martedì 7 agosto 2018

SE LA PAURA OFFENDE LA CULTURA CHE PRETENDIAMO DI DIFENDERE

modena 1 dicembre 2015. manifestazione contro il terrorismo di Sergio Raimondi - Tanti, troppi ormai, sono preda di una profonda preoccupazione: la minaccia alla nostra cultura.
Qualcuno, per fortuna, evita riferimenti a termini come "civiltà" o espressioni come "radici cristiane". E bisogna rallegrarsene.
Cultura, dunque. Però io sono convinto che una cultura che sia veramente tale, e la nostra lo è, si difenda da sola. Sono anche convinto che le vere minacce non arrivino dall'esterno, ma dall'interno. Da chi pretende di difenderla evocando i fantasmi: della paura, dell'intolleranza, della sindrome dell'accerchiamento, del fanatismo strisciante, delle ossessioni.

ISLAM donneTutto questo porta dritti al delirio autodistruttivo. Io concordo con chi pensa: chi entra in casa mia non può cambiare le mie regole, ma osservarle e rispettarle. È una metafora certo, e io la estendo. E fuor di metafora chiedo: se camminiamo per strada siamo liberi di comportarci come vogliamo? Forse per strada o in luoghi pubblici non siamo obbligati a seguire le leggi? Siamo convinti davvero di essere circondati da gente che voglia imporci regole diverse? Dove li abbiamo visti? Io vedo un popolo impaurito, confuso, intollerante che ogni giorno di più mette a rischio, con i propri comportamenti, la nostra cultura. Guardiamoci attorno. La nostra cultura è fatta di arte ineguagliabile, di città uniche al mondo, di opere d'arte, che sia pittura, scultura, letteratura, musica, strade, piazze che nessun "estraneo" nessun "diverso" può mettere in pericolo. Noi invece, proprio noi che ci vantiamo di far parte di questa cultura, proprio noi rischiamo di distruggerla.

1429336953-immigratiA volte ritorna la polemica sui crocifissi nelle scuole, presepi, canti natalizi: pensiamo davvero che qualcuno "estraneo" ne chieda la rimozione? Non è forse più vero che richieste del genere arrivino da qualcuno fra noi forse troppo zelante nel praticare un eccesso di comprensione? Se questo vuol dire, come dice qualcuno, adeguare la nostra identità, convengo: è sbagliato. Ed esprimo la mia opinione: fosse per me, da laico convinto, preferirei che nei luoghi pubblici, tutti, dagli uffici alle scuole, non ci fossero oggetti o immagini sacre. Ma non per non arrecare offesa ad altre religioni. Ma perché credo nella laicità dello Stato. Ciascuno è libero a casa propria o nei luoghi di culto di manifestare il proprio credo e tenere ciò che vuole. È un principio assoluto e null'altro. Non nutro alcuna furia iconoclasta. Da laico ho molta simpatia e rispetto per il crocifisso: ne tengo uno a casa, unica icona religiosa perché credo che il Cristo uomo vada oltre le religioni: è un patrimonio dell'umanità. Tutta.

Insomma, voglio dire che, da ciò che sento e leggo sui social, sembra che la minaccia alla nostra cultura arrivi "soltanto" dell'Islam. Delinquenza, mafie, corruzione, disagio economico, degrado sociale e morale e quant'altro affligge la nostra società sembrano non contare. O saranno invenzioni islamiche? Rispetto delle regole vuol dire rispetto delle leggi: vale per tutti, italiani o stranieri, cattolici, ortodossi, protestanti, musulmani, buddisti e aggiungiamo chi vogliamo. È questa, o dovrebbe esserlo in una società civile in una dimensione veramente culturale, l'unica linea guida. Io non mi sento minacciato nella mia cultura se una donna va in giro con il capo coperto da un velo. Perché quella donna no e le suore sì? Non con il volto coperto certo: è contro la legge per tutti. Ma anche girare a piedi con i caschi integrali dovrebbe essere reato.

Si dirà: sì ma nelle loro case quelle donne subiscono violenze e violazioni della loro dignità. Può essere vero: ma se accade in Italia, esistono le leggi. Forse che nelle nostre case non si uccidono donne o si violentano bambini? Ci sono, o dovrebbero esserci, le leggi.

Qualcuno si professa favorevole all'integrazione, ma suona piuttosto ipocrita se quelle stesse persone vivono nell'incubo visionario di una invasione islamica. L'islamizzazione dell'Europa lasciamola a Orban e ai suoi ispirati amici.

fabio-olga-e-mikela-ridCirca 25 anni fa feci un viaggio in Danimarca. Scoprii una Copenaghen bellissima. E bellissima era la sua gioventù, benestante e colta. Ragazze e ragazzi alti pelle chiara occhi azzurri. Come ci insegnano che sono quei popoli. Non fu certo la fisionomia a colpirmi ma altro. Che fossi in giro per la città, a passeggio nei parchi, seduto a un bar o a un ristorante mi colpiva osservare la quantità di coppie miste, lui nero lei chiara, lei nera lui chiaro. E spesso spingevano carrozzine con bambini stupendi. Pensiamo che 25 anni o forse più, dopo la Danimarca sia stata islamizzata?

Mano nera e biancaPoi c'è chi, sempre per dare una ripulita alla propria coscienza, parla di tolleranza. Personalmente sono allergico a termini come tolleranza o tollerare. Spesso ha un che di falso, di posticcio. Mi piacciono di più i verbi accettare o condividere. Quindi concludo con una riflessione: la “Cultura” si difende da sé ma ha bisogno di noi. Ha bisogno che noi mettiamo da parte paure, isterismi, ossessioni, luoghi comuni e ragionamenti deliranti. La cultura di difende conoscendola e accettandola e solo se accettiamo la nostra cultura potremo accettare quelle degli altri. Conoscenza e scambi culturali non vogliono dire rinuncia, ma arricchimento. A una sola condizione irrinunciabile: il rispetto delle leggi e delle libertà.

Sergio RaimondiSergio Raimondi
07 Agosto 2018
P.S. Riceviamo e volentieri pubblichiamo questa significativa riflessione su un tema difficile e divisivo come quello dell’immigrazione, della cultura e dell’accoglienza. Quando si parla di questo genere di questioni le reazioni sono sempre molto sentite e, spesso, di pancia. La preoccupazione, vera o presunta, la fa da padrone e vengono tirate fuori le appartenenze religiose, i fanatismi, la paura dell’invasione e la nostra sottomissione culturale come se ci fosse qualcuno alla porta con le armi pronto a sparare. L’autore è Sergio Raimondi, giornalista per 43 anni al Giornale di Sicilia. A lungo si è occupato di nera e giudiziaria, inviato in Sicilia, poi curatore delle edizioni di Trapani e Messina e infine delle pagine nazionali e regionali di cronaca, politica ed economia. Da qualche tempo interviene sui nostri articoli diffusi su Facebook con commenti interessanti e profondi. Mi ha incuriosito molto e ne ho apprezzato i ragionamenti. La sua visione mi piace molto e ne condivido in pieno la linea. Per questo l’ho invitato a scrivere un articolo per il blog e questa è la sua prima volta su PoliticaPrima.
Benvenuto e buon lavoro. ***

30 commenti:

  1. Bella riflessione di Raimondi e pure condivisibile. Raimondi però parla e descrive una società giustamente cosmopolita, ben integrata e che vive in armonia tra civiltà e costumi diversi. Come non essere d’accordo con lui. Le paure di cui parla l’autore, però, derivano da altro genere di contaminazione sociale che attiene al fenomeno della migrazione incontrollata (o comunque così percepita dalla gente comune). È su queste paure che un governo responsabile ed efficiente deve intervenire dando risposte visibili. Innanzitutto non sottovalutando il problema, o ricondurlo a mere affermazioni di solidarietà generica e clericale. Occorre prendere atto del disagio di chi vive quel fenomeno come una invasione, imponendo il rispetto delle regole di convivenza civile e della nostra cultura. Ritengo importante non chiudersi nei confini della propria identità ed aprirsi a nuove conoscenze, ma cercando di bonificare il nostro territorio da presenze criminali, esattamente trattando chi entra nel nostro Paese (a qualunque titolo), come si trattano i criminali italiani.

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    1. Vannuccio Zanella7 agosto 2018 10:58

      Perfetto corollario, Maurizio...

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    2. Aniello Bruni7 agosto 2018 10:59

      Condivido

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  2. Giacomo Alfano7 agosto 2018 10:58

    Bellissima riflessione ...purtroppo di questi tempi tra l'amore e l'odio vince sempre l'odio, ognuno di noi è diverso dall'altro ed il bello sta nel condividere questa diversità.

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  3. Vincenzo Angione7 agosto 2018 11:03

    Fuorviante da una realtà che non riesce a vedere cosa c'è dietro il concetto di "cultura", strumento di diuturne vessazioni delle donne. E tralascio di parlare dell'obbligo del velo.
    Per questa "cultura" le donne non possono nemmeno farsi una pedalata in bicicletta. No. Questa cultura non mi piace.

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  4. Vannuccio Zanella7 agosto 2018 12:28

    Sì. Direi ottima riflessione...mi sembra che tutto sia riconducibile ad un "odio" immotivato che serve a fare sfogare rabbia e frustrazione. Quello che i governanti, fino ad ora, non hanno biecamente voluto vedere (ristoranti pieni e ripresa a gonfie vele...comprate le azioni del Montepaschi...)...

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    1. Come al solito Vannuccio Zanella non si smentisce mai.... " Si. Direi ottima riflessione...." poi cambiando in modo grottesco il tono del proprio commento, boccia integralmente l'articolo di Sergio Raimondi. Sig. Vannuccio o lei non ha capito un fico secco di quanto scritto nell'articolo oppure è vittima di una tara di pensiero. Cosa c'entrano i ristoranti e le azioni del Montepaschi? Qualche volta si adegui a qualche seria riflessione!!

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    2. Hai fatto bene a cancellarmi da FB ora ti sei definito per quello che sei.

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  5. Aniello Bruni7 agosto 2018 12:29

    Condivido sia il post che il commento di Giacomo Alfano, ma aggiungo anche che purtroppo finché la fede religiosa, non riesce a tenere a bada il fanatismo e l'oltransismo, come ahinoi avviene ormai da secoli, la cultura della condivisione e dell'accettazione degli 'altri', farà sempre più fatica a permetterci di vedere chi è diverso da noi come un quantomeno non 'nemico'

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  6. La verità è che la nostra cultura non la conosciamo nemmeno noi. Da quando ho il privilegio di rappresentare il popolo siciliano ho conosciuto e vissuto realtà che dimostrano come “Sicilia” è diversità: dalla natura al grano, dai beni culturali alle tradizioni.
    Siamo come siamo grazie a millenni di mescolanze e lungimiranza.
    Millenni di conquiste di diritti oggi soffocati da ignoranza e odio.
    La povertà è la radice di questo male: ci sentiamo minacciati da ciò che è diverso semplicemente perché non capiamo che è stato ciò che è uguale a noi che fomenta odio e paura; e questo circolo vizioso è alimentato dalla povertà.
    Non tolleriamo di dovere andare via e vedere gente di altre nazioni vivere la nostra terra. E quindi anziché scuotere la coscienza e agire contro chi ci manda via ce la prendiamo con chi viene qui.
    Povertà economica, ma anche culturale: non affrontiamo il problema argomentandolo e in modo serio perché prendere posizioni estremiste è più comodo e dà più “like” su Facebook.
    Tanta tristezza.

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  7. Evidentemente parliamo due lingue diverse, con il tragico effetto di non riuscirci a capire. Innanzitutto, in Italia così come in ogni altra nazione, non tutti vivono di arte e di bellezza, con 5 milioni di poveri c'è ben poco da bearsi con le bellezze d'Italia, ritengo che costoro guardano più con apprensione la pentola vuota che un'opera d'arte, gelosamente custodita. Penso che questa percentuale di popolazione così elevata in stato di indigenza abbia ben poco da temere per la propria etnia, piuttosto che per il suo stomaco e la propria vita. Noi invece forziamo la mano per convincere ad ospitare chi potrebbe stare meglio di loro se si indirizzassero politiche di assistenza diverse, magari nei territori di provenienza. L'italiano non è per sua natura razzista, non vorrei più sentirlo dire da persone intelligente. Sappiamo che siamo accoglienti e generosi. Vogliamo rispettare la sacralità dell'ospite, metterlo a suo agio, fargli superare le difficoltà contingenti. Se siamo in grado di far questo, aiutando sopratutto quei 5 milioni di connazionali che rovistano tra i rifiuti dei mercati, possiamo aprire i porti, aeroporti e frontiere, ma se invece abbiamo titubanze di buona riuscita, per favore, stiamocene muti ed attendiamo gli effetti dell'azione di governo, che, a mio avviso, sta operando bene!

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    1. Francesco Lovecchio7 agosto 2018 17:25

      L’italiano, come tutti i provinciali, e’ più razzista di altre culture. Lo e’ ora come lo era 20 anni fa quando l’immigrazione era inesistente. Questo e’ un fatto, per quanto antipatico. Un terzo dei 5 milioni di indigenti sono immigrati mentre il restante sono meridionali. Questi indigenti godono di servizi pagati da settentrionali e immigrati (anch’essi settentrionali d’adozione) che lavorano, pagano imposte e contributi. Il problema è’ che gli italiani giovani sono sempre meno rispetto agli italiani giovani. Negli anni 60 nascevano in Italia 1 milione di bambini ogni anno mentre da 20 anni a questa parte ne nascono meno di 500 mila. Non ci vuole una laurea in demografia per capire che ogni 10 anni si accumulano 5 milioni di anziani che non hanno giovani per sostenerli. In una generazione (30 anni) lo sbilancio e’ di 15 milioni. Agli italiani non piacciono gli immigrati, specie se con pelle più scura, qualunque sia la religione, ma allora deve essere chiaro che le conseguenze sono prevedibili e già le stiamo pagando con l'insostenibilità del sistema pensionistico e di quello sanitario che facciamo fatica a pagare per mancanza di giovani. Il razzismo costa anche nella versione ‘aiutiamoli a casa loro’.

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  8. Lo scritto del Raimondi affronta tempi molteplici e complessi che mi vedono d’accordo/disaccordo con lui. Mi limito a segnalare, per quanto possa importare a qualcuno, due divergenze.
    Sono in disaccordo quando nega le radici cristiane della nostra civiltà perché il Raimondi confonde la credenza religiosa cristiana con la cultura cristiana.
    Anche l’ateo europeo è di cultura cristiana come di cultura indù è l’ateo induista o di cultura musulmana è l’ateo arabo. In Europa tutti siamo di cultura cristiana, in India tutti sono di cultura induista etc. …etc….
    Sono ancora in disaccordo con l’autore quando contesta che la nostra cultura sia messa in pericolo solo dall’Islam.
    Premesso che ritengo il “Relativismo” (che ha comunque radici occidentali quali Protagora, Gorgia, il Sofismo) il vero nemico della cultura occidentale odierna (il “nemico” siamo noi) penso che anche l’Islam rappresenti un problema.
    Ci sarà da fare una riflessione sul fatto che tutte le culture (cristiane, induiste, confuciane, ebraiche, …..) abbiano sottoscritto la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo mentre i popoli di cultura islamica l’abbiano rifiutata? Oppure non conta nulla?

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    1. Sergio Raimondi7 agosto 2018 17:31

      Gentile Mario Cinà, Le devo un paio di doverosi chiarimenti. Anche perché spesso la necessità di sintesi non favorisce la corretta manifestazione del pensiero. Colpa mia, non certo Sua. Io non nego la cristianità della nostra cultura. Sarei davvero uno sciocco oltre che antistorico. E non credo di averlo scritto. Tuttavia se si parla di "radici" è impossibile non ricordare che le vere radici dell'Europa sono pagane: lo erano i romani, i greci, i popoli nordici e lo rimasero anche qualche secolo dopo Cristo. La cristianizzazione è successiva. Ecco perché più che di origini preferisco parlare di cultura cristiana. Innegabile. Il motivo per cui mi compiaccio quando non si tira in ballo la cultura (o se preferisce, radici) cristiana, risiede nel fatto che allora tutto diventa una grande contraddizione. Credo che non ci si possa appellare ai valori cristiani e alla loro difesa, quando i comportamenti e le scelte individuali li contraddicono, anzi li tradiscono. Un cristiano non può essere "contro" non può "escludere" perché così rinnega il proprio credo. E mi conforta sapere che ciò che penso Io -ben poco importante - coincide con il pensiero e le parole di Papa Francesco, che a molti cattolici non sta simpatico. Non a caso.
      Infine, non vorrei passare per un sostenitore dell'Islam in quanto religione. Ma resto convinto che l'Islam in sé non sia più pericoloso delle altre religioni se non nei suoi risvolti fondamentalisti che però l'occidente cristiano ha contribuito a far esplodere. Per il resto ci sono le leggi e vanno rispettate e applicate. Diritti dell'uomo: vero il mondo islamico non ha sottoscritto la Convenzione. Ma mi spiega la differenza con quelle nazioni cristiane che pur riconoscendola hanno esportato ed esportano guerre, morte, distruzioni, povertà ulteriore? Grazie per l'attenzione.

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    2. Silvio Barbata7 agosto 2018 17:47

      Sergio Raimondi stia attento alla sua sicumera presuntuosa che nasconde gravi sacche di ignoranza... gli occidentali avrebbero fatto esplodere il fondamentalismo islamico????...ma se hanno conquistato mezza europa già nel VII-VIII sec. a colpi di scimitarra e stragi... non c'è nulla di più fuorviante che guardare la storia sempre con "il collo storto" da una parte... nel Vangelo da nessuna parte c'è scritto che "l'accoglienza" è cieca o demagogica... e c'è la testimonianza di san Paolo che accusò Pietro di simulazione e di essersi reso schiavo del demonio... prima di parlare studiare.

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    3. Vannuccio Zanella7 agosto 2018 18:05

      Silvio Barbata ah, be'...se l'ha detto San Paolo...che neanche era un apostolo e che si sara' inventato la storia della via di Damasco per darsi credibilità....sempre che sia esistito...

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  9. Bello, splendi articolo che vorrei aver scritto, io.Tutte verità sacrosante. Non c'è commento che possa arricchire e impoverire quando manifestato dall'Autore, nulla da aggiungere o da levare. Grazie al Sig:Raimondi e grazie a te Giangiuseppe per averci dato l'opportunità di leggere queste parole e conoscere questa analisi di valori posseduti ma spesso iognorati per interesse o noncuranza e spesso, purtroppo, per presuntuosa ignoranza., donandoci la possibilità di una meditata riflessione sui veri valori dell'esistenza-

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  10. Grazie Giangiuseppoe perchè sei come una luce che ci guida e ci ispira, Non finiremo mai di ringraziarti.

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  11. Sergio Raimondi, benvenuto in questo blog ma, soprattutto, grazie per la magnifica riflessione che condivido totalmente. La nostra cultura è minacciata dall’odio che serpeggia sui social e da chi alimenta le paure. È vero: la cultura si autodifende “ma ha bisogno di noi”.

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  12. Salvatore Mancuso8 agosto 2018 17:29

    Come chiacchiere da bar, non c'è che dire.

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  13. Giacomo Ferraro8 agosto 2018 17:29

    Le belle e buone dichiarazioni di intenti dell'Autore sono sempre ampiamente condivisibili, si deve comunque dire che una certa stampa sta ampliando e massimizzando uno scontro culturale che nella realtà non credo sia in atto.
    Sicuramente la nostra è una cultura millenaria che ha radici profonde e sicuramente pure inscalfibile, credo ci sia invece la paura del diverso e spesso chi fomenta questa paura sono l’ignoranza ed i nostri comportamenti.
    Come dimenticare le statue di nudi dei Musei Capitolini coperte da pannelli bianchi in occasio-ne della visita del presidente iraniano Hassan Rohani nel 2016.
    Sicuramente in quella decisione oltre all’ignoranza c’era la paura di sbagliare e di offendere il diverso. Ma è pur vero che hanno sbagliato vuoi per piaggeria vuoi per incapacità di difendere la nostra cultura.
    Siamo stati abituati, io ho 67 anni, a vedere immagini e oggetti sacri ovunque, in tantissimi uffici pubblici c’è la foto del presidente della repubblica ed il crocifisso, il nostro è uno stato laico, ma mi sembra un eccesso di comprensione, anche ridicolo, dovere togliere i crocifissi solamente perché offende la religione di altri, sarebbe come dovere ricoprire le statue.
    Sono pure convinto che l’islam, come religione, non sia una minaccia per la nostra cultura, mi piace quello che dice l’Autore la “Cultura si difende da sé ma ha bisogno di noi”.
    Non so quanti tra quelli che arrivano e quelli già presenti siano di religione islamica, e comunque dovrebbe essere un imperativo che chi si trasferisce in un paese straniero debba adeguarsi alle leggi li vigenti.
    I delinquenti, purtroppo, sono patrimonio dell’umanità.

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  14. Sergio Savino8 agosto 2018 17:32

    L'articolo è in linea di principio condivisibile, ma la paura verso lo straniero solo marginalmente riguarda la "cultura", riguarda invece le condizioni economico-materiali che in specie le fasce più deboli della popolazione vedono messe a rischio dai problemi di ordine pubblico e di concorrenza al ribasso sul mercato del lavoro derivanti dall'immigrazione fuori controllo degli ultimi anni, se subissimo un' "invasione" di sceicchi con conseguente distribuzione di ricchezza sul territorio a ben pochi verrebbe in mente di sollevare diversità culturali di sorta.

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  15. Non ho capito CUI PRODEST questo articolo

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  16. Scusi Raimondi che significa “la cultura si difende da se”? Vuole spiegare come?
    Per cultura lei intende solo quadri e monumenti?
    Poi mi scusi, con tutto il rispetto le faccio osservare che una esperienza personale come quella da lei narrata di: “Circa 25 anni fa feci un viaggio in Danimarca. Scoprii una Copenaghen bellissima”; non spiega nulla.
    Dati statistici alla mano, vi è invece che l’analisi della società multiculturale, in paesi come Francia, Belgio, Inghilterra, Stati Uniti, Svezia, dipingono un quadro preoccupante di emergenze e contrasti, debolezze e contraddizioni.
    No, caro signore, non sono d’accordo.
    Per quanto mi riguarda l’esaltazione illogica delle migrazioni di massa, come è in atto, è funzionale al traffico di schiavi che alimenta il business dell’accoglienza e fornisce manodopera a basso costo, scardinando i diritti sociali e sindacali degli autoctoni.
    Questa visione del mondo, che oramai è fuori di ogni dubbio fomentata dall’alta finanza (Soros e ONG), impone uno schema soltanto: la forma-merce alla forma-uomo, con lo scopo di recidere le forme di radicamento culturale, etnico e tradizionale che da secoli sono incise nel nostro solco storico.
    Tutto questo, al fine di sostituire gli organismi comunitari dei popoli con le più liquide e malleabili masse dei consumatori. Si chiama decostruzione dell’identità.
    Il multi-culturalismo, così come inteso dall’attuale sinistra globalista, vuole solo stravolgere le frontiere, decostruire le identità dei popoli stanziali, sovvertire le tradizioni, smantellare i diritti sociali (come già è accaduto).
    Non fa parte della mia cultura la mancanza di garanzie e tutele agli operai (come è accaduto); non fa parte della mia cultura che chi non contribuisce deve percepire una pensione sociale (come beneficia un extracomunitario che è regolare da qualche anno e che ha raggiunto l’età per percepirla); non fa parte della mia cultura che quando sono in trattoria, mentre ceno, mi devo vedere infilare quasi in bocca un fiore, con l’insistenza di comprarlo; non fa parte della mia cultura vedere abusivi in ogni dove; e potrei proseguire all’infinito, gli esempi non mancano.
    Di questa illogica immigrazione di massa siamo vittime noi e loro.
    CONSIGLIO vivamente a tutti due libri, ricchi di spunti, dati statistici e documenti ufficiali: “Armi di Immigrazione di Massa” e “L’inganno Antirazzista”.
    Con ogni riguardo.

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  17. Ho sentito che salvini e Di Maio hanno dichiarato che non toglieranno gli 80 euro di Renzi. ma sono proprio dei buffoni senza dignità dopo quello che hanno detto a proposito. Anche il sig. Gattuso giustamente, ho ripreso il suo articolo, ha detto una elemosina non gradita da nessuno e solo una corruttela elettorale. Mi aspetto dal sog. Gattuso un articolo pesantissimo come lui da uomo libero ed onesto sa fare.

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  18. Caro anonimo io credo che la sua sia una notizia non vera. Non è possibikle quello che lei dice di avere sentito. Aspettiamo una risposta del sig Gattuso.

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  19. Se è vero quello che scrivono abbiamo il governo di pagliacci e buffoni più fasullo della storia

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  20. Almeno chiedete scusa a Renzi per quello che avete detto. Visto che gli ottanta euro restano. Tornare a votare subito. Il centro destra avrebbe una stramaggioranza forte e coesa, i 5 stelle vadano a scopare il mare.

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  21. Mi rivolgo ancora, con religiosa pazienza, ai signori anonimi anche sotto qualche nome di fantasia.
    È mi chiedo come sia possibile continuare a intervenire senza entrare nel tema dell'articolo credendo di prendere in giro qualcuno.
    Non so se si capisce il livello di risibile banalità che viene evidenziato così facendo.

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  22. Abbia la religiosa pazienza di sopportare chi non la pensa come lei. non tutti hanno il picere di mettere il proprio nome sempre ammesso che i nomi messi siano veri.

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