lunedì 31 dicembre 2012

Ponte sullo Stretto. Chiesta revoca definitiva progetto

Fabrizio-Ferrandellidi Fabrizio Ferrandelli - In questi ultimi mesi, si è tornati a parlare del ‘Ponte sullo Stretto’. Un acceso dibattito che ha visto non solo il ricomporsi dei due fronti, favorevoli e contrari, ma anche l’interesse della scena politica.
Tempo che avrebbe potuto essere utilizzato come un’occasione per aprirsi, con l’aiuto di esperti, studiosi, membri della società civile, a reali modelli di sviluppo compatibili con le esigenze territoriali e più rispondenti alle sfide del momento e alle reali necessità del territorio. Tornare a parlare del Ponte come opera da realizzare è assurdo, oltre che anacronistico. Infatti, nel mercato unico e della concorrenza derivata dal libero scambio, gli assi dei collegamenti hanno già mutato scala e prospettive, passando dalla semplice coesione territoriale delle regioni e degli stati nazionali alla connessione continentale ed intercontinentale creando delle interdipendenze e interazioni a lunga distanza.
Non bisogna dimenticare che l’area dello Stretto ha un elevato rischio sismico. Tutti i 409 comuni della Calabria sono classificati sismici, mentre nella provincia di Messina sono stati classificati sismici 107 comuni di cui 6, tra cui Messina, addirittura di I categoria.
Inoltre, le acque dello Stretto sono attraversate da varie specie di cetacei, da tonni e dal pesce spada, che qui hanno il loro centro di riproduzione in quanto le correnti generate dall’incontro del Mare Jonio e del Tirreno determinano una situazione unica e delicatissima. Il tratto di costa tra le località di Punta Pezzo e Cannitello, interessato dal progetto di cantierizzazione e costruzione della torre del ponte, è stato definito come un autentico ‘paradiso di biologia marina’ per la presenza di una fauna unica che giunge qui dalle profondità dello Jonio e dal largo Basso Tirreno. La cantierizzazione di rilevanti tratti di costa comporterebbe, dunque, l’alterazione di habitat marini unici nel Mediterraneo e ben noti agli studiosi di biologia marina.
L’impatto ambientale non è l’unico fattore da considerare: va infatti effettuata una corretta analisi dei costi e dei benefici, valutata la politica dei trasporti e la conseguente ricaduta occupazionale.
Le iniziali stime hanno, per anni, propagandato occupazione per 40 mila addetti che sarebbero stati impiegati nella realizzazione dell’opera; tale numero, tuttavia, si è notevolmente ridotto a 5 mila, di cui solo 2 mila reclutati tra la manodopera locale.
Da attivista del Comitato “Ponte? No grazie” e “Messina senzaPonte” ho sempre sostenuto che lo sviluppo della Sicilia deve passare dal completamento e dal potenziamento delle infrastrutture esistenti e dal rilancio della portualità dell'isola e degli scali aerei.
La mia lotta adesso continua con più strumenti, ed è per questo che ho presentato una mozione all’Ars che impegna il Governo della Regione a rivedere l’adozione di ogni utile provvedimento finalizzato alla revoca definitiva ed incontrovertibile del progetto per realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina e alla contestuale destinazione delle somme a infrastrutture che valorizzino il territorio siciliano e che siano volano per lo sviluppo e la sostenibilità del nostro territorio.
Insieme alla mia firma, la mozione ha raccolto il sostegno di altri deputati Pd, come Bruno Marziano, Silvio Milazzo, Mariella Maggio, Marika Cirone, Mario Alloro e Baldo Gucciardi, ma fortunatamente le adesioni sono in continuo aumento.

Fabrizio Ferrandelli

31 dicembre 2012
* Deputato PD all'Ars
segretario commissione Ambiente e territorio







8 commenti:

  1. Caro Ferrandelli, leggo con interesse il suo articolo e la sottolieatura che alla mozione contro il ponte si sono unite le firme di Bruno Marziano, che conosco fino dai tempi in cui ero segretatio della sezione universitaria del pci di Catania e che saluto cordialmente e poi di Milazzo, Maggio, Cirone, Alloro e Gucciardi, a cui vorrei rivolgere la richiesta di farsi promotori della richiesta dell'abolizione del titolo di onorevoli, per i membri dell'ars e proporne la sostituzione con quello più proprio di deputati e basta. Io ho una posizione da sempre favorevole al ponte e la cosa è risaputa, ma ritengo che non sia tempo di contrapposizioni sterili, ma di decisioni,sì. Si decida di farlo con tutte le attenzioni del caso e le conseguenze inevitabili, oppure si decida di non farlo e basta, facendo finire una farsa italiana, una delle tante che hanno contribuito a screditarci nel mondo, con la politica dei sì, dei no, dei ni. Decidendo di non farlo si dica come si vogliono fare viaggiare le persone che vogliono andare e venire dalla Sicilia, perchè la condizione attuale non è accettabile e basta e non parliamo di sviluppo di turismo o di altro. Allora affrontiamo la questione dei porti, degli aeroporti, delle ferrovie, delle strade, delle autostrade, della ferrovia super veloce Catania-Palermo, altrimenti ci uniamo alla giagulatoria dei no tav, no Dal Molin,no degassificatori, no termovalorizzatori,ora anche no muos, no trivellazioni,no pale eoliche,
    mentre Pantelleria scivola verso l'Africa, idem per le Pelagie. Cordialità.FGM

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  2. L'amico Ferrandelli arriva, buon ultimo, ad esprimere il suo parere contrario alla realizzazione del Ponte. E' tutto normale, nulla di imprevisto, tutto secondo logica politica. E' strano come la collocazione politica di ognuno di noi riesca a determinare anche il nostro modo di ragionare, indirizzando il nostro cervello verso soluzioni generalmente proposte da altri e fatte nostre con una naturalezza quasi automatica, tanto quelle soluzioni ci sembrano giuste. Ad esempio, io non ho mai visto o sentito persone appartenenti all'area politica di sinistra parlare bene del Ponte e sostenerne la fattibilità e l'opportunità della realizzazione. Ovviamente c'è qualche lodevole eccezione, che come tutte le eccezioni, conferma la regola.
    Per contro, anche se non tutti quelli appartenenti all'area politica della destra sono favorevoli al ponte, quasi tutti quelli favorevoli sono di destra, anche qui con qualche rara eccezione.
    Ora, mi domando e dico, è mai possibile questa cosa che fa a pugni con la logica e con qualsiasi indagine statistica? Se, poniamo, il 50% dei cittadini vuole il ponte e il 50% non lo vuole, logica vorrebbe che questo tipo di percentuale, con piccole variazioni, fosse riscontrata dovunque, nei vari schieramenti politici. E invece no, perchè trovare uno di sinistra che voglia il ponte è più difficile che trovare la balena bianca. Allora un interrogativo è d'obbligo : siamo proprio sicuri che ragioniamo sempre in piena libertà e che invece non siamo condizionati da fattori esterni?
    Non voglio dire che l'ottimo Fabrizio Ferrandelli nelle sue scelte sia condizionato dalla sua appartenenza politica, perchè in ogni caso gli mancherei di riguardo, ma, come dicevo all'inizio " E' tutto normale, nulla di imprevisto, tutto secondo logica politica." Il problema continua con i suoi interventi sul MUOS, dove, anche quì, nulla di imprevisto. Per carità, la sua presa di posizione è legittima, ci mancherebbe altro, e come segretario commissione Ambiente e territorio ne ha ben donde. Sul MUOS, parlando in generale, non nel caso particolare di Ferrandelli, prima che una posizione ambientalistica credo ci sia una posizione politica, per la quale si vuole la revoca delle autorizzazioni precedentemente rilasciate per la realizzazione del sistema, autorizzazioni evidentemente rilasciate da chi governava prima. A questo punto mi chiedo: è mai possibile che chi ha dato quelle autorizzazioni non sapesse dei dubbi sull'impatto ambientale e sulla salute dei cittadini vicini?
    Da parte mia, io credo che tutte le cose che si dicono e si scrivono su eventuali problemi causati dal MUOS siano considerazioni fatte "a priori", su calcoli teorici spesso non supportati da prove reali. Io sono piuttosto scettico, ma pronto a cambiare idea quando saprò che qualcuno avrà seri problemi di salute a causa delle onde elettromagnetiche. Sono come San Tommaso : toccare per credere.
    Per chiudere, mi preoccupa un pò il fatto che dopo il no al Ponte e il no al MUOS, il deputato Ferrandelli potrebbe indirizzare il suo percorso verso tanti altri no, infatti ci sono ancora i rigassificatori da rifiutare insieme agli inceneritori e a chissà cos'altro.
    Di signor NO ce ne abbiamo avuti tanti e nessuno di essi ha mai portato progresso. Mi auguro che l'amico del nostro blog e quindi nostro amico Ferrandelli non diventi un altro signor no.
    Detto tutto con grande rispetto ma con le mie idee.

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  3. Continuo ad essere favorevole al Ponte. Senza se e senza ma. Bisogna guardare sempre avanti, al progresso ed allo sviluppo della Sicilia e dei suoi abitanti, utilizzando tutte le idee e i mezzi a disposizione; quindi anche il Ponte, perché no? Certamente con la massima attenzione, prudenza e saggezza di tutti.
    Tra le argomentazioni contrarie all'opera espresse dall’On.le Ferrandelli sono ben articolate trovo molto “robusta” quella che sottolinea come “gli assi dei collegamenti hanno già mutato scala e prospettive, passando dalla semplice coesione territoriale delle regioni e degli stati nazionali alla connessione continentale ed intercontinentale, creando delle interdipendenze e interazioni a lunga distanza”.
    In altri termini, con ciò mi sembra che Fabrizio voglia dire che il famoso “corridoio ferroviario ad alta velocità Palermo-Berlino”, approvato a suo tempo dell’Europa, adesso è superato, obsoleto. Secondo me, invece, è stato accantonato (meglio boicottato) in grande silenzio per colpa dei ritardi e dei tentennamenti della politica italiana.
    Per me questo è un errore enorme ed imperdonabile. Oggi in tutto il mondo la ferrovia ad alta velocità è considerata l’alternativa presente e futura più efficace alle navi, agli automezzi ed agli aerei. E difatti la realizzano ovunque a ritmo serrato, dalla Cina alla Spagna.
    Pertanto, se proprio non si vuole o non si può costruire questo Ponte, allora ben venga (ma subito) la realizzazione delle proposte alternative di Ferrandelli, perché, come ben dice il prof. Gallo Mazzeo al cui appello mi associo, la Sicilia comunque non può più restare nell'attuale degrado dei suoi trasporti.

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  4. Giuseppe Vullo2 gennaio 2013 08:45

    Caro Fabrizio se una decisione definitiva verrà presa sul ponte che ben venga comunque la pensiamo. Però resta il rammarico per il solito spreco di danaro. Per molti siciliani un sogno tradito ed agli occhi degli stranieri i soliti italiani e siciliani pulcinella. Ma se non si fa il ponte, che cosa avremo al suo posto? Come faremo a superare quella barriera divisoria tra la sicilia e l'italia e l'europa che è una barriera insieme FISICA, PSICOLOGICA, E CULTURALE? Infine prima di chiudere spero ci fai sapere qualcosa sugli orti comuni urbani ed altri risultati di ispirazione ambientalista come per esempio le piste e la mobilità con bicicletta, enrgia verde fotovoltaica, biomasse etc. e poi qualcosa sui rifiuti, smaltimento, riciclo, differenziata etc. CMQ auguri per il tuo lavoro ed il nuovo anno.

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  5. La questione Ponte sullo Stretto è materia spinosissima. Su PoliticaPrima ne abbiamo parlato altre volte e personalmente ho sempre mantenuto la mia convinzione. Che non è ideologica affatto ma dettata dalla constatazione di ciò che avviene nelle altre regioni del mondo. Opere gigantesche, belle, utili, realizzate in tempi "umani" e con grande capacità tecnica. Quando decidono che bisogna costruire qualcosa di utile per quella soscietà, semplicemente, viene realizzata. Anche e nonostante le proteste degli avversari di turno. I Italia, no. E ciò si verifica, ormai, da decenni. Opere pensate, progettate, iniziate e mai finite. Opere utilissime che restano nel dimenticatoio come se nulla fosse. Una classe politica e dirigenziale imbelle, scarsa, con una capacità progettuale vicina allo zero. E adesso, il buon Ferrandelli, in linea con le sue battaglie, va all'attacco finale. Niente più Ponte. Definitivamente. Bene, anzi malissimo. Dice Gallo: cosa facciamo invece? Cosa stiamo progettando per il futuro prossimo di questa terra? Aspettiamo di saperlo e intanto osserviamo attoniti il deserto che abbiamo davanti.

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  6. Non comprendo come un deputato all’ARS possa intestarsi una battaglia contro la Sicilia e i Siciliani.
    Come si può parlare di sviluppo compatibile con le esigenze territoriali e più rispondente alle sfide del momento e alle reali necessità del territorio, se la Sicilia rimane un isola, scollegata dal continente europeo, dove ogni attività deve scontare un costo aggiuntivo in partenza per approdare al continente, mettendola immediatamente fuori dal mercato.
    Perché, invece di pensare ad un ponte che trasporti gli uomini da una parte all’altra dello stretto, non si pensa ad un ponte che trasporta merci, prodotti, idee, cultura, storia che possa far da detonatore di un economia in ginocchio.
    Argomenti vecchi, utilizzati da un non tecnico, quali rischio sismico, o l’attraversamento di varie specie di cetacei, vengono sbandierati come verità assolute quando vi sono studi scientifici che negano le superiori argomentazioni.
    Che senso ha parlare di ricadute occupazionali limitate nella costruzione del ponte, e non parlare delle ricadute occupazionali che il ponte, una volta costruito avrà per una intera regione.
    Perché i politici, di tutti gli schieramenti non riescono a guardare al futuro.
    "Un politico guarda alle prossime elezioni. Uno statista guarda alla prossima generazione." (A.De Gasperi)
    Il potenziamento delle infrastrutture esistenti e dal rilancio della portualità dell'isola e degli scali aerei, è necessario, ma perché contrapporlo, o questo o quello.
    Alla fine non si faranno ne questo ne quello.
    Nessuna ricaduta occupazionale, la morte civile di un popolo.
    Faccio presente che, in questi giorni, i giornali riferiscono di un interesse della Cina a costruire il ponte con capitali propri.
    L’interesse della Cina, ovviamente, è quello di far penetrazione più facilmente le proprie merci in Europa ed in Africa, ma affinché la Sicilia possa essere quella sponda opposta di un “ponte” che unisce l’oriente all’occidente, occorre, prima, che la stessa sia messa nelle condizioni operative per poter fungere da piattaforma logistica, ed allora assieme al ponte vi sarà il rilancio della linea ferrata, attraverso il collegamento dell’alta velocità e dell’alta capacità dalla Sicilia alla Campania, della portualità dell'isola e degli scali aerei, anche attraverso la realizzazione di un Hub Aereoportuale Intercontinentale al centro della Sicilia.
    Un progetto, questo, che è già scritto.
    Un progetto che si chiama ARGE, progetto per la “Città Sicilia”, che valorizzando tutto il bagaglio storico – culturale – ambientale della nostra terra, mira a trasformare l'isola in una grande, unica, città, divisa in tre aree metropolitane tra loro interconnesse, con la finalità di renderla, attraverso una serie di grandi progetti, tra cui la realizzazione del ponte sullo stretto, una delle regioni economicamente più sviluppate al mondo.
    Il mio appello, da siciliano e che le future noi e le generazioni possano vedere la realizzazione di questo progetto e che questo futuro sia spinto da tutti i Siciliani che riescano a pensare al progetto Arge per la Sicilia come l'ultimo treno della storia.
    Vincenzo Mula

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  7. Caro Deputato, partendo dal presupposto che non ho nulla contro di lei, vedo che la demagogia tanto caratteristica di chi fa politica non le manca, soprattutto quando si tratta di utilizzarla per fini "di partito", pardon “d’ideologia”.
    Mi scuso per la premessa, ma sembra a dir poco incredibile leggere di una così bella descrizione dei fondali e della costa siciliana utilizzata per attaccare la costruzione di un ponte e non l'annullamento o l’adeguamento dei porti e delle navi che attraversano lo stretto e che inquinano senza sosta ciò di cui lei parla.
    Inoltre, la mancanza dell'odiato ponte, che come scrive il Direttore dovrebbe "essere fatto non detto" (come da decenni fa la politica made in italy), sta portando alla morte della nostra agricoltura che non riesce a competere nemmeno con la Calabria e le tante amate arance rosse si vedono solo sulla confezione di "Rosaria" e non nei mercati del nord!
    Purtroppo, come sempre accade, a prendere le decisione, o a fare proclami non è chi vive le realtà delle situazioni da soccorrere, ma chi coglie occasioni per mettersi in mostra sposando cause senza conoscerne le reali utilizzazioni.
    Inoltre, i sondaggi, come quelli portati avanti recentemente da Coldiretti, nulla hanno di reale su ciò che sta accadendo in Sicilia anche per la mancanza di un reale collegamento con la "terra ferma"!
    L'economia tutta risente di questa mancanza e della "mafia dei trasporti" utilizzata da chi gestisce i collegamenti con l'isola, solo che è meglio non vedere e parlare del ponte si, ponte no! Perché questa è l'italia, se vi pare!

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