venerdì 11 gennaio 2019

SI VENDONO PIÙ GIORNALISTI CHE GIORNALI

corriere-copertina caianiellodi Giovanni Caianiello - Già in epoca napoleonica si diceva che c'era d'avere più paura di tre giornali ostili, che di mille baionette.
Oggi, poiché gli “ostili” all'attuale governo sono la quasi totalità dei giornali, televisioni comprese, si potrebbe dire che abbia contro l’esercito di carri armati, Marina e Aviazione compresa!

Se è vero che da una parte, la crisi della carta stampata vede sempre meno gente recarsi in edicola e impegnarsi nella lettura delle preghiere del mattino per poi incartaci le patate a mezzogiorno, non va meglio per quelle della sera per i siluri quotidiani del TG5, in costante campagna elettorale contro i 5 Stelle e l’Amministrazione Romana ai quali, bontà sua, dedica almeno quindici minuti di “informazione” serale.

rAGGI CROCETTAPer molti ritenuto alla stregua di un servizio pubblico, il giornalismo, nell'immaginario collettivo, è istintivamente ritenuto veritiero e affidabile. Sarà per questo, che dalle loro rappresentazioni dei fatti, le discussioni sulla rete, come dal barbiere e nei circoli, si incentrano infatti, quasi esclusivamente su argomenti appositamente indirizzati e attivano accese controverse posizioni e linee di pensiero, tra sostenitori di tesi. Da una parte quelle basate della fede pubblica nella stampa, dall’altra di chi ne ha totale sfiducia e preferisce attingere personalmente all'origine dei fatti, circostanze e documenti ufficiali, bypassando gli organi di comunicazione ufficiali.

Così succede, che tanti di quelli che seguono i TG e giornali, diventano inconsapevoli strumenti di ruminazione del pensiero unico degli editori, legati alla propaganda politica di partiti, se non addirittura essi stessi dei politici di professione, mentre chi ricorre all'informazione fai da te, sicuramente più fedele ai fatti, viene a volte pensato come un presuntuoso.

Lo sanno perfettamente i direttori di TG e dei giornali, che ricevono e dettano orientamenti politici, ma anche gran parte dei giornalisti, alcuni naturalmente di parte, altri invece costretti ad adeguarsi dalle circostanze, pur di tenere stretto il proprio posto di lavoro, anche se comunque non mancano le eccezioni, i ribelli, quelli dalla schiena dritta come Ivo Caizzi, inviato del Corriere della Sera a Bruxelles, che dopo aver letto alcune pubblicazioni sul giornale dal suo Direttore Luciano Fontana, scrive al Comitato di Redazione, denunciandone la palese faziosità.

Corsera-All.-1-Ue-Italia-1-e1546650560916Scrive Ivo Caizzi: “nella massima trasparenza interna, chiedo al Comitato di redazione, in base al suo dovere di tutela dell’attendibilità e dell’indipendenza del Corriere e dei suoi giornalisti – di verificare e valutare il comportamento del direttore Luciano Fontana nella copertura della trattativa tra Unione europea e Italia sulla manovra di bilancio 2019, in relazione a quanto documentalmente provato con 5 allegati”.

In particolare, si riferisce a diversi articoli pubblicati dal Direttore sul Corriere della Sera a partire dal 1° novembre 2018, con titoli in prima pagina e descrizione di fatti assolutamente inesistenti nella realtà, come una “Procedura d’infrazione”, tecnicamente impossibile, in quella data, aggiungendo nel titolo: “L’ITALIA PERDERÀ” e “se non vince o pareggia”, pur sapendo che non si era mai arrivati nemmeno alla fase iniziale della proposta tecnica dei commissari UE.

luciano-fontana-ape10Il Direttore Fontana, faceva pubblicare con risalto e ampio spazio un retroscena che iniziava con una incredibile smentita del pezzo della pagina precedente e degli altri due del Corriere, già usciti su una trattativa in corso nell’Eurogruppo e nell’Ecofin, su notizie che non sarebbero mai esistite (nonostante le conferme dei due presidenti).

A Caizzi l’atteggiamento del direttore appare incredibile, quando Fontana titola sul giornale: “Gli incontri dei ministri finanziari di questi giorni a Bruxelles hanno prodotto il risultato previsto”, facendo intendere che una procedura di infrazione era già in itinere e scrivendo: “non c’è stato nessun passo verso un compromesso fra la Commissione europea e l’Italia, né alcun vero negoziato”, con il presunto sostegno di fantomatici 18 Paesi dell’area euro e di tutti gli altri esterni alla moneta unica per la posizione della Commissione contro il bilancio del governo di Giuseppe Conte”, mentre era vero l’esatto contrario, dal momento, che era invece in pieno corso un vero e proprio negoziato tra Commissione Europea e Conte. Il direttore distorceva quindi totalmente la realtà.

Cita ancora Caizzi, la mancata presenza sulla prima pagina del giornale, della notizia dell’ufficializzazione da parte della Commissione UE dell’esito positivo nella trattativa con l’Italia sulla manovra.

È indubbio, che se da una parte l’atteggiamento del Direttore del Corriere delle Sera, evidenzi una chiara, calcolata e inequivocabile volontà di distorcere gli accadimenti, attraverso una fuorviante negazione dei fatti, a sfavore del governo Conte, dall’altra, l’onestà intellettuale dell’inviato a Bruxelles, piuttosto rara nell'informazione di questo paese, mette in luce una diffusissima partita al massacro delle forze politiche non allineate al pensiero unico e a difesa del sistema, oggi sotto accusa e messo fortemente in discussione da nuove forze politiche, considerate intruse.

Ivo Caizzi, conferma il mio pensiero di sempre: Prima di leggere un giornale, ascoltare un TG o un Talk Show, bisognerebbe sempre chiedersi chi ne è l’editore e il Direttore.

Quello del Corriere della Sera, è appunto, Luciano Fontana, che inizia il suo percorso come praticante nella redazione de l'Unità, dove rimane a lungo come giornalista per essere poi nominato Capo dell'Ufficio Centrale da Walter Veltroni e successivamente promosso al Corriere della Sera, dove si è letteralmente inginocchiato davanti al ducetto di Rignano. Oggi, il quotidiano, distaccatosi dal Pd è stato acquisito dal Gruppo RCS.

silvio-berlusconi-1Va anche ricordato che il Gruppo RCS, come anche la TV La7, sono di proprietà di Urbano Cairo, già assistente personale di Silvio Berlusconi, finito nell'inchiesta Mani pulite assieme ad altri dirigenti di Fininvest, patteggiò la pena ad un anno e sei mesi per i reati di appropriazione indebita, fatture per operazioni inesistenti e falso in bilancio. Tanto per capire da dove arrivano le linee politiche di quel quotidiano, non diversa da moltissimi altri ben noti campioni dell’informazione.

Giovanni CaianielloGiovanni Caianiello
11 Gennaio 2019

19 commenti:

  1. La disinformazione organizzata militante è sfacciatamente di parte. Essa ha determinato un effetto boomerang: cresciamo in modo esponenziale quelli che ci siamo stancati di leggere giornali e guardare le tv padronali e abbiamo scelto di cercare le notizie e di informarci direttamente alla fonte, attraverso il circuito internet.

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  2. La musica è sempre la stessa, si ripete inesorabile e assume sempre più i caratteri di un’informazione militante. Se Cairo ha collaborato con Berlusconi, Sallusti, Feltri, Belpietro e intere redazioni giornalistiche sono stati e sono a libro paga dell’ex cavaliere. Si costituiscono monopoli editoriali come il gruppo GEDI che concentra il gotha della stampa nazionale e una miriade di giornali locali che pubblica notizie a edicole unificate e omologate. Cosa vogliamo aspettarci di diverso. La vera vergogna però è l’associazione nazionale della stampa, l’albo dei giornalisti, il garante per l’informazione che, più che tolleranti, sono conniventi con un potere marcio e corrotto. Tollerano bugie, manipolazioni, dossieraggi pubblicati senza fiatare sulle prime pagine. Il resto lo fanno i talk mattutini che operano come plotoni di esecuzione contro governo e 5Stelle, avvalendosi dei giornalisti più schierati e di parte.

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  3. Giacomo Alfano11 gennaio 2019 22:34

    Strano non ricordo che ci fosse qualcuno che si lamentasse dei giornalisti sino a marzo del 2018! Specialmente della TV di Cairo dove lavorava Paragone... certo sulla RAI le critiche mi sembrano anche giuste adesso abbiamo le veline che leggono le veline.

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    1. Ricordi molto male. Fino a quella data tutti i media erano Renziani, comprese tutte le reti Rai. Paragone era già controcorrente fin da allora.

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    2. Giacomo Alfano11 gennaio 2019 22:53

      Maurizio, ognuno ha la sua memoria ed i suoi giornalisti di fiducia.

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    3. Certo, ma al di sopra della memoria di ognuno ci sono i fatti che valgono per tutti.

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    4. Giacomo Alfano12 gennaio 2019 16:04

      Infatti ci sono quelli che si fidano dei Paragone, dei Travaglio, dei Belpietro, della Berlinguer, dell'Annunziata, dei Giannini, dei Da Milano, dei Padellaro (degli ultimi tre sino a quando parlano male di Renzi ...e magari quelli che si fidano dei Sallusti, dei Cerasa, dei Randolino (ma dove è finito Randolino?), dei Mieli, dei Vespa ...Maurizio ci vorrebbe un garante della verità e che sospendesse per sei mesi il giornalista ed il giornale o un qualsiasi mezzo d'informazione che pubblicasse una menzogna.

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  4. Claudio Pezzillo11 gennaio 2019 22:36

    anche i giornalisti con le informazioni su inter andranno in estinzione le persone non comprano più i giornali le edicole si sono aggiornate vendono solo caramelle e noccioline

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  5. Ottime riflessioni e soprattutto apprezzo il tuo invito quando scrivi:
    "Prima di leggere un giornale, ascoltare un TG o un Talk Show, bisognerebbe sempre chiedersi chi ne è l’editore e il Direttore".
    Infatti, quando si criticano i giornalisti si cade nel classico errore di guardare il dito che, invece, indica la luna.

    I giornalisti sono dipendenti di aziende e, in quanto tali, devono rispettarne i piani strategici producendo "pezzi" coerenti con la linea stabilita dalla proprietà.

    Ci si illude quando si pensa che il giornalista sia un libero professionista e, a ben riflettere, attribuire ai giornalisti il ruolo di "libero professionista" è una contraddizione in termini.

    Questo è il motivo per cui ci sono attacchi ripetuti contro la rete che .... sfugge al controllo di chi usa l'informazione come baionette.

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  6. L’informazione fai da te, questa me la segno....

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  7. Antonio De Luca12 gennaio 2019 08:38

    Pietro Spalla, grazie ma, visto i precedenti, non avevo molti dubbi che tu appartenessi alla categoria che si informa acquistando il kit preconfezionato dai media affini alla propria area politica. Questo spiega molte cose. Grazie ancora

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  8. Ma io dicevo sul serio, quello che proponete, è un modo di informarsi che mi affascina: di volta in volta scarto le descrizioni della realtà che trovo scomode, che non mi vanno giù e seleziono quelle che mi rassicurano, che confermano i miei gusti ed il mio pensiero: il Kit me lo confeziono io e, alla fine, mi sarò costruito, senza sforzo, la realtà che fa per me (e chi la volesse chiamare realtà virtuale è un ladro o una spia dei poteri forti).

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    1. Santussa Andriano12 gennaio 2019 09:33

      Pietro, comprare un giornale dove le notizie rispondano a verità fa così male, secondo lei, da preferirle a menzogne che infinocchiano la mente inducendo al lamento senza alcuna speranza? Bene lei è libero di cullarvisi, molti altri no. Buona cullata

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  9. Antonio De Luca12 gennaio 2019 09:31

    Pietro Spalla, credo che questo tuo ultimo intervento e la lettura che hai dato del post di Giangiuseppe e del mio commento, la dica ancora più lunga di quanto l'analfabetismo funzionale sia un problema trasversale al titolo di studio.

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  10. Silvestro Trovato12 gennaio 2019 09:32

    I giornali pro potere li conosciamo tutti. Non comprare, e non leggere, anche sul web, ne ascoltare le TV che fanno capo al potere. Solo così nell'arco di un anno chiuderanno.

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  11. Salvatore Insinga12 gennaio 2019 19:03

    Se come dice Di Maio ci sarà un boom economici senza precedenti a partire da subito non ci saranno giornalisti che potranno fermare il governo Salvini. Se invece non dovesse essere cosi, allora non ci saranno giornali a poterli salvare. Penso però, che per fare queste affermazioni sappiano il fatto loro. Potrebbe essere Putin la loro arma segreta, la russia potrebbe invaderci di moneta fresca in cambio di un cambio di rotta. Gli Italiani hanno sempre badato al sodo, senza andare troppo a filosofeggiare.

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  12. La polemica sui giornali è vecchia, ciclica, normale e inutile. I cittadini che si bevono tutte le bugie della politica cercano di contrastare quella stampa che, anche in modo ragionato, contrappone la verità. Per loro contano quei giornali e quelle trasmissioni che scrivono e dicono quello che vogliono leggere e sentire. Il resto è faziosità che si contrappone alla loro verità. Quello che ieri era normalità oggi è diventato un caso politico. Poiché i giornali fanno troppa politica bisogna tagliare i finanziamenti all’editoria! Non importa se poi giornali fuori dal coro come Avvenire e il Manifesto rischiano di chiudere e con loro potrebbe essere spenta la voce di Radio Radicale. Radio Radicale è lo strumento ideale per quelli veramente interessati alla verità e all’informazione non filtrata. Questa radio trasmette le dirette dei lavori parlamentari e di vari dibattiti: l’ascolto diretto rappresenta l’essenza della verità, nessuno può travisare quello che si ascolta direttamente. Davanti alla possibilità, sempre che si abbia la voglia della corretta conoscenza, di scegliere validi canali di informazioni trovo inutile continuare questa sterile polemica. Oggi trovare un giornalista neutrale è difficile. Montanelli diceva che un giornalista neutrale è un imbecille. La differenza: un giornalista fazioso fa prevalere le sue idee sui fatti manipolandoli per farli coincidere con le sue idee; un giornalista di parte, pur essendo schierato, da le notizie anche se le commenta sulla base delle sue idee. Possiamo affermare che l’aumento dei giornalisti faziosi risponde alle aspettative degli elettori che accusano i giornali nemici di essere di parte o faziosi mentre gradiscono le attenzioni benevoli dei giornali amici. L’accusa è reciproca, secondo da che parte si sta. Intanto i giornalisti faziosi aumentano con il proliferare delle testate. Alcuni accusano la Repubblica di essere ostile al Governo, altri accusano il Fatto Quotidiano di essere il portavoce del M5S. Si possono citare altri giornali e i loro orientamenti politici. Punti di vista o realtà?! Io rimango dell’idea che i giornali sono giornali e i giornalisti bravi che fanno il loro mestiere sono ovunque a prescindere dalla proprietà del giornale. Sono altresì convinto che chi governa deve accettare le critiche rispondendo con la realtà dei fatti. Nessuna giustificazione per le calunnie personali e le volgarità. La critica ai giornali non ci deve far dimenticare quello che succede sui Social dove i protagonisti faziosi intendono imporre le loro idee, quando le hanno, senza il minimo rispetto per quelle degli altri. Quelli privi di argomenti ricorrono facilmente alle offese. Non possiamo dire che stiamo attraversando un bel periodo! Dobbiamo augurarci giornalisti meno faziosi e come difenderci dalla cattiva informazione via internet. Per concludere, una nota maliziosa: i politici fanno a gara per essere presenti in tutte le trasmissioni e intervistati dai giornalisti. Quanta contraddizione! Ma questo è un altro argomento!

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    1. Neppure un accenno al problema del conflitto di interessi di quasi tutti gli editori che operano in tanti altri settori, oltre a quello dell'editoria. Se il padrone di un giornale è anche proprietario di assicurazioni, o è un palazzinaro, o ha interessi in società quotate in borse mi spieghi come fa ad essere obiettivo nel riportare le notizie che riguardano i suoi settori d'interesse? Se un azionista di Repubblica si chiama Benetton come fa ad essere imparziale quando parla del crollo del ponte di Genova.Infatti ci ha messo tre giorni prima di scrivere che era il padrone di Autostrade per l'Italia. E se si chiama De Benedetti, quanti limiti ha a parlar male delle sue aziende. Per te l'informazione è solo un tema vecchio, normale, ciclico e (udite udite) anche inutile. Per molta gente meno rassegnata resta il problema dei problemi. C'è a chi piace sentirsi raccontare le notizie di regime. A me no.

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  13. Salvatore Insinga12 gennaio 2019 21:06

    Non fare di tutta l'erba un fascio io credo che infondo la stampa italiana sia abbastanza variegata e libera. Nessun giornalista fino ad oggi aveva parlato o scritto dell'omosessualità di Di Maio ed avevano fatto bene. Se si vuole parlare di di Dimaio va fatto in termini politici e non per le sue tendenze sessuali a cui nessuno è interessato.

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