giovedì 9 gennaio 2014

Smart Work. Lavorare da casa e rendere di più

Donne e lavorodi Giangiuseppe Gattuso - Lavorare da casa, può diventare una realtà. La proposta è contenuta in un disegno di legge di Alessia Mosca (PD),

Irene Tinagli (Scelta Civica) e Barbara Saltamartini (NCD). Su la 27ORA, il blog del Corriere della Sera dedicato ai problemi del lavoro, visti dall’ottica della donna e della famiglia, Rita Querzè ha scritto un articolo dal titolo “Meno ufficio, più casa: come liberare il lavoro”. Si tratta dello “smartwork”, un compromesso fra il lavoro tradizionale e il telelavoro. Una questione, quindi, che riguarda l’organizzazione delle attività lavorative, come finora concepite. E grazie alle potenti prerogative di internet si possono ottenere risultati con maggiore efficienza ed efficacia, combinando flessibilità, autonomia e collaborazione. La rete di comunicazione che in venti anni ha cambiato il sistema dell’informazione e dei processi decisionali di aziende, banche, enti pubblici e privati è l’uovo di Colombo. E nonostante i ritardi infrastrutturali e le differenze tra altri paesi e il nostro, si può pensare realisticamente ad un nuovo modo di concepire il lavoro e il rapporto tra lavoratore e azienda, anche pubblica.

telelavoratoreLe potenzialità della rete sono effettivamente smisurate mentre è mancata finora la consapevolezza dei cittadini sulle effettive possibilità di utilizzazione. Pensate alla facilità con la quale è possibile effettuare operazioni bancarie e postali. Solo qualche anno fa erano ritenute fantascienza. O scrivere relazioni e provvedimenti amministrativi condividendoli con il collega o il capo ufficio, il cui file originale è nella ‘nuvola’ (cloud), nei server delle grandi aziende fornitrici di servizi internet (provider). Le code interminabili davanti gli uffici postali (almeno qui al sud, a Palermo in particolare), e le attese agli sportelli delle Asl e in tanti altri uffici che erogano servizi al cittadini, sono ingiustificabili. Le arretratezze culturali e tecnologiche purtroppo si fanno sentire tutte. Sono anni che si parla di colmare il cosiddetto “digital divide”, il divario esistente tra chi ha accesso e utilizza le tecnologie dell'informazione (personal computer e internet) e chi ne è escluso. Nei programmi di Governo degli ultimi vent’anni questo capitolo è sempre stato ‘prioritario’, a parole.

Ma torniamo alla proposta delle parlamentari: “Norme finalizzate alla promozione di forme flessibili e semplificate di telelavoro(clicca per leggere il testo completo). La legge, quando e se lo diventerà, mira a promuovere forme flessibili e semplificate di telelavoro (smart-working), allo scopo di incrementare la produttività agevolando la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro. Il lavoratore potrà svolgere la sua prestazione al di fuori degli uffici, e quindi anche da casa, per un orario medio annuale inferiore al 50 per cento dell'orario di lavoro normale. È prevista la volontarietà del lavoratore e il rapporto verrà disciplinato da un accordo con il quale sono definite le modalità di esecuzione della prestazione, le attrezzature telematiche utilizzate, e la durata oraria.

Pare che il telelavoro produrrebbe addirittura un aumento almeno del 25% della produttività individuale, una riduzione del costo del lavoro per complessivi 1,7 miliardi di euro, e, ancora, un risparmio medio per lavoratore di circa 5 mila euro l’anno. Di questi tempi, numeri importanti. Insomma, un’idea interessante per rinnovare il mondo dell’organizzazione del lavoro, risvegliare energie e nuove opportunità.

Badge rilevatore presenzeSarebbe un modo per responsabilizzare il dipendente liberando le sue potenzialità che spesso, almeno nell’amministrazione pubblica, restano inespresse. Ovviamente lo smartwork può essere utilizzato per tutte quelle tipologie di lavoro che non richiedono la presenza fisica del dipendente come per buona parte degli uffici amministrativi di aziende ed enti pubblici. Molte multinazionali, in particolare nel mondo anglosassone utilizzano già lo smartwork. L’Italia, così, potrebbe avviare un cambiamento radicale nel mondo del lavoro privato e, a maggior ragione, se coinvolgesse in questa impresa la ‘sua’ struttura di gestione della cosa pubblica.

badgeQuegli enti e quelle amministrazioni dove, ancora oggi in troppi casi, ‘vale’ la timbratura del cartellino, la presenza dietro la scrivania, e, sostanzialmente null’altro. Sarebbe, quindi una specie di rivoluzione indolore ma difficilmente attuabile. Troppo forti le resistenze degli apparati burocratici, ed anche dei sindacati che, purtroppo, puntano di più a preservare che a innovare. Troppe carenze tecniche, troppa arretratezza, e incompetenza. E, infine, la consapevolezza del dipendete pubblico che, nella stragrande maggioranza dei casi, se onesto, bravo, efficiente, capace, innovativo, preparato, o anche l’esattamente contrario, nulla cambia. Ciò che importa è ‘mantenere’ la scrivania, lo status, i piccoli e i grandi privilegi di un sistema che, invece, dovrà essere rivoltato come un calzino. Il più presto possibile. Per il bene dell’Italia.

Giangiuseppe Gattuso
09 gennaio 2014

3 commenti:

  1. Sergio Potenzano9 gennaio 2014 11:13

    Nell'era del massimo sviluppo della tecnologia informatica, la realizzazione dello Smart working, ossia il telelavoro, appare come un rinnovamento del concetto di lavoro, che può essere realizzato con la stessa efficacia e con il vantaggio di rimanere a casa, e ti pare niente?
    Se cominciassimo ad elencare i vantaggi che ne deriverebbero capiremmo subito che è necessario darne sviluppo immediato.
    Rimanere a casa comportebbbe innanzitutto una diminuzione di traffico urbano con conseguente riduzione dell'uso di mezzi propri, quindi maggiore scorrevolezza viaria, diminuzione gas di scarico (inquinamento), riduzione dell'acquisto di idrocarburi (risparmio), diminuzione di incidenti stradali, maggiore efficienza nella produzione di atti amministrativi, quindi risoluzioni in tempi stretti di pratiche burocratiche farragginose, grazie ad una maggiore concentrazione che si può facilmente ottenere nel silenzio della propria stanza, senza interruzioni forzate dal viavai di colleghi che amano interloquire durante le varie pause caffè, oppure nella pratica dello sport nazionale dello "sparlamento".
    Solo a Palermo, tra dipendenti pubblici, (Regione, Provincia e Comune), Enti partecipati e dipendenti di aziende private, di cui non si ha la necessità della presenza fisica in ufficio, sarebbero migliaia, e se tutti questi fossero messi nelle condizioni di lavorare a casa propria, porterebbero ad una vera rivoluzione che darebbe inevitabilmente i suoi frutti.

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  2. E' difficile commentare un articolo così preciso, puntuale, che affronta e approfondisce questo tema importante. La giustezza e la profondità col quale viene affrontato l'argomento lascia pochi appigli a chi vuole fare delle sottolineature.
    Lo smart work è un segno dei tempi e credo in Italia siamo anche in ritardo, ma se vogliamo che gli sviluppi tecnologici non restino affari di pochi occorre che le loro applicazioni contribuiscano a cambiare anche le nostre abitudini, se non proprio le nostre vite. Il lavoro telematico è una cosa lodevole sotto tutti i punti di vista, ma soprattutto, credo, per coloro che hanno difficoltà a lavorare in posti e orari prestabiliti , come l'ufficio dalle otto alle due di pomeriggio. Penso soprattutto alle mamme che devono accudire i loro piccoli, ma anche a chi ha difficoltà ambulatorie ma il cui cervello funziona benissimo. Penso affettuosamente al nostro Salvo Geraci.
    Per me sarebbe anche interessante, se solo trovassi il modo di lavorare per via telematica. Ecco, in questa sede propongo la mia candidatura per lo smart work. So fare un pò di tutto, e con il computer me la sbrigo abbastanza bene. Se qualche ditta volesse affidarmi un lavoro sono pronto a cominciare anche subito.

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