domenica 22 dicembre 2013

Non è pentito e non collabora. No servizi sociali

Totò Cuffarodi Giangiuseppe Gattuso - Totò Cuffaro, non si è pentito e non ha collaborato con la magistratura.
Non ha dimostrato di essersi affrancato dalla mafia, da quei reati che lo avevano fatto condannare a sette anni di carcere, di cui tre già scontati. E in questo lungo periodo, a quanto pare, non ha ‘collaborato’ con i giudici. Non si è ravveduto e pentito delle sue malefatte, dei suoi misfatti perpetrati mentre svolgeva una funzione istituzionale importante come quella di Presidente della Regione Siciliana. Il Tribunale di Sorveglianza di Roma ha detto no all’affidamento ai servizi sociali, anche dopo il giudizio della Procura che aveva acconsentito all’ipotesi di potere scontare la sua pena svolgendo attività presso l’Istituto dei Ciechi della capitale.

cuffaro_Reb1Una fermezza che accende dubbi e perplessità. Un trattamento che stride con i permessi premi autorizzati nei confronti di pluriomicidi, delinquenti abituali, stragisti, e altro. Ma, ovviamente, parliamo di gente che avrà svolto una intensa attività di cooperazione e si è pentita.
Totò no. Non lo ha fatto e, mi chiedo, come avrebbe potuto. Cosa avrebbe dovuto confessare, come avrebbe dovuto collaborare con la magistratura e quindi con lo Stato. Quali segreti inconfessabili avrebbe dovuto svelare, quali altri crimini avrebbe coperto con la sua reticenza. Evidentemente, non è bastato e, anzi, non conta nulla il suo comportamento esemplare, il rispetto delle sentenze, l’essersi immediatamente consegnato appena dopo il giudizio finale, senza accennare una benché minima protesta, accettando le decisioni dei giudici anche le più pesanti e cattive. Come anche questa volta.

Totò Cuffaro foto dal carcereI giudici del Tribunale di Sorveglianza hanno deciso che io debba rimanere in carcere per il resto della pena. Non sono ancora rieducato e risocializzato. Come sempre e come è giusto e doveroso accetto e rispetto la sentenza. Vivrò ancora il mio carcere con tutte le sue privazioni con sofferenza, con fatica ma sempre con fiducia e speranza.” Queste le sue parole diramate dopo avere appreso la decisione severa, ingiusta, esagerata. Lui ‘deve’ stare in carcere per essere ‘rieducato’ e ‘risocializzato’.

La sua storia, la sua compostezza, la forza di volontà, e lo spirito di sacrificio dimostrato in questi anni ne hanno fatto un esempio. Un uomo che ha saputo accettare le difficoltà, le tragedie e il dolore del carcere cogliendone ogni aspetto umano mettendo a nudo tutto se stesso. Avrà sbagliato in qualcosa Totò Cuffaro, avrà accettato amicizie sbagliate, avrà agito con qualche leggerezza. Ma mai avrà, consapevolmente, aiutato la mafia. Non è nel suo DNA. La sua unica passione è sempre stata la Politica, l’impegno sociale, l’amore per la Il Candore delle Cornacchiesua terra. Il contatto umano senza steccati e barriere di protezione sono stati la sua forza e, forse, il suo limite, la sua debolezza.

L’amicizia, l’affetto, la condivisione e la sua voglia di essere presente ovunque senza pregiudizi ne hanno caratterizzato il percorso di vita. In carcere continuerà a studiare, a riflettere, a scrivere. Un testimone del disagio e del degrado dei nostri istituti penitenziari. Il suo Il candore delle cornacchie, pubblicato a novembre del 2012, è un libro bellissimo, emozionante, la riscoperta di un uomo. Aspettiamo il suo prossimo libro, servirà a conoscerlo meglio, e, ne sono sicuro, a convincere qualche giudice troppo duro e severo.

Giangiuseppe Gattuso22 dicembre 2013

15 commenti:

  1. La cruda verità è che la giustizia uguali per tutti fa acqua da tutte le parti. Il guaio è che i giudici non pagano mai dei loro sbagli.
    Adesso col decreto svuota carceri usciranno un po' di delinquenti che anche se hanno collaborato come dicono questi giudici, tuttavia sono sicuro che nutrono vendetta e sicuramente la metteranno in pratica.
    In cosa avrebbe dovuto collaborare dopo che gli hanno appioppato reati che nemmeno sono nel suo DNA di cui non conosceva nemmeno l'esistenza.
    Toto tieni duro che la verità verrà a galla e non importa se è costata sacrificio ,l'impotante che la tua coscienza non ti accusa nemmeno di aver pensato vendetta ma come dice il Vangelo ama tutti anche i tuoi nemici. Toto auguri di un Sereno Natale

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  2. Caro Giangiuseppe condivido pienamente, ulteriori commenti sono un di più, aggiungo solo qualcosa perché ho tanta voglia di ribellione. Il tutto si basa su una intercettazione che a detta di esperti non si capisce ma nonostante questo la suprema corte, a maggioranza, decide di condannarlo a sette anni nonostante il procuratore ne avesse chiesti cinque. Allora è vero che esiste un accanimento giudiziario. Il verdetto della suprema corte non è stato unanime ma a maggioranza, quindi qualcuno di questi magistrati qualche dubbio l'aveva e nei paesi civili quando c'è il minimo dubbio si applica la pena inferiore. Invece no il criminale Cuffaro deve pagare e deve pagare con una pena esemplare. Ma quale affidamento deve stare in carcere sino all'ultimo giorno senza sconti. Gli hanno tolto il respiro e cercano di togliergli la dignità. Lo hanno radiato dall'albo dei medici che è la sua professione, sarà interdetto dai pubblici uffici e quindi non più politica attiva. A questo punto mi chiedo e chiederei al giudice come intende risocializzare e reinserire nella vita di tutti i giorni questo grande criminale? Meno male che in Italia non esiste la pena di morte ... !!!

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  3. Franco Scancarello23 dicembre 2013 06:52

    Non credo ci sia bisogno di essere un cultore di scienze giuridiche per capire che in questa vicenda sono stati violati i principi più basilari del GIUSTO PROCESSO, della CERTEZZA DELLE PROVE, della IMPARZIALITA' E TERZIERIETA' DEI GIUDICI e infine della CONDANNA AL DI LA DI OGNI RAGIONEVOLE DUBBIO in danno di TOTO' CUFFARO, e non solo.
    Adesso i suoi amici fraterni, vorrebbero che si abbandonasse ogni prudenza e ogni gentilezza, per passare ad una fase di denuncia e di rivendicazione delle regolee dei principi più elementari. Speriamo che TOTO' si convinca che il suo atteggiamento, encomiabile e irreprensibile, non fa venire fuori tutte le violazioni dei diritti CIVILI; UMANI E GIURIDICI che sono stati perpetrati per abbattere Lui e il Suo GRUPPO POLITICO, che, ripeto per l'ennesima volta, difficilmente poteva essere abbattuto e sconfitto in LIBERE ELEZIONI DEMOCRATICHE.
    Troppe cose strane sono successe in questa vicenda penale e umana che lo hanno colpito pesantemente e che ci ha lasciati spesso basiti. A beneficio dei distratti provo a riassumerle:
    - La vicenda delle registrazioni complete che non si ritrovano più in Procura, quella della Sentenza d'Appello;
    - quella del Giudice Esposito e del Collegio della Cassazione che rinvia all'indomani la Camera di Consiglio;
    - quella del Giudice di Sorveglianza di Roma, che si dice, fino a poco tempo fa fosse in servizio a Palermo e avesse determinate amicizie.
    Secondo me, per tutto ciò, occorre procedere subito a presentare il Ricorso in Cassazione e a renderne note le motivazioni per provocare un dibattito politico e istituzionale che costringa la Suprema Corte a decidere presto e bene.
    Occorre pure, con le stesse modalità presentare la richiesta di Revisione del Processo. Occorre infine che sull'intera vicenda si pronunci la CORTE DI GIUSTIZIA EUROPEA
    Mi rifiuto di credere che chi ha commissionato questa inchiesta e questi processi ( il/i Puparo/i ) possa arrivare a condizionare tutti i Giudici che si dovranno ancora pronunciare.
    Sarebbe la fine di ogni speranza e di ogni fiducia nel sistema Giudiziario Italiano e Comunitario e non solo da parte mia.

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  4. Sergio Potenzano23 dicembre 2013 08:39

    Purtroppo non ho mai avuto fiducia nella Giustizia Italiana, perché non ho mai avvertito il senso di equità che dovrebbe essere preponderante nella giustizia in generale, non per niente il simbolo della giustizia è rappresentato da una bilancia.
    Il caso del mio Amico Totò Cuffaro è emblematico, rappresentando il caso più eclatante di giustizia a sfondo politico, non c'era altro modo per mettere fuori combattimento un avversario come lui, il Re dei consensi in Sicilia, e lo hanno fatto nel modo più vergognoso possibile e immaginabile, senza uno straccio di prova, venendo meno ai più elementari principi della Giustizia dei paesi democratici.
    Purtroppo i giudici che hanno inferto questo ulteriore ingiusto trattamento a Totò, sanno di avere sbagliato e oggi hanno ancora più paura della sua libertà, perché il condannato Cuffaro con la sua esemplare condotta diventa sempre più un personaggio scomodo.
    Spero almeno che sappiano, i Giudici, che esiste una Giustizia Divina alla quale nessunopuò sottrarsi.
    Auguri Totò, Buon Natale Amico mio.

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  5. Per motivi casuali, o per mancanza di occasioni valide, non ho mai avuto particolari contatti politici e personali con Salvatore Cuffaro.
    I ruoli miei e suoi non hanno creato occasioni.
    Le tre o quattro volte in cui ci siamo incontrati casualmente ci hanno portato a un breve saluto e qualche rimembranza universitaria di militanze completamente opposte, ma raccontate con la nostalgia che si prova per le cose passate.
    La sua attuale condizione la conosco bene; per motivi professionali conosco i luoghi di pena dove c'e' la scritta "vigilando redimere" che ogni tanto mi suona come la scritta sui lager "il lavoro rende liberi".
    Non mi va di scendere nei particolari del mio vissuto trentennale carcerario, ma ho avuto sempre la sensazione di entrare ogni giorno in un "corpo estraneo" dove viene allocato un corpo estraneo sociale e viene dimenticato e rimosso.
    Un po' come succede a Lampedusa: bare bianche e commozione; poi DDT spruzzato con i tubi.
    Se e' vero che la civilta' si misura dalle carceri, dalle scuole e dagli ospedali siamo messi male seriamente.
    Ho la sensazione sempre piu' forte che ci sia una escalation della strrategia dell'attenzione.
    non della tensione come usavano i servizi segreti deviati per portare lo Stato verso forme autoritarie, ma dell'attenzione sensu strictu.
    Spostare l'attenzione per motivare la propria incapacita' e' un trucco di chi governa ormai consolidato a livello planetario.
    Fuga del serial killer?
    niente servizi alternativi a Cuffaro.
    E' dimagrito abbastanza da meritare l'effetto Ligresti?
    Ha comunicato con le parole e con i fatti che la follia del potere non lo sfiora piu'; ha ammesso di essere stato ecumenico nei contatti con gente per bene e gente per male per motivi elettorali e non.
    Ha scoperto un percorso di redenzione dai mali che ha provocato nella gestione del potere.
    Penso sia giunto il momento di buttarlo fuori e fargli dimostrare a se stesso e a noi tutti che e' un altro toto'; un ex potente che non dira' sicuramente "Lei non sa chi ero io"; forse potrebbe dire "lei non sa che persona sono diventato".
    Tutto cio' ovviamente non interessa molto. 40.000 detenuti in piu' nelle celle e una legge che ne fara' uscire 1700.
    Potrebbero essere 1701 Cuffaro compreso, ma cio' attiene alle scelte della Giustizia attuale.
    Non credo in quella divina pertanto vi auguro e auguro a toto' un buon anno nuovo.


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  6. tralasciando gli ultimi periodi, che, pur legittimamente, dipingono un ritratto del politico cuffaro che non tiene in conto quelle che sono state giudizialmente accertate quali gravissime responsabilità, condivido lo spirito dell'articolo. anche nel quadro dell'emergenza carceraria che rappresenta una vergogna del nostro paese, bisognerebbe infatti, quando possibile, trovare soluzioni alternative, per cuffaro e per tanti altri nella sua situazione.

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    1. ma quali gravissime responsabilità, per favore. Soltanto un mare di "si dice" che diventano certezza per chi in politica non è dalla parte di Cuffaro. Se queste gravissime responsabilità fossero vere e provato lo avrebbero condannato NON per un'intercettazione molto dubbia e smentita da un signor perito, altro che il peritello della procura, pagato per dire minchiate, ma per le sue gravissime ecc. ecc.

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  7. Nell’ormai famoso discorso della montagna fatto da Gesù sulle Beatitudini, Egli si sofferma anche sui perseguitati dalla giustizia e dice: “Beati i perseguitati a causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli.” Avevo assistito ieri ad un concerto di poesie e musiche ed erano state lette “Le beatitudini”.
    Mi è venuto spontaneo, nel commentare l’articolo di Giangiuseppe, accostare la frase di nostro Signore a quello che è diventato ora Totò Cuffaro, cioè un perseguitato della giustizia. Ma se c’è una legge che stabilisce che un condannato avendo fatto buona condotta (credo per metà della pena) può chiedere l’affidamento ai servizi sociali e malgrado si conosca la sensibilità del personaggio, il quale quando ha sentito che la cassazione gli aveva confermato la pena, l’accetta presentandosi spontaneamente in carcere, senza nessun astio nei confronti dei giudici, non è forse persecuzione questa?
    Ebbene malgrado la richiesta viene confermata dalla Procura, il Tribunale di sorveglianza la nega (pare) perchè il soggetto non ha collaborato denunziando non so poi chi. A Totò che voleva, pur da carcerato, dare una mano a chi ha bisogno (in questo caso i ciechi) e tutti noi conosciamo quanto egli ha fatto per i disabili e gli ammalati, va tutta la mia stima e solidarietà, con la speranza che non debba aspettare “di raggiungere il regno dei cieli” prima che venga esaudita una sua legittima aspettativa!

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  8. Io sono distante dalla posizione di Cuffaro ma e sottolineo ma il pensiero e la logica alla base dell'articolo sono lineari e chiari. Non si può negare la permessa dell'affidamento ai servizi sociali. mentre si fa restare il Cuffaro in carcere nella speranza che si ravveda. Il carcere non funziona nella pratica. Soprattutto come potrebbe il carcere risocializzare viste le condizioni in cui vivono i carcerati? Dal momento che esistono i servizi sociali, essi sono gli enti più adatti a risocializzare le persone e non le celle con le sbarre.
    E soprattutto non dimentichiamoci che quando una persona sconta la sua pena, alla fine il suo reato si estingue. Indi per cui è giusto che anche al Cuffaro sia concesso di rifarsi una vita.

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  9. Ormai eravamo certi che questo natale Totò sarebbe tornato a casa. Perciò è più grande la delusione ed il rammarico del fatto che ciò non sia avvenuto. Chi conosce l'uomo Totò Cuffaro da tanti anni, la sua umanità, la sua religiosità, il suo comportamento esemplare e dignitoso nella disgrazia, fa apparire ancora più crudele il comportamento del giudice che ha impedito a quest'uomo di fruire dei benifici di legge. Poi nel caso specifico la giustizia appare cosi dissonante rispetto al comportamento del ministro nel caso Ligresti, rispetto al fatto, che vengono fatti uscire pericolosi criminali e rispetto al fatto che il presidente della repubblica sta pressantemente richiedendo al parlamento di pronunciarsi sull'amnistia svuota carceri. Nel caso di Totò Cuffaro tenere ancora occupato un posto letto in un carcere super affollato, suona come un abominio. Tanti dicono che i provvedimenti di clemenza nei confronti dei carcerati suscitano allarme sociale. Nel caso di Totò il beneficio di affido sociale sarebbe un atto dovuto, per il suo comportamento umile e rispettoso, sarebbe un sollievo per la sua famiglia, sarebbe utile, conoscendo la sua pietas umana e religiosa un suo impegno in una struttura di volontariato. In considerazione di quanto detto e della vicinanza della più grande festa dell'umanità, auguro a Totò e alla sua famiglia di superare con grande forza cristiana questo momento triste. Affettuosi saluti ed un auspicio ed una speranza che le autorità preposte possano al più presto ritornare sui propri passi. Ciao Totò a presto.

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  10. La questione è sempre la stessa, e cioè quella di una giustizia che spesso ha il sapore della beffa, dell'esagerazione, e dell'ingiustizia. La fiducia degli italiani nei confronti della politica è bassissima ma anche nei confronti della giustizia, e ciò non è una bella cosa. Nel caso di Cuffaro si è ormai superato ogni limite, si è voluto punire un uomo e un personaggio politico popolare. La condanna non ha eguali e fa a pugni con la delinquenza che imperversa ogni giorno, con i mafiosi 'veri' che scorrazzano indisturbati e così via. Totò Cuffaro, invece, deve ancora essere rieducato. Semplicemente una vergogna di stato.

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  11. Francamente avrei fatto volentieri a meno di commentare una notizia che ha dell’incredibile.
    La vergogna in cui versa la giustizia italiana è la testimonianza del degrado della nostra civiltà, del nostro essere parte integrante dell’Europa. Sono letteralmente indignato per questa vicenda che è semplicemente paradossale, prima di essere ingiusta fino alle midolla.
    Chi sono questi cosiddetti giudici, queste persone faziose, questi figuri sinistri, questi sciacalli che segnano il degrado della nostra giustizia, che sono soltanto un plotone di esecuzione sicuramente al servizio di qualche mandante? Io sono arcisicuro che qualora Cuffaro fosse stato un rappresentante della sinistra, non avrebbe ricevuto questo trattamento così ingiusto e nauseante che sto a commentare con un senso di impotenza, e certamente l’avrebbe fatta franca come l’hanno fatto franca sempre e comunque i rappresentanti della sinistra a prescindere dai reati più o meno gravi di cui si sono macchiati.
    Mi volete dire un nome e un cognome di rappresentante di sinistra incarcerato per sette anni, qualunque sia stato il suo reato? La colpa di Cuffaro è di essere un raccoglitore di voti e anche amico di Berlusconi e delle forze politiche di destra. Tutti quelli che sono convinti delle sue gravissime responsabilità o sono sordi o sono ciechi o sono condizionati dal loro essere politicamente di sinistra fino a credere a tutti i si dice, alle chiacchiere da bar, alle invenzioni di giornalacci come La Repubblica o peggio, Il Fatto Quotidiano. Totò Cuffaro baciava tutti, i buoni, i brutti, i democristiani perché suoi amici, i comunisti perché pensassero bene di lui, i ricchi, i poveri, le persone per bene, i mafiosi, tutta la tipologia umana che gli si parava davanti. Se gli si può imputare a colpa l’avere parlato con persone non per bene, magari mafiosi, avendo parlato lui anche con papi, vescovi, cardinali, abati, priori, parroci, assistenti sociali e persona dedite a fare del bene, queste frequentazioni positive avrebbero dovuto compensare qualche bacio inconsapevole con qualche malavitoso, e invece no, perché lui ha aiutato la mafia. Ma questi cosiddetti giudici, non ci spiegano niente sul come e sul perchè, lo condannano per una intercettazione ambientale molto dubbia, che un perito dell’Istituto Galileo Ferraris di Torino (se ricordo bene) ha interpretato in un modo che avrebbe scagionato Cuffaro, mentre il perito della procura, non si sa quanto professionalmente competente, ha interpretato nel modo opposto dando così appiglio e giustificazione alla condanna di Cuffaro.
    Altro che certezza al di là di ogni ragionevole dubbio. Questi giudici non sono neanche all’altezza di fare i giudici di pace, altro che giudici togati.
    Poi non meravigliamoci se la giustizia italiana tra 181 nazioni è intorno al 154 nella classifica mondiale.

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  12. i condanati per mafia non devono uscire dal carcere finche' non colaborino con la giustizia e dicano tutto quello che sanno sulla mafia, con nomi e cognomi.

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  13. Una lettera aperta, che farà discutere. E che però rappresenta una parte importante dei lettori di Livesicilia. Quelli che hanno subito l'ultima decisione su Cuffaro come un'ingiustizia.

    Ecco il link

    http://livesicilia.it/2013/12/25/toto-e-il-natale-negato_422297/

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  14. Ci risiamo l'ennesima crudeltà nei suoi confronti "è inutile incontrare la madre tanto non lo riconoscerebbe" e poi qualcuno mi viene a raccontare che non c'è accanimento e che la legge ela legge, ma per favore ... !!!

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