giovedì 17 maggio 2018

NUOVO GOVERNO. NESSUNO FA SCONTI

Copertina nessuno fa scontidi Paolo Facchini - Non ci sono dubbi che il nuovo governo si troverà di fronte a una serie di sfide estremamente complesse, sia sul piano interno ma, direi, molto di più sul piano internazionale.
A maggior ragione se, come sembra in queste ore, il nuovo governo sarà una novità assoluta nella storia repubblicana, sancendo la nascita di una terza repubblica, se non nella forma sicuramente nei fatti.

Ed è proprio sul piano internazionale che, a mio avviso, il nuovo esecutivo dovrà giocare la sua partita più complessa ma anche quella politicamente più interessante. Da anni, purtroppo, la politica estera è assente dal dibattito politico e confinata agli specialisti. La si ricorda solo quando riceviamo qualche schiaffo dai nostri partner o quando si discute della partecipazione a una qualche missione internazionale. Ed è un vero peccato poiché, per un Paese con la nostra collocazione geografica e un comparto industriale fortemente orientato all'export, la politica estera dovrebbe essere centrale nel dibattito politico.

Luigi-Di-Maio-651778Dalla fine dello scorso anno, vuoi per le oggettive difficoltà del gabinetto uscente che per l’incertezza politica che si è venuta creando dopo le elezioni del 4 marzo, l’Italia è di fatto assente sul piano internazionale e tutto ciò a fronte di eventi quali la discussione sul bilancio comunitario, la guerra in Siria e le tensioni in Medio Oriente, i dazi imposti da Trump sull’import di alcuni prodotti europei, le nuove sanzioni alla Russia, l’uscita degli Stati Uniti dall’accordo 5+1 sull’Iran, la nuova crisi finanziaria in Argentina (solo per citarne alcune), che hanno un forte impatto sia in aree geografiche in cui la politica estera ha sempre avuto una forte presa che, molto più prosaicamente, sul fatturato di centinaia di aziende italiane. È un’assenza che non possiamo ulteriormente prolungare, sia nel senso di far sentire il nostro peso all’interno delle decisioni comunitarie sia, sul piano bilaterale, in termini di difesa di nostri legittimi interessi.

Per ragioni di spazio, non è questa la sede per fare un excursus sulla politica estera della seconda repubblica, su analogie e differenze fra governi di centro destra e di centro sinistra. In estrema sintesi, mentre questi ultimi hanno mantenuto una posizione di sostanziale appiattimento sulle politiche ispirate dall’asse franco tedesco, al centro destra va riconosciuto almeno il tentativo, molto spesso velleitario, di esplorare soluzioni nuove e meno convenzionali rispetto alle linee guida seguite dalla nostra diplomazia nella storia repubblicana.

d442e3a1-e3ba-4de9-96f7-fa982acdb3fb_largeTornando alla stretta attualità, il nervosismo di Macron e le bordate che arrivano da esponenti a vari livelli della Commissione Europea, dovrebbero farci comprendere come la soluzione della crisi italiana e la futura collocazione del Paese siano di precipuo interesse per i nostri partner. Le loro politiche estere dovranno, comunque vada, rimodularsi sulle nuove direttive della nostra diplomazia, approfittando, nel caso, dei vuoti di iniziativa che dovremmo accusare o, eventualmente, mostrando simpatie inaspettate.

1509046301764_1509046348.jpg--Da qui anche il monito del Presidente Mattarella che, a quanto pare, pone limiti ben chiari sulla collocazione del nostro Paese nel consesso internazionale e in merito al rispetto degli obblighi che ci competono. In questo caso però il ruolo del Presidente è solamente di moral suasion, rappresentando per definizione, la politica estera, uno dei momenti politici che meglio qualificano un esecutivo. Ed è probabile che un eventuale governo a trazione 5 Stelle o Leghista, proprio in virtù delle promesse politiche sul piano interno, dovrà necessariamente agire in politica estera su linee nuove e fortemente di rottura rispetto al recente passato

Mi permetto quindi di tracciare alcune linee di lavoro, sicuramente tutt'altro che esaustive ma che dovrebbero fotografare almeno i principali aspetti di intervento in politica estera.
  1. In primis, il nuovo esecutivo, qualunque esso sia, dovrà presentarsi in Europa e chiarire immediatamente e senza ulteriori ipocrisie quale sarà la posizione italiana su EURO, politica fiscale, immigrazione e rispetto dei trattati di Maastricht e Dublino. La campagna elettorale è finita da un pezzo e i nostri partner e interlocutori europei, già poco propensi a concessioni al Sud del continente, saranno molto meno comprensivi e disposti a fare sconti a governi fortemente critici in merito alle politiche comunitarie degli ultimi anni. Se scontro dovrà essere, che almeno si creino alleanze credibili e sostenibili e non si rincorrano gli avventurismi di alcuni Paesi dell’Est, sempre propensi a far pesare gli svantaggi rispetto ai ben più cospicui vantaggi ricevuti dall'appartenenza alla UE. La storia del referendum sull’EURO va poi chiarita una volta per tutte senza le ambiguità che ascolto in questi giorni. Questo referendum non è contemplato nel nostro attuale ordinamento. Punto e basta. Se si vuole un siffatto referendum si cambi la costituzione. Se ne facciano una ragione le classi dirigenti, colpevoli di solleticare gli istinti dell’elettorato e abbiano, una volta per tutte, la dignità politica di chiarirlo definitivamente.
  2. Sulla base del rapporto con la UE, rimodulare, se necessario, le nostre relazioni con gli Stati Uniti e la Russia, ben consapevoli che il rapporto con gli Stati Uniti non è chiaramente più quello dell’era Guerra Fredda e che, se un tempo riuscivamo a valorizzare la nostra posizione geografica e a farci tollerare le nostre ipocrisie, oggi le cose stanno in maniera molto diversa. Non siamo più particolarmente importanti e potremmo avere spiacevoli sorprese qualora decidessimo di agire in autonomia contrapponendoci agli interessi di Trump. Con la Russia concordo che occorra trovare un nuovo terreno comune che superi l’ostracismo ispirato dai Paesi baltici e al quale anche la Germania sembra essersi rassegnata. Quei Paesi hanno come bersaglio grosso l’Ucraina mentre noi Italiani, per ragioni storiche ed economiche, dovremmo guardare a Mosca più che a Kiev. Ma occorre ricordarsi che una scelta politica in questa direzione, fatta con strumenti approssimativi e dettata più dalla pancia che non dalla testa, potrebbe portarci più svantaggi che vantaggi nel medio periodo.
  3. Ripensare la politica di sostegno bilaterale ai Paesi africani. Vedremo ora come lo slogan “aiutiamoli a casa loro” prenderà forma in una politica fattiva e concreta. Avendo lavorato in ambiti simili mi permetto di avere forti dubbi che qualsiasi politica di assistenza e sviluppo riesca ad avere un qualche effetto sui flussi migratori. Come ho soverchi dubbi che la politica dei respingimenti tout court sortirà un esito più tangibile che travalichi il solo effetto annuncio. Il rischio è che rimangano formule vuote, buone per raccattare i voti del rancore ma molto meno efficaci nella soluzione dei problemi.
  4. Agire in profondità sull'apparato diplomatico italiano. Qualsiasi politica estera, e in particolar modo se di rottura con precedenti linee guida, dovrà necessariamente essere canalizzata attraverso un sistema amministrativo di per sé conservatore e refrattario al cambiamento. Da qui, non solo l’esigenza di individuare un Ministro degli Esteri autorevole e con forti credenziali internazionali ma anche la necessità di affiancarlo con uno staff che conosca bene come navigare in un mondo particolarmente difficile e complesso come quello della diplomazia italiana.
Mi fermo qui per non mettere troppa carne al fuoco. Ciò che mi preme sottolineare, ancora una volta, è che mai come oggi, qualsiasi serio tentativo di incidere in profondità sulla vita di tanti milioni di italiani che si sono inequivocabilmente espressi in tal senso, passa attraverso lo stretto viatico di una politica estera nuova e degna di una potenza regionale quale in realtà siamo. Ma senza ipocrisie e con la consapevolezza dei forti rischi che questa comporta.

Paolo FacchiniPaolo Facchini
17 Maggio 2018

15 commenti:

  1. salvatore insinga17 maggio 2018 20:33

    Ho più volte detto di avere votato per i 5 stelle. Non so perchè ma me ne sono pentito.

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    1. Andrea Colombo17 maggio 2018 23:32

      Ho più volte detto di avere votato per i 5 stelle, e so molto bene perché ne sono soddisfatto.
      Nonostante tutto quello che viene fatto per ostacolare il M5S, ne usciamo sempre a testa altra.

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  2. Forse perchè si è reso conto del danno che possono fare?

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    1. Andrea Colombo17 maggio 2018 23:28

      Dipende per chi: se si riferisce a gentaglia come Buzzi e Carminati, che hanno solo da preoccuparsi, è l'augurio che ci facciamo in tanti.
      Confido che si continui così.

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    2. Andrea Colombo, voi grillini ripetete sempre la solita solfa? Vi lamentate che vi pongono il bastone fra le ruote, ma cosa pretendete che vi mettono un tappeto dove posate i vostri piedi? La politica è questa, non drammatizzate!!!! Ora volete i voti di chi avete chiamato: ladri, mafiosi ecc. Credo che sia ora di dire basta.

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    3. Andrea Colombo19 maggio 2018 18:22

      "La politica è questa, non drammatizzate!!!!"
      La politica è amministrazione del pubblico con la diligenza del buon padre di famiglia.
      No, caro Anonimo, questa non è politica, questo è il canto del cigno di un sistema marcio e corrotto, che sta solo provando a sopravvivere come un virus con il suo ospite.

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    4. Andrea Colombo fattene una ragione, la politica è amministrazione del pubblico, ma è anche diversità di opinione. Continui ancora con con la solita diagnosi: sistema corrotto, marcio. Secondo il tuo parere il M5S è in grado di trasformare i lupi in pecorelle? E' pura fantasia, i delinquenti c'erano, ci sono e ci saranno sempre, bisogna solo scovarli e punirli. Per quanto riguarda la politica è un altro discorso molto più complicato. Si fanno delle scelte che possono essere giuste o sbagliate, ma io e te non saremo mai capaci di giudicare, solo la storia potrà dimostrarlo. Quando arriva il nuovo, ognuno spera che sia migliore del vecchio come ad ogni capo d'anno ci auguriamo che sia migliore dell'anno trascorso, poi... man mano che andiamo avanti ci accorgiamo che succedono le stesse cose dell'anno precedente.

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  3. Angelo Moretti17 maggio 2018 22:02

    Caro Paolo, grazie per il tuo intervento, competente, lucido e stimolante come sempre. Non ho le conoscenze per approfondire ulteriormente i nodi problematici che individui, vorrei però aggiungere una considerazione che insiste nel campo che come sai mi sta da sempre a cuore: il patrimonio artistico più ricco e importante che esista al mondo: quello del nostro paese. E naturalmente parlo della sua tutela ma anche di come possa essere valorizzato come volano economico, operazione che in Italia non è riuscita realmente a nessuno. Dico questo perché da una parte non conosco (ma sarà una mia mancanza) come rispetto al nostro inestimabile, ma fragilissimo patrimonio, si ponga il movimento 5 stelle, e dall'altra ho ascoltato pronunciare da Salvini frasi a dir poco inquietanti, la più grave e ottusa delle quali è quella che a suo parere andrebbero chiuse tutte le Soprintendenze, in quanto organismi dannosi per il paese. Insomma, accanto ai punti interrogativi che sorgono in ognuno di noi di fronte a questo futuro esecutivo, metterei anche quello di quale politica dei beni culturali farà. Lo sento come un problema urgente perché il nostro (forse unico) tesoro, ha caratteristiche, come già detto, di estrema fragilità (basti pensare ai terremoti ma anche ai restauri sbagliati, che possono danneggiare irreparabilmente, e così spesso è stato, un'opera d'arte o un intero complesso artistico) e la sua fragilità lo rende particolarmente a rischio, soprattutto se cade in mano a politici che non ne hanno consapevolezza o che, peggio ancora, sono così ignoranti da non capire il valore di ciò che ha reso il nostro paese unico al mondo.

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  4. Ringrazio innanzitutto Paolo Facchini per aver posto sul tappeto un tema che sembra scomparso dal dibattito politico: la valorizzazione dei punti di forza che l'Italia vanta sullo scenario mondiale a fronte del quale si contrappone una debolezza sconcertante delle politiche estere.

    Punti di forza fattuali, come la posizione geografica, il basso profilo nei conflitti che infiammano il mondo, un peso produttivo ancora significativo e, non ultimo, come sottolinea Angelo Moretti, il patrimonio artistico e culturale unico al mondo, per qualità e quantità.

    E' sconcertante come, in uno scenario globalizzato in cui siamo immersi, per avendo le carte in regola non si riesca a ricoprire un ruolo da protagonisti limitandoci, al massimo, a quello di comparse più o meno marginale.

    Il cambio di rotta, tuttavia, non si realizza nel breve periodo; chiunque prenderà le redini del prossimo governo potrà solo avviare un processo che richiede una profonda revisione dell'intero apparato su cui deve fare affidamento una strategia di politica estera. In altre parole, non basta il cambio del vertice politico, serve il rinnovamento fisico e culturale dei tecnici operanti in patria, presso il Ministero degli esteri, e all'estero presso le ambasciate e consolati.

    Si tratta di ritornare a operare in termini di pianificazione, strategie e tattiche sostenibili in relazione al panorama internazionale. I punti citati, sebbene importanti, vanno perciò inseriti in un quadro strategico più vasto finalizzato a un riposizionamento del Paese in uno scenario da cui è sorprendentemente assente

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  5. La piattaforma approva quasi all'unanimità, che pagliacciata.

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    1. Andrea Colombo19 maggio 2018 20:17

      Il termine corretto è coerenza: a buone domande sono arrivate buone risposte, potevano essere ottime ma visti i 30 anni di stagnazione da cui arriviamo va benone così.
      L'esito era praticamente scontato, di fatto una formalità.

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    2. Io penso che alcuni in questo blog con il grillismo si stiano facendo i soldini

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  6. Il progeamma lega 5 stelle, cazzate a parte, per quanto riguarda la giustizia + da brividi- Il sig Gattuso tanto garantista qusando militava altrove che ne pensa^

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    1. Le stupidate di commentatori anonimi e fuori tema non meritano risposte.

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