mercoledì 30 marzo 2016

CAMBIAMENTO. LO VOGLIAMO DAVVERO?

Cambiamento pesciolinodi Gisa Siniscalchi - Mutamento, trasformazione, variazione di situazione, di atteggiamento.

Dal dizionario è semplicemente una definizione, ma è molto di più di una parola. Il cambiamento riferito alla sfera personale, ai diversi aspetti della vita, o più in generale al sociale e alla politica è spesso auspicabile e necessario.

ImpossibileNel nostro paese, da sempre un po' refrattario, si è dovuto lottare molto per ottenere diritti che in altri paesi sono nella norma; questo anche perché esiste una presenza clericale pressante, e un’anima reazionaria conservatrice e limitante. E persiste ancora in molti un modo di concepire le diversità, le donne, gli omosessuali come entità da discriminare, osteggiare e in certi casi anche oltraggiare.

Siamo passati attraverso le lotte per l'eguaglianza e i diritti delle donne, dal più semplice come il diritto di voto, ad altri più complessi, come la parità nel mondo del lavoro e nell'ambito familiare. E, pur avendo raggiunto, sulla carta, una parità quasi perfetta, sono ancora percepite, nelle famiglie di stampo patriarcale, come la parte debole. Per alcuni quasi come una proprietà, e in certi territori dove manca il lavoro, specie al sud, le donne devono stare a casa a occuparsi della famiglia.

E gli scioperi per ottenere migliori condizioni di lavoro e vere contrattazioni, anni duri. Le lotte sindacali hanno determinato importanti positivi cambiamenti, anche se negli anni, a causa della recessione e della crisi economica, ci sono stati arretramenti e mutamenti in negativo.

cambiamentoIl cambiamento a volte spaventa, a volte è insufficiente, e, quando predomina la preoccupazione del nuovo che arriva, apertamente combattuto. E non è detto sia sempre una trasformazione migliorativa, ma stare fermi, può essere decisamente peggio.

Ogni individuo è intrinsecamente portato al cambiamento, si evolve a seconda degli eventi che accadono, cerca di adattarsi per migliorare, così come la società, e le attività umane in generale.

Nei secoli il progresso ha portato grandi mutamenti, sviluppo economico e sociale, e in alcuni casi anche trasformazioni negative. L'uomo nella sua rincorsa per condizioni di vita sempre più favorevoli, ha sfruttato le risorse naturali indiscriminatamente. E oggi ci troviamo ad affrontare problemi e disastri ambientali enormi che mettono a repentaglio l’equilibrio del pianeta.

Il GattopardoSe guardiamo poi alla politica, il panorama è sconsolante. Dalla nascita della Repubblica, i partiti, i leader di governo si sono impadroniti di questo termine, spesso vanificandone il significato. Con il risultato che il cosiddetto “cambiamento” ha spesso provocato negli anni ulteriore disparità tra i poteri forti e le persone normali accrescendo sentimenti di sfiducia e delusione. Come un copione già scritto, di gattopardesca memoria, cambiare tutto perché tutto resti uguale.

LAvoro di squadraQualche segnale comunque c'è, una accresciuta consapevolezza di dover fare qualcosa per salvare il pianeta. Le nazioni si riuniscono, firmano protocolli, elaborano piani d’azione. I comportamenti conseguenti e i risultati però tardano ad arrivare perché manca ancora un vero sentimento condiviso.

barcone_immigrati5001C’è bisogno di mutare la mentalità, individualmente e globalmente, avendo coscienza di porsi positivamente nell’affrontare le questioni che ci preoccupano. Questo è un periodo di grave crisi, di esasperati integralismi, di guerre non dichiarate, di esodi biblici, di morti e sofferenze indicibili. L'errore più grave è fomentare odi razziali o religiosi, che aumentano la violenza e la follia distruttiva, buoni soltanto per i fabbricanti d’armi e gli affari sporchi.

Se non ora quandoEcco perché cambiare si può e si deve. È una questione di scelte, di modificare i punti di vista, di guardare alla crescita come fattore per dare spazio alla persona, all'umanità, all’uguaglianza. Una economia che, oltre alla produzione, guardi alle forme alternative di vita, un ritorno alla natura, al vivere con più semplicità.

Cambiamento mentaleCambiamento può voler dire anche fare un passo indietro, mettersi in gioco, e poi andare ancora avanti. Uscire dall’immobilismo, agire, aver voglia di fare e provare a farlo, con la consapevolezza che il nostro futuro dipende sempre e soltanto dal nostro impegno e da quanto effettivamente vogliamo osare e “cambiare”.

Gisa Siniscalchi.jpg

Gisa Siniscalchi
Fusignano (RA)
30 Marzo 2016

33 commenti:

  1. Annemarie Grenard30 marzo 2016 22:20

    è proprio questo il dilemma si è raggiunto un livello di sfiducia notevole che ha portato ad un atteggiamento apatico delle persone

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  2. Lo vogliamo davvero?
    La risposta è complessa e non può esaurirsi in un SI o un NO.

    La vita è evoluzione, trasformazione, transizione.
    Ma tutto ciò è cosa diversa dal cambiamento che richiede la scelta e presuppone l'analisi della situazione e la consapevolezza del traguardo.

    Il cambiamento richiede consapevolezza dei bisogni e delle azioni necessarie per soddisfarli.
    È un processo decisionale combinatorio mai facile perché ogni scelta presuppone la rinuncia.
    La rinuncia delle altre molteplici opzioni che si scartano mentre si effettua la scelta.

    Il cambiamento richiede la capacità di tornare sui propri passi, riconoscere gli errori e... cambiare.

    Il cambiamento è apprendimento perché solo quando si apprende non si ripetono gli stessi errori.

    Il cambiamento richiede la forza e la volontà per superare la resistenza al cambiamento; quel biologico bisogno di conservazione intrinseco in ogni forma vivente.

    Capacità di analisi.
    Consapevolezza.
    Obiettivi.
    Capacità di pianificare e elaborare.
    Volontà, determinazione, coraggio.
    Disponibilità al fallimento e capacità di valutazione del rischio.
    Volere il cambiamento richiede tutto ciò, ma soprattutto comprendere che la vita è progetto.

    Per volere collettivamente il cambiamento - inteso come miglioramento - occorre un sistema formativo che educhi al pensiero critico, alla ricerca, alla analisi... e quando questo c'è allora persino le forze della conservazione diventano energia positiva.

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    1. Annemarie Grenard30 marzo 2016 23:15

      troppe scuole di pensiero non giovano di sicuro ma confondono di più ancora, non bisogna mettere in dubbio la capacità altrui di prendere le decisioni non è quello il problema ci vogliono azioni precise da parte di un governo per ricominciare

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    2. Esattamente, certamente non solo, anche noi o forse prima di tutto noi, dobbiamo cominciare a pretendere dal governo chiarezza di intenti e non solo proclami e parole al vento, troppi legami tra governi e poteri forti, leggi che tutelano questi poteri a scapito del popolo, una vera redistribuzione della ricchezza, tasse che massacrano i più deboli, fin quando sarà così cambiamenti epocali non ve ne saranno.

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  3. L'articolo dell'autrice è molto interessante. Ci sono molti cenni storici e conse ai lettori di poter paragonare varie epoche storiche. Purtroppo il discorso va sempre là: la politica ha creato monopoli dove non avrebbe dovuto e con le varie leggi truffa, voti di scambio e massonerie ha mandato ormai a puttane un paese che solo col turismo e con l'arte potrebbe avere disoccupazione zero, e cercare lavoratori provenienti dall'estero, invece abbiamo una economia dove dobbiamo comprare tutto dai paesi leader, anche prodotti che siamo in grado di fare soli tipo prodotti alimentari, e sottostare a chi ha lo spread migliore del nostro, consentendo loro di vendere il nostro debito e portarci sempre più indietro. Borsellino diceva che il cambiamento lo si ottiene in cabina elettorale con la matita in mano, quindi col voto, purtroppo però finché ci saranno i voti di scambio i lecchini e i venduti non cambierà mai nulla. Spesso voti per una coalizione o partito che prima dice una cosa e poi magari si allea con quello che ieri era il suo nemico numero 1 e a che è servito votare se poi a pugnalarti è proprio colui a cui hai dato fiducia col tuo voto? Io la penso così, la penso come Pertini: a volte serve prendere armi in mano, mazze pietre e cacciare anche con la forza un governo che non è legittimo, solo una vera rivoluzione seria potrà portare un vero cambiamento.

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    1. Annemarie Grenard30 marzo 2016 23:10

      Una volta c’era la voglia di partecipare alle iniziative del paese perché ci si credeva veramente e andare a votare era un impegno formale, ci sentivamo importanti nell’appartenere ad un paese democratico. Il tutto è stato rovinato dai troppi scandali malefatte e abusi.

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    2. Oggi con il Governo ..canaglia di Renzi che parteggia solo ed esclusivamente per i poteri forti banche e petrolieri solo con l'uso delle armi ..noi il POPOLO possiamo FORSE cambiare qualcosa !

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  4. L'uomo cambia solo spinto da vocazione, interesse o pericolo per la propria sopravvivenza. Posto che una vocazione deve nascere dall'interno e non può essere innescata dall'esterno, cioè non può essere 'indotta', restano solo gli altri due 'motori' fondamentali. In altre parole la società può essere indotta al cambiamento solo se glielo si racconta in termini di possibili vantaggi economici o se lo si fa percepire come indispensabile per la propria sopravvivenza. In assenza di queste due 'carote' l'asino non cammina... e ogni pur lodevole riflessione, resta solo una riflessione.

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  5. Graziella Dalla Cia30 marzo 2016 23:17

    Lo vogliamo? Certo, io lo voglio .... ma il cambiamento che dico io vuol dire tornare indietro. Vuol dire riavere tutti i nostri diritti che t piano, nel tempo ci hanno tolto... vuol dire riavere la sicurezza per un domani migliore per me, per i miei figli e miei nipoti.... oggi invece si vive nell'incertezza più totale....

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  6. Michele Maniscalco31 marzo 2016 00:24

    Secondo il modesto parere, nel secolo scorso abbiamo avuto i 2 più grandi cambiamenti della storia per quanto riguardi i diritti degli ultimi. La rivoluzione del 1918 in Russia e nel 1949 in Cina, hanno portatato centinaia di milioni di persone a non avere più un PADRONE, ad avere tutti un'istuzione, ad avre una casa e i beni di prima necessità. Certo c'erano delle storture che andavano corrette, in primis la libertà di pensiero. Ma quando è arrivata l'oppurtunità di poter correggere le cose che non andavano, nel 1989, si è voluto andare oltre: si è voluto imitare il progresso occidentale fatto di consumismo, di diseguaglianze sociali ed altro. Adesso noi occidentali che abbiamo raggiunto l'apice del consumismo, ci accorgiamo che un cambiamento è necessario, pensare più all'ambiente e un modo di vivere più sobrio.

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  7. Giuseppe Vullo31 marzo 2016 06:05

    Gisa brava... " il cambiamento " è un attributo degli esseri viventi...ma il cambiamento ha una valenza enorme...secondo me dovrebbe essere insegnato nelle scuole...perchè il cambiamento può essere inconsapevole e consapevole...il cambiamento puo essere dovuto a spinta interiore o a pressione dell'ambiente...oppure il cambiamento puo essere indivuduale o collettivo...ma alla base ci vorrebbe la cultura e la conoscenza...sapere chi siamo...dove abitiamo , da dove veniamo e dove vogliamo andare ! Mi sovviene subito un aforisma di " Darwin " il quale afferma che sopravvive...non la specie più forte...più intelligente, ma invece la specie che sopravvive, dal punto di vista evoluzionistico, è quella più predisposta al cambiamento ! Pertanto già da questi brevi premesse il tema cambiamento è un argomento enorme che comporta un dispendio di fortissime energie...fisiche, psicologiche, economiche, e poi la mobilitazione di capacita , convinzioni, abilità manuali ed intellettuali...opportunità inerenti la natura in cui viviamo, la presa di coscienza dello spazio-tempo di Einstein e quindi conoscenza della fisica e della scienza, dlla storia, della geografia, della filosofia, della religione, della politica, dell'economia, della statistica, dell' astronomia, delle lingue, dei fenomeni migratori, delle guerre, della volontà di potenza e di conquista, poi prendere coscienza del fenomeno della globalizzazione voluto dal capitalismo a cui consegue sfruttamento delle risorse ed una corsa infinita alla cosidetta " crescita " continua in un mondo finito che ha raggiunto i suoi limiti già manifesti drammaticamente con i cambiamenti climatici ed altri fenomeni drammatici che ci colpiscono quotidianamente ! Pertanto ognuna di queste cause ci predispone...spesso ci costringe ad una cambiamento...personale o sociale che si scontra e confligge con prepotenze, ingiustizie, convincimenti, ignoranze, arroganze, interessi, cinismo, parassiti, conservatori, reazionari, ladri, cialtroni, demoni, predoni,...in tutte queste sollecitazioni contrapposte spesso le democrazie fragili non ce la fanno a guidare il cambiamento e spesso è necessario, e la storia lo dimostra, una sana tirannia o governi autoritari magari illuminati che impongano alle società quei cambiamenti dei costumi , dei consumi e dei cambiamenti obbligatori e necessari alla sopravvivenza !

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  8. Gabriella Sanchini31 marzo 2016 06:58

    Molto acuto e profondo questo bellissimo articolo, che tocca i veri punti dolenti del periodo storico attuale. L'immobilismo, di cui parla l'autrice, ha la sua culla proprio nella nostra politica, nei suoi meccanismi farraginosi, nel "sonno" perenne di tanti parlamentari, arrivati alle poltrone non per meriti o capacità, ma solo per manovre di dubbia limpidezza. Ma l'immobilismo è dovuto anche a un evidente inaridimento delle sorgenti culturali e a prevalenti interessi verso un materialismo che ha bloccato le menti, ancorandole a una visione molto piatta della vita in generale. Invece, per cambiare, occorre volare alto e aspirare a una ossigenazione della società che solo attraverso lo spirito si può raggiungere.

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  9. Hai scritto un bellissimo articolo,certo che tutto dipende dalla nostra voglia di uscire da questo torpore e dalla disillusione a cui siamo stati portati.Il cambiamento fa paura ai più,preferiscono restare nel loro nido costruito a perfezione nell'egoismo. Una sana rivoluzione ci vorrebbe...

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  10. Ogni cambiamento è una nuova chance!! Non credo, che in Italia il cambiamento avrà' luogo. Se vedo come il PD fa votare le primarie, soldi alla mano davanti alla porta a Napoli, cinesi a Milano, mi rendo conto di cosa avviene dietro le quinte quando ci sono elezioni politiche. Finché una parte degli italiani, vende il suo futuro e quello dei suoi figli per trenta denari, il cambiamento non avrà luogo!!

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    1. Franco Gentile31 marzo 2016 09:43

      Sono in pieno accordo con la Signora Lo Bue.Il vero cambiamento, visto che ormai le ideologie che hanno segnato i due secoli trascorsi ormai sono e restano il passato, sta nello sradicare totalmente il concetto di diversificazione classista che s'è andato consolidando e nel far cessare lo scandalo della professione di "politico". I popoli tutti, oggi, con l'avanzata tecnologica vivono come non mai gomito a gomito è tempo di rendersi finalmente conto che l'umanità è una a prescindere dal colore della pelle o dagli usi e costumi che potrebbero facilmente conciliarsi fra loro nella parte utile mettendo da parte l'inutile e ciò che può costituire "separazione". Per quanto riguarda l'Italia in particolare, dispiace dirlo, ma oggi come oggi sta marciando al passo del gambero. Che anche in ciò che sembrava avanzato ci siano, indubbiamente, delle storture da raddrizzare penso sia chiaro a tutti, ma senza sradicare l'intima sostanza del bene che si era conquistato. L'Italia necessita, oggi come oggi, di una revisione del concetto primario di "onestà" in particolare nella politica. I troppi, palesi e doverosi, interventi della magistratura a carico di politici danno la dimostrazione lampante che la classe politica è succube e convivente della criminalità e del malaffare.. E' assolutamente necessario cambiare. Chi decide di far politica deve assolutamente mettersi in testa che il farlo non è potere ma servizio, non è imperare e disporre del proprio simile per soddisfare interessi privati o di lobbie's ma è rendere "equa e solidale" l'amministrazione della "res publica" al fine che tutti i cittadini, con una naturale ripartizione di oneri ed onori, partecipino alla vita comunitaria e sociale. Questo il punto base per il cambiamento che, malgrado le ciance di questi ultimi due anni, finora non s'è verificato anzi al momento attuale ha aggravato l'andazzo negativo della vita sociale del paese. Questa situazione richiede una svolta epocale e una consapevolezza, da parte del cittadino, del proprio dovere e del proprio diritto affinché l'elezione di chi deve amministrare, e non governare, la comunità sia consapevole e tenga d'occhio in primo luogo l'onestà dei singoli e delle comunità sociali che raggruppano i singoli. E con questo pensiero cerchiamo di guardare ad un futuro migliore.

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    2. Carla Di Summa31 marzo 2016 19:25

      Brava Maria ....condivido in pienoooo!!!!!!!!!!!

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    3. Peter Schmailzl31 marzo 2016 19:44

      Son convinto che 99% degli italiani vogliano un cambiamento , un cambiamento verso unavita più serena, ma c'è quel 1% che lo proibisce in maniera oligarchica, despotica, sono quelli che dettano legge anche ignorando spudoratamente referendi e votazioni, nell'attuale sistema economico e politico, quel 1% detta legge e la grande maggioranza subisce in silenzio.

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  11. antonella albertini31 marzo 2016 16:26

    I cambiamenti avvengono continuamente, a volte indipendentemente dalla nostra volontà: il tempo che passa produce inevitabilmente dei cambiamenti. Pensiamo un attimo alla rivoluzione che l'uso di Internet ha portato nella nostra vita e nel nostro modo di relazionarsi agli altri. La domanda é : quale cambiamento vogliamo? Essendo l'uomo un animale sociale, dovrebbe operare pensando al miglioramento della società e del vivere collettivo, che dovrebbe essere anche l'obiettivo della politica. Tanto per iniziare, servirebbe una più equa distribuzione della ricchezza; al contrario oggi assistiamo al processo opposto: sempre più ricchezza in mano a pochi e una sempre maggiore povertà in ampie fasce di popolazione. Ad oggi nessun partito ha affrontato questa questione, che è sicuramente spinosa ma che si può risolvere, ottenendo una più giusta e dignitosa condizione di vita per tutti. Un'altro problema fondamentale dei nostri giorni é il rispetto dell'ambiente. La nostra società consumista produce una marea di rifiuti, inquina il territorio, sfrutta le ricchezze senza rispettare la natura. Se non vogliamo distruggere la nostra terra é opportuno affrontare seriamente e senza indugi questa questione. Vogliamo parlare dell'esodo di intere popolazioni in cerca di una vita dignitosa, lontana da guerre e malattie? Questo rappresenta un cambiamento epocale che condizionerà sicuramente i nostri prossimi cinquanta anni e che continuerà ancora per molto tempo. Di cambiamenti ce ne sono tantissimi, molti strettamente conseguenti alle nostre scelte. Ognuno di noi, preso singolarmente, poco può fare per incidere in modo determinante nel cambiamento; tuttavia tutti noi abbiamo il dovere di fare quel poco che possiamo fare, nell'impegno nella società in cui viviamo, nel rispetto degli altri e nell'aiuto verso i deboli, nella tutela dell'ambiente, nell'educazione dei figli a cui abbiamo il compito difficile di trasmettere ideali e comportamenti corretti, nel rispetto della democrazia e delle regole

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  12. Io ho serissime difficoltà nell’abbinare il termine “cambiamento” o “evoluzione” all’attuale aspirazione degli italiani, soprattutto, quando la politica ed i suoi attori, sono totalmente al servizio della Troika, ed i fatti e l’interesse dei cittadini sono totalmente assorbiti dalla distrazione cronica, alla quale continuano a votarsi perché anestesizzati dai mezzi di comunicazione e dai loro gestori.
    Altrimenti come definire il sostegno che continuano imperterriti ad offrire a personaggi che hanno ridotto questo paese dall’essere la sesta potenza economica mondiale, ad una penisola in macerie ed essere felici di farsi guidare ancora dagli stessi ?
    E che dire dell’ipocrisia di quelli che si felicitano perc hè “finalmente” qualcuno cambia la costituzione più bella del mondo, cancella i diritti dei lavoratori come l’art. 18 conquistato con lacrime e sangue e persino con la galera dai nostri padri, nel tentativo di lasciarci un mondo più equo? Del Jobs Act, che già fa parlare dei contratti privati, in barba a quello nazionale che su ordine della Troika deve essere cancellato?
    Mi dispiace, ma io non vedo alcun cambiamento in positivo nel futuro dei cittadini, fin quando ci sarà al potere questa classe politica o anche un solo uomo o donna, legati ai vecchi partiti intrisi nella corruzione e collusione con poteri sovranazionali. Pessimista? No, solo realista!

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  13. Armando Pupella31 marzo 2016 19:26

    Oggi stiamo vivendo un fenomeno mai accaduto nella storia dell'economia: la globalizzazione che tende a ridurre ED ABOLIRE i dazi doganali anche tra Paesi con diverse potenzialità economiche ed enormi differenze del costo del lavoro. Se imponessimo pesanti dazi doganali alle importazioni gli Stati ricambierebbero la "cortesia " alle nostre esportazioni e sarebbe peggio.
    Purtroppo i mezzi d'informazione parlano poco della globalizzazione e non c'è nessun politico né partito che dica come affrontarla invece di subirla. Ma si può affrontare eliminando sprechi, ridimensionando spropositati privilegi, eliminando tante auree poltrone superflue e / o in eccesso nel Parlamento Nazionale e dall'Etna alle Alpi : enorme spesa asociale ed improduttiva che, gravando anche su lavoratori ed aziende, danneggia la competitività del made in Italy con conseguente disoccupazione, suicidi di disoccupati e imprenditori, decadenza economica-occupazionale-sociale-morale-demografica.

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  14. Luciano Menghini31 marzo 2016 19:30

    Mi guardo intorno e noto solo apatia, rischio di grosso quando mi improvviso persecutore del giusto e difensore della mia dignità. Strano, in altra epoca sarei quasi un'eroe, invece i primi a smentirmi ed a contrastarmi sono proprio i piu' intimi ..... Cosa sta succedendo che non riesco a comprendere, perche' mi temono e mi contestano, non sono forse degno di rispetto, io che mi batto per l'onesta' e la perseveranza ...? La societa' cambia e ci sta trasformando, l'apatia e la paura di cambiare ci sta' annebbiando la mente, un'esercito di vili persone e' li' pronta a smentirsi ed a vendersi pure di continuare a campare......Mi preme ammettere di sentirmi diverso, sono ancora io colui che non ha bisogno di bandiere e di colori per sentirsi ancora un piccolo garibaldino, che peccato, vuoi vedere che colui che sbaglia sono proprio io quello che non riesce ad adeguarsi...?

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  15. Luisarita Staccini31 marzo 2016 19:52

    Nel mio piccolo ho già effettuato tanti cambiamenti, ma domani ne intraprendo uno EPOCALE. Un nuovo lavoro. Un vero salto nel buio, ma se non ci si smuove un po' e resto a guardare del "com'era bella la mia valle" non vado da nessuna parte. E' andata così? E io vado colì !

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  16. Armando Pupella31 marzo 2016 19:55

    La legge elettorale e tutte le riforme costituzionali sono da rivedere serenamente perché devono mirare a realizzare uno Stato snello, poco costoso, con burocrazia semplice per far competere il made in Italy nella globalizzazione e in tal modo combattere la disoccupazione e realizzare, dopo il risorgimento economico post catastrofe seconda guerra mondiale, un altro miracolo economico

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  17. Marisa Bignardelli31 marzo 2016 19:57

    Il cambiamento è fisiologico,oggi,è un imperativo morale.Non possiamo rimandare.La posta in gioco è l'umanità.Riappropriamoci del nostro essere,del nostro destino e non lasciamo più che altri decidano per noi che non ci siamo più

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  18. Gisa, amica mia, non immagini quante volte ho letto e riletto il tuo articolo, posso assicurarti che probabilmente hai voluto cimentarti con qualcosa che va oltre le nostre coscienze e conoscenze, però ammetto che commentare il tuo articolo mi entusiasma profondamente. A dire il vero non basta cercare una spiegazione logica sul significato di cambiamento se non attraverso una buona dose di conoscenza della psiche. Ad ogni cambiamento si oppone sempre una resistenza da superare, d’altronde fa parte della vita di ogni giorno e ci riguarda tutti, semplicemente perché il cambiamento fa parte della vita stessa. Infatti ogni volta che si prospetta, all’interno di un sistema di persone, la possibilità di cambiamento c’è resistenza da parte di uno o più individui e può essere più o meno forte. La teoria del cambiamento è una metodologia specifica applicata nell’ambito del sociale, per pianificare e valutare dei progetti che promuovano il cambiamento sociale attraverso la partecipazione e il coinvolgimento. Si definiscono dunque obiettivi a lungo termine e a ritroso si ricostruiscono logicamente i legami causali per arrivare a quegli obiettivi. Così facendo è possibile stabilire degli obiettivi e delle fasi intermedie che potranno e dovranno essere verificabili costantemente. Credo di non dire una novità affermando che quando si tende a sviluppare resistenza si fa per difendere il nostro stato di confort, per evitare il dolore, non tanto per il cambiamento in se quanto per l’ignoto che nasconde. Sappiamo ciò che lasciamo ma non a cosa andiamo in contro, per cui naturalmente siamo portati tutti a resistere, a opporre resistenza affinché il cambiamento non avvenga, almeno non immediatamente. Per quanto riguarda un cambiamento radicale nel panorama politico, sono d’accordo con te, il quadro è davvero sconsolante oltre che squallido. Ognuno è convinto di essere il detentore del miglior cambiamento evitando il dialogo. Mah… in politica i cambiamenti si operano insieme attraverso un serio confronto e non credo a coloro che possono cambiare lo stato delle cose ignorando le idee degli altri. Posso dire, come amante delle scienze matematiche che, la fisica quantistica ci dice che cambiando una parte di qualsiasi sistema, automaticamente cambia il sistema stesso che dovrà adeguarsi. Ai cambiamenti del tuo comportamento corrisponderanno i cambiamenti del comportamento dell’altro. Grazie Gisa.

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  19. In base ai punti di vista, al termine "cambiamento" vengono dati diversi significati. Gisa Siniscalchi nel suo interessante articolo, al cambiamento, accosta le diverse conquiste civili del passato e poiché stiamo attraversando un periodo di involuzione ci invita ad agire per uscire dall'immobilismo. Questo invito non può essere eluso. Quello che mi preoccupa che, oggi, quando si parla di cambiamento si registrano atteggiamenti ed opinioni contrastanti. La povera gente ha paura dei cambiamenti perché quelli fatti hanno generato molte ingiustizie. La borghesia ha paura dei cambiamenti perché non intende rinunciare ai privilegi. Nelle lotte del passato per conquistare i diritti avevamo un collante che, nella diversità, ci univa: gli ideali. Molti dicono che l'ideologia è diventata obsoleta. Io sono convinto che rinnegarla vuol dire perdere la propria personalità. L'ideologia è stata sostituita dall'individualismo che trascina verso l'egoismo. In Europa l'egoismo ci sta strascinando nel passato, la solidarietà viene sostituita con i muri e la chiusura delle frontiere. In Italia stiamo perdendo terreno sui diritti conquistati con la Resistenza e le lotte sindacali, aumenta il divario fra il nord e il sud. Stiamo attraversando un periodo di involuzione pericolosa. Il cambiamento non può essere affidato alla politica in quanto succube del potere finanziario. La volontà di lottare per il cambiamento deve essere ancorata alla consapevolezza di garantire a noi un presente dignitoso, ai nostri figli un futuro tranquillo e ai nostri nipoti la certezza di un mondo diverso. Un concetto deve essere chiaro: per essere protagonisti del cambiamento dobbiamo avere la capacità di confrontarci alla ricerca di ciò che ci unisce. I cambiamenti devono unificare il territorio, eliminare le discriminazioni e garantire pari diritti a tutti. Pier Paolo Pasolini diceva che per capire i cambiamenti della gente, bisogna amarla.

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  20. Panta rei ed in tutto questo divenire qualcosa cambia parzialmente o sostanzialmente. I cambiamenti in 70 anni ci sono stati e non sono mai stati radicali: nell'ultimo 30ennio poi il cambiamento è stato decisamente lento, parziale ed involutivo dal punto di vista sociale e morale. Il popolo è stato trascinato o spinto dolcemente verso un nuovo modo di concepire la plitica: il ritorno indietro verso l'esasperato profitto di pochi e la grande ingiustizia sociale, cercando di eludere la grande piaga della corruzione e della mafia. Si' Gisa tu parli di quel cambiamento latore di speranza e dell' impegno che tutti dobbiamo infondere in un ambito esclusivamente democratico. Accantoniamo dunque i cambiamenti epocali, cosparsi e risolti col sangue, lavacro di tante angherie ed i giustizie perpetrati ai danni della ingenua plebe. Tutti gli uomini di buona volontà , tutti quelli che hanno gridato, e vogliono ancora farlo, le parole Libertà e Giustizia Sociale, si facciano avanti e si facciano garanti, per l'ultima volta, dii quest'ultimo cambiamento democratico. Tentiamoci e i nostri urli destino le masse assopite.

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  21. Mario Cecchini1 aprile 2016 13:15

    ho sentito in Rete, l'intervento di un Imprenditore che lamentava il peso delle tasse, che lo priva del 70% dei suoi guadagni, spiegando che in Italia un Imprenditore deve andare all'estero, perché là le tasse sono molto inferiori. Più Privato e meno Stato diceva. Solo così il Paese Italia può decollare. Ma il "meno Stato" cosa significa? Perché se vuol dire: Mettere la Sanità, la Scuola, tutto il Welfare, pensioni comprese, in mano ad Enti privati, in modo da assicurare il costante flusso di denaro in mano a Banchieri e Industriali, noi Cittadini saremo costretti a vivere con le tessere annonarie e il Libretto delle medicine, come si faceva una volta. Non è meglio lavorare per profonde riforme alle Istituzioni che già abbiamo? Io non credo al job act estremo. Credo che la soluzione stia ancora nella "Ridistribuzione del Reddito". Una ridistribuzione che dovrebbe passare, perché no? anche dal Reddito di cittadinanza. L'Italia decolla se si da il via a quelle che sono i progetti per il risparmio energetico. Le nuove fonti energetiche rinnovabili. Spezzare i Monopoli dei Gestori della comunicazione aprendo il Wi Fi gratuito per tutti. Fare dell'Impresa Turistica e di promozione dell'Arte un vero e proprio business. Dobbiamo uscire dagli schemi che ci hanno ingessato finora. Occorre far fruttare le moltissime opportunità che proprio per la Storia e la posizione geografica ci offrono. Occorre un colpo di reni, che a quanto pare, questo Governo e' incapace produrre. Troppo colluso con gli interessi di coloro che predicano il "Più privato e meno Stato"...

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  22. Noi italiani siamo troppo compressi in strutture mentali che spacciamo per sani principi o tradizioni culturali...questo per giustificare l'innata per noi irrinunciabile pigrizia mentale e culturale che ci impedisce di essere davvero liberi.
    Troppo condizionati da un estetica esageratamente limitata ai nostri canoni di bellezza e civiltà ...sicuramente capiscuola della civiltà e cultura...ma troppo autoreferenziale.
    La possediamo nel DNA...eppure non la sfruttiamo per emergere...l abbiamo messa in soffitta ad ammuffire e continuiamo a gloriarci e vantarci di questo tesoro che altri ci stanno sottraendo e valorizzando...attingendo a piene "menti" dalla nostra genialità e aprendosi al "tutto"senza rinunciare al meglio...
    Noi siamo con le nostre piccole bellissime provinciali abitudini ...ad arrancare dietro ad una umanità che ci sta lasciando al palo.
    Mangiamo la polvere ....svegliamoci e riprendiamoci cio che ci appartiene per eredità legittima...e facciamolo fruttare. Smettiamo di lamentarci davanti e frodare di lato....di piagnucolare miseria e sogghignare sotto i baffi per essere stati furbetti ....il nostro grande limite è questo...ci accontentiamo di grattare la padella...
    Cambiare è possibile ma costa fatica..
    NULLA DEVE CAMBIARE PERCHÉ TUTTO CAMBI...
    Tomasi di Lampedusa fece dire a Don Fabrizio di Salina il Gattopardo...aveva capito tutto degli Italiani....far credere che l'immobile continuità da sicurezza al popolo...e così i potenti potranno trascinare dove vogliono il pigro dormiente piccolo uomo....

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  23. Eloisa Gattuso1 aprile 2016 13:19

    ...quasi la totalità della gente siede sugli allori costruiti, anche attraverso tragiche vicende storiche , dai padri, pronti ad intervenire e agire in prima persona , per un'atavica abitudine culturale al soccorso e all'abnegazione; il popolo impigrito siede sul "meglio" che resta ancora da attingere, non sa trovare il coraggio né la volontà per arrivare al cambiamento e non si accorge di essere destinato a soccombere sotto la parvenza di una libertà già malata.

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  24. Giuseppe Andolina1 aprile 2016 13:20

    Letto il cambiamento in tutte le salse, al netto della retorica, vi chiedo come pesante che possa avvenire il cambiamento? Cosa fate perché avvenga il cambiamento? "
    L'articolo chide con:
    "Cambiamento può voler dire mettersi in gioco, e poi andare ancora avanti. Uscire dall'immobilismo, agire, aver voglia di fare e provare a farlo, con la consapevolezza che il nostro futuro dipende sempre e soltanto dal nostro impegno." .... bello, suona bene. ... ma in termini pratici? Chi parla del voto, chi di rivoluzione, chi di analisi ... ma dopo aver scritto un bel post o un bell'articolo, cosa accade?

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  25. CANBIAMENTO tema scottante direi quasi USTIONANTE , quanti si sono bruciati nel mondo proponendo il cambiamento,ma di che cosa .ma per cosa per ottenere che cosa per andare dove ? Ecco alcuni interrogativi le risposte tutte scontate e mai verificate o verificabili ..che poi dira' ecco ve lo avevo detto che saremmo arrivati li .o avremmo fatto e realizzato quelle cose ..il tempo e' tiranno passa la gente dimentica ed il politico di turno ..nuovo magari lo ripropone e la ruota ricomincia a girare , cioe rimane FERMA e' un moto apparente ..tutto rimane PIU' O MENO COME PRIMA -il popolo .si rassegna il politico gode e si frega le mani (li abbiamo fregati anche stavolta !) in termini pratici poi cosa e' realmente accaduto ..la domanda la si manda ai POSTERI per la FAMOSA ARDUA SENTENZA ..--

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  26. è tutto giusto, ma se non ci proviamo, staremo in eterno, qui a discutere.
    Credo, lo credo veramente che sia =POSSIBILE,

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