lunedì 11 agosto 2014

Iraq. Se non ora quando?


papa-francescodi Sergio Volpe - Assisto pietrificato a quanto avviene in Iraq in questi giorni. La malvagità degli uomini supera ogni limite ed ogni immaginazione.
Mi vergogno profondamente di appartenere al genere umano, ma fortunatamente per tutti, arriveranno, presto o tardi, le dimissioni. Inorridito per quello che tanti uomini fanno, e “schifato” per quello che tantissimi altri non fanno. Mi chiedo come sia possibile che il mondo non intervenga?
Iraq profughiMigliaia di persone tra cui tanti cristiani cacciati dalle loro case in maniera brutale, bambini morti di sete e di fame durante la fuga; donne sequestrate; persone massacrate, violenze di ogni tipo; distruzione dappertutto, distruzione di case, di patrimoni religiosi, storici e culturali, e tutto questo, offende gravemente Dio e offende l'umanità. Non si porta l’odio in nome di Dio, non si fa la guerra in nome di Dio». Così Papa Francesco durante l’Angelus di Domenica 10 Agosto.
Massacri IraqNon ci giro attorno, ma se il mondo cosiddetto civile, non muove un dito per impedire l’immane tragedia che vediamo allora tutto non ha più significato. Possiamo continuare a nasconderci dietro le accorate parole del Papa, o agli interventi balbettanti Barak Obama, sperando così che ci facciano sentire con la coscienza a posto.
ObamaE l’Europa, la civilissima grande Europa delle 28 nazioni? E il nostro Paese, l’Italia di belle speranze? Forse i governanti, insieme ai loro competenti staff tecnici, stanno calcolando se salvare una vita possa costare un euro o due. Gli stati che hanno eserciti ed onore intervengano, e subito, altrimenti prendano i loro costosissimi armamenti, F35 compresi, e si li ficchino la dove sanno.
Sergio-VolpeSergio Volpe
11 Agosto 2014



22 commenti:

  1. L'amico Sergio Volpe scrive raramente perciò mi onoro di essere il primo a commentarlo, su un tema cosi sensibile e trascurato. Mi sembra, se non erro che egli sia un ateo, ma tuttavia cosi ricco di valori umani ed il suo grido di dolore assieme a quello di papa Francesco, mi colpiscono nel profondo. Nel sentire e nel vedere tanti cristiani di frontiera, malmenati e barbaramente perseguitati ed uccisi da mostruosi rivoluzionari islamici, benché anch'io sia un cristiano tiepido, mi prende una rabbia ed uno sconforto che mi metterei una croce sul petto ed un bazuka in spalla per andare a combattere contro questi diavoli che uccidono nel nome di Dio ! Dio ma dove sei che lasci morire cosi i tuoi figli innocenti. Dio dove eri quando nei campi di concentramento tedeschi si compiva il terribile olocausto ? Dio perché hai creato questa umanità maligna, assassina, vile che compie ogni giorno della storia azioni cosi nefande ? Già nel paradiso terrestre le creature che tu creasti dal fango ( Adamo ed Eva), tradirono la tua fiducia, subito dopo Caino uccise Abele e perfino nella fondazione di Roma(Romolo e Remo) e la nascita del più grande impero d'occidente inizio con un "fratricidio". Le grandi potenze cristiane del mondo, ricche, potenti, grasse, ma ciniche...cosi ciniche che permettono questo orribile scempio dei fratelli cristiani ma anche il genocidio e le pulizie etniche di tutti i deboli della terra ! Orrore...orrore.. orrore.. Che gli uomini giusti o Dio in persona puniscano queste bande di luridi assassini !!

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    1. Le grandi potenze cristiane dell'Occidente sono complici di questi orrori, le armi all'Isis e fondamentalisti islamici per destabilizzare la Siria le hanno date gli USA, assecondando l'Arabia Saudita, con la compiacente collaborazione di Regno Unito e Israele, il "nemico" più di quanto non si immagini è alle nostre spalle, i vari Obama ed UE che hanno promosso le "primavere arabe" e le guerre di liberazione dal terrorismo, alimentandone di altro, credo che si abbia più di qualche motivo per rimpiangere Saddam Hussein, iconicamente il suo ministro più accreditato era un cristiano, Tareq Aziz agli esteri.

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  2. Antonella Puleo12 agosto 2014 00:16

    È già successo. Milioni di persone sterminate senza che nessuno muovesse un dito. A differenza di allora però, i mezzi di comunicazione di cui disponiamo oggi, ci formiscono un resoconto dettagliato degli orrori. Sono inorridita dalla crudeltà disumana di chi commette questi orrori, ma ancora di più sull'indifferenza del resto del mondo, che si occupa d'altro e permette che ciò avvenga, proprio mentre noi stiamo scrivendo.

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  3. Sono un cristiano, penso di avere anche un po' di fede, almeno me ne convinco, anche se non amo essere convinto di nulla.
    L'articolo di Sergio Volpe e il commento di Giuseppe Vullo, ambedue con le loro domande mi interrogano.
    È difficile, anzitutto, rispondere alla domanda “dov’è Dio?”. Ci vorrebbe molto tempo e spazio per fornire una risposta che possa pretendere di fornire una consolazione al dolore di drammi in cui sembra che Dio non esista. Accenno solo per completezza a due aspetti di questa risposta tanto delicata che certamente non convincerà l’esigenza di bene che risiede in ogni persona.
    Circa i perseguitati.
    Gesù istruendo la folla disse: “Beati quelli che sono nel pianto,perché saranno consolati. Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,perché saranno saziati. Beati i perseguitati per la giustizia,perché di essi è il regno dei cieli. Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Così infatti perseguitarono i profeti che furono prima di voi.” (Mt 5, 4; 6; 10-12). La logica di Cristo, di Dio, è diversa dalla nostra. E il paradiso, se esiste, è pieno delle anime di tutti i giusti a cui Vullo faceva riferimento.
    Circa i persecutori.
    Il peccato di Adamo ed Eva (essersi cibati dell’albero della conoscenza del bene e del male) è, come ben si intuisce, un mito. Esso rappresenta un peccato nei confronti di Dio e cioè quello di volere fare a meno di lui circa la scelta del bene. Dio aveva proibito che se ne mangiasse perché essi potessero avere fede in lui e nel fatto che fossero nel bene. Ma ne mangiano per essere come Dio, quasi per idolatria, certo per egoismo e per mancanza di fiducia. Così facendo producono l’effetto contrario rispetto a quello sperato. Non la conoscenza (quale possesso) del bene e male, ma la conoscenza come ricerca che non conosce fine e certezza. Il mito, come ben si capisce, serviva per dare parecchi moniti al credente ebreo primo fra tutti quello di non distanziarsi mai dalla fede in Dio che si professava con il rispetto dei suoi precetti.
    C’è un filo conduttore che ci interessa e che illumina la nostra riflessione. Il Dio amore dei cristiani, proprio perché ama lascia liberi i suoi figli fin dalla creazione. Liberi di essergli fedeli o meno prima del fantomatico peccato originale. Liberi di scegliere il bene o il male dopo il peccato dei progenitori. Lo fa mentre si rivela con la sua Legge (il popolo d’Israele rispettava i comandi di Dio come gli italiani rispettano la legge dello Stato) e lo fa anche dopo la rivelazione totale di se stesso nel Figlio Gesù. Egli non si stanca mai: 1) di indicare il bene: 2) di lasciare libera l’umanità. L’umanità. Ecco l’imputato del nostro discorso.
    L’utilizzo della signoria della volontà umana è il grande inquisito del nostro discorso, miei cari.
    Fatta questa parentesi psudo-teologica il discorso torna nudo e crudo, è antropologico.
    (continua)

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  4. Credo che sia necessario dismettere i panni della morale religiosa. Credo sai necessario fare ciò, per potere esimere il nostro discorso da apprezzamenti faziosi, perché provenienti da una visione religiosa, dato che l’oggetto del discutere ne vede coinvolte due. Il punto di riflessione è l’uomo e la sua razionalità.
    Escluse le visioni religiose, infatti, possiamo dire che se legge naturale esiste, essa deriva dalla Ragione, e che le passioni di ciascuno non possono varcare l’oggettività di ragionamenti che conducono a principi come quelli dell’esigenza che ogni uomo possa esprimere tutto se stesso aldilà del proprio sesso, della razza, della lingua, della religione, delle opinioni politiche, delle condizioni personali (culturali, economiche) e sociali (Cfr. art. 3 Cost.).
    Mi chiedo: cosa conduce a quest’irrazionalità.
    Facilmente si può dire che c’è la volontà di alcuni individui che riescono a decidere delle sorti dei popoli per trarne beneficio. Personalmente concordo ma voglio dare una lettura diversa
    Credo di potere dire che dietro questa irrazionalità c’è una religione. Una religione che produce un’alienazione mai registrata. Una religione molto più alienante del Cristianesimo, dell’Islamismo, dell’Ebraismo, l’oppio dei popoli dell’età moderna: il capitalismo.
    Nel “mondo grande e terribile", nella società globalizzata il dio-bisogno/dio-denaro vige sovrano nelle anime di ciascuno. I sacerdoti dei grandi interessi celebrano continuamente sacrifici in onore di questo falso dio e spesso sono anche sacrifici umani. E il popolo laico illuso nella sua fede alimenta il culto che lo distrugge.
    Ecco dov’è l’Europa dei 28. Concelebra questi sacrifici. Ecco l’Europa incapace di fermare Israele e Hamas perché vende loro le armi! L’Europa incapace di bloccare la guerra in Ucraina per la fine dei rapporti economici con la Russia! Quella stessa Europa cristiana che non si schiera contro la nascitura «grande trojka del gas» fra Russia, Iran e Qatar (annunciata lo scorso 21 ottobre a Teheran dal patron di Gazprom, Aleksej Miller) per il bisogno del gas.
    Soluzioni? Non ne ho. In tempi come questi qualcuno ha scritto che l’esigenza di un ritorno al marxismo,a nuove concezioni comuniste, sia più necessario che mai. Ma forse al mia è solo l’illusione di un giovane che legge un pochino e che non vuole smetterei sognare un mondo migliore.
    Una cosa è certa bisogna rimettere al centro l’uomo (sempre che ci sia mai stato).

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  5. Gli eserciti delle potenze del mondo servono principalmente a difendere gli squallidi interessi economici. Le tragedie, le ingiustizie, i massacri degli innocenti, spesso non trovano aiuto. Troppo impegno gratuito e troppe risorse da spendere per salvare donne e bambini che non servono a nessuno. Questo mondo civile fa proprio schifo.

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  6. Il primo ministro australiano Tony Abbott, parlando alla radio ABC, ha definito il Califfato "non solamente un'organizzazione terroristica, ma un vero e proprio esercito di terroristi, con l'obiettivo di costituire non una semplice enclave ma un reale stato, una nazione di terroristi. Questa situazione pone problemi eccezionali non solo per il Medio Oriente, ma per tutta la comunità internazionale . Ogni giorno assistiamo a sempre maggiori dimostrazioni della barbarie di Isis."
    Tutti leggiamo i giornali e ascoltiamo radio e televisione, perciò più o meno conosciamo l’abisso di orrori in cui la barbarie di un numero sempre più grande di terroristi sta facendo precipitare la situazione in Iraq e nei paesi vicini.
    Leggere di donne e bambini sepolti vivi, di bambini decapitati, delle loro mamme violentate e dei loro padri impiccati è cosa che sconvolge, rattrista e irrita, perché ci sentiamo e siamo impotenti a fare qualcosa per cambiare questo stato di cose.
    Le persecuzioni contro tutti quelli che non sono islamici, e quindi contro i cristiani innanzitutto, ma anche contro gli yazidi dimostrano come l’islam sia una religione aggressiva e violenta che non è cambiata nel corso dei secoli,. Dall’occupazione della Spagna durata tre secoli, dall’assedio di Vienna e dalla battaglia di Lepanto ad oggi non è cambiato nulla, anzi le posizioni si sono radicalizzate.
    Ma quello religioso è soltanto una parte del problema.
    Finora il mondo intero sta dimostrando assoluta indifferenza a quello che succede in Iraq e dintorni.
    Le cosiddette nazioni civili non stanno muovendo un dito per cercare di fermare queste orde di barbari.
    L’unica che comunque sta facendo qualcosa è l’America, nonostante che il suo attuale presidente non sia un fulmine di guerra nel prendere le decisioni.
    Io penso che il mondo civile debba porsi il problema di affrontare e distruggere questi barbari assassini prima che sia troppo tardi. Più passa il tempo e più questi si rinforzano, non solo aumentando di numero ma anche conquistando posti strategici, pozzi petroliferi. Ecco, siamo arrivati al dunque.
    Vediamo di approfondire l’argomento dal punto di vista economico e politico.
    I conflitti in Siria e Iraq, con le entità statali che si sfaldano e poteri alternativi e feroci che sorgono, stanno creando nuove potenze nel business del petrolio.
    lo Stato islamico dell’autoproclamato califfo Ibrahim, Abu Bakr al Baghdadi, che ha già il dominio sulle zone più ricche di petrolio del territorio siriano, e ha conquistato alcuni piccoli giacimenti nel nord dell’Iraq, che secondo la rivista specializzata Iraq Oil Report già fruttano un milione di dollari al giorno. Baghdadi sta avanzando, lentamente ma con poca resistenza da parte delle forze irachene, sulla capitale Baghdad, e da lì potrebbe aprirsi le porte alle regioni ricche di petrolio del centro e del sud del paese.
    Gli esperti di politiche energetiche stimano che l’organizzazione terroristica produca 80 mila barili di greggio al giorno, che a prezzi di mercato valgono circa 8 milioni di dollari. In Siria lo Stato islamico si rivolge a intermediari e contrabbandieri, che portano il petrolio a raffinerie in Kurdistan, Iran, Turchia.
    In Siria il Califfato islamico vende il petrolio ai mediatori, ma sa bene che andrà in buona parte a quello che dovrebbe essere il suo principale nemico, il presidente siriano Bashar el Assad. Questa è una delle ragioni per cui i ribelli siriani, che ormai sono stretti tra le truppe di Assad e le milizie di Baghdadi, denunciano da tempo la connivenza tra il gruppo terroristico e il dittatore, che ha sempre risparmiato le zone controllate dal califfato islamico dai bombardamenti più feroci.
    (continua)

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  7. Tra intermediari e autocisterne, lo Stato islamico è costretto a vendere i suoi 80 mila barili di petrolio a prezzi molto più bassi della media di mercato. Dal petrolio siriano, dicono gli analisti, lo Stato islamico guadagna una ventina di dollari al barile, da quello iracheno, venduto direttamente, una sessantina. Sui mercati di Londra e New York il greggio si vende a circa cento dollari al barile, ma nonostante i prezzi da saldo il Califfato islamico riesce a ottenere dal suo petrolio una fortuna, stimata intorno ai due o tre milioni di dollari al giorno. Questo, insieme ai ricavi derivati dai saccheggi e dai riscatti dei rapimenti, rende quella di Baghdadi l’organizzazione terroristica più ricca del mondo.
    L’ambizione del Califfato islamico è quella di creare una vera autorità statale, uno stato vero e proprio.
    Ma il petrolio venduto a prezzi stracciati sul mercato nero, i saccheggi e i rapimenti non bastano per sostenere i costi di uno stato. Dove prima raccoglieva risorse con il racket e le estorsioni l’eventuale Stato islamico dovrà pagare gli stipendi.
    Anche l’abbondanza di petrolio non durerà per sempre, la manutenzione dei giacimenti sul lungo periodo richiede tecnologie e conoscenze che lo Stato islamico, dicono gli esperti, ancora non possiede. I pozzi sono stati curati fino a pochi mesi fa, ma hanno bisogno di interventi continui che mantengano la pressione a livello adeguato e il flusso costante. Senza nuovi interventi il rendimento dei pozzi è destinato a calare, e le rendite del gruppo terroristico a scendere. Per questo al Baghdadi ha lanciato un appello a tutto il mondo islamico per aiutare la causa del Califfato: abbiamo bisogno di ingegneri, medici e insegnanti, ha detto, per costruire il nostro stato.
    La trasformazione dello Stato islamico in un petrostato preoccupa l’occidente. Grazie al petrolio lo Stato islamico ha accesso a ricchezze che nessun’altra organizzazione terroristica può nemmeno sognare; soprattutto, il fatto che si stia impegnando nell’estrazione di petrolio e, in Iraq, nella vendita diretta è indice del fatto che è pronto a mettere radici nei territori conquistati.
    A questo punto torniamo alle parole del premier australiano e chiudiamo il cerchio:
    Il Califfato è non solamente un'organizzazione terroristica, ma un vero e proprio esercito di terroristi, con l'obiettivo di costituire non una semplice enclave ma un reale stato, una nazione di terroristi.
    Il mondo ha poco tempo per intervenire e cancellare questo autoproclamatosi Califfato Islamico dell’Iraq e del Levante, ma deve fare presto.

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  8. Da metà giugno,sono centinaia di migliaia le persone in fuga; la guerra non si arresta,ogni giorno ci sono nuovi bisogni umanitari, pregare non basta ...... un miracolo solo un miracolo può fermare questo genocidio la guerra non serve le loro religioni si confondono in un groviglio di prevaricazioni assurde. .Esortare alla violenza .creare basi per atti di terrorismo a che pro,? .Hillary Clinton, una donna, una madre. Non capisco come possa esortare Obama alla violenza, lo definisce troppo morbido; certo la parola magica è GUERRA, sterminio, genocidio sangue violenza su violenza, lei non immagina minimamente di cosa stia succedendo tra quella gente, poveri innoccenti gettati ancora vivi dentro le fosse comuni, famiglie sterminate, città rase al suolo nel nome di una religione violenta e sterminatrice. E come le stelle di Cronin, ....... lassù qualcuno sta a guardare. L' importante che, come ha detto ieri il Papa:- Dio è indignato!!!!!

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  9. La storia non si cancella! Europa, un popolo di negrieri! Mai nato in Europa un Abramo Lincoln! Questa è la patria dei Salazar, dei Franco, Hitler, Tito, Mussolini.... ma anche quella dei Torquemada!

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  10. RIFLETTENDO SULLE PAROLE DI SERGIO VOLPE DELL'11 AGOSTO 2014 - di Franco Gentile
    Non so se il mio intervento sia gradito o no, ma, tant'è, leggendo queste righe, non fosse che per un vero e proprio rigurgito di coscienza, non posso solo leggerle ma devo sinceramente ed obiettivamente, dopo averci riflettuto, commentarle.
    Come si possono commentare? C'è un solo modo: prima di parlare riflettere e tornare indietro nel tempo. Era il 2001 quando un certo presidente Usa: George Bush jr. scatenò quella offensiva contro l'Iraq che costò anche a noi italiani una clamorosa sconfitta etica e un certo numero di vite umane. Fu un impresa cervellotica e inutile: servì solo a destabilizzare un sia pur criticabile governo iracheno e a creare il caos più totale. L'America ormai ci sembra destinata a compiere solo atti di guerra poco credibili al fine di tutelare i suoi interessi economici e gli interessi economici delle lobbie's che sono il tessuto della società americana. Vediamo bene come. Nel mentre in Iraq accade tutto ciò che è riportato nell'articolo di Volpe , in un altro settore dell'Asia Minore: Palestina, accade più o meno la stessa cosa e, guarda caso, mentre si sta verificando anche la crisi dell'Ucraina... tutte coincidenze? Mah!

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  11. Sergio Potenzano12 agosto 2014 13:04

    Questa Guerra non è voluta da Dio, ma dalla cattiveria dell'Uomo, che attraverso la religione vuole giustificare il terribile genocidio che si sta compiendo sotto gli occhi di Statisti indifferenti.
    Stiamo assistendo, impotenti, ad una terribile ecatombe, e su facebook tanti post fanno vedere stermini di cristiani ad opera di islamici, o che si professano tali, che uccidono in nome di un Dio che non può essere sicuramente il nostro.
    Mi viene in mente il giudizio universale, è già, la cattiveria umana non conosce limiti, meno male che siamo tutti destinati a morire, in un mondo del genere è preferibile pensare alla vita eterna dopo la morte, piuttosto che ad una vita terrena in queste condizioni.
    Più conosco l'Uomo, più mi avvicino a Dio.

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  12. Gabriele Marolda12 agosto 2014 16:02

    Siamo sgomenti di fronte a questa sciagurata inarrestabile avanzata delle turbe di terroristi islamici che con l'ambiziosa e folle mira di costituire un grande califfato fanno stragi che credevamo confinate negli archivi della storia. Solo una ferma presa di coscienza di tutto il mondo civile e una decisiva risoluzione dell'ONU potrebbe dare una fondta speranza alle popolazioni vittime di Tantalo assurda atrocità. La circostanza che siano stati occupati importanti pozzi di petrolio, per assurdo, più che il vero e proprio genocidio in corso, potrebbe coagulare gli interessi del mondo civile e facilitare un intervento di contrasto.

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  13. Basterebbero le accorate parole del Papa per scatenare ‘giuste’ reazioni di fronte alla tragedia dell’Iraq, e non solo. Purtroppo, invece, gli interessi economici dei governi e la sostanziale indifferenza dei popoli fa si che tutto continui così. Non è una novità quella lanciata da Sergio Volpe. Ma è un urlo di dolore per denunziare uno stato di fatto nei confronti del quale ci si è fatta l’abitudine. Come se fossero eventi naturali, come le calamità atmosferiche. E invece no. Tutto è il frutto avvelenato della cattiveria e della voglia di sopraffazione, del senso di potenza del genere umano. È il risultato di secoli di violenza, di cultura del dominio, del considerare i propri simili degli esseri inferiori. Utili solo se servono a produrre qualcosa a favore dei potenti e dei ricchi. Ed è negli squilibri vergognosi e immorali del sistema sociale ed economico che si cela il problema. Nella voglia di possedere di più, sempre di più. Per soddisfare la bramosia dell’opulenza e della conseguente insana voglia di togliere a chi già poco ha. Le grandi potenze, i cosiddetti paesi civili, quelli a democrazia avanzata hanno il dovere di intervenire. Fosse solo per restituire una piccola parte di ciò che, nel tempo, hanno depredato. E, come dice bene l’autore, se non ora quando!?

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  14. Gabriele Marolda12 agosto 2014 16:07

    iPad ci mette del suo!

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  15. L’uomo, angelo e mostro – Palermo 12 agosto 2014 / Salvo Geraci
    E’ davvero un argomento terribile. Quasi certamente più infamante del nazismo, perché – come qualcuno ha scritto – avviene adesso mentre scriviamo; ne siamo tutti perfettamente consapevoli.
    Iersera sono rimasto (inutilmente) inorridito nel vedere in rete l’immagine, tratta da un quotidiano australiano, nella quale un ragazzo di 7 anni, bianco, giocava con una testa mozzata, consegnatagli dal padre.
    Siamo arrivati ai ‘selfie/grand-guignol’, come in un assurdo “Matrix” governato da una mente intelligente e crudele.
    Volutamente non affronto l’aspetto teologico; troppo complesso e co-implicato da questioni – a loro volta complesse – sull’arbitrio – più o meno libero – dell’uomo e sui fondamenti di questo.
    Sul piano antropologico mi trovo noiosamente (lo so) costretto a riprendere argomenti che già tante volte ho affrontato e che credo non siano ragionevolmente ed esperienzialmente opponibili.
    E cioè: nell’uomo esiste (oltre tante altre positive) un’innegabile propensione al male. Anche questo l’ho ripetuto più volte. Non credo che ne siamo (interamente) responsabili; è una traccia consistente dell’attitudine filogenetica che – può apparire paradossale – ma è quella proprietà che – secondo la teoria dell’evoluzione (che, personalmente, ritengo sufficientemente accreditata sul piano scientifico) – ci ha consentito – attraverso infinitesime modificazioni consolidatesi in milioni di anni – di arrivare a ciò che siamo adesso: ‘homines sapientes’.
    Mi corre l’obbligo di dichiarare contemporaneamente un convincimento che mi sono fatto, via via che ho approfondito il tema.
    E cioè che l’evoluzione – nella sua immensa complessità – ha lasciato (certamente sempre nell’interesse della prosecuzione della specie) una minima possibilità (neanche la teoria dell’evoluzione può escludere imprevedibili “effetti collaterali”) che nella specie umana si generasse – in misura percentualmente molto bassa – e crescesse, un “residuale” spazio per l’autodeterminazione, per l’arbitrio libero.
    Ma è davvero una piccola cosa… e contro questa piccola cosa, mio caro e arguto amico Sergio – c’è un monolito enorme ad essa contrapposto.
    Anche questo ho detto più volte: “l’ontogenesi ricalca la filogenesi: e cioè la “Natura/Evoluzione” per salvaguardare se stessa, ha “generato” un effetto in virtù del quale, ogni uomo “serve” l’evoluzione credendo di “servire” se stesso; da ciò: l’egoismo, il familismo, la tribalità, e così di seguito fino ad arrivare a quello che tu denunci, a ragione: quanto meno un evento ci è “prossimo”, tanto più diveniamo – interiormente – anaffettivi nei confronti di esso, aldilà di una generica e formale mis-considerazione “sociale”!
    La domanda fondamentale allora è: riuscirà quello spicchio d’arbitrio libero a prevalere, o prevarranno le “ragioni” dell’evoluzione?
    E – infine – cosa consentirà (se lo consentirà) alla specie di sopravvivere? Quest’apertura o la chiusura assoluta verso essa?
    E se l’uomo sopravvivrà, per un tempo “ragionevole”, come sarà? Più “angelicato” o più “mostruoso”?
    E cosa sarà stato meglio per lui e per la specie?

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  16. Marisa Bignardelli12 agosto 2014 21:14

    La situazione in Iraq mi ha profondamente colpita,non come cristiana ,ma come essere umano.Dinanzi a tanto orrore ,non possiamo che dire basta.Ascoltando la gente comune,magari sdraiati al sole o davaati l aperitivo,le frasi sono -Non posso vedere,non riesco a pensare,mi disturba sentire.-come se fosse qualcosa lontano da noi che avvenisse per sconvolgerci le vacanze.NO,questo riguarda tutti,è un crimine contro l umanità ,è genocidio,è tutti siamo colpevoli.va bene esprimere la nostra solidarietà mandando aiuti umanitari,esprimendo la nostra solidarietà,ma non basta. Tutta l Europa , Gli stati Uniti,intervengano contro il fanatismo arabo, l estremismo che porta a conseguenze così orrifiche.Guerra santa ed estrema per fermare l orrore in Iraq e stabilire l ordine si continui quest insidiosa guerra al fanatismo in ogni città del mondo.basta con l islam assasino.

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  17. Rosalba Ferrara12 agosto 2014 23:49

    Condivido lo sdegno per ciò che sta avvenendo, . con barbarie, malvagità e crudeltà....non hanno giustificazioni questi omicidi di massa, in nome di un credo religioso. Questi crimini che oggi ci sconvolgono, sono in atto dal 2011, e sono passati sotto silenzio dai media occidentali perché, avevano luogo all'interno dei loro territori...oggi è difficile nasconderli perché sono al di fuori dei loro confini. L'inizio di questo conflitto risale negli anni 80, ed allora morirono,e nessuno si sconvolse, più di un milione di persone...ed allora furono alimentati ed armati da chi oggi assiste in silenzio con sdegno e condanna, ma solo verbalmente. Allora gli interessi economici erano più forti....oggi, evidentemente questo sterminio non rimuove la sensibilità, l'umanità e le coscienze....nemmeno le parole accorate di Papa Francesco.....A volte mi chiedo perché Dio si distrae e non sente le grida di dolore e sofferenza di questi poveri martiri? perché non punisce questi assassini ? i

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  18. Vi ringrazio tutti per essere intervenuti, ho letto i vostri commenti con attenzione.
    Non so se accadrà, ma voglio augurarmi che l'intera nazione possa fare proprie le parole e le posizioni di Papa Francesco, sarebbe un grande segnale per il mondo intero, un Italia unita moralmente senza dubbi e dietrologie, chissà se proprio da noi Italiani non possa partire l'idea di un nuovo ordine morale del mondo.

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  19. Ha altro a cui pensare l'Italia. E poi, non ha nessuna unità morale, e nemmeno nazionale. L'unica unità, ora che ha chiuso il quotidiano omonimo, è quella tra Matteo e Silvio. Tutto il resto è noi.

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  20. Iraq, un inferno infinito, al grido di Allah lo vuole!
    Sempre lo stesso grido...e se non è Allah, è Dio!
    Quando si dice il fanatismo religioso!
    Sicuramente è tutta una questione di potere di caste e di interessi, che a noi sfuggono, e su cui giocano tante potenze non solo locali. Ma gli esecutori, le manovalanze, sono sicuramente "agitati" da una fede cieca.
    Le donne innanzitutto le prime vittime, costrette abitualmente, a portare le calze sotto i lunghi burqa, pena settanta frustate!
    Questo è solo un esempio per capire quali siano alcuni punti della questione.
    Ora le donne cristiane, rapite e vendute su quegli infami mercati come schiave.
    Centomila cristiani cacciati dalle loro case. Centinaia di donne e bambini gettati nelle fosse comuni, molti ancora vivi.
    Sono almeno cinquecento le esecuzioni degli yazidi nei giorni scorsi eseguite dagli jihadisti dello Stato Islamico a Sinjar, nel nord dell'Iraq.
    In sette mesi, dodicimila morti.... e trecento donne rapite.
    O la conversione all'Islam, o la morte!
    Nuovi martiri!
    Già è iniziato un vero e proprio esodo.
    L'Europa non può restare a guardare. Deve creare - dico come Europa- subito un corridoio umanitario per inviare aiuti. E' un fatto, prima di tutto, che richiama la nostra coscienza di occidentali civilizzati.
    Ma quale Europa? Quella dalla parte di chi? In un momento come questo, la mia è una domanda forte, che fa accapponare la pelle: quale l'interesse vero per intervenire?
    Alla fine, quali accordi possibili, con chi?
    Per ora la Gran Bretagna, la Francia e gli Stati Uniti stanno già mandato aiuti lanciando dagli aerei sul monte Sinjar, luogo del peggiore inferno, i primi generi di sopravvivenza. Quanto all'Italia la nostra ministra Mogherini ha stanziato un milione di euro.
    Vedremo.
    Il punto è come mandarli, come creare dei corridoi umanitari sicuri.
    Il problema vero quello che resta, è la bestialità umana, come dice Sergio Volpe; capire fino a che punto sia possibile uccidere, violentare, torturare senza alcuno scrupolo; e spesso in nome di ideali che proprio nulla hanno a che vedere con il mondo delle idee.

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  21. Pasquale Nevone19 agosto 2014 09:55

    Grazie Sergio per la tempestività e la sobrietà con le quali hai attirato la nostra attenzione sulle odierne persecuzioni in Iraq ad opera della fazione islamica dei jihadisti dell'Is sulla minoranza cristiana.
    Questi sono i fatti del mondo che, insieme a pochi altri quasi ignorati nei dibattitti pubblici e privati, manifestano platealmente le ragioni più determinanti della "decadenza sistemica" della contemporanea civiltà mondiale.
    Condivido pienamente la tua denuncia e i ragionamenti con cui la sostieni.
    Personalmente ritengo solido e veritiero il monito di Papa Francesco per il quale siamo nella Terza Guerra Mondiale, che i cittadini del mondo non avvertiamo solo perchè è camuffata spezzettandola in tante guerre locali".
    Ritengo giusto e condivisibile, quindi, anche l'appello del papa affinchè l'ONU, e non singoli paesi o potenze, intervenga militarmente nelle zone di crisi per fermare gli aggressori ed i persecutori. Se esiste, o si vuole davvero, un ordine mondiale in questo villaggio globale", allora è questa la strada giusta da seguire.
    Sul punto "dov''è Dio che permette questo?", oppure "perchè Dio non interviene?", mi sento di rispondere ricordando che Dio è dov'è da sempre, e cioè dentro la nosrta coscienza e, soprattutto, dentro il nostro libero arbitrio, che Dio ci ha donato pienamente insieme all'anima.
    Se di tutto questo ce ne infischiamo individualmente, è ovvio che se ne infischiano i nostri governi,e, pertanto, è ovvio che il male ed i maligni spadroneggiano, Nulla di nuovo sotto il sole della storia degli uomini.
    Che fare? Semplice! "Svegliamoci!". Chiediamo e pretendiamo che i nosri governi agiscano. E se non lo fanno, semplice, non dimentichiamo la loro ignavia e cambiamola
    quando andremo a votare, anche solo per questo, anche se avessero azzerato il debito pubblico o avessero dato lavoro a tutti i disoccupati.

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