lunedì 16 febbraio 2015

In memoria di Aldo Naro

Aldo Naro universitàdi Mariapia Labita - Ancora violenza... mi pesa! Mi pesa come madre e come insegnante… Aldo Naro, il giovane medico ucciso in discoteca nella notte del 13 febbraio scorso.
Non lo conoscevamo ma si legge di un giovane impegnato a costruirsi una vita dedicata a salvare delle vite. E, molto, mi ha colpito l’appello di Chiara, collega di studio di Aldo, che tramite il suo profilo Facebook ha voluto lanciare all'intera città di Palermo il proprio personale appello:
"Un appello a tutti gli adulti miei amici: raccontate la storia di Aldo ai vostri figli, assicuratevi che non sono persone che prendono a calci e a pugni gli altri, date un senso a questa morte del mio collega Aldo Naro che pochi giorni fa si era abilitato come medico proprio come me... che il mio stesso giorno, il 24 luglio, si era laureato dopo immani sforzi e sacrifici andati perduti... lui che ha faticato per salvare le vite ha perso la sua inutilmente... gli insegnanti che ho tra gli amici di Facebook, parlatene ai vostri alunni o se volete vengo a parlarne io... facciamo in modo che questa storia si sparga a macchia d'olio, non si può morire per un calcio sulla nuca..."
Come docente voglio accogliere il suo appello… dopodomani ne parleremo con i miei alunni che, nonostante siano piccolini, hanno già dimostrato la loro attenzione per la società che li circonda. Hanno già preso coscienza della violenza che agita il mondo… tutto il mondo… e soprattutto hanno tanto desiderio di comprenderne il perché.
Forse dovremmo immaginare un mondo gestito dai bambini…
Forse la scuola pubblica o privata che sia non ha saputo e non sa assolvere al suo ruolo
cagliari_violenza_su_compagno_di_scuola_bulli_inchiodati_dal_filmato_del_telefonino-0-0-431900Forse la politica, tutta intenta appunto a far politica fine a se stessa, dovrebbe riprendere il filo del discorso dalla scuola rendendola più presente in quelle realtà dove la violenza la fa da padrona, violenza inspiegabile, insopportabile, indescrivibile che si alimenta spesso a partire dai banchi di scuola e dove viene, ahinoi, sottovalutata con la scusante che si tratta di bambini… pertanto sempre più spesso giustificata dal cosiddetto mondo degli adulti.
Mi interrogo sugli adulti… se mai lo fossero diventati! Probabilmente si tratta di adolescenti che pur essendo diventati adulti esteriormente, sono rimasti adolescenti e, pertanto, poco preparati a diventare genitori.
Avere dei figli, crescerli in modo sano, e quindi, anche dal punto di vista della costruzione della propria identità personale, è una grande responsabilità.
No violenzaMa, non tutti, purtroppo, ne hanno consapevolezza e allora spetta alla scuola il PESO di questa enorme responsabilità: formare persone, cittadini, educare alla pace, alla non violenza, alla capacità di sapersi difendere civilmente da chi vuole prevaricare, da chi, credendosi forte del suo ruolo di BULLO, molto spesso STIMATO dal gruppo per questa sua capacità di imporsi, ritiene che la VIOLENZA sia la cosa che fa girare il mondo!
Non ce la farà la scuola SE non sarà capace di rivoluzionarsi attraverso una vera RIFORMA in cui si dia spazio ai docenti e agli alunni in maniera da garantire la possibilità che tra le parti si possa instaurare oltre che un rapporto Insegno/apprendo soprattutto un rapporto più UMANO fondato su Impariamo insieme/conoscendoci al fine di migliorare il mondo.
Mariapia LabitaMariapia Labita
16 Febbraio 2015








20 commenti:

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  2. accolgo con vivo interesse l'appello di Mariapia perché questo è il ruolo di un vero educatore .Metabolizzare il grande dolore , ma, nel contempo , riuscire a far scaturire un bene , da un male gratuito e senza giustificazione alcuna , far prendere coscienza ai nostri ragazzi a quale assurda tragedia ,può arrivare il bullismo

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  3. L'indignazione dev'essere convertita in fatti... le discoteche appartengono a quel mondo consumistico fondato sugli eccessi che strumentalizzano la persona. Questo è ciò che il mondo degli adulti tollerando ha regalato ai giovani che un tempo si divertivano ugualmente in modo genuino. La morte di quel ragazzo è solo l'effetto di tanta ipocrisia perbenista che tenta di supplire alle proprie manchevoli assenze educative, perchè educare è divenuto sinonimo di proibire (mandate a fare in culo il mondo consumistico... offrendo creatività e socializzazione dialogica).

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  4. Michele Maniscalco17 febbraio 2015 16:59

    Secondo me, alla scuola per i ragazzi bisognerebbe affiancare un scuola per gli adulti. I genitori, almeno un giorno alla settima, con relativo permesso per chi ha un lavoro retribuito, dovrebbero essere obbligati a tornare a sedersi sui banchi ad ascoltare ed imparare dagli insegnanti dei propri figli come educarli. Ai miei tempi erano i genitori ad andare dagli insegnanti per esortarli ad essere più severi sia per quanto riguardava l'apprendimento sia per la condotta dentro e fuori dalla scuola. Oggi è tutto al contrario: vanno dagli insegnanti con arroganza a rimproverarli perché si sono permessi di dare un brutto voto al proprio figlio o perché l'anno richiamato ad una condotta più civile. Il figlio ha sempre ragione quando è in conflitto col suo insegnante.
    Le discoteche sono fonte di cattivi comportamenti con droga alcool e violenze.

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  5. Asia Lucia Cricchio17 febbraio 2015 19:18

    Non mi stupisce il fatto che ad accogliere l'appello sia proprio una donna e mi spiace se qualche maschietto si offenderà, ma ahimè da convinta femminista non posso che fare i complimenti a Mariapia per aver scritto il pezzo e per averlo sottoposto all'attenzione dei suoi alunni. Da mondo e mondo le guerre le fanno gli uomini e sono loro ad uccidere le mie sorelle e anche questa volta, il criminale è un uomo. Servono pene severe e questo legislatore non è capace di prevederle. I caratteri che Beccaria individuava nella pena,sono stati minati da questo e dai precedenti governi , sino a rendere incerto ogni branca del diritto vigente nel nostro ordinamento.E non stupitevi se per futili motivi oggi si uccide più che mai. Piuttosto chiedetevi , chiediamoci il perchè di cosi tanta violenza. Io la ratio la ritrovo nel fatto che la pena non assolvendo più al suo compito primario ovvero garantire la sicurezza sociale con misure punitive serie, lascia sempre un minimo di margine strumentale e proprio questo elemento fa si che l'omicida agisca in virtù del fatto che nessuno lo rinchiuderà a vita in una cella. Accusatemi pure di essere cattiva ma io vorrei che si istituisse la pena di morte. Non credo nella rieducazione del reo, se non in casi eccezionali, in quanto la risocializzazione del criminale è diventato un mito. Un mito nel mito ove si muore senza volerlo. Concludo esprimendo la mia vicinanza, per quel che possa servire, alla famiglia e a chi conosceva il collega Aldo Naro.

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  6. Francesca Cottoni17 febbraio 2015 19:20

    Non solo educarli a scuola... ma l'educazione inizia dalla famiglia... che purtroppo lascia molto a desiderare

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  7. Armando Pupella17 febbraio 2015 19:29

    Aldo Naro, povero giovane! Chi semina amore raccoglie bontà. Chi semina merda raccoglie stronzi. E dal 68 la società, con abbondante semina, di stronzi ne raccoglie a bizzeffe. Oggi la mammina degli stronzi non è mai stitica. Bisogna riscoprire la sacralità della Vita, dal concepimento alla sua morte naturale; sacralità intesa in senso laico valido anche per i non credenti. A scuola, non tralasciando le materie scientifiche, bisogna rivalutare la cultura classica ed umanistica; con la vecchia scuola, prima delle tante "riforme" l'Italia negli anni sessanta del secolo scorso divenne la quinta potenza industriale al mondo. Il 68 non ha rovinato solo la scuola, ma anche l’economia, la società e la famiglia come dimostrano i continui omicidi-suicidi nelle famiglie. Non sarebbe male far ristudiare a scuola il libro "Cuore" di Edmondo De Amicis. Chi semina amore col cuore raccoglie bontà. Chi semina merda raccoglie stronzi

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  8. GLI ANGOLI BUI

    Gli angoli bui
    dentro di noi
    sono i luoghi
    del sacrilegio
    e della violenza,
    del saccheggio
    e della mattanza
    dei più alti valori
    civili, etici e morali,
    piantati
    nella nostra coscienza.

    (27-marzo-2014)
    Di salvatore r. mancuso

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  9. Ho quattro figli. Chi studia ancora, chi ha finito di studiare e lavora (come tutti i giovani del terzo millennio per stipendi da fame). Hanno amici, una vita sociale attiva, escono la sera del sabato.
    Ero incinta della prima figlia, oggi di 26 anni e riflettevo quando io me ne andavo a dormire e vedevo dalle finestre di fronte la mia camera, le luci accese dalla vicina e intravedevo sua figlia che stava per uscire, perché guai, Ibiza docet, non si esce prima di mezzanotte. Io speravo e pregavo : "ehh quando nascerai tu e toccherà a te speriamo questa moda delle uscite notturne sia finita da un pezzo"
    Purtroppo no. Sono stati spesi oceani di parole tutte le volte che è successa qualche disgrazia poi per i nostri giovani, da una parte "bamboccioni" o "consumatori" quando fa comodo sull'altare del consumismo,non è cambiato molto. I locali non aprono prima di una certa ora, usa così, da sempre! (Mica è vero! Io uscivo alle 20,30/ 21.00 erientravo alle due di notte, fare l'alba era una cosa del tutto eccezionale per l'ultimo dell'anno, semmai!) Succedono drammi e noi siamo qui a piangere ed interrogarci. Violenza stupida, immotivata. Ti muore un figlio. Ma da anni, nessuno ha alzato un dito e anche il prossimo sabato vi farò le solite raccomandazioni, perchè io mi fido di voi, ma basta un ubriaco, un balordo, e il divertimento si tramuta in tragedia. Io sarò sul divano con cellulare in mano. Non posso tenervi sotto una campana di vetro, pregherò per rivedervi vivi la domenica, figli miei.

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  10. Leggo ADESSO con orrore che si è costituito l'assassino, E' un minorenne...... succedesse a me mi sentirei una merda come educatrice......

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  11. Non conosco molto bene la vicenda, ma trovo giusto portarla a conoscenza anche dei oiù piccoli.Mi permetto fare mio quanto trovato, in merito sul web

    ""Così nella serata “Dress hap carnival” è calato il gelo della morte: il litigio si è trasformato in pestaggio. Naro è stato colpito a pugni e calci ed è caduto a terra tramortito. Forse proprio mentre era a terra gli è arrivato un ultimo calcio alla nuca. Subito sono arrivati i soccorsi e l'ambulanza del 118 ha portato il giovane in ospedale. Ma Aldo è spirato, facendo piombare nell'incubo il padre Rosario colonnello dei carabinieri, la madre Anna Maria, insegnante in pensione, e la sorella Chiara. Proprio quel giorno aveva conseguito la laurea in Medicina all'Università di Palermo.""

    tu possa essere in pace.

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  12. Questo gravissimo fatto mi ha sconvolta... in primis per l'atroce fine che ha fatto questo giovane, bello, laureato a pieni voti, na speranza della medicina. In secondo luogo perché mi ha riportato alla mente un terribile episodio di bullismo, cui è rimasto vittima il mio unico nipote, reo soltanto di essere un ragazzo perbene, serio, impegnato. Grazie a dio, con l'aiuto valido della sua intelligenza, dello sport e, di pochi, buoni amici... ha superato il trauma. Questo per dire e gridare con forza che occorre una forte collaborazione scuola/famiglia, che bisognerebbe incoraggiare e potenziare lo studio di discipline in tutte le scuole di ordine e grado, che potenzino lo spirito di coesione, di collaborazione! Moltissime sarebbero le considerazioni da fare ancora... un richiamo alle famiglie, spesso latitanti nell'educazione dei figli, una scuola in piena crisi di identità, molto lacunosa ed alla ricerca del ruolo primario che aveva nella vita dei discenti! Purtroppo il risultato di tale crisi sociale è sfociata in una tragedia con la morte di un ragazzo di valore, per mano di un bulletto di periferia... carico d'odio e di rancore per uno, che osava essere migliore di lui!

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  13. Marisa Bignardelli17 febbraio 2015 21:53

    Un grazie a Maia Pia Labita per averci parlato di Aldo Naro!Come tutti,i miei sentimenti sono di dolore,rabbia e grande tristezza.Oggi i funerali di questo giovane dalla faccia pulita e che si apprestava a dare il suo contributo alla società,dopo un corso di studi.Un ragazzo utile socialmente ucciso da un balordo,socialmente inutile!!!E' minorenne e non pagherà perciò che ha fatto,dando ancora un esempio, ai suoi scellerati amici,di come il delitto non paga Forse sarà anche ammirato per quello che ha fatto!!!Io so che si è costituito solo quando ha capito che non c'era niente da fare.Non parliamo di Bullismo che è ben altro!!Questa è delinguenza di un violento che tornerà liberò a delinguere.Vorrei conoscere i genitori del balordo per capire. Tutti abbiamo il dovere di capire e soprattutto chi ha un ruolo di educatore!!Brava Maria Pia ,parlane con i tuoi alunni e tu sai che sono in grado di capire forse più degli adulti.Dove c'è degrado la scuola deve intervenire.Sono d'accordo anche per una scuola nuova e rinnovata!Nella mia esperienza ho tenuto corsi per i genitori in cui si parlava delle difficoltà educative e familiari.Un'esperienza bellissima nella consapevolezza che ,se non arriviamo a loro, i nostri sforzi sarebbero stati meno incisivi!!!tanti sono gli interrogativi che mi pongo Come mai nessuno è intervenuto?Come mai vi erano nel locale dei minorenni?Ma oggi,mentre si celebravano i funerali di Aldo,la campana a morto suonava per tutti noi perchè a tutti noi è stato tolto qualcosa! Spero con te che la sua morte sia monito per tanti violenti!Non possiamo lasciare che sia sepolto senza la promessa che qualcosa si farà!!!Grazie Maria Pia e buon lavoro,sei sicuramente un'ottima insegnante!!!

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  15. maurizio17 febbraio 2015 23:50
    Non servono parole per giudicare atti come quelli che hanno strappato la vita a chi aveva appena iniziato a gustare la gioia di viverla. Possiamo scagliarci contro quel criminale, quel balordo che si è arrogato il diritto di spegnere un’esistenza. Oppure prendercela con una società che ha perso ogni residuo di valori etici, morali, umani e, religiosi per chi ha la fede. Possiamo indagare i motivi che portano i nostri giovani ad esaltarsi per la violenza che sono in grado di esprimere, contro ogni regola di convivenza civile. Deprecare la cultura della sopraffazione e della mancanza di rispetto verso l’essere umano e la sua dignità di persona. Quello che è certo è che ormai, nessuno di noi può sentirsi più sicuro neppure a casa propria. Forse servirebbero esempi e modelli comportamentali più alti e più corretti, da parte di chi riveste responsabilità istituzionali.
    Ed è altresì inutile cercare frasi adeguate per descrivere il dolore e la sofferenza dei genitori e di tutti coloro che gli hanno voluto bene. Non le troveremo. Lo sa bene la sua povera mamma che, distrutta dal dolore, si sfogò dicendo: “non voglio neppure sapere chi lo ha ucciso. Nessuno mi ridarà mio figlio”. Magari un giorno, chissà, il carnefice di Aldo avrebbe potuto avere bisogno del soccorso e delle cure di quel giovane medico che aveva davanti a sè una carriera brillante. Una carriera e una vita svanite nel giro di pochi minuti dentro quella maledetta discoteca, dove si era recato per trascorrere qualche ora spensierata con i suoi amici. Questa circostanza deve interrogare ognuno di noi sulla fragilità e sulla precarietà della nostra esistenza su questa terra. Difficilmente pensiamo che certe cose possano capitare a noi. La morte è sempre qualcosa che riguarda solo gli altri. E' un meccanismo di autodifesa, un modo per esorcizzarla e tenerla lontana dai nostri pensieri. Ma la tragedia che è capitata al povero Aldo dimostra che la nostra vita può finire da un momento all'altro per motivi e per cause imprevedibili e inevitabili. Se andiamo a 200 all’ora su una moto sappiamo di correre qualche rischio; ma non ci passerebbe mai per la mente che andando in discoteca si possa rischiare la vita. Potremmo anche trovare qualche utile elemento di riflessione.

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  16. Non finiró mai di ringraziare Mariapia. La professoressa Labita. Per la sensibilità che dimostra. Per l'impegno e il cuore che mette nello svolgere il suo lavoro che è la sua missione. Perchè fare l’insegnante è e deve essere una missione. Come in questo caso per l’iniziativa splendida che sta portando avanti in memoria di Aldo Naro. Una tragedia ingiustificabile, inaspettata, incredibile nella sua profonda crudeltà. E, se, come sembra, tutto questo è opera di un giovincello, non trovo parole per definirlo, ancora minorenne il fatto assume una dimensione ancora più rilevante. Tutto concorre e tutti siamo responsabili di quanto accaduto. Le famiglie, la scuola, la società, il territorio. Ecco perché, come dice bene, Mariapia, alla scuola spetta il peso enorme si formare persone, cittadini, educare alla pace, alla non violenza, alla capacità di sapersi difendere civilmente da chi vuole prevaricare. Si, la scuola, quella che dovrebbe essere la prima vera palestra di vita. Il luogo nel quale crescere insieme alla consapevolezza di ciò che è giusto e bello. Nel quale il ruolo dell’insegnate assurge a modello da imitare. E le famiglie devono essere coinvolte in questo processo di crescita e di formazione in un rapporto sinergico e non, come accade spesso, conflittuale. Un pensiero per il giovane Aldo e per la sua famiglia. Il tempo, solo il tempo, potrà lenirà il terribile dolore.

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  17. Rosalba Ferrara18 febbraio 2015 11:58

    Alcuni comportamenti violenti, vengono appresi attraverso l'osservazione, e in giovane età non si è in grado di valutare se è giusto o sbagliato, e molto dipende dalla famiglia, dall'ambiente in cui si vive, dalla società. Decisamente, il carattere si forma nell'infanzia, non si diventa violenti all'improvviso. Questo spiega , in parte ciò che è successo, per motivi futili, una violenza gratuita nei riguardi del giovane venticinquenne Aldo Naro, appena laureato, da parte di un minorenne che ha messo fine alla sua vita . Fatto che ci fa riflettere molto, sui valori,e sul valore che oggi si da alla vita, spesso tracciata da sacrifici, per raggiungere degli obiettivi, dove in un attimo si cancella tutto, e si distruggono i sogni di una famiglia precipitandoli in una tragedia. Purtroppo questo ennesimo episodio, ci fa notare, un disagio, una frustrazione, un bullismo, che esplode in una percentuale più alta fra i ragazzi. Indubbiamente, questi fatti ci indignano, ci sconvolgono, ma in egual misura ci rattristano, e ci fanno sperare che questi episodi non si ripetano più, e facciano riflettere chi dovrebbe dall'alto dare un esempio di civiltà e umanità, nei confronti del prossimo.

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  18. E' un periodo un po particolare questo, di casi del genere se ne sente, ai TG, veramente tanti, troppi. Non è accettabile morire in maniera così violenta per mano di un altro giovane spesso coetaneo.Mi domando dove possano trovare la forza e il coraggio per arrivare a sferrare un calcio,un cazzotto o accoltellare a freddo una persona. Questo ragazzo, Aldo Naro, è uno dei tanti che perdono la vita senza motivo,così,quasi per gioco. La lista è lunga, ci potremmo aggiungere tutte quelle ragazze uccise dal fidanzato perchè non volevano più continuare la relazione.Un ondata pazzesca di violenze assurde, mi chiedo, come la sig. Mariapia Labita, il perchè, di chi e da dove arriva questa "voglia" di violenza. La famiglia sicuramente, questo è un mio pensiero,ha le sue colpe: forse ha trovato troppe scuse ,per il figlio,quando la scuola o l'insegnante richiama la famiglia,perchè, diciamolo, questo succede, delegittimando, così, il lavoro dell'insegnante e della scuola. Mettiamoci pure anche la scuola, che a volte,vede ma non provvede. Una volta mi è capitato di assistere ad una partita di calcio tra ragazzini di una decina di anni,giuro,che mi sono vergognata di cosa sentivo uscire dalle bocche dei genitori dagli spalti, la frase più carina era "buttalo giù e troncagli una gamba", ripeto la più carina,mi si accapponava la pelle. Quei bimbi cresceranno senza provare "odio" verso il prossimo? Dovremmo, TUTTI, fare un esame di coscienza e educare i nostri figli alla diversità alla tolleranza al rispetto a parlare senza per forza usare le mani. Purtroppo,secondo me,siamo lontani,molto lontani da questo.

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    1. eppure siamo noi stessi e solo noi che possiamo promuovere un cambiamento! E' vero siamo lontani e il percorso .....beh...sarebbe tutto in salita! Intanto dobbiamo iniziare noi docenti ripartendo da noi stessi, cercando di ricostruire un vero rapporto con le famiglie,dopo anni e anni di politica denigratoria. Poi una volta che si riprenderà il DIALOGO EDUCATIVO allora.....forse.....qualche piccolo cambiamento si inizierà a vedere.SPERIAMO

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