giovedì 12 novembre 2015

53 anni fa il massacro degli aviatori italiani in Congo

46 Kindudi Giovanni Caianiello - Il 12 novembre del 1961, tredici aviatori italiani che formavano gli equipaggi di due C-119, bimotori da trasporto della 46ª Aerobrigata di stanza a Pisa, vennero orribilmente trucidati da fanatici soldati dell’ex Congo Belga.

46I due equipaggi italiani avevamo preso terra presso la località di Kindu per una missione umanitaria in favore della popolazione civile, sotto le insegne dell’ONU. Sarebbero dovuti rientrare in Italia il 23 novembre successivo. Ma quel sabato 12 novembre del 1961, i due aerei decollati dalla capitale Leopoldville, compivano inconsapevolmente, l’ultimo atterraggio a Kindu, una località congolese non lontano dal confine con il Katanga, regione dove dilagava una sanguinosa guerra civile, per non fare mai più ritorno.

Poco dopo, dopo aver depositato il carico che portavano a bordo, si erano attardati per consumare un pasto veloce, prima di intraprendere la missione successiva. Erano le 16:30 quando furono attaccati e catturati da circa 300 miliziani congolesi del presidio di Kindu, in lotta con i ribelli che avversavano l’autoproclamato regime, dopo l’abbandono a se stesso del paese da parte di Bruxelles, dopo anni di colonizzazione.

Dopo ore di accuse e rivendicazioni e tentativi di fornire spiegazioni da parte degli aviatori italiani, per convincere gli aggressori che la loro era una missione umanitaria per conto dell’ONU, il comandante della guarnigione, esaltato assieme ai suoi uomini dal fanatismo e senso di onnipotenza del più forte, diede l’ordine categorico: “egorgez les cochons”, cioè “sgozzate quei porci”. Il tenente medico Francesco Paolo Remotti, avendo compreso subito il grande pericolo, riuscì a liberarsi tentando la fuga, ma venne immediatamente abbattuto da una raffica di mitra che fece di lui il più fortunato fra tutti.

FrancobolloGli altri dodici, legati come animali fra loro, vennero selvaggiamente picchiati a sangue con calci, pugni ed con il calcio dei fucili, poi condotti in una piazza di Kundu, dove furono finiti e maciullati a colpi di mannaia in un lago di sangue. I loro corpi straziati e mutilati, furono portati come trofei in giro per le strade della città, mentre su alcune parti di essi, fu orribilmente praticato il cannibalismo, regolarmente in uso in quel paese, dove nei mercati si poteva comprare “carne di bianco”, al costo di dieci franchi al chilo. Altri pezzi dei corpi, furono destinati ai riti di magia nera e custoditi nei “dawa”, dei sacchetti che fungono da talismani per i combattenti. Quel che rimasero di quei poveri resti, furono portati in una foresta e seppelliti in una fossa comune.

La notizia della scomparsa dei due velivoli, fu chiara sin dal loro mancato rientro alla base, mentre la sorte subita degli equipaggi, fu possibile apprenderla solo dopo molto tempo a causa della frammentazione dell’informazione in Congo.

In seguito, in responsabili del massacro, per giustificare il massacro, accusarono gli italiani, addossandogli la colpa di essere europei colonialisti.

img_3.jpgSolo l’anno successivo, l’11 marzo 1962, in un clima di grande emozione, quel che restava delle salme dei caduti di Kindu, poterono essere prelevate, e trasferite a Pisa a bordo di un velivolo statunitense con la scorta d’onore di caccia dell’Aeronautica Militare e l’indomani con un rito funebre solenne, alla presenza del Presidente della Repubblica, tumulate presso il Sacrario dei caduti di Kindu, il tempio aeronautico appositamente costruito all’ingresso dell’aeroporto militare di Pisa, a ricordo dei suoi eroi.

A bordo del C-119 India 6002 (nominativo radio “Lyra 5”)
- Maggiore pilota Amedeo Parmeggiani;
- Sottotenente pilota Onorio De Luca;
- Tenente medico Paolo Remotti;
- Maresciallo motorista Nazzareno Quadrumani;
- Sergente maggiore montatore Silvestro Possenti;
- Sergente elettromeccanico Martano Marcacci;
- Sergente marconista Francesco Paga.

A bordo del C-119 India 6049 (nominativo radio “Lyra 33”)
- Capitano pilota Giorgio Gonelli
- Sottotenente pilota Giulio Garbati;
- Maresciallo motorista Filippo Di Giovanni;
- Sergente maggiore Nicola Stigliani;
- Sergente maggiore Armando Fabi;
- Sergente marconista Antonio Mamone.

Stele a ricordo massacro KinduAnche l’aeroporto intercontinentale “Leonardo Da Vinci” di Fiumicino (Roma), ricorda oggi il sacrificio dei due equipaggi, con una stele che sorge proprio al suo ingresso principale. Dopo 53 anni, in occasione della ricorrenza di quell’orribile e raccapricciante avvenimento, da molti dimenticato, ho voluto scrivere del sacrificio di quegli italiani, per un doveroso ossequio alla loro memoria.

AereoPer ricordare che tutt’oggi, altri aviatori italiani, continuano a volare in ogni parte del mondo, per prelevare portare in salvo uomini, donne e bambini in pericolo, da zone di guerre o portare aiuti umanitari a popolazioni allo strenuo delle forze, atterrando e decollando in zone impervie e disastrate, altamente pericolose dove continuano a mettere costantemente in gioco per la loro stessa vita, con lo stesso spirito ed abnegazione che motivava gli equipaggi periti a Kindu.

Giovanni CaianielloGiovanni Caianiello
12 Novembre 2015

12 commenti:

  1. Peter Schmailzl13 novembre 2015 07:15

    Tristissimo esempio di fanatismo che porta esseri umani ad essere bestie orribili. Purtroppo, ogni fanatismo spegne sia il cervello che l'anima, e questo, combinato alla misera politica del Belgio, ha reso possibile un fatto che non dovrebbe mai essere dimenticato ne perdonato.

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  2. Ricordo perfettamente l'inaudito barbaro massacro dei nostri aviatori. Grazie a Caianiello per averlo riportato alla nostra attenzione. Rendiamo doloroso omaggio alla memoria dei nostri 13 eroi che si sono immolati sull'altare dell'umana pace.

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  3. Avevo 12 anni ed il mio odio verso quei congolesi aumentava man mano che le notizie arrivavano in Italia. Ero preso dal sacro fuoco dell' amor patrio e non capivo il perche' di tanta ferina violenza; non capivo il perche' dei militari italiani che portavano aiuti venissero barbaramente massacrati. Non sapevo ancora che l'Umanita', geneticamente tarata, ha bisogno di crescere, di evolversi e che dovrà' passare moltissimo tempo ancora perche' in noi avvenga questo cambiamento. 50 anni fa i congolesi avevano usi e costumi primitivi e, mal sopportando la colonizzazione belga, in presenza di quelle divise militari, erroneamente si scagliarono contro i nostri connazionali. Oggi pero' noi ricordiamo i nostri caduti e per loro resterà' sempre un affettuoso pensiero intriso di onore e gratitudine. A te Giovanni un sentito grazie per averci fatto partecipi di questa doverosa e sentita commemorazione.

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  4. Giorgio Bisagna13 novembre 2015 09:39

    Grazie del ricordo!

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  5. Tiziana Castoro13 novembre 2015 09:39

    Cambia la bandiera ma i risultati del fanatismo sono sempre uguali. Orribile pagina di follia umana.

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  6. Ricordo molto bene l'episodio. L'Italia fu molto colpita, naturalmente, da quell'avvenimento. Contribuirono a rafforzare i preconcetti, ma erano poi preconcetti, sull'Africa nera. Devo dire che poco è cambiato da allora. Basta vedere l'Isis in azione. Sono altrettanto barbari e crudeli. E non solo l'Isis. La Somalia, il Sudan, Burundi e Rwanda e chi più ne ha più ne metta.

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  7. Palermo si ricordò del maresciallo motorista Filippo Di Giovanni, intestandogli una piazza e strada nel quartiere San Lorenzo, ma sono convinto che nessuno degli abitanti di quella strada, sanno chi fosse Filippo Di Giovanni.

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  8. Ringrazio Enzo Costanzo, per questa precisazione e ne sono felice. Neppure io ero certo che si trattasse della stessa persona.

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  9. Grazie a Giovanni di aver ricordato questo episodio così terribile, lo è ancora di più, perchè questi aviatori portavano aiuti, non portavano guerra. Una simile barbarie, non sarebbe stata giustificata neanche se fosse avvenuta in un conflitto. Non lo conoscevo, all'epoca ero una bimbetta, e in seguito, non se ne parlava quasi, ringrazio Giovanni per avermelo fatto conoscere, un ricordo per i caduti di allora, e per tutti quelli che cadranno..grazie.

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  10. Michele Maniscalco13 novembre 2015 17:29

    E' sempre bene ricordare le atrocità a cui porta il fanatismo e il rischio che comporta operare in certe zone e in certi momenti della storia anche per portare aiuti umanitari. Ancora oggi ci sono persone che muoiono per queste missioni.
    Personalmente avrei evitato la descrizione dettagliata nei minimi particolari dello scempio fatto dei corpi di questi nostri eroi.

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  11. Marisa Bignardelli13 novembre 2015 20:59

    Bellissimo commovente articolo che ricorda una strage terribile.Dall’articolo evinco un coinvolgimento emotivo toccante e che capisco benissimo. Ci sono, poi, dei particolari nell’articolo che sconoscevo come lo strazio che fu fatto dei corpi. Furono i ribelli congolesi a fare la strage, ma la responsabilità, per me, cade sul Belgio, che pensò a sfruttare questa colonia quasi fosse un personale possedimento e poi al momento dell’indipendenza la lasciò nel caos politico e amministrativo. Che evoluzione doveva avere questo popolo!Ho letto un libro tanti anni fa “Qualcosa che vale”proprio sulla rivolta congolese. Non sarò precisissima ma il concetto è questo del dialogo tra il colono e il colonizzatore, quest’ultimo esprime la sua indignazione per le stragi che erano state compiute su uomini, donne e bambini e il colono risponde che era la conseguenza di una colonizzazione che li aveva privato di tutto, cultura, religione, usanze,identità perché ritenute primitive. In cambio di ciò che avevano avuto tolto, non era stato dato niente, nessun QUALCOSA CHE VALE! A che siamo in tema di tristi rievocazioni, vorrei rivolgere un ricordo ai nostri valorosi soldati di Nassyria a dieci anni della loro morte e anche loro in missione umanitaria. Riposino in pace!Voi fate grande l’Italia che i nostri politicanti riducono a spazzatura.

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  12. Non lo ricordo.ma ringrazio di cuore per avermelo riportato a mente.

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