mercoledì 4 marzo 2015

LIBERALIZZAZIONI. UNA QUESTIONE IRRISOLTA

Liberalizzazioni i protettidi Giangiuseppe Gattuso – L’Italia ha un tasso di liberalizzazioni molto basso. Frutto delle resistenze di lobby fortissime, caste, ordini professionali, organizzazioni imprenditoriali.
In Europa, secondo le stime dell’Istituto Bruno Leoni, il paese più liberalizzato è la Gran Bretagna che su un valore 100, tasso massimo di liberalizzazione, arriva a un indice del 94%. Subito dopo ci sono i Paesi Bassi, la Spagna la Svezia, con il 79%. Poi la Germania, il Portogallo, l’Austria il Belgio, la Finlandia, l’Irlanda e l’Italia con voto 66 su 100. La Grecia, con i suoi enormi problemi, è a quota 58%.
tassisti-a-torino_h_partbRicordiamo le battaglie condotte in questi anni dai tassisti per evitare, non solo la liberalizzazione delle licenze, ma anche l’aumento del loro numero in proporzione al bacino d’utenza. E l’aspra contesa con gli NCC (noleggio con conducente) per limitarne l’attività; e quella modernissima, di questi giorni, contro Uber. La compagnia di trasporto privato che utilizza il web per connettere, tramite telefonino, autisti e passeggeri. In Italia funziona, dal 2013, solo a Roma e Milano.
Fibra otticaUn punto molto dolente riguarda il complesso settore delle comunicazioni. Un coacervo di interessi, connivenze, e malaffare che ha bloccato il mercato per decenni. Sovvertendo i principi fondamentali della concorrenza e mettendo un freno allo sviluppo tecnologico. Relegando così l'Italia agli ultimi posti, per esempio, nella classifica della velocità e connettività internet. Una conseguenza del monopolio della rete in rame, che arriva a casa di ogni utente, della ex Sip, poi ‘privatizzata’ e divenuta Telecom Italia. Un monopolio che per decenni ha frenato ogni iniziativa privata e ancora oggi limita la diffusione di servizi ad alto valore aggiunto consentiti dalle reti in fibra ottica. La cosiddetta banda ultra larga.
ParafarmaciaTra le liberalizzazioni più roventi spiccano quelle riguardanti le farmacie. Ne abbiamo parlato altre volte su PoliticaPrima pubblicando interessanti contributi di farmacisti titolari di Parafarmacie. I quali hanno sottolineato la grave condizione di non poter vendere, oltre ai farmaci da automedicazione e da banco, cioè senza obbligo di ricetta medica, anche i farmaci di fascia C, e cioè quei farmaci con obbligo di ricetta ma a totale carico dei consumatori. Un affare di circa 3 miliardi di euro l’anno, il 17% delle vendite totali di prodotti farmaceutici. Tutto nasce con le, ormai famose, lenzuolate di Bersani che varò le prime liberalizzazioni nel 2006 e, tra l’altro, previde la possibilità di vendere i farmaci di fascia C in punti vendita al di fuori dalle farmacie.
Da quel momento sono iniziate le danze e i dolori per alcune migliaia di farmacisti, giovani e meno giovani. Cioè di quei laureati in farmacia, abilitati e iscritti all'ordine professionale che non possedevano una "farmacia". Cogliendo l’opportunità del decreto Bersani hanno pensato bene di aprire una “Parafarmacia”. Ma la casta potente e danarosa dei farmacisti titolari, non intendendo perdere, o ridurre, il prosperoso fatturato, ha avuto la “forza” di bloccare ogni tentativo di risolvere la questione.
Ministro Salute Lorenzin e Attività Produttive GuidiAl punto che il Ministro della Salute, dopo l’esclusione di tale opportunità dal Disegno di Legge Concorrenza, appena varato dal Governo, ha avuto la faccia tosta di dichiarare: “L’aver evitato che i farmaci di fascia C, come gli psicofarmaci, possano essere venduti nei supermercati o nelle parafarmacie è innanzitutto una vittoria dei cittadini, poiché garantisce la loro salute e la sicurezza nella distribuzione dei farmaci più sensibili”. Mortificando, così, la professionalità di migliaia di giovani farmacisti. Anche in questo caso, quindi, un blocco potente di privilegiati ha finora frenato lo sviluppo di un settore importante, la creazione di migliaia di nuovi posti di lavoro e un più capillare servizio per i cittadini.
Le “liberalizzazioni” rappresentano un nodo fondamentale per lo sviluppo del nostro sistema economico. Le sacche di privilegio di cui godono interi comparti non fanno altro che limitare la libera attività imprenditoriale, imponendo barriere d’ingresso che frenano la concorrenza e non permettono ai cittadini-consumatori di potere usufruire di una scelta variegata e di prezzi più bassi. Stiamo parlando, insomma, di questioni che hanno bisogno di profondi interventi legislativi, di una forte volontà di cambiamento, e del coinvolgimento di tutte quelle forze politiche disponibili a rendere questo Paese finalmente più libero e moderno.
Giangiuseppe Gattuso
04 Marzo 2015




16 commenti:

  1. Non capisco perchè i farmacisti delle parafarmcie non si ribellano. La casta dei farmacisti si arricchisce su un privilegio e con i soldi pubblici. Grazie a questo vergognoso privilegio una farmacista( del mio quartiere) morta senza figli e senza testamento, ha consentito a nipoti e parenti diretti ed acquisiti, di cui molti neanche la conoscevano e ridevano per l'inaspettata eredità, consentendo a questi parenti di gestire la farmacia per 3 anni con una dottssa precaria, poi licenziata, dopo che questi parenti hanno lucrato sul privilegio vendendo la farmacia 4 milioni di euro. Parecchi di questi parenti si sono fatti la villa con piscina, mentre tanti giovani farmacisti sono disoccupati ed tanti sfruttati. Cosa aspettano a ribellarsi ?

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  2. Antonella Puleo5 marzo 2015 09:47

    Ringrazio l'amico Giangiuseppe Gattuso per l'articolo, a mio avviso ben scritto e che dimostra una profonda conoscenza del settore e dei fatti. Il commento di PV "Non capisco perchè i farmacisti delle parafarmcie non si ribellano".... mi fa sorridere, poichè io sono già all'ottavo anno di lotta serrata, assieme a centinaia di colleghi, proprio per l'ottenimento della libertà professionale. Abbiamo ottenuto qualcosa e continuiamo a lottare perchè i privilegi della casta cessino, ma il gol da noi fatto consiste nell'aver sensibilizzato l'opinione pubblica, sino a qualche anno fa ignara della situazione, e siamo riusciti ad ottenere l'attenzione dei media. Ci ribelliamo, eccome se ci ribelliamo. Ed è grazie a persone come Giangiuseppe che la nostra situazione è diventata oggetto di discussione pubblica. Il grado di civiltà di un Paese si misura anche dalle riforme che esso sa adottare e, fino ad ora, l'Itaia non ha brillato in tal senso. Fiduciosi, attendiamo e, nel frattempo, lottiamo.

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  3. Michele Maniscalco5 marzo 2015 09:57

    Secondo me tutto nasce dal poter vendere una licenza che all'inizio è stata concessa da parte dello Stato o dai vari Enti Comunali. Siamo arrivati al punto che i nipoti di un titolare, come scrive il commentatore che mi ha preceduto, possono vendere la licenza di una farmacia per l'astronomica somma di 4 milioni di euro. Quindi, i farmacisti, titolari di licenza, difendono in tutti modi e con tuti mezzi il loro capitale investito di recente o acquisito attraverso la gestione decennale delle farmacie che col tempo hanno maturato un valore di mercato enorme e sproporzionato rispetto al valore iniziale da quando è stata concessa la licenza. Come si potrebbe ovviare a questo mercato distorto? Con una legge dello Stato che imponga la non trasferibilità delle licenze. Naturalmente bisogna dare il tempo di ammortizzare il capitale ai vari titolari di licenze con l'entrata in vigore graduale della legge che vada da un minimo di 10 anni a un massimo di 20. Automaticamente si arresterebbero le quotazioni assurde attuali e scenderebbero con gli anni fino ad annullarsi al momento che la licenza torna a l'Ente emittente.

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  4. Vanno sciolte le corporazioni, per liberalizzare veramente. In ogni caso non dobbiamo mitizzare il mercato, il mercato va controllato.

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  5. Liliana Olivieri5 marzo 2015 11:04

    Il tuo articolo è talmente descrittivo e mette in luce così bene le lacune di questo paese che posso soltanto dire quello che ripeto ogni volta. Tutto dipende dal malgoverno che è sempre legato alle corde del potere che pur di non perdere i privilegi acquisiti non mette mano alle liberalizzazioni perché dovrebbe rinunciare a quei guadagni occulti che arrivano dalle lobby. Quindi per ottenere qualcosa bisogna mobilitarsi e protestare creando disordine e problemi a questo stato ladrone!

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  6. Vanessa Vettel Vernizzi5 marzo 2015 11:33

    Ricordiamo anche che nel 2014 quando Bersani causa un emorragia cerebrale fu curato in ospedale ,lui che per noi cittadini introdusse come unica cura (all interno degli ospedali)i medicinali equivalenti detti anche generici ,obbligó l'azienda ospedaliera a curarlo solo con farmaci di marchio Brand . Determinando così a carico dello stato una maggiorazione di spesa oltre che la ricerca degli stessi farmaci al di fuori dell'ospedale e della farmacia dell'ospedale...oggi pare ci siano accertamenti in corso ma nessuno ne tv ne giornali parla di questo squallore

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  7. Benjamin Reilly5 marzo 2015 12:52

    Quando le lobby interferiscono nei processi delle leggi, la democrazia è sovvertita e degrada ad oligarchia. Coloro che avversano e combattono le dittature si sogliono definire partigiani differenti dai terroristi il cui fine p imporre per dottrina la propria dittatura. Fondamentalmente le lobby e i partiti condiscendenti non sono altro che espressione dispotica (a scapito del popolo defraudato e sfruttato per i loro interessi distruttivi).

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  8. Mario Botteon5 marzo 2015 14:24

    Ottimo argomento, portato alla nostra attenzione dal nostro Direttore. Le liberalizzazioni delle licenze, delle professioni, della facoltà di aprire alla concorrenza, in questo Paese non saranno mai permesse. Finchè le CORPORAZIONi di fascista memoria non saranno sciolte, finchè a queste non saranno tolti i privilegi che ancora resistono, protette dalla politica, non sarà possibile aprire ad una giusta concorrenza.
    A questo proposito sarà utile ricordare che in Italia (vale per le aziende, sia pubbliche, che private) I GUADAGNI SONO PRIVATI, MA LE PERDITE SONO A CARICO DEL PUBBLICO (o clienti). E' così che funziona in questo Paese. La FIAT docet. E' fin troppo facile fare gli imprenditori cadendo sempre sul morbido.
    I paladini del liberismo sfrontato, la destra che sostiene la libertà di "intrapresa" (ricordate berlusconi?), perchè non accetta il liberismo Americano? La civiltà occidentale viene invocata, citata, ad ogni piè sospinto, quando si tratta di discutere di democrazia. Però non vale per il mercato libero? Il mercato deve essere ancora monopolio delle corporazioni. Caro GGG, ci trascini in un discorso di carattere ideologico. Che fai? Ma sei un comunista? Vuoi che le farmacie cedano quote di mercato? Vuoi che i notai (per me inutili) mollino i ricchi guadagni che la loro inutile professione attualmente gli garantisce? Vuoi che i taxisti Romani e Milanesi rinuncino alle loro licenze pagate qualche milione di euro? Bada bene che sui taxisti bisognerebbe fare un discorso più complesso, infatti nelle piccole città, fanno la fame. Non è dapertutto come a Milano e Roma.
    Scusami GGG, scusa le mie "provocazioni", ma da ex Consigliere Comunale di lungo corso, di queste cose ne ho parlato mille volte, ed ogni volta che mi esprimevo sullle protezioni che alcune corporazioni oggettivamente hanno, mi accusavano di essere ideologicamente prevenuto, ed ovviamente di comunismo.
    So bene, o almeno credo di sapere come la pensi, per questo mi scuso ancora, ma "stai sereno" che i politici le "lenzuolate" di liberalizzazioni, non le faranno mai. Finchè cercano il consenso a tutti i costi, costi quel che costi, figurati.

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  9. Quante volte i vari governi si gridano addosso affermando che l'Italia ha bisogno di liberalizzazione. Certo , se dovrei esprimere un giudizio personale, sono convinto che, l’apertura dei mercati, in economia liberalizzata, non è la panacea di tutti i mali ma è un grave errore dovervi rinunciare. L’hanno declinata in molti, e strutturalmente valida,ad iniziare dall’Autorità garante della concorrenza dei marcati Concordi anche nel ritenere reati gravissimi le formazioni di “cartelli”che corrompono la libera competizione tra le strutture economiche operanti sul mercato, in particolare banche e assicurazioni. Negli stati più evoluti, come gli Stati Uniti vengono puniti con la galera, in Italia la concorrenza è sempre frutto di subdoli accordi o di sistemi per raggirarla. Ogni governo che si alterna pone la necessità di proteggere l’ignaro utente di un bene o servizio, con una vera e operante liberalizzazione. Sembra il percorso di una cometa, si avvicina sempre di più alla luce “del sole”…. poi come la periodicità di Halley si allontana per perdersi nello spazio infinito delle lobby. E una vera commedia di arte drammatica, una Vigilanza che nella solita relazione del garante, vengono esposte le solite indagini conoscitive di importanti personaggi e l’utile che ne potrebbe derivare, poi vengono alla luce i soliti conflitti di interessi ma soprattutto, i conflitti di ruoli. Si scoprono le presenze, nei “punti chiave” e nei propri organi di amministrazione, di persone che siedono contemporaneamente nei board dei concorrenti. Le stesse persone, insomma, si spartiscono le poltrone dei Cda dei principali istituti bancari e assicurativi italiani. Si imbastiscono norme rigide da rispettare sui tempi e sulle modalità operative ove innescare concorrenza tra gli istituti, in piena libertà di mercato. Da anni vengono disattese le speranze di migliaia di persone che chiedono tutela in tempi brevi, ma restano i soliti “sermoni” concessi dal garante di turno. È diventato ormai di dimensione patologica, il fenomeno degli intrecci nella governance di banche e assicurazioni, una situazione sempre più preoccupante su cui l'Antitrust valuta ma senza raggiungere obiettivi palpabili. Quante volte abbiamo sentito parlare di sistema di brokeraggio per le assicurazioni, per rendere più equo e trasparente il sistema assicurativo? Quante volte l'Antitrust ha ritenuto di fondamentale importanza scindere il legame ferreo tra società, prodotto e canali distributivi? Qualcuno se ne accorto di queste fantomatiche liberalizzazioni? Credo proprio di no, se mai abbiamo solo potuto constatare che le lobby hanno un’ascendenza superiore sui nostri politici distratti che confondono liberalizzazione con libertinaggio.

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  10. Io sono assolutamente favorevole alla liberazione, tuttavia ritengo che debba essere fatta tenendo conto delle varie arie interessate. Forse i notaio avrei analizzato quale impatto potrebeb avere questo tipo di liberazione.
    Riguardo ai tassisti assolutamente si Ritengo che sia un’area la cui libera concorrenza possa portare solo ad un miglioramento del servizio ed una riduzione dei costi Pensare che una licenza possa costare anche euro 250000 mila è una vergogna.
    Relativamente ai farmacisti anche in questo caso ritengo che non ci dovrebbero essere impedimenti Sono sempre e solo medici quindi con le dovute competenze i farmaci di fascia C vanno venduti solo con ricetta non vedo dove sia la differenza Ci sono delle farmacie che per trovare i medicinali bisogna fare la caccia al tesoro Tutti prodotti di bellezza prodotti per bambini e poi in un angolo i medicinali A vederli così non sono assolutamente differenti da un’area di un supermercato.
    Tuttavia a mio giudizio quello che in questo settore pesa molto sono le case farmaceutiche Non so quanti interessi abbiano a perché certi medicinali si possano vendere ad un prezzo inferiore
    In ogni caso è lo stato che dovrebbe mettere mano alle leggi e regolamenti per migliorane l’efficienza Uno dei compiti principali dello stato aiutare lo sviluppo e facilitare le attività dei settori produttivi

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  11. Pino Granata5 marzo 2015 15:23

    Certe liberalizzazioni sono un bene, altre no. Non abbiamo un capitalismo capace di essere competitivo in certi settori capace di investire nella ricerca. Sono anche stufo dello Stato che vende aziende sane per un pezzo di pane e si tiene rottami incapaci di essere competitivi senza l'aiuto dello Stato.

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  12. La liberta' di professione e' un diritto sacrosanto, eppure nel 2014 ancora si parla se e' il caso di offrire una chance di lavoro o no, pazzesco.Dopo 8 anni dall'apertura della mia parafarmacia, pero' vedo che alcuni italiani ancora strabuzzano gli occhi e non hanno ben chiaro la situazione in cui noi versiamo.Io ai tempi del liceo scendevo in piazza con gli operai ben sapendo che il giorno dopo sarei stata interrogata comunque , ed ero a conoscenza dei loro problemi, cercavo d'informarmi, ora vedo solo persone che lottano per fagocitare i piu' deboli , vedo gente disinformata , e vedo anche tanta indifferenza.Ormai lascio passare la mia generazione, non ho neppure piu' voglia di commentare .Ognuno per se'.

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  13. Io invece ho una curiosità invece :Bersani é il promotore dei prodotti equivalenti detti anche generici dal 2006 . É colui che ha introdotto in ospedale i generici come metodo di cura del paziente per non utilizzare i prodotti brand (medicinali ufficiali) è colui che nella farmacia dell ospedale ha introdotto la quasi esclusiva vendita dei generici...creando così una lobbying fra industrie farmaceutiche per inserirsi prepotentemente sul mercato .si sa inoltre che la moglie di Bersani ,farmacista,é amministratore delegato della cooperativa Parafarmacia in quanto marchio e punti vendita in Italia..la famiglia Bersani quindi ha molti interessi nella vendita degli stessi equivalenti sia nelle Asl sia nelle stesse parafarmacie che loro come distribuzione gestiscono. Si deve però anche dire che sono equivalenti e quindi simili per il principio attivo ma non per il veicolare che lo fa entrare in circolo attivamente ,così é dato di fatto che il generico NON funziona come il marchio brand. Ora da fonte ufficiale Bersani quando é stato ricoverato lo scorso anno causa l"emorragia cerebrale ha obbligato l'azienda ospedaliera a curarlo solo con medicine di marchio brand ,così facendo hanno dovuto far arrivare medicinali dai grossisti esterni che riforniscono le farmacie . Ha rifiutato i medicinali equivalenti da lui introdotti per legge. Ha in questo modo causato un ricarico di spesa maggiore a carico dello stato ...ora pare abbiano aperto un per questa cosa ma le tv non ne parlano...perché Bersani per se stesso non vuole essere curato con gli equivalenti ...perché non dice chiaramente che lui è la sua famiglia sono come società il Marchio Parafarmacia che tanto spingono e impongono?

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  14. Gloria Trizzino5 marzo 2015 17:50

    L'articolo è condivisibile in Totò. Il desiderio di liberalizzare credo che sia in tutti noi in un periodo che ci vede incatenati e senza via di uscita. Senza fare confronti con l'Inghilterra che non ha mai avuto leggi scritte, noi purtroppo viviamo di leggi inosservate e compromessi molto ma molto discutibili quando non sono del tutto illegali. Non so come potremo cambiare questo stato di cose.

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  15. Giacomo Alfano5 marzo 2015 21:15

    Posso dire solamente che condivido ...purtroppo in Italia tutti disposti a rivoluzionare tutto ...tutto quello che riguarda gli interessi degli altri e sempre pronti a difendere i propri interessi e di questo i partiti politici né sono consapevoli ...anche perché chi ha più interessi ha anche più soldi e con i soldi riesce a farsi sentire meglio!!!

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  16. Antonella Deri6 marzo 2015 11:00

    Come al solito e quasi su tutto siamo agli ultimi posti, sotto di noi solo la Grecia che, come sappiamo versa in condizioni gravissime, non mi meraviglierei se tra poco ci sorpassa anche lei. Le privatizzazioni, qui in Italia, sono sempre un problema, la paura che alla fine nelle casse manchino i liquidi fa preoccupare, meglio rimanere così e alla fine lobby e caste riescono sempre o quasi a vincere. Bersani ci provò con scarso successo, i proprietari delle farmacie gli fecero una guerra assurda arrivarono persino a fare sciopero, furono, comunque aperte alcune parafarmacie con restrizione sulla vendita di medicinali, ebbero però scarso successo e nel giro di poco tempo la maggior parte ha dovuto chiudere. La stessa cosa è successa con i taxi e tassisti, che non solo non volevano, o vogliono, la liberalizzazione delle licenze ma neanche l'aumento del numero di utenze. Si potrebbe continuare all'infinito il risultato non cambia, passi avanti pochi e forse poco soddisfacenti. Le liberalizzazioni sono necessarie per la crescita del paese e per creare lavoro, però a fianco ci vogliono delle buone regole. Cambiare, se fatto bene, è un bene che va accettato, basta che sia utile alla società.

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