giovedì 24 agosto 2017

Turismo senza strade, nessuna strada per il turismo

Frana-sulla-strada-provinciale-151di Giovanni Callea - «Qui ci vorrebbe un medico!» urla, mettendosi le mani ai capelli, il medico, figlio di un medico, laureato in virtù della sua appartenenza familiare ed ora inserito, senza meriti e competenza, dentro un sistema sanitario che ha contribuito a rendere inefficiente.
Purtroppo non è la scena tragicomica di una rappresentazione teatrale, è la realtà della nostra terra. Questa è l’immagine che mi salta in mente ogni volta che sento pronunciare, da un qualunque politico ed amministratore pubblico, la frase “potremmo vivere di turismo”. Come se il fallimento che denuncia quella frase non appartenesse anche a lui ed alla sua incapacità.

Riga Lettonia-cattedrale-di-san-pietro-torreNegli ultimi due anni ho lavorato nei paesi baltici, quando da noi è primavera ed indossiamo la maniche corte da loro c’è la neve. In questi giorni a Riga (Lettonia) le temperature massime raggiungono i 16 gradi, contro i nostri 35. Il biglietto con Ryanair, andata e ritorno, può costare anche solo 60 euro. Quelle popolazioni, milioni di persone, vivono nel sogno della Sicilia: alle fiere cui partecipo, mediamente un frequentatore del mio stand su quattro o su cinque ha visitato la Sicilia o intende farlo.

Il problema del nostro turismo è solo in parte nella promozione del nostro brand. Come tutti i veri marchi – e, nonostante la nostra politica assente, la Sicilia è un grande marchio – è molto forte del passaparola. Il problema è: cosa ne è del turista che arriva? Quale sistema di accoglienza lo attende? Che capacità hanno i nostri operatori di garantire gli standard attesi? Quanti parlano almeno l’inglese?

DSC_0108E poi, la mobilità e le infrastrutture: è impensabile visitare la Sicilia senza ricorrere al noleggio di un'automobile. Nonostante, infatti, i costi del servizio su gomma finanziati dalla Regione siciliana siano veramente ingenti, oltre 160 milioni di euro l’anno, i servizi non sempre, anzi raramente, sono efficienti. Non certo, appunto, per mancanza di finanziamenti, ma in ragione della tendenza delle compagnie private a favorire, in assenza di controllo, le linee per loro più redditizie.

Turismo SiciliaIl piano della mobilità va rivisto ed i finanziamenti usati per favorire i collegamenti con le aree interne e più isolate, lasciando ai privati libertà per le tratte più redditizie. Manca anche qui la governance da parte del Dipartimento trasporti (che non a caso è gestito dall’Assessorato al Turismo).

E poi c’è il drammatico problema della manutenzione della viabilità, con situazioni inaccettabili per la mobilità interna, soprattutto quella che interessa i piccoli centri, che si ritrovano sempre più irraggiungibili e che, invece, potrebbero rappresentare, insieme al volano del mare, un grande attrattore per il turismo rurale; quello, per intenderci, che ha fatto ricca la Toscana. Al di qua delle spettacolari coste siciliane c’è nascosta una Toscana intera, certamente più vasta e più varia, che attende di essere scoperta e valorizzata.

Cartelli stradali illegibiliPer farlo, occorre prendersi cura di quei territori, delle strade e della segnaletica. Incredibile pensare che strade statali e provinciali siano per lunghi tratti impraticabili, spaccate o ancora mai asfaltate; è inaccettabile lo stato della segnaletica troppo spesso assente o illeggibile.
Le responsabilità sono tante, e trovano ragione anche nella finta e malfatta soppressione delle province, che ha lasciato al caso la gestione di strade e scuole provinciali, un altro ed ulteriore simbolo del non senso del governo del quale, grazie al cielo, stiamo per liberarci.

Ciprì e MarescoEppure, mentre questo avviene, gli assessorati al Turismo e all’Agricoltura, come nelle più deliranti scene di Ciprì e Maresco, sono concentrati a finanziare sagre delle pere e delle mele, delle cipolle e delle castagne, del filo d'erba e delle foglie secche... ovunque, insomma, ci sia qualcosa da raccogliere, perché, come sa ogni bravo contadino, i voti non cascano dall'albero.
Per il turismo, invece, la mia ricetta è semplice: meno sagre e più strade.

Giovanni CalleaGiovanni Callea
24 Agosto 2017

P.S. Un video significativo della realtà interna della Sicilia

10 commenti:

  1. Leggendo il bell'articolo di Giovanni Callea mi sono sentito confortato dal suo pensiero perché è stato sempre il mio. Abbiamo un tesoro paesaggistico, artistico e culturale e non abbiamo mai avuto la possibilità o la capacità di mostrarlo ed offrirlo agli ospiti. Io vivo a Giardini Naxos, un paese ad alta densità turistica, ma guardando gli ospiti, che giornalmente escono dai numerosi alberghi o sbarcano dalle navi, provo un senso di pietà mista a vergogna, pur ammettendo che negli ultimi tempi si siano fatti dei passi avanti. Il caos regna incontrastato e l'aria insalubre, specialmente nel centro storico, che è attraversato da una strada nazionale, crea un'asfissiante camera a gas. È da 50 anni che si parla di una strada a monte, fattibile e necessaria per la salute pubblica, ... ma si è andato avanti con sagre e festicciole. È certo che il turista si guarderà bene dal ritornarci. Tutta la Sicilia soffre per la carenza o la fatiscenza di un buon sistema di comunicazione, sia su strada che su rotaie. I nostri vecchi e nuovi volponi dell'ARS hanno sempre pensato ai loro interessi personali ed ai loro vitalizi; se ne fregano della collettività e non sono avvezzi alla cultura del bello. L'onestà e la bellezza non abitano in quelle stanze. Cosa possiamo aspettarci da loro se non sagre e festicciole!

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  2. E' incredibile come una delle regioni italiane più belle in assoluto, se non la più bella, non abbia il conforto di un'amministrazione all'avanguardia che sappia valorizzare tutte le sue immense bellezze.
    Gestirla bene sarebbe, anzi è senza alcun dubbio, un vantaggio per tutti e i benefici economico-sociali non tarderebbero a venire se le infrastrutture fossero adeguate e fruibili con progetti proiettati nel futuro e calibrati su investimenti di lunga durata.
    Per realizzare questo non c'è bisogno di nient'altro che il buon senso, la buona volontà e lo spirito di collaborazione fra le varie forze politiche che, invece di litigare per una poltrona in più o in meno, dovrebbero mettersi attorno a un tavolo e cominciare a dialogare per il bene comune.
    Utopia? No, soltanto voglia di farlo.
    Se così avvenisse la terra siciliana diventerebbe stabilmente il fiore all'occhiello del nostro Paese.
    Un'ultima considerazione: si lasci perdere il Ponte sullo Stretto, opera faraonica piena di sprechi e di nessun effetto pratico, legata vieppiù a quei grossi pericoli sismici che tutti conosciamo.

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  3. Come non sentirsi partecipe di ogni singola parola di Giovanni Callea? Quando arrivai in Sicilia per la prima volta tanti anni fa, dopo averla vista sempre dall'alto, secondo gli stereopiti dei "continentali" dell'epoca, avrei trovato a Messina gli omini con la coppola storta e la lupara a tracolla, ovviamente non c'erano, almeno non più, però potei subito constatare che ciò che si diceva sull'arretratezza dei trasporti e delle vie di comunicazione era verissimo e lampante.
    Oggi, a distanza di molti anni, la situazione è molto cambiata, ma incredibilnente in peggio. Viaggiare o meglio tentare di farlo in Sicilia, è come partecipare ad una competizione sportiva, in cui se arrivi a destinazione sei già pronto anche per il Camel Trophy.
    Dovremmo istituire un premio a punti per i siciliani, per distanza mensile percorsa, specie per quelli anziani che qualche volta di ritorno, riescono persino a ritrovare la strada di casa, cosa non scontata, visto che tra l'uscita ed il rientro, le deviazioni e smottamenti spuntano come funghi. Pensare poi che dei turisti inesperti di percorsi ad ostacoli e con auto a noleggio possano fare altrettanto e restare anche incolumi, sa di miracoloso, tra ponti che crollano ed improbabili strade alternative da labirinto. Sarà per questo che in tutti questi anni, abbiamo sempre tifato e sostenuti capaci, competenti ed onesti politici ed amministratori, perché l'isola non perdesse il fascino selvaggio, caratteristico ed avventuroso che la distingue dal resto d'Italia, ormai percorsa da orribili superstrade, autostrade a quattro corsie e ferrovie con Frecce Rosse, d'Argento, Italo etc... Un vero scempio.

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    1. Riccardo Giardina26 agosto 2017 14:09

      Condivido interamente.

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  4. Sono certo che in sicilia se vincono i 5 stelle risolvono tutto. basta applicare il modello bagheria o quello romano e non parlare mai di mafia.

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  5. Salvatore Mancuso25 agosto 2017 18:08

    L'articolo di Giovanni Callea fa chiarezza su una questione importantissima, quella dello sviluppo del settore turistico verso il quale la Sicilia è vocata, che intrighi, interessi inconfessabili, affari loschi, bloccano da sempre.

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  6. Luciano Bianchi26 agosto 2017 14:06

    La sicilia è senza strade e un certo Renzusconi voleva fare il ponte sullo stretto! queste le priorità del pd e fi! ....QUESTI PDIOTI e BERLUSCOJONES, CHE POI SONO LA STESSA COSA, PER LE MAZZETTE COSTRUIREBBERO PURE CELLE FRIGORIFERE AL POLO NORD!

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    1. Giuseppe Rimicci26 agosto 2017 14:13

      Non mi pare che quando è stato ideato, affidati gli studi di progettazione del famoso ponte, questo Renzusconi fosse nato. Per il resto concordo e dico di più che ancora i patti regionali decandati dal suo Renzusconi non sono decollati. Ognuno abbia il suo.

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  7. La rete stradale provinciale è quella che permette la penetrazione del territorio, quindi, è condizione indispensabile per lo sviluppo dell'economia locale e la sua fruizione turistica.

    La "soppressione" delle Provincie ha essenzialmente determinato la cancellazione delle risorse finanziarie precedentemente assegnate per lo svolgimento dei compiti di competenza provinciale (tra cui la manutenzione stradale); il risparmio di "Maria Cazzetta", visto che, in particolare, per molte strade ora si dovrà mettere mano a interventi assai più costosi.

    Le potenzialità turistiche dell'isola sono enormi e solo in minima parte sfruttate ma, grazie all'insipienza della classe politica che sempre peggio è andata governando, rischia di ridursi a pochi centri rinomati.

    Ci si strappano le vesti per dibattere provincie si o provincie no, trascurando la fattibilità dei compiti di competenza provinciale....in sostanza si guarda il dito che indica la luna.

    In conclusione, non ci sono elementi per confermare l'attuale classe politica che ha dato ampia prova di "letale incapacità": la pazienza è esaurita e la misura è piena per poter dire IN NOME DI DIO ANDATEVENE

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  8. “Turismo senza strade, nessuna strada per il turismo”, è un bel titolo per descrivere la situazione della realtà turistica siciliana. Quella fatta da Giovanni Callea non può non essere condivisa. Viabilità insufficiente, strade a rischio con tratti pericolosi o interrotti e senza controlli. Eppure, in Italia, la Sicilia occupa il nono posto per presenze turistiche, vengono dalla Francia, dalla Germania, dal Regno Unito. Taormina e Palermo sono le città più visitate. Un’Isola che possiede il 24% del patrimonio artistico nazionale e un bagaglio storico culturale e sociale di grande interesse ha molto da offrire ai turisti, dovrebbe essere ai primi tre posti della classifica. Purtroppo è mancata e manca la volontà, anche la capacità, politica di sapere sfruttare le potenzialità già presenti per consolidare e sviluppare l’unico settore dal quale dipende lo sviluppo economico della Sicilia. Già, malgrado la situazione descritta nell’articolo, l’occupazione nel settore turistico siciliano contribuisce sensibilmente al dato nazionale. È vero, la prima ricetta è quella di investire sulla realizzazione delle infrastrutture e nello stesso tempo rendere più fruibile l’accesso ai siti archeologici e ai musei. In attesa che venga valorizzato e incrementato il turismo è importante il “passaparola” dei turisti che rimangono incantati dalle bellezze della Sicilia. Incanto che riesce a superare anche carenze organizzative. Quante volte, da siciliano emigrato da oltre 50 anni, mi sono sentito dire, da amici e colleghi, come faccio a rinunciare alle bellezze della mia isola. Loro ignorano il tormento della mia nostalgia per la lontananza e la rabbia per l’incapacità che hanno dimostrato i governi locali, ieri come oggi, a dare concrete risposte ai problemi della Sicilia e dei siciliani. Il pieno sviluppo del turismo rimane l’unica prospettiva di ricchezza. Chissà se lo capirà il futuro governo?! Ma prima dovranno capirlo i siciliani!

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