giovedì 30 giugno 2016

PARADOSSO DEGLI “EUROPEISTI”. ITALIANI E NON

AFP_CI292di Giovanni Caianiello - Gli inglesi, giovedì 23 giugno 2016, hanno scelto, d-e-m-o-c-r-a-t-i-c-a-m-e-n-te, di lasciare l’Europa dei burocrati.
Stufi di leggi e norme antitetiche con la loro cultura, economia e stile di vita, e per l’incapacità europea di far fronte al fenomeno dei migranti e del timore di un’invasione in piena regola, molto temuta dai cittadini. Queste le ragioni più evidenti, dichiarate dai sudditi di sua Maestà.

3e3f8f7578c040eefa5a5714371ba719-k26G-U43200315342758xiB-656x492@Corriere-Web-SezioniLa Troika non la prende bene, dapprima incentiva comitati e manifestazioni pubbliche per chiedere un nuovo referendum, poi getta la spugna, si arrende definitivamente e convoca una seduta plenaria straordinaria del Parlamento Europeo, giovedì 28 giugno 2016, per chiedere l’immediata accelerazione dell’uscita della Gran Bretagna. Domanda: Perché? Qual è il motivo di tanta fretta, quando l’art. 50 del Trattato di Lisbona, per loro una religione, recita tutt’altro? Eppure, i mercati stanno risalendo, la finanza ne sta riprendendo il controllo e le borse sono in ripresa. C’è un’altra spiegazione? Pare proprio di no, se non quella che gli oligarchi di Bruxelles e i sostenitori europei del “Remain” l’abbiano proprio presa male.

I politici di tutta Europa, compresi quelli di casa nostra onnipresenti nei talk show e sui giornali, continuano a sottolineare le buone ragioni del “restare in Europa” ed a sperare in un seguito positivo della contesa. Ma ciononostante i loro colleghi di partito nel Parlamento Europeo, fanno esattamente l’opposto, votando la risoluzione perché la procedura d’uscita si avvii il più velocemente possibile. Incoerenza o obbedienza cieca agli ordini della Troika, che tenta di evitare conseguenze ancora peggiori, se si dovesse arrivare al secondo semestre del 2017, quando è prevista la presidenza britannica di turno del Consiglio Europeo.

marine-le-pen-et-geert-wilders-le-28-mai-2014-a-bruxelles_4918647-640x360Il testo “anti” GB è stato approvato con 395 voti a favore, 200 contrari e 71 astenuti. Da sottolineare l’astensione di Sergio Cofferati e di 12 parlamentari del Ppe. A favore, hanno votato i rappresentanti dei partiti italiani del PD e della maggioranza di governo, del PdL, etc.. Contro hanno votato oltre ai conservatori inglesi, anche l’Efdd di Nigel Farage, l’Enf di Marine Le Pen e Matteo Salvini, la Sinistra Unitaria (Gue/Ngl) con Barbara Spinelli e Curzio Maltese e il M5S. Quest’ultimi, sostenendo che il Brexit deve avvenire secondo i tempi previsti, allo scopo di consentire ad entrambe le parti, le giuste e reciproche azioni, nell’interesse dei popoli. Per i Cinque Stelle, questo voto così espresso, rappresenta un palese tentativo di ricatto verso la Gran Bretagna, mentre ci si dovrebbe preoccupare di fare almeno autocritica, per capire le ragioni che hanno convinto gli inglesi a votare per il Brexit.

CameronCameron, tra l’altro, si è affrettato a dichiarare: “siamo e restiamo partner, amici, alleati, vogliamo il rapporto più stretto possibile in termini di commercio, cooperazione e sicurezza”. Mentre Angela Merkel ha sentenziato: “Nessun trattamento speciale per gli inglesi”, a testimonianza che il voto espresso in Aula, seppure non vincolante, rappresenta comunque una volontà e un indirizzo per la Commissione Europea presieduta da Juncker, per avviare una strategia di uscita diversa da quella che il buon senso dovrebbe invece dettare.

Accelerare l’uscita come vendetta, come segno di disprezzo, di punizione non meritata nei confronti di un popolo, di cittadini di un Paese membro, non mi pare un esercizio di sana democrazia. Perché stiamo parlando di una nazione a tutti gli effetti ancora componente dell’Unione, almeno fin quando non saranno definite le procedure previste dall’articolo 50 del Trattato di Lisbona, che consentono due anni di tempo dal momento della notifica della decisione di uscire (* il testo completo lo potete leggere in calce).

dimaio_zoom1R439_thumb400x275La seduta del Parlamento, è andata avanti tra tensioni e scontri tra le parti a dimostrazione di una tensione palpabile e l’ostentazione di uno spirito di rivalsa che non fa bene a nessuno. Nel mentre le altre forze politiche anti europee come il Fronte Nazionale di Marine Le Pen, affilano le armi per portare avanti la stessa battaglia in Francia.

I britannici, che non hanno mai adottato l’euro, hanno scelto di non essere più governati dai burocrati di Bruxelles, e di decidere in proprio le leggi e le norme che più si addicono al loro paese. È questa, alla fine la loro decisione, io ripeto, democratica, e per questo va rispettata e compresa. Tutto ciò, anche se con regole diverse, non impedirà comunque gli scambi commerciali e culturali con i paesi europei, così come sono anche allo studio nuove norme per facilitare l’ingresso e la circolazione dei cittadini europei. Certamente la risoluzione “punitiva” del 28 giugno del Parlamento Europeo, non ha avuto questo scopo e non agevola questo processo. Un voto sbagliato e pericoloso, che ha visto i cosiddetti europeisti convinti paradossalmente uniti contro un popolo di un paese amico e ancora membro dell’Unione. Auguri.

Giovanni CaianielloGiovanni Caianiello
30 Giugno 2016
 

* Articolo 50 del Trattato di Lisbona
1. Ogni Stato membro può decidere, conformemente alle proprie norme costituzionali, di recedere dall'Unione.
2. Lo Stato membro che decide di recedere notifica tale intenzione al Consiglio europeo. Alla luce degli orientamenti formulati dal Consiglio europeo, l'Unione negozia e conclude con tale Stato un accordo volto a definire le modalità del recesso, tenendo conto del quadro delle future relazioni con l'Unione. L'accordo è negoziato conformemente all'articolo 218, paragrafo 3 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea. Esso è concluso a nome dell'Unione dal Consiglio, che delibera a maggioranza qualificata previa approvazione del Parlamento europeo. 30.3.2010 Gazzetta ufficiale dell IT ’Unione europea C 83/43 Versione consolidata del trattato sull’Unione europea 43.
3. I trattati cessano di essere applicabili allo Stato interessato a decorrere dalla data di entrata in vigore dell'accordo di recesso o, in mancanza di tale accordo, due anni dopo la notifica di cui al paragrafo 2, salvo che il Consiglio europeo, d'intesa con lo Stato membro interessato, decida all'unanimità di prorogare tale termine.
4. Ai fini dei paragrafi 2 e 3, il membro del Consiglio europeo e del Consiglio che rappresenta lo Stato membro che recede non partecipa né alle deliberazioni né alle decisioni del Consiglio europeo e del Consiglio che lo riguardano. Per maggioranza qualificata s'intende quella definita conformemente all'articolo 238, paragrafo 3, lettera b) del trattato sul funzionamento dell'Unione europea. 5. Se lo Stato che ha receduto dall'Unione chiede di aderirvi nuovamente, tale richiesta è oggetto della procedura di cui all'articolo 49”.















26 commenti:

  1. Michele Maniscalco30 giugno 2016 23:25

    "I britannici, che non hanno mai adottato l’euro, hanno scelto di non essere più governati dai burocrati di Bruxelles, e di decidere in proprio le leggi e le norme che più si addicono al loro paese. È questa, alla fine la loro decisione, io ripeto, democratica, e per questo va rispettata e compresa." Che se ne vadano al più presto e il governo britannico rispetti la volontà popolare di staccarsi dalla Europa senza cercare cavilli e sotterfugi per allungare la loro permanenza in Europa contro la volontà del popolo sovrano.

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  2. Questo paradosso dimostra che quando si rompono equilibri diffcilmente raggiuti, tutti gli nteressi in campo si scompongono e si ricompongono sulla base delle nuove convenienze.

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  3. Giovanni apprezzo il tuo servizio dopo l’uscita della Gran Bretagna dalla Unione Europea, è giusto e doveroso, fare delle giuste riflessioni nel valutare questo atto di “sfida” nei confronti dell’Europa, da parte del popolo britannico. Giusto anche, definire democratica la scelta, in quanto fatta dal suo popolo, poi se è giusta o sbagliata sono affari loro, tuttavia vorrei precisare che non sempre il voto democratico esprime la decisione migliore. La storia ci insegna che tante volte nei referendum prevale quasi sempre l’istinto e poche volte la ragione. Tuttavia se hanno deciso di andarsene è giusto che si tolgono dai piedi il più presto possibile in quanto alla Gran Bretagna sono stati sempre sufficienti quei 34 km. di mare che ci dividono, per non sentirsi mai europei. Inoltre l’art. 50 da te citato serve più all’Unione per preparare la procedura di uscita che a chi l’ha proposta. Il primo ministro Camerun passerà alla storia per la sua incapacità ed inettitudine a governare un paese. Un referendum voluto da lui per accaparrarsi la “pancia” del popolo e subendo alla fine l’effetto boomerang. A parer mio, non succederà assolutamente nulla di eclatante, ovvero non ci sarà nessun “after day”nel vecchio continente. Caro Giovanni, che cosa c’entra la Troika in tutto questo, se tu affermi che il motivo principale dell’uscita è quello dei migranti?. Anzi vorrei precisare che questo flusso epocale che dall’Africa intende raggiungere l’Europa è il risultato dei guasti derivanti dalla politica colonialista fatta da alcuni popoli europei con l’Inghilterra in testa. Una Gran Bretagna bugiarda per bocca del primo ministro Blair, d’accordo con il guerrafondaio W.Bush, mandarono truppe in medio oriente senza il consenso dell’ONU. Si sono destabilizzate intere regioni afroasiatiche ed ora si lamentiamo del flusso epocale che ci giunge da quella parte del mondo! Qualcuno ha forse dimenticato che Blair mentì spudoratamente in Parlamento sull’esistenza delle armi di distruzione di massa in Irak? Perciò tutti coloro che ora si defilano dal problema dell’emigrazione, ad iniziare dal fascista Salvini dovrebbero ricordarsi che se siamo stati noi i primi complici dei destabilizzatori di quelle aree, dovremmo preoccuparci di trovare una giusta soluzione. Caro Giovanni, probabilmente stai pensando che sto uscendo “fuori tema”. No. Le analisi devono essere fatte in un generale contesto di valutazione ampia ed oggettiva, non con parametro di ciò che piace e ciò che non piace. Ora si spendono fiumi di inchiostro per analizzare i motivi e le preoccupazioni su ciò che potrà succedere dopo l’uscita dall’Europa della Gran Bretagna. Se dobbiamo parlare con cognizione di causa, il Regno Unito non ha mai aderito a nessun organismo comunitario che avevano l’obiettivo di stabilizzare l’economia dei paesi europei. Per chi conosce la storia non dovrebbe stupirsi della sua uscita dall’Unione perché la Gran Bretagna in realtà non è mai stata, si è sentita sempre un corpo estraneo al MEC, alla CECA, allo SME, alla CEE ecc. escludendo sempre e comunque la sterlina da qualsiasi competizione economica. Leggo spesso commenti catastrofici perché potremmo essere preda di potenti regie internazionali in grado di bypassare qualunque decisione adottata dai popoli sovrani. Certamente questa pseudo regia esiste e si interpreta con una sola parola: SPECULAZIONE. Però dovremmo sapere anche che questa, è figlia di quel sistema capitalistico che a noi occidentali piace e continuiamo a renderlo sempre più libero e sfrenato. Saremo costretti come matti a rincorrere gli umori del mercato in una continua corsa con il tempo. In questa sfida ci sarà chi vince e chi perde, ci saranno Stati che faranno la storia ed altri che la subiranno. Su questi argomenti vorrei che gli italiani fossero più uniti, mentre abbiamo la cattiva abitudine di dividerci in una lotta politica sporca e vergognosa.


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  4. Questo eccesso di “terrorismo catastrofico” propagandato contro l’uscita del Regno Unito dall’UE francamente lascia pensare. Difficile ritenere che il trattato di Lisbona, all’art.50, nel prevedere la possibilità di fuoriuscita dall’Unione non abbia anche calcolato le conseguenze per l’intero sistema economico e finanziario. Se ha deciso di mantenerlo non è certo perché si aveva la vocazione al suicidio. Non è stata neppure pensata una sanzione per lo stato che recede, al fine di scoraggiare la fuoriuscita. La verità è che il potere esercitato dalla Troika sugli Stati membri si nutre e si rafforza con la loro partecipazione. L’abbiamo detto tante volte: questa Europa così com’è non piace a nessuno e non volerla cambiare potrà solo alimentare la voglia di scappare e tornare alle proprie sovranità statale. Se l’Europa continuerà ad occuparsi della misura delle vongole, o (come recentemente è successo) del basilico e degli gli aromi da adottare per le nostre tavole, credo che l’onda d’urto non si arresterà con la Brexit ma avrà un effetto contagio. E Renzi deve piantarla di fare lo scemo del villaggio che finge di fare la voce grossa a Bruxelles dopo che l’Italia ha sempre votato tutti i trattati e tutti i provvedimenti che limitano la nostra libertà di scelta, a cominciare dalle restrizioni del Bilancio dello Stato. L’Italia in Europa è sempre stata genuflessa obbedendo agli ordini supremi. La si smetta di colpevolizzare i cittadini e dargli degli irresponsabili, quando il marcio di chi gestisce le leve del potere è sempre più palese.

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    1. Caro Franco, concordo con te, ma devo precisare che la troika, secondo il mio modesto parere, c'entra pienamente con tutto quello che avviene o non avviene in Europa e quindi anche il disastro immigrazione, stante il suo totale controllo governativo. Infatti, una delle sue componenti: La Commissione Europea (il governo d'Europa), è la principale responsabile della cattiva gestione o meglio, della non gestione del fenomeno migratorio, uno dei problemi che ha molto spaventato gli inglesi. Ma ovviamente, l'altro determinante motivo del Brexit, è stata la volontà dei cittadini di liberarsi dalle troppo spesso ottuse e incomprensibili leggi e norme dei burocrati europei e di riappropriarsi della propria sovranità. Come correttamente, puntualizza Maurizio Alesi, questo è il principale rischio per la tenuta di quel che rimane di questa pseudo Comunità, il cui governo, sembra occuparsi più di problematiche come le telline, la misura delle zucchine e dell'aroma del basilico, anziché dei problemi dei cittadini, del loro benessere, lavoro o salute. Anzi, la sua politica spinge unicamente direzione opposta. Infatti, ad oggi, negli ultimi vent'anni le condizioni di vita, del lavoro, della salute degli abitanti europei, è enormemente peggiorata ed interi paese spinti sul baratro del fallimento. Ecco perché realmente gli inglesi scappano, loro questo lo hanno capito per tempo e lo hanno potuto fare, perché non sono ricattabili non avendo mai adottato l'euro, la moneta emessa dalla banca privata BCE, con la quale sono stati indebitati quasi tutti i paesi aderenti, chiusi nella morsa del debito creato, grazie al prestito ad interessi, che matematicamente, non potrà mai essere restituito e che crea automaticamente la crescita degli interessi e quindi del debito. Io sono per comunità di Stati che mette al centro dei suoi interessi, i cittadini ed il loro benessere, e non quello delle banche, delle multinazionali e dei mercati come questa che tutti chiamano Europa, ma nulla ha in comune con una vera unione dei popoli.

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    2. Il terrorismo catastrofico era più che giustificato, visto come sono andate le cose. Ci sono state perdite per migliaia di miliardi. Perdite che non si sa quando verranno recuperate e se saranno mai recuperate.

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    3. Franco Gentile2 luglio 2016 10:29

      Caro Maurizio Alesi, concordo totalmente. Sarebbe ora che l'Italia cominciasse ad essere uno Stato serio e non affidato a dei "bluffisti" di professione.

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    4. Pino Granata è preoccupato per le presunte perdite di migliaia di miliardi,ma non dice da parte di chi. Sicuramente i pensionati e i disoccupati non hanno perduto un bel niente. Se Pino si riferisce all'alta finanza e ai banchieri che usurpano i cittadini, mi sentirei di dire: E chi se ne frega non ce lo metti?

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  5. Peter Schmailzl1 luglio 2016 08:04

    L'europeismo rigido è pericolosissimo , anche ma non solo, perché favorisce, indirettamente, derive nazionaliste di stampo fascista.

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  6. Le decisioni vanno rispettate senza se e senza ma, soprattutto quando ad esprimersi è un popolo. L'articolo 50 del menzionato trattato disciplina la fase secondaria del recesso , nel rispetto della legge, tuttavia i burocrati se ne stanno infischiando, palesando la prepotenza di questa Unione antidemocratica.

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  7. Si ha fretta di riassegnare ruoli e competenze , rimettere in assetto le normative , le regole che includevano la gran Bretagna nel mercato come parte dell'unione .L'equilibrio finanziario deve viaggiare su altri percorsi .Il tempo è nemico della speculazione e, mentre l'unione deve rimuovere gli ostacoli ,modificare le rotte,il mondo va avanti in accellerazione,il mercato pure.Non vogliono perdere tempo insomma!Oltre al fatto che la solidità va di pari passo con la credibilità,quando un socio rompe la società e decide di andare per conto suo, in quanto rimanervi non è più conveniente ,gli altri soci vedono minata appunto la loro affidabilità.Più il brodo si allunga,tanto più incerta risulterà la stabilità di un Unione non ben definita.

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  8. Articolo interessante anche se non lo condivido completamente
    Sicuramente nessuno discute la sentenza democratica del popolo inglese non scozzese o irlandese. Concordo anche sull’idra che la colpa sia dei politici ma per me quelli inglesi e dal loro comportamento successivo non fanno che confortare la mia tesi. Sono stati bravi a parlare alla pancia e ora ne raccolgono i risultati Farage ora non sa più cosa dire o fare Per il momento resta un parlamentare UE anche se ha spinto per uscire Scusate se non gli piaceva l’ambiente e la politica ora che ha vinto che ci sta a fare Il dopo Cameron sembra oscuro anche perché nessuno vuole iniziare le trattative di uscita I problemi sono tanti molti più di quanto ne pensi il signor Caianiello e sono sia di origine economici che politici Non sto qui ad rielencarli basta leggere i giornali tutti La lista è lunga e preoccupante per tutti, ma su un punto concordo Hanno deciso per il divorzio e divorzio sia e subito non quando fa comodo ad una parte dopo che si sta già leccando le ferite per le conseguenze delle sue decisioni

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  9. Con il risultato del referendum i cittadini britannici hanno deciso di sbattere la porta in faccia all'Europa. Dopo pochi giorni molti si sono pentiti di avere votato per l'uscita dall'Unione Europea, alcuni vorrebbero un altro referendum e oltre il 70% del parlamento britannico è contrario all'uscita tanto da essere tentati di non tenere in considerazione il risultato referendario considerato solo consultivo. In merito non posso pronunciarmi in quanto la costituzione inglese non è scritta ma consuetudinaria con un alto senso della democrazia, per cui ritengo impossibile capovolgere l'esito del referendum con il rischio di una rivoluzione. Pur nel rispetto delle procedure dell'articolo 50 del Trattato di Lisbona non trovo giustificazioni nell'atteggiamento offeso di quei politici inglesi che si sono spesi per staccarsi dall'odiata Europa burocratica ed ora intendono allungare i tempi per sottoscrivere nuovi rapporti politici e commerciali fra Unione e Gran Bretagna. Lasciamo da parte questa situazione, la cui definitiva soluzione è tutta da scrivere, per analizzare la lezione che ne viene fuori: o questa Europa si riforma in fretta o è destinata a disintegrarsi. Il malcontento generale di fronte al fenomeno immigratorio mal gestito, i troppi vincoli burocratici, la mancanza di un progetto comune, l'incapacità di armonizzare le esigenze sociali e culturali delle diverse nazioni sono critiche mosse da tutti i popoli e che hanno spinto la Gran Bretagna a dire addio all'Europa. E' arrivato il momento di cambiare. L'Europa non può continuare ad essere governata dalle lobby. Le organizzazioni per la trasparenza iscritte nel registro UE sono 7821, il 75% pari a 4879 favorisce gli interessi delle aziende, il 18% rappresenta le Ong, il 4% i Gruppi di Pensiero e solo il 2% le autorità locali. Nel 2009 la Grecia poteva essere salvata con pochi spiccioli a basso interesse rispetto ai miliardi del prestito odierno difficile da restituire e che ha ridotto un intero popolo alla miseria. Tutto questo per agevolare le speculazioni dei finanzieri delle banche francesi e tedesche. Per non aver agito in tempo stiamo pagando un costo salato sia il popolo greco che l'intera Europa. Questo assieme ad altri fatti ci porta alla visione di una Europa diversa, più solidale fra i popoli dei paesi membri e ospitale per il resto del mondo. Una Europa politicamente federata e governata dai rappresentanti eletti a suffragio universale. Restiamo uniti e sintonizzati su questi ideali ignorando le misere divisioni opportunistiche dei politici.

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  10. Ed a breve, potrebbe abbattersi un'altra tegola sull'Europa. Il ballottaggio che aveva visto vittoriosi i Verdi in Austria, è appena stato annullato dalla Corte Costituzionale per gravissime irregolarità nel voto. Stando ai dati, vincerebbe il partito di destra, che aveva già annunciato l'uscita dall'Europa, nel caso avesse governato. A questo punto, l'esodo potrebbe seriamente interessare anche altri paesi. Il vento della sovranità politica e monetaria nazionale, comincia a soffiare su tutta l'Europa.

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  11. Salvatore Di Salvo2 luglio 2016 10:30

    L'ineluttabilità,e il "dogmatismo" dei trattati é la vera ANTIPOLITICA!

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  12. Gabriele Di Giacinto2 luglio 2016 10:31

    Non so se è stato determinante il problema emigrati, ma l' UK ha occupato mezzo mondo le ha imposto usi costumi e lingua ora si lamentano perché c' è tanta gente che vuole andare là. Il resto dell' analisi lo condivido in pieno. Se dovrebbe guardare più la storia e meno la cronaca.

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  13. Giuseppe Chimento2 luglio 2016 10:34

    Il fatto che abbiano d-e-m-o-c-r-a-t-i-c-a-m-e-n-t-e scelto di abbandonare l'Europa nessuno lo mette in dubbio, ma ciò comporterebbe che altrettanto d-e-m-o-c-r-a-t-i-c-a-m-e-n-t-e, l'abbandonino il prima possibile. Ma quando coloro che hanno fatto campagna per abbandonare d-e-m-o-c-r-a-t-i-c-a-m-e-n-t-e l'Europa, adesso chiedono, sempre d-e-m-o-c-r-a-t-i-c-a-m-e-n-t-e, di prendere tempo, mi sorge il sospetto che d-e-m-o-c-r-a-t-i-c-a-m-e-n-t-e o non d-e-m-o-c-r-a-t-i-c-a-m-e-n-t-e, pensino di essere rimasti con il cerino acceso in mano...

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  14. Armando Pupella2 luglio 2016 10:36

    LA VERA EUROPA : Per affinità culturali Russia ed Ucraina hanno la priorità di far parte della Comunità Europea, rispetto alla Turchia; non a caso Mosca è definita terza Roma. Ma non in questa strana Europa che tra le tante eurostranezze ci dice di fare formaggi e mozzarelle senza latte, ma con farina di latte ! Ma nell'Europa auspicata dai Padri Fondatori : Adenaueur, De Gasperi, Schuman. Diversi mesi fa il Vice Presidente turco disse che per le donne è peccaminoso sorridere in pubblico; le donne turche risposero con pubbliche risate.
    Una vera, giusta, migliore Europa che valorizzi le sue produzioni di merci e prodotti agricoli, anche per far sì che il Regno Unito rientri nella Comunità Europea

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  15. antonella albertini2 luglio 2016 15:56

    Non condivido nulla dell'articolo di Giovanni Caianiello. L'uscita della Gran Bretagna dall'Unione Europea avrà delle conseguenze catastrofiche per quel paese e se ne è visto subito l'effetto: si sono bruciati consistenti riserve di denaro, la sterlina si è svalutato, le case hanno perso una buona percentuale del loro valore ed altri danni che sono stati elencati su tutti i giornali. Queste conseguenze non riguardano i ricchi che comunque sopravviveranno, ma la stragrande maggioranza della popolazione. I politici inglesi, sia quelli favorevoli alla Brecht, sia quelli contrari hanno tentato di rallentare o addirittura di bloccare l'uscita perché hanno subito compreso le conseguenze del voto. Ora indietro non si torna ed è giusto fare in fretta perché non è opportuno per i paesi dell'UE vivere un lungo periodo di incertezza economica. La morale della favola é che non si può delegare questioni complesse e tecniche al referendum popolare. La maggior parte della popolazione non possiede una sufficiente conoscenza della materia per cui possa esprimere un voto c onsapevole. Votare per istinto ci espone a rischi notevoli. Penso sia opportuno valutare meglio questo aspetto.

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  16. Carmen Scelsi2 luglio 2016 19:04

    Complimenti davvero per queste riflessioni che esprimono una realtà..e comunque, la democrazia prima di tutto...che quindi escano dall'UE. ..le conseguenze belle o brutte se le beccheranno loro. .

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  17. Marco Giulio Covre2 luglio 2016 19:07

    Peccato che tanti si siano già pentiti del voto. Fregati da una propaganda ingannevole,altro che popolo sovrano. Popolo abbindolato.

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  18. Francesco Salvatore2 luglio 2016 19:08

    Anche la storia del pentimento è una montatura dei media visto che anche chi non è britannico può aderire alla campagna per la richiesta di un nuovo referendum

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    1. Marco Giulio Covre2 luglio 2016 19:09

      Francesco Salvatore, si sempre tutta una montatura dei media. Anche l'interviste fatte a chi ha votato per l'uscita. Visto che siamo così sicuri che se ne vogliono andare,non vedo il perchè votare no ad una risoluzione che l'invita di attivarsi al più presto per uscire. Art. 50 ne prevede le procedure, ma le procedure iniziano da quando notifichi la decisione, se notificano tra un anno? Visto che si ritengono un grande paese e stufi delle regole e leggi, dovrebbero essere stati già organizzati per una eventuale uscita. Troppo comodo starsene con un piede fuori e uno dentro. Cameron ben ci doveva pensare prima di indire tale referendum in una situazione dove le persone ragionano più per percezioni, alimentate da propaganda, che di dati reali. Ciò pensavano di essere invasi dagli Europei.

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  19. Sempre a glorificare la democrazia e poi si scopre che gli inglesi non sapevano neanche cosa stavano votando e non sapevano neanche cosa fosse l'UE. Anche in Sicilia democraticamente nel 2001 si assegnarono alle elezioni politiche 61 seggi su 61 a Berlusconi.

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  20. Salvatore Di Salvo2 luglio 2016 19:14

    Da quel che leggo l'involuzione democratica è in corso: si pretenderebbe, a quanto capisco,di far votare chi "garantisce" un certo risultato,o per meglio dire i nuovi "fascisti europei' avrebbero preferito che si mandassero a votare solo gli abitanti di Maifayr, e i frequentatori abituali della City!

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  21. la costruzione europea sin dai Trattati di Roma del 1957, non si applicherà più alla Gran Bretagna.
    Ma l'Inghilterra ha mai fatto veramente parte della U.E.?
    Di fatto ha preso tutti i vantaggi, ma è stata ben attenta a non rischiare la moneta unica.....
    Inoltre il referendum, così' come è stato posto, ha creato solo confusione.Ora si sono messi fuori, escano velocemente...Forse sarà l'occasione per rifare l'Europa, partendo non solo dalle Banche,m ma dalle persone.

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