giovedì 20 giugno 2013

Le ragioni della crisi economico-finanziaria

Crisi economicadi Andrea Arena - L'attuale crisi economica ha avuto avvio nel 2008
in seguito a quella di natura finanziaria (originatasi negli Stati Uniti con la crisi dei mutui subprime) che ha rischiato di far fallire grandi banche private in tutto il mondo; appare di proporzioni più ampie della grande depressione iniziata nel 1929.

È molto probabile che il suo andamento prosegua con alti e bassi e non se ne vedrà mai l'uscita: le grandi banche private hanno assunto dimensioni tali da costringere gli stati che le ospitano a non consentirne il fallimento, perché questo produrrebbe, nel panorama bancario, effetto domino e conseguente catastrofico crollo del capitalismo.

Wall StreetLa partita, che ha visto contrapposti politica e mondo finanziario, si è giocata negli Stati Uniti - arbitro il Presidente Barack Obama - ed ha sprecato l'irripetibile opportunità di sottomettere il sistema bancario a quello politico. Non ha avuto abbastanza coraggio per mancanza di semplici modelli deterministici, conseguenti alla messa in atto di possibili nuove regole per il mondo bancario e per il mercato finanziario (Wall Street). Ha preferito mantenere lo status quo concedendo enormi finanziamenti alle grandi banche private americane. L'Unione Europea ha fatto altrettanto.

Il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale, avendo rinunciato a regolamentare il mercato, si sono trovate mani e piedi legati.

BCEDi conseguenza si è venuta a determinare una situazione di stallo del tutto simile ad un incontro di boxe, non valido per il titolo, tra il campione mondiale (Banca Centrale Americana e Banca Centrale Europea) e lo sfidante praticamente imbattibile (grandi banche private).

Questo è il motivo vero e reale che non consentirà di uscire dalla crisi.
La crisi vede da un lato le banche mantenere inalterato il loro potere e la politica, che esce dal confronto nettamente battuta, dibattere pateticamente su possibili soluzioni al problema irrisolvibile, dall'altro l'opinione pubblica mondiale viene tenuta all'oscuro dei motivi reali che non consentono soluzioni, non è affatto necessario che sappia o capisca, il suo peso nella vicenda è irrilevante.

immagine (1)  Andrea Arena
  20 giugno 1013






24 commenti:

  1. Oggi si parla di una nuova Grande Depressione che potrebbe durare a lungo. Dopo i crack finanziari e i casi di frode scoperti negli Usa questo modello di capitalismo probabilmente dovrà essere ridiscusso.
    Io ritengo che con la crisi non abbiamo ancora finito. Penso che ci sarà un altra crisi finanziaria e la prossima potrebbe essere molto più seria di quella che stiamo attraversando. Circoleranno nuovi prodotti a rischio. Ci saranno nuovi crolli delle Borse.
    La recessione finirà soltanto quando ci sarà una crescita reale in grado di assorbire occupazione.
    Tutto questo in teoria perché la realtà delle cose ci dice ben altro; ci dice che è da disoccupazione a crescere e non l’occupazione e quindi non si parla di crescita. In Italia, ma anche altrove, è impressionante il numero di imprese e di negozi che chiudono giorno dopo giorno, senza che lo stato faccia qualcosa per salvare almeno il salvabile.
    Oggi la finanza mondiale è quanto di peggio possiamo vedere perché si limita a rincorrere il profitto. Le banche si ingrandiscono, c'è poca concorrenza, si stanno creando nuovi oligopoli. Dobbiamo chiederci perchè gli Stati hanno salvato le banche se poi il sistema del credito sta ricominciando a commettere gli stessi errori. C'è qualcosa che non funziona. Il mercato finanziario è talmente vasto che le banche sono diventate dei grossi agenti di Borsa. Gli Stati dovrebbero cambiare le regole del gioco, ma non hanno i muscoli e l'interesse per farlo. L'Amministrazione Obama non è in grado di fermare un colosso come Goldman Sachs che sta ricominciando a fare la banca d'affari. Questi grandi gruppi finanziari sono troppo grandi per crollare. L'economia mondiale oggi si fonda sul funzionamento delle cinque più grosse banche del mondo e sul timore che falliscano.
    In Occidente non si produce più nulla perchè i costi sono troppo elevati. Il basso costo dei salari ha trasferito la produzione delle merci in Oriente. Fino a oggi la gente ha consumato indebitandosi. Ma oggi i soldi non ci sono più e i consumi si sono fermati. In Occidente ormai produciamo soltanto servizi finanziari, come sta accadendo in Inghilterra.
    In Italia siamo messi male, anche se, a causa di un mercato sommerso di cui non conosciamo esattamente le enormi dimensioni, talvolta la crisi non sempre si avverte nel suo reale valore. Dobbiamo anche pensare che, dietro al mercato nero si nascondono le attività criminali di mafia, camorra e n'drangheta, e che queste attività non contribuiscono certamente a superare la crisi..
    (continua)

    RispondiElimina
  2. (continua)
    Temo proprio che questa crisi non finirà più, almeno in questo sistema economico che regge il mondo. Qualcuno ipotizza che La Grecia sara' il primo paese a uscire dall'area euro: succederà nel 2013, mentre l'anno dopo sarà la volta della Spagna. Ne e' convinto l'economista Charles Robertsondi Renaissance Capital.

    Secondo il gestore di fondi speculativi Kyle Bass, il destino dell'Europa e' gia' segnato. Tanto che "solo una guerra potra' risolvere i problemi strutturali" dell'Eurozona.

    A riportare le sue dichiarazioni shock e' Reuters. La recessione determinata dallo scoppio della crisi del debito non avra' un lieto fine. "Finira' con una guerra" mondiale", ha avvertito Bass, fondatore di Hayman Capital Management, con sede a Dallas, in Texas.
    "Non so dire bene chi combatterà chi, ma sono sicuro che nei prossimi anni assisteremo allo scoppio di rivoluzioni e guerre, e non certo piccole", ha detto durante una conferenza stampa nel gennaio scorso.
    Bass ha scommesso forte sul default dei paesi dell'area euro più in difficoltà finanziarie, come la Grecia, stimando che le autorità della regione non faranno nulla per sbloccare la fase di stallo che dura da ormai tre anni.
    Atene è già stata scenario di proteste violente, ma per ora si sono limitate ai confini nazionali. Molti analisti si chiedono come mai altri in Europa non siano scesi in strada e come mai le proteste non siano degenerate in violenze, dopo la perdita di posti di lavoro, l'incremento del peso fiscale, la riduzione delle spese pubbliche e altre disposizioni drammatiche intraprese dai governi di Spagna, Italia, Portogallo e Grecia.
    La disoccupazione ad Atene e Madrid ha raggiunto il 25%, coinvolgendo un quarto della popolazione.
    L'opinione di Bass si fonda su calcoli precisi e non su strampalate premonizioni. Il debito nei mercati creditizi internazionali ha raggiunto il 340% della produttività globale e "il mondo - ha sottolineato l'esperto - non ha mai vissuto periodi di pace quando e' stato costretto a fare i conti con un tale fardello".
    Speriamo che queste previsioni siano eccessivamente pessimistiche e che il "sistema" occidentale possa riuscire a superare senza grossissimi traumi questa crisi che ormai dura da troppo tempo.

    RispondiElimina
  3. L'articolo di Andrea Arena, essenziale e preciso nello stesso tempo, ci riporta, se ce ne fosse bisogno, con i piedi per terra. Una realtà da fare tremare i polsi. La situazione economica finanziaria è molto più grave di quanto ci dicono e va al di la di quanto i governi vanno sbandierando. Compreso quello italiano. Il commento, poi, di Nino Pepe, (un quasi trattato...!) spiega nel dettaglio come stanno le cose. Altro che crescita, altro che ripresa dei consumi, altro che uscita dal tunnel...! Insomma, la situazione non è bella affatto. Che Dio ci aiuti.

    RispondiElimina
  4. Forse come dice un commentatore,potrebbe salvarci una guerra, allora bene ha fatto il precedente governo ad acquistare gli F 35,allora mi chiedo se non sarebbe il caso di comprarne ancora e rafforzare anche la marina militare?
    Invece di pensare ad IMU,IVA e cazzate varie.
    Esiste un teatro di guerra in Siria, perchè non approfittarnr ed essere i primi ad aprire un vero conflitto?
    Potrmmo arruolare milioni di ragazzi e dare loro un futuro nel caso si dovesse vincere.

    RispondiElimina
  5. Ho soltanto citato un pensiero di Kyle Bass, non ho detto che la penso allo stesso modo. E comunque lo stesso Bass dice pure "Non so dire bene chi combatterà chi", quindi, caro Volpe, se hai qualcosa di serio da dire fai pure, ma smettila di dire cavolate.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Per me Volpe può scrivere quello che vuole, purchè non mi attribuisca cose che non dico e non penso, attenendosi soltanto a quello che scrivo. Io non ho un retropensiero da decodificare. Ormai mi conoscete, dico come la penso e penso quel che dico. Poi, conosco Volpe (almeno un pò), l'ho sempre apprezzato e stimato, e perciò eventuali polemicucce e vivacità dialettica ci stanno abbondantemente.

      Elimina
  6. Il torto di Berlusconi è la sfacciata incoerenza, mentre il torto di Sergio Volpe è di non capire ciò che gli altri scrivono, oppure non leggere neppure e commentare scrivendo cavolate. Filippo Ales ha già opportunamente fatto notare, commentando "il fare del governo....", che gli impegni presi con l’Europa portano la firma di Berlusconi, proprio lo stesso Berlusconi che oggi invita a sfondare il limite del 3%, Ales, adesso è chiaro? quello che dice Berlusconi non ci interessa, neppure se dovesse proporre cose giuste, per 20 anni non ha fatto altro che distruggere, è interessato solo a ciò che conviene a lui, quindi inaffidabile, trasformista e falso. Passando alle cavolate: chi vuole dichiarare guerra alla Siria, andrebbe internato in manicomio criminale, o comunque "chiuso" per sempre perché è soggetto pericoloso per se e per gli altri.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Nessuno intende dichiarare guerra alla Siria. Qui ognuno scrive ciò che pensa liberamente e, a volte, con ironia, sarcasmo, l'uso del paradosso, dell'iperbole e altro ancora. Tutto ciò non deve urtare la suscettibilità degli autori e dei commentatori e, anzi, va sempre apprezzato che, nonostante tutto, c'è chi si diverte a scrivere mettendoci qualcosa di suo. Buon lavoro a tutti.

      Elimina
    2. Non voglio fare l'avvocato difensore di S. Volpe, ma mi sembra ingeneroso ed irrispettoso, per uno dei fondatori del blog, persona stimabile, onesta ed idealista. Che il sigr. Arena ultimo arrivato su questo blog entri a gamba tesa su Sergio Volpe, senza conoscerlo, mi fa specie. Il sig. Arena interpreta il linguaggio di Volpe in senso letterale, "guerra contro la siria"? Internato in un manicomio criminale? Soggetto pericoloso? Ma che cosa ha capito sig. Arena? Il linguaggio sarcastico, e dell'assurdo di Volpe, che qualche volta può suscitare antipatia e irritazione, è puramente simbolico e metaforico...basta sapere decodificare, la sua rabbia, rassegnazione, delusione... Stiamo parlando di una persona intellettualmente onesta, OK ?

      Elimina
    3. Mi associo a quanto scritto prima da Gattuso e da Vullo nei post precedenti. Bisogna capire bene la satira e lo humor di Sergio Volpe che, magari con l'uso di eccessi, fa capire senza giri di parole, meglio di altri, cosa vuole dire. A Sergio Volpe tutto il mio apprezzamento ed un abbraccio!.

      Elimina
    4. Una cosa sulla "sfacciata incoerenza" di Berlusconi.
      Premetto che per me l'incoerenza è una virtù, è una dote che hanno solo le persone intelligenti; infatti non vedo cosa ci sia di sbagliato quando qualcuno accorgendosi di essere in errore decide di cambiare idea. Io non posso, per essere coerente, andare a sbattere contro un muro, ma freno, sterzo ed evito il muro. Quando Berlusconi firmò i famosi impegni con l'Europa, caro Andrea Arena, la situazione era un pò diversa da oggi; adesso, per dare un pò di respiro alle nostre aziende, alle nostre piccole e medie imprese, c'è assoluto bisogno di sforare il 3 per cento. Chi non capisce questo o è ignorante nelle questioni economiche o è in malafede. D'altronde, negli anni passati hanno sforato in tanti, dalla Spagna alla Francia, per non dire altro, e non è successo niente. Sarebbe ben strano che succedesse qualcosa se fosse l'Italia a sforare.
      Berlusconi sarà quel che sarà, ma di economia ne capisce abbastanza da sapere quello che dice.

      Elimina
    5. Arrivare al punto di dire che l'incoerenza è una virtù ! Perbacco ! Ancora meglio "l'incoerenza è una dote che hanno solo le persone intelligenti" ! Cavolo ! Verità filosofica sconvolgente ! Ma allora...la conseguenza paradossale... è che la maggior parte delle persone coerenti di questo blog sono anche stupide?! Ma ci sono persone incoerenti e quindi altamente intelligenti in questo blog ?! Facendo una semplice analisi del testo, su queste affermazioni cervellotiche, se ne deduce che questo blog ha la fortuna di avere solo 2 persone incoerenti ed intelligenti, una è Berlusconi e l'altra l'emulo Nino Pepe. Complimenti vivissimi a Pepe ed al suo modello di riferimento!! Naturalmente onde prevenire furibonde reazioni, ho scritto questa coerente e stupida considerazione, per cadere consapevolmente nella trappola " Nino-Pepesca", amante della provocazione e della polemica. Deferenti saluti.

      Elimina
    6. Diciamola in un altro modo, visto che per forza si assolutizza sempre qualsiasi cosa, mentre si farebbe un buon servizio alla verità relativizzando tutto.
      E' possibile commettere degli errori, oppure siamo tutti perfetti nelle nostre azioni e nei nostri pensieri? Quando uno commette un'azione sbagliata che può essere qualsiasi cosa, da una mancanza di riguardo ad un reato, è giusto che ripari in qualche modo o chiedendo scusa o scontando la pena per il reato? Mi pare che su questo non ci possano essere dubbi.
      Quando l'errore riguarda un pensiero, una presa di posizione politica, una parola o un concetto che al momento della sua formulazione sembra il non plus ultra della perfezione, ma che invece ad una posteriore analisi, essendo magari cambiato il contesto o essendosi prodotte modifiche importanti, risulta essere cosa erronea ed insostenibile, uno cosa deve fare? Deve persistere in quello che si è rivelato un errore, per amor di coerenza?, oppure deve cambiare opinione, facendo opera di ravvedimento, alla faccia della stessa coerenza? Domanda per Pino Vullo: questo cambiamento di opinione sarebbe segno di intelligenza o di che cosa?

      Sulla coerenza avrei anche cose positive da dire, infatti non vedo perchè uno debba cambiare opinione se le sue posizioni risultano essere sempre valide e degne di essere sostenute, nè mi sognerei di dire che le persone coerenti siano degli stupidi. La coerenza è una virtù, ma l'elasticità mentale che ci fa capire se ci capita di incorrere in errori di valutazione è una forma di intelligenza, mica di stupidità.

      Poi, per rispondere alle tue affermazioni sul mio essere emulo di qualcuno o di avere Berlusconi come punto di riferimento, mi dispiace deluderti, ma sei fuori pista. Ti chiedo: come puoi definire uno come me, squattrinato e mai coinvolto in operazioni politiche anche minime, emulo di Berlusconi? Tutt'al più potresti definirmi come suo difensore d'ufficio in un contesto, il nostro blog, pieno di sinistrorsi le cui idee politiche sono appiattite sull'antiberlusconismo acritico, "a prescindere" come direbbe Totò. Ma non ti concedo neanche questa, perchè io non difendo il berlusca di prima intenzione, soltanto polemizzo con voi da posizioni di destra. Siccome la destra attualmente è occupata da "Silvietto", viene facile associare a lui le posizioni antitetiche alla sinistra, tutto lì.
      L'idea poi che il mio punto di riferimento sia Berlusconi è una cosa balzana che non sta in piedi,superficiale, derivante dal fatto che pensi di conoscermi ma, in realtà non sai niente di men e di quello che io sono, perchè se mi conoscessi almeno un pò capiresti subito che, per come sono fatto, non potrei mai avere punti di riferimento in nessun uomo politico nè del passato nè del presente nè del futuro, ammesso che ci sarà un futuro, perchè come ben sai il futuro non solo non esiste, ma è una categoria mentale e basta.
      Conclusione soft, il tuo intervento cabarettistico è servito soltanto a farmi perdere mezz'ora del mio prezioso tempo.

      Elimina
    7. (continua) Vogliamo attivarci per sederci tutti ad un tavolo di ristorante o di trattoria o anche di semplice osteria per stare un pò insieme e tra una portata e l'altra raccontarci le barzellette, escludendo le "palle" dei discorsi politici?
      Non è la prima volta che esprimo questo desiderio; stavolta però mi va di fare una considerazione.
      Ma che razza di blog è il nostro?
      Se non siamo capaci di organizzare nemmeno una cena, come pensiamo di realizzare cose per le quali ci vuole un minimo di impegno?
      Cosa abbiamo realizzato in quest'anno e mezzo (e oltre) di politicaprima? Un paio di sondaggi? Qualche incontro inutile ed infruttuoso con Ferrandelli?
      E poi cos'altro?
      Risposta: Un beneamato!!!
      Almeno avessimo organizzato una bocciofila! Si è parlato di tante cose, di decrescita felice, di coltivare melenzane, peperoni, funghi, fave...sì, se ne è parlato. E basta!
      Secondo voi è arrivato il momento del fare?, oppure dobbiamo continuare a trastullarci da casa col "giocattolo"?
      Francamente mi sto scocciando. E' meglio che ci vediamo e decidiamo cosa fare.
      Caro Direttore, se sbaglio mi correggi.

      Elimina
    8. Ma si hai ragione meglio un bel convivio o un'agape fraterna. Purtroppo anch'io ogni tanto ho voglia di mettere un po' di pepe per non entrare direttamente nei problemi, soprattutto se il tema è di natura apocalittica. Tutti siamo bravi nelle diagnosi, salvo poi mancare nella terapia. Tutto sommato invece che parlare dei 4 cavalieri dell'apocalisse, carestia, guerra, pestilenza e morte, preferisco trastullarmi con l'utopia "decrescita felice" o altre amenità intellettuali, finchè arriva la pensione, poco male. Ma mi sembra che un paio di incontri conviviali li abbiamo fatti, di cui uno a casa mia, ma tu purtroppo non c'eri. Comunque per merito di mia moglie che è catechista, ho partecipato a diversi convivii biblici, organizzati dalla parrocchia. L'ultimo convivio è stato su "Giacobbe" il terzo patriarca che si fece chiamare Israele, padre di 12 figli, da cui poi le 12 tribù d'Israele e quindi tutta la bella favola del vecchio e nuovo testamento. Giacobbe e sua madre te li raccomando, per carpire la primogenitura hanno usato l'inganno ed un "piatto di lenticchie" per beffare "Esaù". Su queste basi è nato il patto tra Dio ed il popolo eletto e la terra promessa, e quindi un caleidoscopio di cattivi sentimenti, inganni, guerre, fratricidi, peccati di tutti i tipi, compresi sodoma e gomorra. Tutto ciò non può che finire con il diluvio universale e con l'apocalisse! Amen.

      Elimina
  7. Sig. Arena,lei scrive su politicaprima, questo è l'unico motivo che mi suggerisce di non risponderle.

    RispondiElimina
  8. Pasquale Nevone22 giugno 2013 07:39

    Anche il cd. "uomo della strada" di qualunque città o villaggio del mondo ha ormai capito che l'attuale sistema socio-economico è fallito, e che la politica non ha più mezzi nè autorevolezza per porvi correttivi, figuriamoci per governarli.
    Seduti al tavolo di tale questione potremmo discutere ed accapigliarci all'infinito tali e tante ne sono le cause, le conseguenze e le prospettive.
    Allora recuperiamo la "saggezza del farmacista", parliamone "q.b.", cioè "quanto basta". Il di più è superfluo, se non addirittura pericoloso.
    Lo scoppio nel 2008 della bolla speculativa dei titoli spazzatura legati ai mutui sub-prime USA che ha fatto saltare in aria le banche, e quella successiva del 2011 legata alle speculazioni sugli interessi dei debiti pubblici statali scatenate dalle stesse banche pur salvate con il denaro dei governi, in definitiva sono solo le manifestazioni finali del lungo percorso di risanamento e rilancio dell'economia liberista, crollata nel 1929 e da allora fino ai primi anni '90 tenuta in vita artificialmente alimentando il debito delle famiglie, delle imprese e quindi degli stati.
    Divenuti insostenibili quei tre debiti, si è fatto ricorso alla cd. "finanza creativa" cercando di creare nuovo profitto utilizzando la speculazione finanziaria nelle Borse come una "slot machine". Facile da immaginarsi, ai primi anni del 2000 la bolla è scoppiata, e si è passati dal famoso "11 settembre" al 2008 e 2001.
    La paventata ipotesi di una inevitabile prossima guerra mondiale come conseguenze ed uscita di questa crisi sistemica, in verità, è il responso quasi unanime degli Uffici studi strategici degli Stati Maggiori delle maggiore potenze militari da almeno 5 anni. Essi ritengono verosimile una prossima terza, o quarta se si considera la guerra fredda, guerra mondiale nell'area del Pacifico, e cioè che coinvolgerebbe USA, Russia e Cina. Probabilmente un fronte comune USA-Cina (nonostante le apparenze solido fin dalla rivoluzione di ottobre del 1917) contro la Russia (nonostante le apparenze sempre desiderosa anche essa di essere una superpotenza mondiale). Ma non è detto, perchè potrebbero essere ognuna contro le altre due.
    Ad ogni modo, segnali inquietanti in questo segno sono stati evidentissimi fino al G8 in Irlanda lunedì scorso 17 giugno. Gli USA vogliono ridurre l'arsenale atomico ed intervenire in Siria, la Russia di Putin ha risposto picche , e piuttosto minacciose pure. Risultato? Obama ha perso la faccia,e non gli è rimasto altro da fare che andare per l'ennesima volta a Berlino, per dire l'ennesima volta dopo 50 anni che anche lui è "berlinese", come per dire che lui (Obama) lo sa benissimo che il Muro di Berlino è ancora più vivo e vegeto di prima, e che ne sono caduti solo i mattoni.
    Il discorso meriterebbe ulteriori e più approfondite analisi. Mi fermo quì.
    Aggiungo solo che tra i "colpevoli" dell'imminente ed inevitabile crollo sistemico mondiale vi è anche, incredibile ma vero, il cd."uomo qualunque" che cammina per le strade di tutto il mondo, che si è "turato" il naso, le orecchie e gli occhi fin dal 1929 in cambio della "pagnotta" giornaliera.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Pasquale, la tua analisi è interessante e dallo sguardo panoramico. Si vede come il mondo sia piccolo, e come le vicende derivate dalla crisi del 1929 abbiano prodotto le strategie economiche e anche politiche che hanno segnato la storia del secolo scorso.
      Secondo questa ricostruzione la crisi del 1929 non si è esaurita del tutto, trovando anzi nuova vita dal 2008 ad oggi.
      Che dire?
      Gli uomini passano ma i problemi restano!

      Elimina
  9. Ma, dico io, è mai possibile che davanti ad un tema così importante come la crisi, in questo blog ci si perda sempre in polemiche da quattro soldi, senza nè capo nè coda? Possibile che in 13 commenti solo io e Nevone abbiamo detto qualcosa sul tema?
    Una delusione.
    Per riportare il tema della crisi in primo piano propongo una considerazione di Bruno Amoroso.
    Chi è costui?
    Presidente del Centro Studi Federico Caffè, nonché docente di economia in Danimarca e in Vietnam, Amoroso è tra i promotori dell’Università del Bene Comune ed è autore di numerosi saggi sulla crisi europea).
    "La crisi finanziaria, la più grande ondata di crimine finanziario organizzato della storia umana, secondo le parole di James K. Galbraith, è stata preparata nel corso di tre decenni durante i quali la globalizzazione ha avuto il tempo di organizzarsi dispiegando tutti i suoi effetti con l’imposizione del “pensiero unico” fino al “potere unico” dell’ultimo decennio.
    Questa crisi si fermerà quando i 4/5 della popolazione saranno ridotti in condizioni di povertà e marginalizzazione. Un percorso avviato ma che richiede tempo. La “ripresa” sarà una stabilizzazione e istituzionalizzazione della povertà e della dipendenza politica del paese dai centri finanziari. Che questo possa avvenire in forma pacifica è da dimostrare. La vera ripresa ci può essere solo se il 99% degli esclusi riprende il controllo sulla macchina del potere politico ed economico. Le forme in cui questo avverrà, se avverrà, non saranno indolori per le vecchie classi dirigenti, e per questo vi si oppongono con tutti gli strumenti a disposizione. La forza obiettiva di questo cambiamento dipende dal fatto che l’alternativa a una vera ripresa è lo scenario dell’implosione dell’Europa sul modello jugoslavo, a noi ben noto. La preferenza per una soluzione (anche europea) negoziata e con un cambio di indirizzo dovrebbe apparire ovvia e di buon senso, oltre che più giusta. Ma raramente l’equità e la giustizia prevalgono sugli interessi costituiti.

    Per chi volesse approfondire ecco il link:

    http://www.libreidee.org/2013/06/amoroso-niente-ripresa-prima-devono-ridurci-alla-fame/

    RispondiElimina
  10. Ha ragione Nino Pepe, l’argomento posto da Andrea Arena, depurato da qualche incomprensione e forse equivoco, merita riflessioni e stimola il dibattito. Grazie al link suggerito da Nino, sono andato a leggere attentamente la tesi di Bruno Amoroso (clicca qui per l’articolo) sulle ragioni della crisi attuale e sulle difficoltà nelle quali versa l’Europa e l’Italia. E non c’è da essere allegri. Dobbiamo avere consapevolezza che così come stanno le cose non se ne esce. E le azioni del governo, gli equilibrismi nell’affrontare l’emergenza, i veti e le imposizioni (IVA/IMU), le incrostazioni e gli interessi dei potentati, fanno da ulteriore freno. Dice Amoroso che, forse, quando la povertà sarà dilagante, il popolo riprenderà il controllo della cosa pubblica e la sovranità che gli spetta. Solo in questo modo potrà essere sconfitta la finanza creativa che ha divorato l’economia vera. Quella finanza che ha espropriato i redditi e le ricchezze materiali e intellettuali. I mercati finanziari che hanno sostituito le “fabbriche” industriali con un rapporto abnorme.
    Insomma l’uscita dal capitalismo e quindi dalla speculazione finanziaria è la soluzione. MA le forme in cui questo avverrà, se avverrà, non saranno indolori per le vecchie classi dirigenti. Per questo useranno tutti gli strumenti a disposizione perché ciò non avvenga. Auguri!

    RispondiElimina
  11. Articolo, commenti e ragionamenti, interessanti. Pessimistiche le previsioni. Io non credo allo scoppio di una guerra, per il semplice fatto che siamo già in in guerra...

    RispondiElimina
  12. Pasquale Nevone23 giugno 2013 08:37

    Riprendo un attimo i commenti di Nino Pepe e di Giangiuseppe Gattuso.
    Molti economisti e politologi oggi concordano nel pensare che con la crisi attuale siamo arrivati al capolinea, o meglio, siamo ritornati da dove eravamo partiti : la crisi del 1929, alla quale con Keynes fu data una risposta "economica" che quasi tutti gli economisti sapevano esser sbagliata, ma che la "politica" adottò subito perchè dava "risposte" sociali tempestive nell'immediato. Tutti, e sotto sotto lo stesso Keynes, sapevano che si era scelto un palliativo, una medicina sintomatica non curativa. Keynes infatti andava dicendo che con le politiche economiche di medio termine (5 anni) nell'immediato e nel breve (2/3 anni) siamo tutti morti.
    Di che si tratta? Keynes pensava che dalla recessione si usciva non aumentando la produzione, ma la domanda aggregata ( consumi ed investimenti), cosa possibile solo con l'aumento del debito pubblico perchè solo lo stato si può indebitare per aumentare gli investimenti in nuove opere pubbliche con le quali dare più soldi alle famiglie per nuovi consumi. Fu un errore clamoroso che paghiamo oggi, perchè così non si risolse la crisi economica, ma si prese tempo impedendo l'insurrezione popolare dei cittadini affamati che avrebbero abbracciato il socialismo.
    Insomma, come dimostra uno per tutti, Paul Krugman, premio Nobel 2009 per l'economia, quando non ci sono più soldi non si aumenta il debito pubblico per aumentare (artificiosamente) la domanda aggregata(consumi ed investimenti), ma si deve agire sulla redistribuzione del reddito (tasse e patrimoniali sui grandi patrimoni, e riduzione di emolumenti e/o profitti esagerati). Questo perchè i soldi non è che non ci sono più, che sono volati via chissà dove, ma perchè sono concentrati nelle mani di meno dell'1% della popolazione. Questa casta, guarda caso, è l'accanita sostenitrice dell'austerità e delle riduzione di spesa pubblica (per gli altri evidentemente), facendo così credere che si spostano soldi da spese superflue al "pane per i poveri". Falso! Quei risparmi servono solo per ridurre il debito pubblico (per evitare il fallimento dello Stato) e mantenere intatta la ricchezza di quell'1%.
    Dunque, si esce dalla crisi non togliendo "il pane dalla bocca" dei poveri, ma recuperando ricchezza in eccesso, troppo in eccesso perchè troppo conseguita illegalmente, da redistribuire tra gli strati popolari in gravissima difficoltà.
    Riguardo alla eventualità di una guerra mondiale. Personalmente sono scettico su questa eventualità. Trovo invece più convincente gli scenari strategici previsti dagli Stati Maggiori Militari di Gran Bretagna e della Russia, ordinato oltre 10 anni fà da Blair e da Putin. Al primo fu detto che l'iimminente crisi socio-economico avrebbe portato a ribellioni popolari urbane, al secondo che vi sarebbero state sparse per il mondo innumerevoli guerre locali per l'acqua ed il petrolio. Ad entrambi , ai primi del 2000, fu detto che ciò si sarebbe verificato entro 15 anni, cioè ai nostri giorni. Mi pare che ci hanno azzeccato, vedi Afganistan, Nigeria,Siria, Libia, etc..., e vedi le periferie di Parigi, Stoccolma. Brasile, Turchia, Egitto, etc...
    Concludo dicendo: non Auguri, ma "Svegliaaaaaa!!!"

    RispondiElimina
  13. Sig. Vullo, Sig. Pepe e Sig. Gattuso avete tutti pienamente ragione, sono l'ultimo arrivato e devo mettermi in riga. Purtroppo ho un pessimo difetto: andare controcorrente dicendo ciò che penso, sempre e senza alcun fine. Mi sono permesso di leggere e commentare ciò che è stato scritto senza essere capace di interpretare, che ci volete fare, ho l'imperdonabile difetto di non conoscervi e non sapere chi siete, è giusto che tutti coloro che scrivono debbano prima conoscere chi li legge (giusto forse, folle sicuramente), ma io non ci tengo a conoscervi quindi tolgo il disturbo, questo blog non fa per me. Auguro a tutti voi buon proseguimento e tanta fortuna al blog.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sig Arena guardi... anche se ci conosciamo poco, io penso che lei è una persona per bene. Perciò se lei lascia il blog, per me è un dolore ed una perdita. Lei è sincero e non è capace di ipocrisia e quindi non è capace di doppio linguaggio, ne di retropensiero ,ne di doppia lettura. Se l'ho offeso dicendo che lei è l'ultimo arrivato, me ne dolgo e me ne scuso. In un blog dove ci sono tante persone stimabili, qualcuna meno, e poi c'è la piaga dei corvi...ma questa è la caratteristica della Sicilia terra bella e maledetta. Nei blog non è tutto oro quello che luccica. Non tutto è quello che appare e non tutto appare quello che è. CMQ felice di averla conosciuta e spero di rincontrarla o in questo blog e per le vie del mondo.

      Elimina