito ed hanno alimentato quel delirio di impunità che ha portato a condotte sempre più disinvolte e riprovevoli. L'unica speranza è quella stessa casta che ha protetto, oggi trovi necessario condannare senza se e senza ma, per assicurarsi la propria stessa sopravvivenza. È indubbio che il danno di immagine e la conseguente deliggittimazione sono un prezzo che i magistrati non vogliono pagare, soprattutto quelli onesti!

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  15. Articolo che tocca un nervo scoperto del sistema giudiziario italiano. Una situazione venuta a galla anche troppo tardi. Infatti si sapeva, si sussurrava ma come spesso accade non succede nulla fino all'evidenza più eclatante. Spero che ci siano presto i provvedimenti giustamente agognati da Marisa e si faccia giustizia.
    Troppo importante è l'argomento e gli interessi che girano intorno. Per questo c'è bisogno di vigilare e operare con accortezza. Le conseguenze possono essere, infatti, nefaste per delle realtà produttive importanti che non devono subire la medesima sorte di chi li ha create. Prima di tutto i lavoratori e le loro famiglie.
    Un sentito grazie all'autrice.

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  16. Donne coinvolte in azioni illecite? Chiamasi omologazione al genere maschile ( come da altri specificato) e in più aggiungiamoci che diventano pedine da manipolare. Nessuna giustificazione intendo fornire per il loro comportamento anzi mi aspetto giustizia in nome di chi facendo bene il proprio lavoro, ci ha rimesso la vita. I commenti dei più, sono illeggibili specie quando si fa riferìmento alla superiorità morale della donna ( mai professata neanche dalle femministe storiche) . Il marcio è uomo ed è donna , con la sola eccezione che finora il primato è detenuto dagli uomini. In futuro mi auguro per il mio genere che non si dia spazio a questo confronto e fin quando la politica di questa nazione sarà marcia marcio sarà il sistema rappresentato per interposte persone: uomini e donne. Infine serviva un pezzo di questo calibro ai lettori di PoliticaPrima

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  17. Marisa Bignardelli1 novembre 2015 20:41

    Ringrazio tutti voi che con i vostri commenti avete arricchito il mio articolo. Mi meraviglia che l’argomento non sia stato oggetto di discussione nei vari talk schow che ci deliziano a tutte le ore!Non riesco a pensare che i vari arricchiti conniventi di un sistema malato, adesso si facciano da parte e si godano i benefici che ne hanno avuto. Colpevole non è solo la Saguto! Sono d’accordo che la magistratura se vuole ritrovare la giusta credibilità,non possa che dissociarsi fortemente ed esemplarmente !Non. ho mai ritenuto il genere femminile superiore o inferiore. Mi sono sentita orgogliosa, quando le donne arrivavano a posti di prestigio e ho pensato che avrebbe speso bene le loro intelligenze ed energie. Una donna in carriera deve sempre sacrificare qualcosa ! E' vero, la differenza è sempre tra onesti e disonesti. Ho imparato a conoscere molti di voi attraverso i vostri articoli e i vostri commenti è ho riscontrato tanta onestà intellettuale, tanto da poter dire “Voi in questo marcio giro non ci sareste entrati”.

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  18. A Openspace il programma delle Iene su Italiauno c'è Pino Maniaci che parla della Saguto e delle questioni che sono state ben esposte da Marisa. Almeno qualcuno in TV ne parla....

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