mercoledì 14 novembre 2012

CRESCE LA DISTANZA TRA POVERI E RICCHI

10 italiani più ricchidi Giangiuseppe Gattuso - C’è una classifica che certifica il rapporto tra poveri e ricchi e segna le differenze tra chi ha tutto e chi, invece, ha sempre meno.
L’indice di Gini, chiamato anche Indice di Concentrazione, è la misura utilizzata per descrivere la disuguaglianza, le inuguaglianze di reddito e l'iniqua distribuzione della ricchezza. L’Italia, con un indice di 36, è posizionata nella zona alta della classifica.
Siamo appena prima Disuguaglianza-sociale-indice-Ginidell’Inghilterra, lontanissimi da paesi come la Danimarca e il Giappone, indice 24, quelli scandinavi e la Germania, indice 28; e molto vicini agli Stati Uniti d’America, indice 40, notoriamente un paese nel quale le differenze hanno da sempre rappresentato un problema serio. Ma dove esistono altri sistemi che consentono una forte mobilità sociale.
La distanza tra poveri e i ricchi, negli ultimi anni, è cresciuta nonostante le politiche sociali dei governi che si sono succeduti. La spesa sociale, infatti, è ai livelli dei paesi con più bassa disuguaglianza. Una conferma del fatto che non si è riusciti a trasformare, come viene fatto altrove, queste risorse in opportunità di sviluppo. Il risultato è un sistema sociale nel quale le disuguaglianze hanno ormai dimensioni così elevate che risulta difficile invertirne la corsa. Una preoccupante deriva che va frenata.
E allora che fare? Come si può intervenire? E come mai, se ne parla così poco? È come se ci fosse un tacito accordo: per i poveri non c’è niente da fare, meglio lasciarli al loro destino. Si tende, ormai, a considerare “giusto” che il figlio di un operaio, di un artigiano, di una famiglia umile, non possa migliorare la sua condizione e aspirare a livelli più alti della società.
Le nuove generazioni, in questa situazione sociale ed economica, si ritrovano a pagare due volte. Per le occasioni di lavoro sempre più ridotte, e per le oggettive difficoltà di competere con i figli dei ricchi, che hanno i mezzi necessari per frequentare le migliori scuole e le migliori università italiane e internazionali.
Roger AbravanelSul Corriere della Sera di sabato 10 novembre 2012, Roger Abravanel, fa una precisa analisi della crisi italiana e individua nella disuguaglianza uno dei motivi che rende il Paese debole. La mancanza di proposte serie dimostra l’inadeguatezza dello Stato nell'aggredire questo grave fenomeno. E anche le forze politiche più sensibili ai problemi della classe operaia e dei più deboli risentono della sindrome da assuefazione.
meritocraziaL'analisi riguarda anche la mancanza di meritocrazia, che contribuisce non poco allo sviluppo negativo e alla scarsa mobilità sociale. C’è, afferma Abravanel, quasi paura della meritocrazia perché, si crede, possa creare ancora più disoccupazione. La giustificazione è che “non siamo meritocratici ma siamo una società giusta” e invece la nostra società è ineguale e ingiusta proprio perché c’è una bassa mobilità sociale. "La meritocrazia è quel sistema di valori che fa si che i migliori possano emergere indipendentemente dalla loro provenienza, dove la provenienza è un etnia, un partito politico, ma in Italia è soprattutto la famiglia d’origine".
"La valorizzazione dei migliori indipendentemente dalla famiglia è un problema colossale. In altre società meritocratiche c’è una grande capacità di fare emergere i migliori. In Italia abbiamo, invece, una cronica incapacità di fare emergere i migliori. La nostra classe dirigente non è fatta dei migliori. E questo è un grande problema del nostro Paese. La meritocrazia - continua Abravanel - si basa sulla concorrenza, che incentiva i migliori ad impegnarsi, a competere, e a fare di più, e in Italia c’è un certo rifiuto della concorrenza. E, inoltre, sull'azzeramento dei privilegi della nascita che deriva dal sistema educativo".
HarvardIl concetto di meritocrazia nasce nel 1933 negli Stati Uniti, quando il presidente dell’università di Harvard, per dare la possibilità di accesso anche agli studenti meno abbienti, rivoluzionò il sistema di ammissione, creò il SAT (Scholastic Aptitude Test) un sistema per valutare l’attitudine di un giovane allo studio. In questo modo anche il figlio di un povero, superando questo test poteva entrare ad Harvard con una borsa di studio. A prescindere della sua provenienza familiare e del suo stato sociale. Fu una rivoluzione.
Purtroppo in Italia la meritocrazia stenta a farsi strada, e il sistema educativo non ha messo in campo le azioni necessarie per azzerare i privilegi derivanti dalla nascita.
È necessaria, pertanto, un’inversione di tendenza. Un cambiamento culturale che deve coinvolgere le forze politiche e sociali, perché solo attuando serie politiche di sostegno del merito, sarà possibile far ripartire l’ascensore sociale, ridare speranza e capacità di sviluppo all'intero Paese.
Non c’è tanto tempo e le emergenze incombono. Le nuove generazioni soffrono per ragioni indipendenti dalla loro volontà e le tensioni vanno crescendo ogni giorno. La Politica e l’intero sistema che governa il Paese, hanno il dovere di porre rimedio, frenare la deriva e ricominciare a costruire una società nella quale l’equità e la giustizia rappresentino due pilastri irrinunciabili.
Giangiuseppe-Gattuso  Giangiuseppe Gattuso
  14 novembre 2012











9 commenti:

  1. Caro Gianni hai fatto bene a mettere in evidenza la distanza progressivamente dilatata tra i sempre più ricchi ed i sempre di più, più poveri. Tutto questo rappresenta un rischio per la democrazia. Ma l'attuale classe politica è troppo ottusa per capire questo. Intanto ti segnalo 2 fatti che sono succesi ieri: Il gruppo cinquestelle siciliano ritorna indietro con assegno 1 milione e mezzo di finanziamento ai partiti. QUESTO E' UN FATTO RIVOLUZIONARIO CHE FA INVECCHIARE DI COLPO TUTTI I PARTITI, ANZI LI FA SEMBRARE COLPEVOLI DI TUTTE LE NOSTRE DISGRAZIE. IL secondo fatto gli scontri di roma potrebbe essere l'inizio della rivoluzione anche nelle piazze. Infine ti segnalo che all'universita di palermo sono rimasti liberi 1800 posti di matricola. QUESTA E' LA PALESE DIMOSTRAZIONE CHE LA MERITOCRAZIA E' MORTA ORMAI E' RITORNATA IN VIGORE LA "DENAROCRAZIA O SOLDOCRAZIA". INSOMMA QUESTO GOVERNO DI RICCHI E' MEGLIO CHE SI TOLGA DALLE SCATOLE E SI DIA VOCE "AL VOTO...AL VOTO..." COSI SI RISPECCHIERANNO MEGLIO LE PROPORZIONI DI RAPPRESENTANZA POLITICA. ORMAI TANTI PARTITI IN PARLAMENTO SONO DEGLI ZOMPI !

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  2. Ho sempre pensato che uno dei più grossi problemi dell'Italia fosse l'assenza dei "controlli".
    Questo bellissimo articolo del Direttore, collima perfettamente con il difetto dei controlli.
    Infatti sono proprio queste “famiglie d'origine”, che impediscono i controlli o comunque la loro efficienza
    con il preciso obiettivo di garantire i loro figli, spesso meno bravi. Il timore della concorrenza, della meritocrazia impedisce la trasparenza quindi il rinnovamento della classe dirigente.
    Oggi si parla spesso di concorsi sartoriali, cuciti addosso al candidato da promuovere, sono pronti a tutto pur di garantire la continuità dei vertici del sistema.
    Come si può ancora tollerare questa vergogna, eppure tutti siamo d’accordo sulla giustezza della meritocrazia e ancor di più siamo d’accordo sul sicuro miglioramento che questa mobilità sociale produrrebbe.
    Penso alle nuove tecnologie, alla ricerca scientifica, allo sviluppo di tutti i settori, quindi tanti posti di lavoro, quanto benessere per l’intera comunità.
    E’ inaccettabile questa ostinazione a voler garantire baronati, benefit e privilegi che continuano a mortificare la storia ed il patrimonio artistico e culturale del Nostro meraviglioso Paese.
    Giuseppe Varisco

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  3. Ottima idea quella di Giangiuseppe di rimettere sotto i riflettori dell'attenzione politica il divario crescente tra ricchi e poveri e, sopratuutto, il motivo essenziale di questa divaricazione: "l'assassinio premeditato" della meritocrazia.
    L'argomento imporrebbe riflessioni in quantità sterminate.
    Però il nocciolo duro della questione si può cogliere brevemente, anche se bisogna fare ricorso ad una "sintesi brutale" (cioè senza pudore ed anestetici etico-culturali) : i ricchi sono sempre solidali (fanno casta), i poveri invece si fanno la guerra tra loro (fomentata dai ricchi).
    I poveri proprio non vogliono capire che sono la stragrande maggioranza della popolazione, e che, quindi, gli basterebbe essere uniti (soprattutto alle elezioni) per spazzarli via nello spazio di un solo giorno (quello necessario per lo spoglio delle schede). Invece se ne stanno (non tutti per fortuna, ma la maggioranza purtroppo), con il "cappello in mano" a chiedere la "questua politica".
    Ed ancora. Bisogna smetterla con "l'ascensore sociale", nel senso che nessun sistema socio-economico al mondo può reggere e garantire l'aspirazione di "tutti" a non restare a pianterreno , nè al 1° o anche 2° piano. Tutti vogliamo andare all'attico o almeno nei paraggi.E' sbagliato, oltre che non sostenibile.
    Voglio dire che è giusto che ai gradini più alti vadano i migliori per merito, ma è anche giusto che a chi rimane ai gradini più bassi, o addirittura al pianterreno, sia garantito al 100% un lavoro ed un reddito dignitoso. Ma soprattutto che non ci sia una distanza stellare tra le retribuzioni di un operaio e quello di un topo manager.
    Ed ancora che chi, per un motivo qualsiasi, occupa (diciamo così) "il gradino sociale ed economico" più basso sia considerato e trattato da tutto il resto della società (dal Re o dal Presidente a scendere)come un uomo utile e produttivo ed uguale a me nei diritti e nella sua personalità.
    L'obiettivo di uno stato, insomma, è fare di tutti i suoi cittadini una vera nazione, cioè un solo popolo unito dal medesimo sentimento morale, ed organizzato per dare a tutti un lavoro ed un reddito (magari di potere scegliere tra vari opzioni), lasciando "l'ascensore" a chi ha più merito, cioè a persone che, una volta raggiunto l'attico, sono realmente una patrimonio, una ricchezza, il "motore" di tutta la nazione.
    Tutto questo si chiama Socialdemocrazia, e guarda caso è realtà in Danimarca e nei paesi scandinavi e tutonici perchè quei paesi sono, appunto, la patria della socialdemocrazia come teoria e come realtà politica ed istuzionale.
    L'Italia invece...

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  4. L'Italia invece... Caro Pasquale, mi ha fatto conoscere un palermitano come noi, che é letteralmente scappato con moglie e figli dalla nostra cittá per lavoro. 5 anni orsono. Adesso ripara scarpe, copia chiavi e cambia batterie e stampa foto in un supermercato nel cuore politico "verde" della Lombardia. Galleggia, come dice lui, pagando bollette e tasse e lavorando per 12 ore per 6 se non quando 7 giorni a settimana. Serio, affidabile, professionale nel suo lavoro, onesto nei prezzi e se la batteria non é scarica non te la cambia e magari ti sistema il telecomando caduto per terra. Se non si fosse capito, lo stimo, moltissimo.
    Socialdemocrazia? In Italia é piú facile che " un cammello passi per la cruna del solito ago " , piuttosto che .... Sará una questione di clima?
    Ciao, a presto.

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  5. Bello e interessante il tema trattato da Giangiuseppe Gattuso sulla differenza tra ricchi e poveri in Italia. L’Italia è il paese delle disuguaglianze, è il paese dove “un numero piccolo di ricchi (ossia 10 italiani tra i più ricchi) possiedono tanta ricchezza quanto quella di 3 milioni di poveri”.
    L’indice di Gini o di concentrazione dell’Italia è tra i più alti del mondo(0,36). Siamo vicini all’America (0,40) ed alla pari con la Gran Bretagna.
    Ce ne accorgiamo subito vedendo la differenza di stipendio tra i vertici del settore statale o regionale ed i dipendenti pubblici ai livello più bassi, così come nel privato, e per scendere nel concreto basta vedere lo stipendio del capo della polizia (400.000 euro) mentre lo stipendio del poliziotto appena entrato (20.000 euro), ossia la differenza tra il manager ed il dipendente ai livelli bassi è di oltre 20 volte. E ancora tra il dipendente pubblico in confronto con i dirigenti dei Ministeri e delle società del settore pubblico, o la duplicazione o triplicazione degli incarichi dei funzionari con duplicazione e triplicazioni di emolumenti, come se per questi signori la giornata lavorativa fosse di 24 ore o di 16, anziché di otto.
    O per andar al privato la enorme sproporzione tra l’A.D. della FIAT Dott. Marchionne ed i suoi dipendenti è di oltre 40 volte. Ma se non vogliamo andare lontano, nella nostra Regione, suscitò scandalo la superliquidazione e la superpensione del funzionario regionale Felice Crosta qualche anno fa.
    A questo punto viene logico pensare al criterio che suggeriva quel grande industriale, Adriano Olivetti, il quale sosteneva che la differenza di retribuzione del manager deve essere al massimo 10 volte superiore lo stipendio del dipendente, per soddisfare al meglio le aspettative di vita di entrambi.
    Altro che 20,30, 40, ed anche 50 volte, come avviene per ora.
    Quindi anche la meritocrazia va vista in questa ottica, ma va vista pure guadando lontano nell’ottica di ciò che servirà in futuro come nuove professionalità allo stato ed alle regioni, in base alle possibilità di impiego che potranno scaturire da una seria programmazione economica che lo stato dovrebbe fare, di concerto con le Regioni, affinché i nostri giovani possono essere indirizzati ad una formazione che serva a creare futuri impiegati, e non prossimi disoccupati.
    Ma, se pensiamo che questa sia una strada da seguire, anche lo Stato ne potrà trarre giovamento dal momento che potrà programmare una seria politica per la scuola che serva per la innovazione, la cultura, e per dare domani un’occasione in più di lavoro ai nostri giovani.
    Utopia? O un’occasione di lavoro per il nuovo governo che vedremo all’opera nella prossima primavera?
    Se si decide di intraprendere questo percorso occorrerà coinvolgere le forze politiche e sociali, perché solo così sarà possibile far ripartire l’economia e ridare al paese una speranza di sviluppo.
    Le nuove generazioni soffrono per l’impossibilità di trovare lavoro e per ragioni indipendenti dalla loro volontà, mentre le tensioni crescono di giorno in giorno. La Politica ha il dovere di dare risposte certe per ricominciare a costruire una società nella quale l’equità sia un valore insostituibile. Sarà capace la nostra classe politica dare queste risposte? La responsabilità maggiore stavolta ricadrà per intero sulle nostre spalle perché starà a noi scegliere, con il voto, il futuro dell’Italia.

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  6. << I poveri li avrete sempre con voi…..>> ( Mt 14,7)
    Finchè ci sarà l’attuale sistema di cose, la povertà e la sofferenza resteranno una realtà della vita!
    Oggi, l’aumento, ormai incontrollabile, della povertà va mettendo a serio rischio di insolvenza interi paesi della vecchia Europa; con la novità che la crisi va a ricadere soprattutto sulle fasce giovanili di seconda e terza generazione.
    Chi lo avrebbe detto qualche anno fa che si sarebbe arrivati a questo tracollo?
    Certo, complice la crisi economica mondiale; frutto, peraltro, di una globalizzazione sfuggita di mano ad ogni controllo e ad ogni regola di mercato.
    Non servono più neanche i titoli di studio, anzi li si vuole abolire!....Ci mancava pure questa!
    Intanto la disoccupazione aumenta e con essa la disperazione!
    Con l’aggravante che l’effetto depressione coinvolge anche tutti quei cinquantenni che non sono riusciti a maturare il diritto alla pensione, o che hanno “momentaneamente” perso il posto. I quali, insieme alla sicurezza del vivere, perdono pure la stima di sé e dei propri figli.
    Così spesso entra in crisi quella affezione naturale che tiene vivi e in buona salute i vincoli familiari.
    Quando finirà la sofferenza sulla terra?
    Nella narrazione biblica Dio creò la terra dal nulla, a suo modo, secondo un suo scopo preciso ( “barà”: creare senza l’aiuto di nessuno).
    La creò da solo perché venisse perfettamente come lui la voleva realizzare: un mondo di abbondanza per tutti.
    Ma <<…l’uomo dominò sugli uomini per loro sventura…>> (Eccl 8,9).
    La penna preoccupata e…”perplessa” di Giangiuseppe Gattuso si chiede e ci chiede: che fare di fronte ad una società che al suo interno divarica sempre più la distanza tra ricchi e poveri?
    Il governo si è concentrato sui colpi alle pensioni, sulla cancellazione dell’art. 18, sulla riduzione degli ammortizzatori sociali.
    Conseguenza: la precarietà come quotidianità!
    Troppi ricchi-ricchi, troppi poveri – poveri; di fronte a un parlamento impermeabile al malessere crescente mentre intasca stipendi scandalosi, spettatore inattivo delle decisioni di un governo tecnico.
    Nessuna crescita, nessun miglioramento!
    La piazza di Beppe Grillo scuote la politica con la sua voglia di pulizia, di denuncia. Solo sul palco, interprete geniale del nostro tempo, perché dice a toni alti i tanti nomi del disagio, dell’insoddisfazione che attraversa il Paese.
    Al momento resta comunque una voce senza programmi concreti e affidabili: un conto è cantare, un conto governare!
    Oggi, la figura più forte viene proprio dalla nostra regione: Rosario Crocetta, sindaco dei siciliani! Lui non sa solo cantare, ma sa anche suonare!

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  7. Sul concetto di MERITOCRAZIA ,credo ci sia tanto da discutere e da chiarire , detta in un certo modo puo' sembrare una cosa giusta e salvifica , ma intesa in modo diverso ,non e' detto che invece non sia l'esatto contrario .
    Il concetto di merito di suo e' un concetto molto relativo , credete sia semplice e oggettivamente inoppugnabile stabilire chi merita e chi non merita?
    Non vorrei mai essere il giudice gravato di una simile decisione ,anzi ,non lo vorrei essere .
    Se fossi padre di tanti figli e dovessi stabilire ,chi tra i miei figli merita o non merita ,e' sicuro che potrei dare una risposta ,ed e' sicuro che quella risposta vorrei darla ?

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  8. Le disuguaglianze sociali in Italia stanno sempre più aumentando. Oggi viviamo un fenomeno scandaloso. Infatti da un lato una ristretta cerchia di potenti gode di un elevati profitti, dall’altro un numero elevato di popolazione ha delle condizioni di vita e di lavoro indecenti. La conseguenza è, come afferma l’autore del pezzo, che vista la distanza tra le due classi sociali a pagare per due volte sono le nuove generazioni.
    Viste le difficoltà di sviluppo e lavoro è molto difficile affrontare dignitosamente questa crisi economica. Secondo me, più che meritocrazia e politiche di sostegno al merito, in Italia mancano i fattori necessari allo sviluppo di una comunità. E nel nostro Paese il lavoro è un valore fondamentale. Tutti dovrebbero avere la possibilità di esercitare liberamente la propria professione come accadeva non molto tempo fa, quando c’era la possibilità di poter scegliere questo o quel lavoro. Oggi, invece grazie alle politiche messe in atto dai nostri eccellenti governi, i giovani si ritrovano dopo anni e anni di studi e preparazioni a fare i conti con la precarietà (per quelli fortunati) o direttamente con la disoccupazione.
    Io penso che la meritocrazia potrebbe essere un concetto giusto all’interno di un sistema lavorativo dignitoso, ma altresì il nostro Paese in questo momento ha l’esigenza immediata di programmi concreti di sviluppo e di nuove politiche che riescano a riorganizzare l’intero sistema lavorativo.


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  9. stanco di tutto19 novembre 2012 16:33

    E' una vergogna quello che succede in Italia, i poveri che aumentano ogni giorno e i ricchi che scialacquano sempre di piu'. nelle mense della caritas ci vanno anche gli impiegati che non riescono a fare la spesa per la famiglia. i giovani che non trovano lavoro ma vedono quelli della cricca che hanno sempre tutto e i posti migliori, ci vuole la rivoluzione.

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