venerdì 17 gennaio 2020

LA PRESCRIZIONE DEI POTENTI VALE ANCHE PER I POVERI?

di Giovanni Caianiello - Ho chiesto ad un mio amico avvocato di lungo corso, cosa ne pensasse della prescrizione. Mi ha risposto che era assolutamente favorevole. “Ma io sono avvocato e non potrei pensarla diversamente assistendo clienti, la prescrizione è spesso una strategia vincente per la difesa, soprattutto in casi di palese colpevolezza”.

In effetti, per chi è colpevole è una validissima alternativa alla condanna. Perché tirandola per le lunghe, è dimostrato, che nel tempo secondo esperienza, l’interesse punitivo dello Stato va a scemare, poichè cambiano le emozioni, i comportamenti e qualche volta anche l’indole delle persone che hanno commesso il reato o che sono chiamati a giudicarlo. Il tempo, inoltre, finisce col diluire la possibilità di esperire con la forza necessaria tutti gli elementi di prova rimandati nel corso del processo e valutarli con maggiore e disinteressato distacco. Tutto ciò, gioca chiaramente in favore degli imputati e condannati, a danno della corretta applicazione della giusta azione penale.

La maggiore obiezione a contestazione della legge sul blocco della prescrizione dopo la prima sentenza di condanna, è che i condannati, che intendono ricorrere contro il giudizio di primo grado, potrebbero attendere a lungo tra appello e cassazione, prima di avere conferma o meno della pena. Questo, addirittura lo definiscono “tenere sotto Scacco brutale e sotto ricatto Il Cittadino”. Chi lo afferma, però dimentica, che stiamo parlando di imputati già riconosciuti colpevoli dal un Tribunale Ordinario e che la normativa in vigore fino al 31 Dicembre 2019 prevedeva l’intervento della prescrizione dopo quindici anni dall’accertamento del reato. Un tempo comunque lunghissimo.

Se consideriamo, che con l’entrata in vigore della legge, che interrompe i termini di prescrizione dopo il giudizio di primo grado, sono stati stanziati 500 milioni di euro per l’assunzione di nuovi magistrati e cancellieri e che è prevista per il 2020 una nuova norma sul processo breve, i tempi di giudizio dovrebbero chiudersi ben in anticipo rispetto ai quindici anni previsti fino al 31 Dicembre 2020.

Ma ciò che sfugge ai detrattori e che il 62% dei reati non arriva neppure a processo e quelli che alla fine arrivano alla agognata prescrizione sono solo il 13%, ma soprattutto, che la quasi totalità di quel 13% riguarda un lunghissimo elenco di potenti, che fino ad oggi, anche di fronte a prove inoppugnabili, non patteggiavano nei riti abbreviati, perché speravano nei successivi gradi di giudizio fino allo scattare della prescrizione. Tra questi: Andreotti, Berlusconi (per ben sei volte), De Benedetti, Caltagirone Bonifazi, Pesenti, Scaroni, solo per citarne alcuni. Questo, spiega bene perché giornali e televisioni facciano campagna contro, schierandosi apertamente visto che spesso, gli imputati poi prescritti, sono editori, finanziatori di partito, politici, capitani d’industria. Insomma, la classe dirigente di questo paese, che non sarebbe più tale se fossero state condannati e non prescritti.

Ma è proprio vero, che con la nuova legge i processi diventano più lunghi?

Facciamo un esempio: se la prescrizione non scatta più ed un imputato sa di essere colpevole e di andare incontro a sicura condanna, non ci pensa proprio a proseguire l’azione penale, optando per il più conveniente rito del patteggiamento, per ottenere una pena più bassa. È così che funzione in tutti i paesi con un sistema giudiziario accusatorio, come il nostro. Non si capisce perché in Italia le cose devono andare diversamente. In questo paese, al contrario, i processi contro i poveri, non solo si fanno, ma finiscono anche in breve tempo, perché i poveri non hanno certamente principi del foro al loro servizio e statisticamente non arrivano quasi mai alla decorrenza dei termini.

“Il dolore non va in prescrizione”, è uno striscione esposto davanti al palazzo di giustizia di Pescara dai parenti delle 29 persone uccise nel 2017 da una valanga che travolse l’hotel Rigopiano, a ricordare che a breve i responsabili, chiamati in causa, rischiano di farla franca proprio per intervenuta prescrizione. Così pure quelli della strage di Viareggio, quelli del traghetto Norman Atlantic, dove morirono 31 persone attualmente senza processo dopo ben 5 anni ed ancora in fase di udienza preliminare. Alla prescrizione puntano anche quelli della Ferrotramviaria pugliese, per lo scontro dei treni in tra le stazioni di Andria e Corato in provincia di Bari. Lo stesso vale per il processo sulla costruzione della Torre Piloti, che uccise 9 persone con il crollo del 7 marzo 2013. Così avvenne anche per Stephan Schmidheiny, che benché condannato a 18 anni in primo grado, per aver causato la morte di migliaia di cittadini di Casal Monferrato con le polveri d’amianto, si vide cancellata la pena inflittagli per decorrenza dei termini.

Sono tutti casi che non sarebbero mai arrivati a prescriversi con la nuova legge. Che però la politica vorrebbe cancellare. Così i risarcimenti ai familiari delle vittime andati in fumo.

Già, la politica… Ricordo, che sul caso Eternit, Renzi dichiarava di voler cambiare la prescrizione maturata prima della sentenza di primo grado. “Ci sono due modi per concepire il caso Eternit: o la vicenda non è un reato o se lo è, ma è prescritto, vanno cambiate le regole sulla prescrizione perché non è possibile che le regole facciano saltare la domanda di giustizia”. Curiosamente, oggi sostiene esattamente il contrario. Difficile non pensare ad un interesse personale per le note vicende giudiziarie familiari.

Personalmente, comprendo l’interesse delle varie forze politiche e dei suoi rappresentanti nel voler conservare il privilegio penale della prescrizione, ma ciò che è difficile comprendere è la posizione di tanti cittadini, che si schierano contro la nuova legge per puro tifo politico, senza comprenderne le reali finalità o chiedersi chi beneficerà o ne verrà penalizzato.

Ci sono casi eclatanti di comuni cittadini, condannati ed in carcere, come per esempio Bossetti, Misseri, Olindo e Rosa ed altri, tutti presunti innocenti, condannati su prove indiziarie in assenza di flagranza, che non avendo a disposizione le schiere di avvocati concessi ai ricchi, hanno avuto i tre gradi di processi in tempi piuttosto ristretti senza poter aspirare alla prescrizione. La legge non è uguale per tutti. La prescrizione anche.

La domanda che il tifoso politico dovrebbe porsi è: Se capitasse ad un cittadino normale di incorrere in un reato, potrebbe questi, pensare di sostenere un procedimento penale per ben quindici anni e le enormi spese legali per arrivare a farsi prescrivere la pena?

Giovanni Caianiello
17 Gennaio 2020

16 commenti:

  1. L'abolizione della prescrizione vale zero senza una profonda riforma della giustizia e, in particolare, del processo e del codice di procedura penale. E' eccessivo esultare per una singola e parziale modifica normativa. Se il fine è quello di dotare l'Italia di un giusto processo ai sensi della Costituzione (ragionevole durata del processo), non basta l’abolizione della prescrizione che, nella stragrande maggioranza subentra nella fase delle indagini, ovvero prima della sentenza di primo grado (e dunque rendendo inefficace lo stop). Occorre una profonda revisione dei meccanismi e delle procedure adottate nella celebrazione dei processi. Per esempio l’adozione della riforma presentata in Commissione Giustizia da magistrati del livello di Davigo e Gratteri. Vedremo fin dove saprà spingersi il governo al netto delle scorribande renziane che gradiscono l’impunità.

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  2. Armando Valenti17 gennaio 2020 11:08

    Strano che la gran parte degli avvocati sia contraria... il suo amico sarà tra i pochissimi ad essere favorevole.

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  3. Armando Valenti17 gennaio 2020 11:09

    Pare evidente che un discorso del genere lo possa fare un p.m., assai difficile che provenga da un avvocato penalista di lungo corso, che avrà avuto anche assistiti prescritti.

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    1. Esistono anche persone che sono intellettualmente oneste, anche se posso capire come una possibilità del genere possa spiazzare parecchia gente

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  4. Tra ciò che dicono ed effettivamente pensano gli avvocati, c'è spesso un abisso.

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  5. Maurizio Alesi, la legge sulla prescrizione è sacrosanta giustizia nei confronti di vittime di stragi e non solo e dei loro familiari. Penso alle vittime del ponte Morandi ed altri casi simili, che non sono pochi. Poi possiamo anche parlare di riforma del processo che deve essere fatto e che è stato annunciato dal ministro della giustizia.

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    1. Con me sfondi porte aperte sulla prescrizione che io avrei bloccato anche prima della sentenza di primo grado. Quello che mi sembra esagerato è l’esaltazione di una norma che, senza una riforma epocale della giustizia (di cui non parli nell’articolo), è solo un pannicelli caldo e niente più. Ergo attendiamo di conoscere i contenuti della riforma prima di esultare. Prendiamola come un buon auspicio.

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  6. Caro Giovanni Caianello leggendo questo passo in cui dici
    "comprendo l’interesse delle varie forze politiche e dei suoi rappresentanti nel voler conservare il privilegio penale della prescrizione, ma ciò che è difficile comprendere è la posizione di tanti cittadini, che si schierano contro la nuova legge per puro tifo politico, senza comprenderne le reali finalità o chiedersi chi beneficerà o ne verrà penalizzato"
    mi è venuta alla mente la frase di Trilussa "L'ignoranza nun costa gnente ma...se paga cara"

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    1. I tre quarti dei reati estinti per prescrizione si consumano nelle mani del PM, dunque senza rinvio a giudizio (altro che sentenza di primo grado). Ecco perchè senza riformare il processo penale è quasi inutile

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    2. per percorrere un miglio occorre fare un primo passo e, visto che l'obiettivo è precorrere un miglio, il primo passo va giudicato come primo passo e non come un miglio

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    3. Esatto. Quindi giudichiamo la prescrizione come un primo passo. Senza esaltarsi e senza enfatizzare qualcosa che è appena all’inizio. Parliamone con sobrietà e senso della misura.

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    4. Avoglia a parlarne, il problema è dargli il giusto risalto.

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  7. L’istituto della prescrizione non è un male, è un principio di civiltà giuridica. Il problema è nelle norme che stabiliscono come viene applicato. Con diversi sistemi di applicazione, la prescrizione esiste in tutti i Paesi democratici. Si prescrivono prima i reati di minore gravità e, nella maggior parte dei casi, non si prescrivono mai quelli gravissimi, come l’omicidio volontario aggravato, la strage, i crimini contro l’umanità. Esiste una anomalia italiana dove, a differenza che in altri Paesi l’orologio della prescrizione penale, scatta al momento in cui il reato viene commesso, non si ferma al compimento di determinati atti dello Stato né al rinvio a giudizio, né al più tardi dopo la sentenza di primo grado o, con meccanismi diversi, evita che la prescrizione del reato avvenga a processo in corso. Continua a correre anche in secondo grado e dopo fino alla pronuncia della sentenza definitiva in Cassazione. Per evitare i casi di ingiustizia generale o di giustizia negata ai cittadini più deboli, la riforma della prescrizione Orlando, modificata da quella Bonafede affermano il principio che la giustizia non può essere negata sia in campo penale che in quello civile. Per dare il giusto significato a questa riforma bisogna rendere più efficiente la giustizia nei tempi processuali. Deve essere concretizzato il principio costituzionale della giusta durata del processo.

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  8. La prescrizione dipende dalla data, ricchi o poveri non c'entra niente. ma come si fa a scrivere certe stupidaggini.

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  9. Bocca della verità19 gennaio 2020 19:28

    Trattasi di grafomania e do coglio coglio.

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