giovedì 7 marzo 2013

Eppur si accende

Davide-Di-Bernardodi Davide Di Bernardo - Ha sempre buio dinnanzi a se chi a testa bassa continua a percorrere la stessa via.
Oh giovini di ogni età è a voi che rivolgo la supplica.

Di tutti i sentimenti che la modernità ha standardizzato, la rabbia è stata quella meglio incatenata.
Eppur ho memoria di tempi in cui da essa partiron le basi assopite e seppellite oggi, che tanto bene e tanta serenità sino ad ora han donato. Parlerei pure della Libertà, conquistata e uccisa, innalzata e schiacciata, ma ancor più scontata.
Eppur sento, leggo e vedo d’una rabbia in seno al mondo di cui gli sbarbati son voce più unanime, ma il cui fuoco portatore d’innovazione, muore ancor prima dell’immagine per protesta caricata.
Eppur son io pure giovine d’un tempo che ne allunga la durata e ne abbrevia l’importanza. Non si era fanciulli nel mezzo del cammin di vita in Dante, ma Uomini propensi a critica e protesta, duellando con fioretto e piuma, con anima e pugno.
Ma vedo agnelli incatenati alle porte di palazzi ad essi appartenuti, pronti ad ascoltar e prender la strada del primo pastore urlante che a loro un pascolo da. Senza anima o pugno, ma con appeso al petto un’etichetta di carta straccia, con su scritto: “cittadino”.
Nel coro disunanime che si eleva a goder son sempre i medesimi d’un tempo. Loro cambian le fattezze, ma non parsimonia e dialettica che a guardar bene si evolvon solamente, lasciando ai giovini senza più spada o piuma le briciole di cui si accontentan ancora.
Innalzatevi, Innalzatevi, Innalzatevi!
Accorete all’unisono alle strade della vita e diventate Odissei delle vostre gesta togliendo le catene poste per ascoltar il canto di sirene non più ammaliatrici.
Destate il cuore vostro ed accendete il fuoco rosso della rabbia assaporando per primi dopo secoli la luce della libertà.

Davide Di Bernardo

07 marzo 2013

P.S. Un'esortazione che spero accenderà ciò che deve.











12 commenti:

  1. Complimenti caro Davide per questo momento dolce di poesia. Mi potresti essere figlio mi è di conforto che un giovane come te sublima in un modo cosi soave e ricamato con filo di seta un sentimento cosi aspro cosi rozzo come la rabbia. La rabbia spesso s'accende d'improvviso, esplosiva, distruttiva o costruttiva dipende dall'intelligenza e dal cuore pieno d'amore che trasforma in passione un'istinto che potrebbe essere crudele, che invece plasma e trasforma in libertà e nuova vita. Grazie per quello che hai scritto.

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  2. il mio cuore si è destato e si è accesa la voglia di libertà,non ascolterò più sirene ammaliatrici e terrò la testa alta in cerca di nuove vie.

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    1. Allora serve ancora a qualcosa scrivere! :)

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  3. "Destate il cuore vostro ed accendete il fuoco rosso della rabbia assaporando per primi dopo secoli la luce della libertà".

    Una bellissima esortazione dai toni epici e universali. Più di così...dovremmo risalire lungo i secoli fino a Dante Alighieri, al suo : "fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e conoscenza".
    E tuttavia non mi sento di adattarla "in toto" alla realtà italiana.
    Porca miseria, siamo messi male, ci sono troppe cose che non vanno, troppi poveri, troppe ingiustizie, troppo malaffare, c'è una giustizia malata che condanna per la pubblicazione di un'intercettazione telefonica una persona la cui vita, negli ultimi 20 anni, è stata messa in piazza e massacrata proprio da intercettazioni telefoniche ossessive, continue e mai perseguite da nessuna procura, c'è una politica anch'essa malata che anzichè occuparsi del bene pubblico ha pensato soltanto ad ingrassare con i nostri soldi, ma VIVADDIO, nonostante tutto siamo in democrazia e col nostro voto possiamo mandare a casa tutti i politici corrotti, incapaci o che semplicemente non ci piacciono.
    Il successo del Movimento 5 stelle sta a dimostrare proprio questo.
    E allora io non parlerei di libertà uccisa quanto, piuttosto, di un sentimento di frustrazione che non porta a niente diventando ignavia bella e buona. Infatti il cittadino, prima di insorgere, cerca sempre di adattarsi a qualsiasi condizione di vita pur di non rinunciare al quieto vivere. Ecco, questo componimento poetico ci esorta ad innalzarci, ad accorrere nelle strade, superando il sentimento di ignavia che ci ha trasformati in un gregge di pecore pronto ad obbedire al primo che si autoproclama pastore, e quindi restituendoci alla condizione di popolo in grado di decidere del proprio destino.
    Bravo Davide !!!

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    1. Ho appena risposto all'ennesima telefonata di un ragazzo, anch'esso padre di un bambino, che chiedeva lavoro. La testa bassa e i troppi pastori hanno fatto dimenticare che l'Italia risulta essere una Repubblica fondata sul Lavoro. Parole che suonano essere più arcaiche delle mie, ma che non stanno lì per caso. Anche se il vero significato non è quello interpretato per decenni, ovvero la creazione di posti statali in esubero, ma possibilità che dev'essere concessa a chiunque di poter abbattere i divari di partenza ed avere la possibilità di lavorare. Che è cosa ben diversa e sta scritta nel primo articolo della nostra Costituzione non in codici giuridici che in pochi leggono, ma in alto al testo più importante della Nazione.

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  4. Tutto è perduto e la vita s'eppure ne verrà concessa, non ci resterà che per piangere la nostra sciagura e la nostra infamia.

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    1. No Amico. E' finita solo quando suona il gong! E sta tranquillo che ancora è presto per essere suonato. Non la speranza, ma il fuoco dentro di noi dev'essere acceso e rimesso in gioco. Cerca scriviiltuonome su FB e leggi di tanti ragazzi che credono in un movimento che parta realmente dal basso. O continua a leggere tra queste pagine, dove perfetti sconosciuti non fanno inni a partiti, ma coltivano una delle armi più incisive della la storia: le idee.

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  5. Fausta Fabri8 marzo 2013 14:17

    "Cuattro angioloni co le tromme in bocca
    Se metteranno uno pe ccantone
    A ssonà: poi co tanto de voscione
    Cominceranno a ddì: "Ffora a chi tocca."
    Anche a me questo scritto di Davide ha solleticato una memoria antica, appunto la prima strofa di "Er giorno der giudizio" del grande Gioacchino Belli.
    E sì, tutti all'inferno, senza scampo!
    Un articolo forte, denso, solcato con leggerezza da una penna di tratto elegante, senza imbrattature.
    Rabbia e libertà, due parole in contrasto, ma troppo spesso costrette a stare insieme; che non possono sfuggire alla durezza del dover giudicare, né all'azione, scoordinata o no, di giovani forze ormai al centro del campo!
    I vecchi partiti si sono trovati impreparati ad affrontare le nuove schiere dal cuore caldo....per la giustizia!
    Che spettacolo: i vecchi frequentatori dei "palazzi
    romani", tutti allo sbaraglio, alcuni a casa!
    Che fare? Questi ragazzi non scherzano, né sono disposti a "accomodamenti"!
    Ma ancora non sì è capito?! Ancora si cercano soluzioni di vecchio stampo su cui continuare a sfornare riforme e decreti, a garanzia dello status quo, quello della perpetuazione di un sistema di governo ormai sotto accusa da tempo?
    E si meravigliano: che succede, non si ruba più? Davvero ci sarà riduzione degli stipendi, dei rimborsi, delle ricche prebende qua e là, senza più autisti e auto blù?
    E allora che ci siamo andati a fare? Tanta fatica per niente?!
    Ma non tutti hanno lo stesso animo! Grillo sicuramente no!
    La sua è una lotta ideale, che lo si voglia capire o no. Un profeta incantatore, che sa bene dove vuole arrivare; e che, allo stesso tempo, sa pure(...forse) che prima o poi dovrà cimentarsi in un'impresa difficile, che lo porterà a fare scelte non tutte gradite: non può continuare in eterno a tenere tutto in ibernazione, anzi...in rivoluzione!
    Bersani l'instancabile, non demorde: o con Grillo, o nuove consultazioni elettorali! Con porcellum, senza porcellum....? Mah!
    Andare a votare sarebbe comunque un rischio per tutti!
    Lo sanno, e eviteranno, almeno per ora, di affrontare campagne elettorali dall'esito incerto.
    Napolitano pensa ad un governo tecnico nuovo stampo....Mah!
    Berlusconi è tornato tra le quinte...con tutti i guai processuali che ha...! E poi, le sconfitte se le vivano altri!
    Il suo luogotenente non ha la forza di fare niente...Sta lì di rappresentanza!
    Una novità? L'uscita di Renzi di ieri: ore 12! Ahi, ahi...!
    Che grande confusione....!
    Ben vengano questi angioloni del Belli, questi grillini senza misericordia per nessuno! E "... bbona sera"!

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  6. Il tuo messaggio è arrivato chiaro e forte. Fa sempre piacere leggere qui le parole di un giovane, ma stavolta credo faccia ancora più piacere. Perché si tratta di un giovane che ha le idee chiare e per di più evidentemente subisce il fascino della scrittura e della poesia, e ne è interamente coinvolto.
    In mezzo alla tempesta nella quale stiamo vivendo è piacevole distrarsi un attimo per concentrarsi invece su ciò che infine è veramente importante poiché supera il tempo.
    Viene voglia di condividere il detto che afferma che la bellezza salverà il mondo; laddove la bellezza non è quella epifenomenica ma anzi quell'altra che si scopre scavando dentro, fin nel fondo del cuore degli uomini. Non un puro accidente ma bensì un evento che va inquadrato nello spazio nel tempo, hic et nunc.
    È così che essa diviene il contesto estetico del quale spesso accade di discorrere.
    Viene ancora voglia leggendo il caro Davide - che ritengo ci terrà compagnia spesso in futuro - di dare una risposta alla domanda che Heidegger pone nella elegia ben nota di Holderlin: “ Perché i poeti nel tempo della povertà?”. Come si vede non ho usato l'interrogativo esclamativo come in genere si fa nelle domande retoriche o dialettiche; ciò perché ritengo che la domanda sia posta in senso proprio. Perché i poeti nel tempo della povertà? Ce lo chiediamo anche noi.
    Certo: forse perché è morta la religione e, forse, oggi, a differenza di quando Heidegger scriveva, sta morendo anche la scienza, nel senso che la tecnologia che sta prendendo il sopravvento su tutto.
    Quando la poesia sarà morta, allora lo povertà assoluta dell'uomo ne farà un viandante disperato alla ricerca di ciò che è perduto per sempre.
    Grazie, Davide.

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    1. la bellezza salverà il mondo. touché

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