mercoledì 5 dicembre 2018

LA DISGREGAZIONE DEL PD, UNA IATTURA… MA CHI È CAUSA DEL SUO MAL PIANGA SE STESSO

primarie-pd-candidatidi Michele Ginevra - Leggo in questi giorni numerosi articoli sulla crisi del PD in tutti i suoi aspetti, dai sondaggi sempre più giù (elettori), alle tessere sempre di meno (attivisti), fino alla probabile defezione di alcuni esponenti autorevoli della sua classe dirigente, come Emiliano o Minniti


pd-michele-emiliano-resto-il-candidato-alle-prossime-primarie--1543940008-grandeAddirittura si parla anche di un possibile strappo dello stesso Renzi, tentato di andare per la sua strada, con l’intenzione di fondare un altro partito, che si avvicini a Forza Italia e che guardi all’orizzonte politico macroniano. Insomma una disgregazione annunciata che sembra inarrestabile. E quel che stupisce è che, a distanza di sei mesi dalla disfatta elettorale, si attribuisca tale sconfitta a una incapacità del popolo di comprendere la bontà dell’operato del PD, piuttosto che analizzare i suoi errori, rimarcando che il consenso dato alle altre forze politiche non è sempre sinonimo di scelta giusta e consapevole.

I vertici e forse anche la base fanno un’enorme fatica a prendere atto che questo governo oggi ha un consenso popolare senza precedenti negli ultimi decenni, e mi fa sorridere la vecchia tiritera secondo cui anche i nazifascisti godevano di uguale consenso. Io non la penso così. Troppo comodo fare questa affermazione quando il consenso va dalla parte dell’avversario. Aborrisco l’idea di una società in cui il consenso non conti. Non saremmo in una democrazia ma in una oligarchia, a cui forse di fatto aspira una certa classe legata a poteri economici e finanziari. Che piaccia o no, in democrazia chi decide è il popolo che vota e che consente di formare una maggioranza di governo, e la democrazia è il governo delle maggioranze; diversamente saremmo in altri ambiti a cui mi rifiuto di pensare.

A scanso di equivoci, quello in carica non è il mio governo. Tuttavia è lontana dalla mia mentalità e dalla mia “educazione” civile e politica l’idea che il consenso del popolo non conti nulla; ancor più tacciare di “populismo” i partiti della coalizione governativa, utilizzando questo termine a sproposito in senso dispregiativo, probabilmente senza nemmeno conoscere l’origine e la storia del populismo.

Detto questo, una democrazia senza un’opposizione non è una democrazia, e un PD che si disgrega, anche come opposizione, è un problema, se non addirittura un pericolo. Ma, ahimè, non nutro molte speranze in un suo rinnovamento, almeno fino a quando si affermerà che “è il popolo che sbaglia”, come scelleratamente continua a dire la maggior parte degli “amici” del PD.

Allora mi chiedo: non sarebbe più proficuo fare una sana autocritica? Riconoscere di aver fatto tutte quelle cose della destra liberista che neanche Berlusconi riuscì a fare? Riconoscere di aver distrutto la sinistra (LA MIA SINISTRA) trasformando il PD in un partito di destra liberista che guarda più ai ricchi e alla finanza che alla povera gente? Non basta tutto questo per capire che chi sbaglia non è il popolo, ma quattro furbetti con a capo un venditore di pentole, che hanno preso il potere di quello che fu il glorioso PCI, di cui mi onoro di aver fatto parte?

pd-k5cE-U307064137676jZC-593x443@Corriere-Web-SezioniFin quando gli attivisti piddini non sapranno dare risposte a questi semplici interrogativi non credo ci potrà essere un vero rinnovamento e forse neanche un’opposizione credibile. Anzi, ad aggravare questo atteggiamento mentale distorto, c’è il fatto che sono sempre più numerosi, specie tra gli intellettuali di quell’area (Saviano, Moretti, Severgnini, Zucconi, ecc.) coloro che, utilizzando un linguaggio radical chic che mi disgusta, se la prendono con il “popolo bue” che ha votato in massa per M5S (la maggior parte) o Lega (in numero minore). Inoltre per riconquistare quella fiducia e credibilità persa, occorrerebbe anche isolare i tanti corrotti e condannati, ancora presenti tra le fila di questo partito, piuttosto che fargli fare carriera, come è spesso avvenuto.

Cari “amici” del PD, credo proprio che se continuerete a snobbare la gente che ha votato questo governo, dimostrando verso di loro solo disprezzo, avremo un M5S e una lega all’80%, altro che recuperare consenso! E forse è anche giusto che sia così, dal momento che non c’è dall’altra parte una classe politica degna di rappresentare chi è ai margini della società, riorganizzando una sinistra vera (che faccia la sinistra) e isolando, prima di ogni cosa, questi squallidi personaggi che hanno distrutto il PD.

Forse una bella spolveratina di quella triade costituita da critica, autocritica e trasformazione, di cui ci siamo nutriti per tanti anni noi “veterocomunisti”, non vi farebbe male. Ma una trasformazione vera in una sinistra dei valori, dovrebbe partire dal basso. Questo è l’imperativo da seguire: ripartire cioè da quel “popolo” così tanto disprezzato e lontano da questa sedicente sinistra col cachemire addosso e con un sostanzioso conto in banca, rappresentata oggi dal PD, che non mi appartiene affatto.

Michele GinevraMichele Ginevra
05 Dicembre 2018

22 commenti:

  1. Sai cosa penso Michele? Che se il PD facesse davvero un’auspicata autocritica sulle ragioni profonde del suo fallimento, del suo tradimento verso il suo popolo, del suo inseguire i programmi di Berlusconi, ciò comporterebbe come conseguenza inevitabile il ricambio dell’intera classe politica responsabile di quella condotta. Infatti, chi è stato al governo e chi ha gestito il partito non potrebbe vantare nessuna credibilità rispetto ad un’eventuale cambio di rotta. Andrebbero tutti a casa. Ecco perché non fanno autocritica.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Maurizio, il suo commento è la semplice ovvia conclusione a cui è destinato questo ottimo articolo, anche se ciò non mi entusiasma per niente, tuttavia dietro a coloro che dovrebbero andare tutti a casa, non c'è nessuno capace, di ridare dignità a questo partito, meglio sarebbe per loro, gettare definitivamente la maschera, e fondersi ufficialmente con forza italia, mi sbaglierò ma è quel che penso.

      Elimina
    2. Sarebbe la scelta più coerente. Almeno si metterebbe nero su bianco la profonda revisione politico-cultarale di un ex partito di sinistra, iniziata da tempo e definitivamente conclusa da Renzi.

      Elimina
  2. George Trumpet6 dicembre 2018 08:21

    Dovrebbero cambiare lavoro... Perché non penso che torneranno a Governare... Abbiamo capito quali sono i loro interessi...

    RispondiElimina
  3. Franco Gentile6 dicembre 2018 08:26

    PAROLE CHE DOVREBBERO FAR RIFLETTERE... SE SI È SINCERI E ONESTI NEL VALUTARE LA SITUAZIONE ITALIANA. CI SARÀ CHI RIFLETTERÀ O, COME ACCADE PURTROPPO, DI QUESTI TEMPI SI AVRANNO I SOLITI IGNORANTI E VOLGARI COMMENTI DA GOSSIP DA TALK SHOW?

    RispondiElimina
  4. Salvatore Mancuso6 dicembre 2018 08:44

    Più che una iattura è la manifestazione di un imbroglio.

    RispondiElimina
  5. NON LO HANNO ANCORA CAPITO.
    La linea politica, sociale ed economica tenuta dal PD, ex partito di sinistra, è sotto gli occhi di tutti, come ovviamente chi ne fa parte da almeno trent'anni.
    E' innegabile che i suoi rappresentanti abbiano totalmente cestinato gli ideali ed i valori fondanti per un partito di sinistra e tradito interanente il popolo, che dal dopoguerra ne aveva fatto una bandiera di riscatto e ricostruzione sociale.
    Zeppa di personaggi, sia già di sinistra, che arrivati dall'orbita ex DC, la sinistra è stata poi usata unicamente per propri personali a danno del paese. Tra le sue fila addirittura Advisor di banche speculative americane, come risulta nero su bianco dai loro curriculum e membri delle più potenti lobby politico-finanziarie
    internazionali, arrivati persino alle più alte cariche del paese, tra Ministri, PdC ed anche PdR, i cui nomi sono ben noti.
    Questa gente, non solo ha tradito le lotte dei padri, arrivando incredibilmente anche a cancellare conquiste sociali come l'art .18, sconfessando così decenni di lotta operaia, ma sopratutto il paese svendendone risorse e ricchezze per meri riconoscimenti personali.
    Hanno costituito uno "stile" politico diverso, sistemando fedeli complicità in ogni ingranaggio del sistema paese, dalle aziende strategiche alla stampa ed mezzi d'informazione.
    Hanno però commesso un errore imperdonabile, tirando la corda oltre ogni decenza, dimenticando che il popolo alla fine trova sempre le risorse ed il modo per ribellarsi. Ma tutto questo, loro non lo hanno ancora capito.

    RispondiElimina
  6. Maria Luisa Cosentino6 dicembre 2018 09:06

    Quel genio di Renzo!!!!?

    RispondiElimina
  7. Salvatore Laterra6 dicembre 2018 09:08

    Un grande errore la fusione a freddo, recidere la margherita e fare nascere un cespuglio di erba cipollina. Il tutto per rinvigorire il campo Berlusconiano seminato di grandi interessi non certamente pubblici. In questo orto hanno attinto tutti, la rappresentanza sociale, gli industriali, le banche. I comuni cittadini che si sono illusi di vivere in un paese del ben godi. Oggi raccogliamo I frutti di quello che è stato seminato.

    RispondiElimina
  8. Pippo Anastasio6 dicembre 2018 09:10

    Ma sono stati assunti dalla politica a "tempo indeterminato "?
    La politica NON È UN LAVORO È UN SERVIZIO.
    ANDATE A LAVORARE CIALTRONI.
    Creano fumose situazioni per confondere i cittadini ingenui.

    RispondiElimina
  9. Giovanni Tuzzolino6 dicembre 2018 09:22

    E poi, tutto perché? Per non voler cacciare via Renzi il CAZZARO. Mah...

    RispondiElimina
  10. Salvatore Di Salvo6 dicembre 2018 09:25

    Era fatale, e si è avverato!

    RispondiElimina
  11. VAI ANNIENTATEVI COME È GIUSTO CHE SIA PER IL MALE CHE AVETE FATTO.

    RispondiElimina
  12. Marisa Bignardelli6 dicembre 2018 09:59

    Sapevamo dalle elezioni del movimento quello che sarebbe successo perciò nessuna meraviglia. Finita la bufera Di Maio, ricomincerà la ricerca di qualche altro scoop. La dignità e la compostezza di Di Maio hanno reso patetica la dichiarazione della Boschi. Renzi si arrampica sugli specchi e la parola d'ordine è non sono competenti.L'uso di questo termine è vuoto di ogni significato se non si dice cosa s'intende.la competenza si nutre di conoscenza,abilità per progettare un futuro socio-ambientale -etico,prevedendo le ricadute nel breve e lungo termine.Riflettiamo se questo è stato fatto.Allora siamo stati in mano ad incompetenti che hanno solo pensato alle ricadute sui loro personali interessi.Per quanto riguarda i giornali,più della metà si basano sulla pubblicità e questa la dice lunga. Ci sono giornalisti seri ma la maggior parte sono servi del potere. Ritornando alla vicenda Di Maio non potevano fargli migliore propaganda elettorale. Il primo cambiamento è il nostro. Abbiamo sviluppato un buon senso critico che ci fa distinguere il vero obiettivo.

    RispondiElimina
  13. Barsha Fontana6 dicembre 2018 12:44

    Io faccio perfino fatica a pensarli cosi stupidi! Qualcuno mi insegnò la differenza che passa fra essere furbi e essere intelligenti; Il furbo fa tutto in funzione di se stesso a scapito degli altri o per lo meno non se ne cura dei danni che provoca agli altri! L'intelligente ancora fa per se stesso ma ne arricchisce, avvantaggia di conseguenza l'altro! Questo è un concetto che da sempre porto con me e sarebbe meraviglioso fosse trasmesso alle nuove generazioni! Tornando al PD non si son dimostrati neanche furbi!

    RispondiElimina
  14. Giuseppe Bavari6 dicembre 2018 12:45

    Credo sia inutile girare attorno al problema: il Popolo appartenente al ceto medio-basso ha la necessità di 'sognare', ergo, è, e sarà, sempre attratto da tutto quanto un Politico, indipendentemente dal Partito che rappresenta o che lo supporta, sarà capace di affascinarlo e far sì che mediante tale enfasi il sogno si concretizzasse in una "Fantastica realtà", ma, come tutti sanno, il sogno è limitato al periodo del sonno, aldilà del quale, purtroppo, esisterà sempre il triste risveglio...!!! Il PD è un Partito collassato sulla scia delle mille contraddizioni, come consuetudine dei partiti di sinistra che fondano le proprie basi sulle ideologie in molti casi superate senza alcuna possibilità di ritorno. Lega e M5s, infine, si equivalgono all'olio ed all'acqua: potranno coesistere in un'unica soluzione fluida, ma le proprie rispettive molecole rimarranno per sempre divise pur mantenendo intatte le benefiche proprietà dell'olio e dell'acqua. Infine, così come ho sempre sostenuto, a Di Maio e' mancata la forza e la volontà di rivedere le sue ostinate posizioni sul Presidente Berlusconi, in quota cdx, che pure gli aveva teso le mani. Il tempo, come al solito, sarà Giudice imparziale e saprà rivelare la verità, ma, sono convinto del fatto che agli errori si può sempre porre soluzione: naturalmente se si è liberi di pensare con la propria testa per il Benessere del Popolo Italiano.

    RispondiElimina
  15. Matteo Iemmola6 dicembre 2018 14:14

    D'accordo quasi su tutto. Mi sfugge soltanto una cosa: c'è al momento una classe politica degna di rappresentare chi è ai margini della società? Secondo me no! e la sinistra, se cambia gli attori e trova dei nuovi interpreti, ha un'autostrada davanti a se. Non intendo con ciò una rivincita nei confronti di chi sta governando il paese, intendo solamente una sinistra capace di mantenere e far rispettare i diritti di ogni cittadino e soprattutto una sinistra sociale che rivolga lo sguardo su tutti!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. mai pensato o fatto un accostamento a qualsiasi destra anche quella berlusconiana,sono le eccessive liti e risse di parte e l'odio misto ad invidia nei confronti di Renzi dalla parte di molti politici del PD ,per non parlare del fatto che molti per invidia,io penso,non sono stati capaci di difendere il loro segretario dagli odi e dagli attacchi insopportabili da fuori e anche da dentro

      Elimina
  16. Anch’io posso vantare una lunga militanza nel PCI. È stata una stagione esaltante, in particolare durante la segreteria del grande Enrico Berlinguer. Non dimenticherò mai il periodo in cui un altro grande uomo politico, Aldo Moro, attento alle trasformazioni del Paese sosteneva che: “La democrazia non è solo espressione della libertà, ma anche approfondimento della dignità umana nel suo pieno significato”. Era arrivato alla convinzione che per rafforzare il sistema democratico bisognava allargare la base popolare del consenso. Nel 1978 sostiene la linea del governo di “unità nazionale” con l’apertura al PCI. La sua tragica fine per mano delle BR ha distrutto il sogno dei sogni: quello di governare il Paese senza conflitti sociali. Anche la democrazia, per la mancanza di una giustizia sociale, è rimasta incompiuta. Papa Paolo VI grande amico di Aldo Moro, nella sua omelia, lo definisce “uomo buono, mite, saggio, innocente ed amico”. Enrico Berlinguer con la storica intervista di Eugenio Scalfari del 1981 affronta la questione morale, afferma: “I partiti hanno degenerato e questa è l’origine dei malanni d’Italia”. Tre anni dopo, nel 1984, anche lui ci lascia. Ho voluto ricordare questa mia esperienza per sottolineare che il PD, salvo la presenza di uomini che venivano dal PCI, non ha mai rappresentato la linea della storica sinistra che tanto aveva contribuito, con le lotte, alla conquista di tanti diritti. Se vogliamo tracciare la parabola che va dal PCI al PD possiamo dire che il periodo PDS – DS chiude la tradizione del PCI; l’inizio dell’era PD chiude l’esperienza della sinistra storica. Non più da militante, ma da semplice elettore ho seguito e, tuttora, seguo il PD. Nessun fanatismo ha offuscato la mia analisi politica: ho visto e criticato gli errori del PD come ho visto, nel voto, il richiamo e la necessità del cambiamento che, se arriva, per il bene del Paese è il benvenuto. Devo, purtroppo, far notare che non sono pochi quelli che disprezzano gli elettori del PD e ne auspicano la scomparsa. Minniti dice: “Spero che nessuno pensi a scissioni perché indebolire il PD oggi significa indebolire la democrazia”. A differenza di Michele Ginevra “nutro molte speranze in un rinnovamento del PD”. Si, è vero, è indispensabile “ripartire da quel “popolo” tanto disprezzato e lontano da questa sedicente sinistra” perché come scrive nel suo commento, Matteo Iemmola, “la sinistra, se cambia gli attori e trova dei nuovi interpreti, ha un'autostrada davanti a sé”. Occorre il cambiamento: non sarà facile ma è indispensabile non per andare a governare ma per contribuire a costruire un futuro diverso per le future generazioni. Gianni Cuperlo nel suo libro “In viaggio – La sinistra verso nuove terre” scrive: “La sconfitta non è uno scalino sceso male. Né si risolve con la semplice scelta di un nuovo capo. Bisogna decidere cosa saremo e quale lingua ci distinguerà. Bisogna farlo adesso, perché nei vent’anni passati siamo usciti troppe volte con l’abito sbagliato. Per riuscirci avremo sete di nuovi termini e azioni. Per me, per tanti, questa è la battaglia di una vita”. Un complimento a Michele Ginevra per la sua onesta e pacata riflessione. Grazie!

    RispondiElimina
  17. Non possiamo pretendere che il governo Salvini-casaleggio ci porti al disastro in soli 6 mesi, penso ci vorrà almeno un anno e mezzo

    RispondiElimina
  18. Sig. Ginevra, ho letto il tuo articolo e apprezzo innanzitutto la tua moderazione, in un’analisi non certamente semplice da fare, analisi che riguarda l’ennesima, addirittura ritengo endemica, divisione consumatesi (almeno a parole) nel centro-sinistra italiano. Chi ama approfondire e conoscere le cause di questi ultimi accadimenti, credo che non abbia da stupirsi vista la lunga sequela di divisioni e scissioni che hanno caratterizzato la storia della sinistra italiana. Questa tendenza fu molto evidente nella triste diatriba sorta tra interventisti e neutralisti durante lo scoppio del primo conflitto mondiale nel 1914. Sicuramente la prima vera e grande scissione si consumò a Livorno nel 1921 con gli esiti che tutti conosciamo, tra socialisti riformisti e socialisti massimalisti. Allora erano altri tempi e la sinistra in alcune circostanze, doveva ubbidire anche ai dogmi pronunciati fuori del territorio italiano. La voglia di avere una sinistra basata sulla rivoluzione sociale, portò allo storico e tragico errore del 1922 che ebbe come conseguenza l’espulsione dei riformisti dal PSI con a capo Giacomo Matteotti, malgrado detentori di una maggioranza assoluta dei seggi in Parlamento. Questa tragica decisione, almeno per gli amanti della democrazia, agevolò la salita al potere della destra fascista. Credo sia opportuno fermarmi qui, sarebbe troppo lungo oltre che inutile citare i tanti personaggi resisi responsabili di epurazioni e guerre ideologiche intestine, combattute e portate avanti, forse nei momenti migliori della lunga storia della sinistra italiana. Attualmente come ha scritto chiaramente l’autore stiamo vivendo l’ennesima scissione, ma io la chiamerei frantumazione di una forza politica spinta da una voglia sfrenata, oltre che masochista di dividersi e poi eventualmente prodigarsi per delle unioni spesso eterogenee. Perché la sinistra si sta flagellando favorendo la vittoria di quelle forze politiche avversarie che più di tutte intendeva combattere? Devo constatare senza il rischio di essere smentito, che nella sinistra molto spesso l’ideologia ha avuto il sopravvento sul realismo. Saper guardare in una sola direzione, in politica, è un rischio gravissimo. A mio parere, questo è stato l’errore di Renzi, basando la sua politica, di partito e di governo, sulla teoria della “rottamazione”. Ha voluto, che in quest’area della politica italiana, fossero posti degli ostacoli di traverso, dai troppi “vati” e “profeti” legati ai dogmi nazionali e internazionali. Le destre sono state avvantaggiate e lo sono tuttora proprio dalla totale assenza di questi principi o teorie, ritenuti fondamentali dalla sinistra, valori indiscutibili e verità universali. Caro Ginevra, hai perfettamente ragione nel ritenere addirittura un pericolo essere governati in una società civile e democratica senza una consistente opposizione. La buona politica è il risultato di un serio confronto tra chi governa e chi con vedute diverse tende a migliorare o addirittura a sostituire decisioni approvate unilateralmente su espressioni del tipo: “prima gli italiani” o “la pacchia è finita”. Voglio sperare di no, ma quella sinistra nata a Genova in quel lontano 1892, pare sia crollata, sempre a Genova, insieme con la parte del ponte Morandi.

    RispondiElimina
  19. Bellissimo articolo del sig.Ginevra ha toccato perfettamente i "temi" del crollo assoluto del PD ..e' giusto che quasi nessuno dei loro uomini si ripresenti .sarebbe un errore DEFINITIVO .e finale ..ripartire da cosa ? Poi hanno completamente sdradicato i princii fondamentali della parola "democratico " sara' non solo dura ma durissima per gente che ha avuto una maggioranza assoluta e schiacciante per molti anni ..parole come "dignita" sono sconosciute come la parola "umilta " spero solo che non commettano l'errore di rprendersi renzi (tra l'altro sta per fare una trasmissione sulla nove dedicata a Firenze ) non guardero niente ovviamente ripeto se ci sara' renzi scompariranno completamente dalla scena politica ...

    RispondiElimina