lunedì 30 marzo 2015

Angelo figlio di Bernardo deve pagare per il padre?

Angelo Provenzanodi Giuseppe Bianca - La notizia riportata in queste ore per cui Angelo Provenzano, 39 anni, figlio maggiore del boss Bernardo, sia prodigo nel narrare dettagli di vita vissuta, raccontati a pagamento ai turisti,

come accade ogni settimana ormai da sei mesi, pone un problema di metodo e di coerenza da parte di quanti, in questi anni, hanno vomitato insulti, issato muri insormontabili e sprecato fiumi di inchiostro, fortunatamente negli ultimi tempi, assorbito dal web. Secondo loro un figlio di un mafioso tale rimane fino a quando non ne prende pubblicamente le distanze. Quel desiderio forte di bianco e di nero, quel ragionare per scissioni e separazioni, che costituisce un utile meccanismo di difesa, oggi non può finire nel dimenticatoio, perché la notizia è carina ed intrigante.

overseas-adventure-travelPertanto, unitamente al rispetto personale che ogni individuo merita, ed Angelo Provenzano al pari di questi e di chiunque altro, non serve in questa vicenda né la berlina a cui mettere il protagonista, né, altrettanto, quello spirito assolutorio, quel “che ci fa” che esce proverbialmente geniale come le faccine dei social, quando pensiamo di avere avuto una bella pensata, la vecchia luce che si accendeva nei fumetti con Archimede protagonista, (eureka) che sposta il problema. Questo infatti allontana il baricentro delle cose e mistifica i contenuti della questione.

angelo-provenzano-155470Il peggior padre, fosse anche l’ultimo uomo della terra è sempre un padre per il proprio figlio. Non servono manuali di sociologia per spiegare questa verità di base, come il fatto che il male intriga più del bene, e la virtù unisca meno del vizio.

A questa terra che non riesce ad esportare un’immagine credibile serve un esame di coscienza. Sereno, complessivo ed oggettivo.

Ciascuno di noi sa, infatti, intimamente, come si combatte la mafia, attraverso quali messaggi, con che comportamenti, ed evitando quali omissioni, che possono apparirci anche minime e lievi.

Lo stupore “social” dunque, legittimo, ma tardivo, va accompagnato con la presa di coscienza che il nostro obiettivo deve essere quello di esportare sole, sorrisi e comportamenti di dignità, essere siciliani ricordati non per la talìata, per l’omertà e per il compiacimento di essa, ma per quel profumo di morale che deve salire dalla terra insieme alla zagara.

Il souvenir del primo dentino o della gita in bicicletta di Angelo Provenzano oggi è appetibile per quel manifesto in cui abbiamo incorniciato la Sicilia, consentendo romanzi, sagre, fiction, gadget, schematici e comodi luoghi comuni, il mercato dell’ovvio, che per noi però, non è né gratis, né indolore.

Giuseppe BiancaGiuseppe Bianca
30 Marzo 2015

21 commenti:

  1. Le colpe dei padri non possono ricadere sui figli. Tuttavia, sarebbe stata opportuna una visibilità più defilata, onde evitare la facile retorica del:"guarda il figlio di....... capo della....
    Resta il fatto che, probabilmente è la miglior persona del mondo, non posso certo giudicarlo attraverso l'operato del padre, non posso essere giudice.

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  2. Lo stupore “social” dunque, legittimo, ma tardivo, va accompagnato con la presa di coscienza che il nostro obiettivo deve essere quello di esportare sole, sorrisi e comportamenti di dignità, essere siciliani ricordati non per la talìata, per l’omertà e per il compiacimento di essa, ma per quel profumo di morale che deve salire dalla terra insieme alla zagara. Ottima riflessione.

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  3. Antonella Deri30 marzo 2015 23:02

    Portare il cognome "Provenzano" è piuttosto impegnativo visto che Bernardo è un capo mafioso siciliano. E' difficile stabilire se il figlio può, pur non rinnegando la famiglia, essere considerato "pulito", fuori dalla mafia, chi è in famiglia, di solito, ci sta dentro con tutti e due i piedi scarpe comprese, anche perchè se non stai con la famiglia vieni tagliato fuori da loro, ti rinnegano. Forse, ribadisco FORSE, dal momento che un figlio non approva l'operato del genitore (mafioso) dovrebbe uscire e tagliare i ponti con la parentela e cercare, con fatica certo, di ricostruirsi una vita lontano, un taglio netto che sicuramente sarà MOLTO doloroso. Però riconosco che non è neppure giusto che le colpe dei padri ricadano sui figli... Non è facile dare un giudizio.

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  4. Penso, molto sommessamente, che avere ideato un intrattenimento turistico come quello di mostrare il figlio di un capo dei capi, in carne ed ossa, ai turisti americani come se fosse un panda bianco, sia una trovata che funziona e che produce adrenalina in chi, lontano dalla Sicilia, identifica questa terra con Cosa nostra. Sentire la viva voce di uno che si chiama Provenzano e il cui padre ha fatto tremare i polsi solo a sentirlo nominare, certamente attizza molto il turista e rende folkloristica persino una tragedia sociale. Ma la genialata di un tour operator continua a condannare la Sicilia irrimediabilmente alla sua dimensione provinciale e arcaica, ancora prigioniera dei suoi caratteri più negativi. Qui non c’entra né il moralismo né il garantismo per i figli dei mafiosi che rispondono alla loro coscienza e ai giudici se hanno commesso dei reati. Quello che contesto è che l’argomento mafia continua ad essere utilizzato in chiave culturale e spettacolare alimentando un mito di cui vorremmo liberarci. Invece di rendere protagonisti i figli dei mafiosi si poteva, per esempio, far conoscere ai turisti i luoghi dove sono caduti Falcone, Borsellino, Dalla Chiesa, Chinnici, Libero Grassi e tutti gli altri che hanno dedicato la loro vita a contrastare il fenomeno mafioso spiegando loro che la Sicilia è anche la terra dell’antimafia. Si poteva intrattenere i turisti in maniera diversa, magari spiegandogli come sono costretti a girare per strada i giudici della DIA, per difendere i siciliani onesti che vogliono liberarsi della mafia.

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  5. Gloria Trizzino30 marzo 2015 23:38

    Sinceramente sia l' articolo che i commenti che mi precedono non mi danno un quadro preciso dei fatti. È' notorio che Bernardo Provenzano e in galera per effetto di pentiti che parlando hanno giustamente collaborato con la giustizia anche per ottenere uno sconto. Ma io non so cosa abbia fatto o detto il figlio. In Italia la responsabilità' penale è' personale. Pertanto deve pagare reati suoi se ne ha.

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  6. L'argomento ha avuto un clamore mediatico esagerato. Come spesso accade quando si tratta della Sicilia e della "mafia". E questa volta c'è la famiglia. E quindi un figlio, Angelo, il maggiore, di Bernardo Provenzano, che suscita ancora più stupore, scatena reazioni, anche scomposte. Io credo sia sbagliato. Per il semplice motivo che, per quel che è dato sapere, Angelo Provenzano è un cittadino incensurato. E per questo può e deve potere svolgere qualsiasi onesto lavoro. Le opportunità del caso, gli aspetti etici, le eventuali conseguenze negative, l’esempio che se può trarre, etc. etc., lasciano il tempo che trova. E se un’agenzia turistica internazionale ritiene interessante per i suoi turisti far conoscere alcuni aspetti di questa nostra società, pur attraverso una testimonianza “particolare”, come quella del figlio di un capo mafia, ben venga. È e sarà compito delle istituzioni, dei cittadini onesti, della cosiddetta società civile e di chi ha voglia di farlo, fornire a chi ci viene a trovare e al mondo intero l’altra faccia della Sicilia. Quella che ci piace e che è enormemente più grande e significativa.

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    1. Ivana Trentini31 marzo 2015 11:32

      Molto ben detto !

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  7. Michele Manicalco31 marzo 2015 00:06

    Condivido totalmente qianto scritto da Giangiuseppe Gattuso.

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  8. Ornella Ferrara31 marzo 2015 13:39

    I figli non possono piangere le colpe dei padri, si è inventato un "lavoro" visto che, se ricordo bene aprì una lavanderia ma per via del cognome che porta gli fu negata, devono pur vivere, l'importante che non percorra i passi.

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  9. Ottimo questo articolo per la Sicilia, per il blog, per tutti noi. Veramente geniale la trovata perchè non sfruttare il marchio "mafia", chiedendo anche il coprighit, non si sa mai ce lo rubano i calabresi, campani e pugliesi. Avremmo turisti a volontà, altro che pietre antiche templi, mosaici, teatri greci e romani a chi interessano ? Naturalmente occorre il "testimonial" giusto...e chi meglio del figlio di un boss ? o magari il boss in persona ! In sicilia c'è l'imbarazzo della scelta ! Avremmo moltitudini di americani studiosi del fenomeno padrino...e perchè no, i tedeschi amanti delle storie sulla piovra. Naturalmente i ristoranti e pizzerie dovrebbero essere sintonizzati es. pizza alla mafiosa, alla lupara, al piombo etc. Nel pacchetto potrebbe essere incluso un tour al 416 bis, ed un corso di lupara a canne mozze ! Minchia che figata ! Come è che non ci abbiamo pensato prima ?

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    1. Francesco Ippolito1 aprile 2015 14:55

      Si però brevettiamo l'idea altrimenti c'è il rischio che possano fregarcela pure altri.
      Chissà magari la concorrenza dei tedeschi con qualche nipote di Hitler o figlio di Goring.
      Oppure i Russi con qualche cugino di Stalin.
      Le colpe dei padri non debbono ricadere sui figli. Bella frase, ma a questo punto neanche i benefici che i padri hanno conseguito col malaffare debbono "ricadere" sui figli.

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  10. Armando Pupella31 marzo 2015 17:11

    Quel che, con un vezzeggiativo e con un termine geometrico, si chiamano bustarella e tangente, dalle mie, parti con termini coloriti, si chiamano pizzo e mafia, del resto dalla pizza al pizzo, il passo è breve. Mal comune mezzo gaudio? Niente affatto! È uno schifio dalla Trinacria alla Val Padana, parola della repubblica di tangentopoli e privilegiopoli, ex Repubblica Italiana. La Corte dei Conti poche settimane fa disse che corruzione e crisi crescono insieme. Crisi? Ma cos'è questa crisi? Non è esatto definire astronomico il nostro debito pubblico. Non è astronomico. È GASTRONOMICO. Buon appetito!

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  11. Francesca Cottoni31 marzo 2015 22:59

    Non è giusto che il figlio paghi per il padre... e nemmeno che deve prendere le distanze. Per lui sarà sempre il padre. Ma cominciamo un po’ a vedere cosa fanno i nostri politici che non sono stinchi di santi, e lasciamo questo ragazzo tranquillo a svolgere il suo lavoro.

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  12. Marianna Palisano31 marzo 2015 23:03

    Io non ci trovo nulla di male... le colpe dei padri non devono ricadere sui figli...è da settembre scorso che partecipa a questi meeting e si dice che sia una persona molto istruita e a modo...secondo me se un padre ha delle colpe, i figli hanno il sacrosanto diritto di avere una vita pulita e dignitosa...io la penso così...

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  13. Rosalba Ferrara1 aprile 2015 13:41

    L'ultima chicca, che fa notizia e sulla quale non è facile dare un giudizio, è su Angelo Provenzano, figlio del noto boss Bernardo, storico capo mafia siciliano. Ha trovato un modo per sfruttare, e trasformare in folklore, la "Mafia", vissuta, e da sempre raccontata come una piaga. Adesso, con questa bizzarra iniziativa, che assume un aspetto pittoresco, darà una garanzia di lavoro onesto. discutibile o meno, che rientra sicuramente, in una normalità di vita., Un'agenzia turistica di Boston in questo caso, dà un momento di "cultura" ai turisti curiosi, e un riscatto, a chi ha avuto un trascorso di vita, che non condivide.

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  14. Marisa Bignardelli1 aprile 2015 19:26

    Mettiamo pure nel conto che Angelo sia un ottimo cittadino che ha avuto la sfortuna di avere un padre molto scomodo e una vita difficile a causa della sua latitanza.Questo giovane uomo adessa a voglia di normalità e pur sapendo. che il padre è un efferato criminale,lo difende.ci può stare anche questo.Ma il resto NO è solo cattivo gusto.Prestandosi alle morbose curiosità dei turisti,PER SOLDI,dimostra che vuole sfruttare il nome del padre e che non ha assolutamente voglia di normalità.Chiunque al suo posto,eviterebbe di mostrarsi,cercherebbe di rimanere nel buio il più possibile per poter vivere una vita normale!!!Ma per lui essere normale e la normalità non sono modi accettabili!!Inoltre è un tipo di turismo che può solo far male alla Sicilia e ai siciliani!NOI NON VOGLIAMO ESSERE RICORDATI PER LA MAFIA E LA VIOLENZA!!!Ma per la nostra storia e le nostre bellezze!!Per i nostri valori e non per i nostri disvalori Devo dire che ho provato disgusto per Angelo Provenzano!L'avrei ammirato se fosse stato nell'anonimato ,zitto reggendo dignitosamente il peso di una vita difficile e di un padre criminale!Le vittime di Provenzano non si presteranno al turismo...............

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  15. Marisa Bignardelli1 aprile 2015 19:57

    Volevo scusarmi degli errori e aggiungere che SI' le colpe di certi padri ricadono sui figli(giusto o ingiusto che sia)e le colpe di eccidi di massa ricadono su intere generazioni!

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  16. Carmen ScelsI3 aprile 2015 07:11

    Angelo Provenzano non deve certo pagare per le colpe del padre Bernardo,ma perchè ai turisti americani che vengono in tour in Sicilia non racconta le vite spezzate da quella organizzazione criminale di cui suo padre ha fatto parte...perchè non raccontare la storia dei due nostri eroi Falcone e Borsellino,vittime della Mafia di cui suo padre ha fatto parte,perchè non raccontare di tutti quegli innocenti che sono morti ammazzati dalla mafia di cui suo padre ha fatto parte...perchè non spiegare perchè suo padre veniva chiamato u' tratturi nel senso che "tratturava"le sue vittime,le massacrava....
    Non ci sto che illustri a questi turisti solleticati da fatti criminali,la mafia a modo suo e che possa in qualche modo dare sue interpretazioni sul come e sul perchè quei fatti accaddero e continuano ad accadere.....è assurdo.

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  17. Anziché parlare delle torture in corso che Bernardo Provenzano è costretto a subire, si parla del più del meno, del gossip. I diritti umani restano restano sulla carta!

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  18. Antonino Cappellani12 aprile 2015 00:44

    Quel che prima di tutto mi ripugna e mi fa inkazzare e' che è stata tolta ad Angelo la propria dignità di uomo rappresentato come un fenomeno da baraccone immolato al business. Tutto in nome del denaro euro o dollaro che oltre tutto non sono monete sovrane perché emesse, come dai falsari, da istituti privati e senza una reale copertura aurea.

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