venerdì 18 settembre 2015

MADRI. Amore infinito tra cronaca e realtà

carmelaborelli-1di Franco Gentile - Di fronte alle notizie drammatiche che quotidianamente ci assillano, una riflessione di qualche anno fa sulla nostra debolezza, ma anche uno sprone ad affrontare la vita o anche la morte in nome dell'Amore.
Non quello che oggi si spaccia per amore e, alla fine, non è che una maniacale rincorsa al soddisfacimento della passione sessuale senza lo scopo primario che esso, secondo il disegno della natura, comporta: la procreazione, ovvero la capacità umana di “dare la vita”.-      

Giugno del 2006. I visi sorridenti di due donne colpite da una gravissima malattia, rifiutano le cure per non compromettere la nascita della creatura che portano in grembo. Sono cose che fanno riflettere poiché appena ieri, se non oggi stesso, sulla stessa pagina e di seguito alla notizia, si racconta di bambini trovati ai margini di una strada o in qualche cassonetto della spazzatura, qualcuno ancora in vita, altro portante i segni di una degradante violenza. Istintivamente la mia mente. stanca per età, torna indietro nel tempo, ai ricordi dell’infanzia e dell’adolescenza.

Un episodio avvenuto, alla data di oggi, ben ottantasei anni fa. Era l'anno 1929, l'undici febbraio, quello in cui il Governo di Mussolini concluse il concordato con la Santa Sede che pose fine alla cosiddetta “Questione Romana”. Quell'evento ancora oggi fa parlare di sé per i riflessi politici che ebbe e che ha ancora oggi nella storia del nostro paese.

Sersale mappaNella ‘presila’ catanzarese in quei giorni, in un piccolo paese, abbarbicato ad ottocento metri di quota, sulle pendici del Monte Angaro, nella Sila Piccola, accadde un fatto tanto eccezionale da portare il piccolo borgo nelle prime pagine dei giornali nazionali. Quel paesino si chiamava Sersale. Dal nome del feudatario, il Barone Sersale, che cedendo quel territorio, nel 1620, a dodici famiglie di coloni, aveva permesso il formarsi di una minuscola comunità autonoma di boscaioli e contadini.

Quell’anno, nel mese di febbraio una nevicata di particolare virulenza, si abbatté sulle montagne e colpì proprio il territorio del nostro comune, seppellendolo sotto una coltre di neve che raggiunse i due metri di spessore. A quell'epoca io contavo circa otto anni. Risiedevo a Sersale da appena due anni, provenendo da Genova. Mio padre originario del borgo, volle riunirsi alla famiglia d'origine che nel territorio possedeva alcune proprietà. Ricordo benissimo lo stupore per la gran nevicata, era la prima volta che mi accadeva di vederne una di quella imponenza.
Il 21 febbraio 1929, una disgrazia avrebbe coinvolto sentimentalmente tutta la nazione.

carmelaborelli-1Quel giorno, Carmela Borelli moglie di un pastore, vista la brutta piega che stava prendendo la situazione metereologica, al fine di riportare a casa in paese i figli ancora in tenera età, lasciò al marito la cura del gregge nell'ovile, a qualche chilometro dal paese, e fatti montare sull'asino i figli si avviò alla volta di Sersale. La tormenta non cessava, il nevischio ed il vento raddoppiavano la fatica della donna che sospingendo l'asino cercava di raggiungere il paese e la sua casa.

Nessuno può dire se fu la tormenta o altri fattori naturali ad avere il sopravvento sulla poveretta, di certo qualcosa la indusse a far scendere i figli dall'asino e a cercare, con loro, riparo sotto i castagni tra i quali correva il sentiero che avrebbe dovuto condurla a casa, senza, peraltro, accorgersi che ormai si trovava alle porte del paese.

LOCANDINA PIAZZA DEFINITVALa cavalcatura fu ritrovata stecchita sotto un cumulo di neve. Ma ben altro cumulo la neve produsse sui corpi delle tre creature. Un altro pastore, anche lui in viaggio verso casa, si trovò all'improvviso dinanzi, nella scarsa visibilità della tormenta, la macabra visione di una mano affiorante dalla coltre nevosa ai piedi di un castagno. Si affrettò a dare l'allarme e guidò un gruppo di volontari fino al cumulo. La neve fu spalata e agli occhi dei soccorritori si presentò una scena quanto mai emozionante. Carmela Borelli, completamente nuda, era morta assiderata sdraiandosi sui corpi dei figli, che aveva avvolto nelle sue vesti, proteggendoli dal freddo e dalla neve.

Ho scritto in apertura che oggi non è raro appurare di bambini abbandonati dalle madri nei cassonetti della spazzatura, oppure nei luoghi più impensati, per sottrarsi al peso ingombrante di una maternità evidentemente non desiderata e voluta, conseguenza, in ogni modo, dell’edonismo e dell'egoismo predominanti nella quotidianità del nostro tempo e che, con ipocrita sfacciataggine, viene paludato del sostantivo “Amore”.

_ruotaCrudele testimonianza di un universo umano che si sottrae alle proprie responsabilità naturali in nome di una pretesa e conclamata libertà. Non che nei tempi che furono non occorressero episodi simili ma erano delle eccezioni e il più delle volte i frutti involontari ed innocenti del disordine morale trovavano la via di qualche caritatevole brefotrofio, nella “ruota” collocata a lato degli antichi monasteri.

Amore di madreI due figli di Carmela, grazie al sacrificio della loro umile madre, furono salvi e ai volenterosi soccorritori toccò l'ingrato compito di portare in paese il corpo congelato e senza vita della poveretta. Il Podestà in carica ritenne giusto che il fatto valicasse i confini del paese e così la stampa fu informata di quanto era accaduto. Allora non esisteva la televisione e la radio era patrimonio di pochi eletti. Esistevano i corrispondenti locali dei grandi quotidiani, mio padre, ad esempio lo era del Giornale D'Italia. I corrispondenti entrarono in campo e la Nazione fu informata.

La notizia fu, così, nota a tutta l'Italia che si commosse e si mobilitò in favore dei due piccoli orfani e per il riconoscimento dell'eroismo di Carmela Borelli.

È ben noto come il fascismo desse molta importanza all'istituto familiare e l'evento che si prestava all'esaltazione della figura della madre, “angelo del focolare”, come si soleva definirla, non fu fatto cadere... là dove si poteva. Le Piccole Italiane di Milano, sollecitate dal direttore del loro giornale, il Prof. Tortoreto, aprirono una sottoscrizione per i primi soccorsi ai piccoli orfani e per raccogliere i fondi necessari a un monumento che ricordasse negli anni a venire la Madre Eroica. Il simulacro, una colonna marmorea spezzata, fu consegnato al Comune di Sersale e lo stesso professore pronunciò la preghiera che aveva composta: <<Signore, Ella diede a noi il più alto esempio di amor materno: Accoglila nel Tuo regno celeste! Signore, Ella diede due volte la vita per le sue creature: Concedile la vita eterna! >>.

Monumento Carmela BorrelliIl monumento fu posto sul lato sud della Piazza San Pasquale, a poche centinaia di metri del luogo del sacrificio e per dare maggiore significato all'eroico gesto, venne proposto di istituire, in nome dell'eroina, “La giornata della Madre”.  I tempi sono mutati, ma possiamo dire che di “Madri Eroiche” forse ce ne sono ancora.

Come si è già detto in passato se qualcuna si separava dal cosiddetto figlio della colpa, lo faceva però non ricorrendo ai cassonetti della spazzatura. Dobbiamo forse pensare che l’uso di oggi è conseguenza della conquista, da parte delle donne, dei “diritti civili”? No! le mamme di cui dicevamo all’inizio ci danno una secca smentita.

Franco GentileFranco Gentile

Vittorio Veneto (TV)
18 Settembre 2015

32 commenti:

  1. Un racconto che spezza il cuore, che ci riconduce alle profonde radici dell'amore.

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    1. Giuseppe Scaravilli18 settembre 2015 18:18

      ...condivido, l'amore è alla base per la crescita di un albero, l'amore sono le radici dell' albero.-

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  2. Liliana Olivieri18 settembre 2015 18:01

    Bellissimo e commovente la storia raccontata con dovizia di particolari che fino ad oggi ignoravo, scritto dal sig. Gentile. Oggi ci sono ancora madri eroiche, il pensiero mi conduce alla donna morta nell'assolta regione salentina in Puglia. Lei lavorava perché erano necessari quei 27 euro al giorno.perché era una madre e doveva poter mantenere i suoi figli. Le madri sono eroiche sempre quando a se stesse antepongono il bene dei propri figli. E ci sono tante donne che lavorano duramente per la famiglia. Poi ci sono i casi per fortuna sporadici di quelle donne che per ragioni diverse si liberano dei loro figli con il solo pensiero di liberarsi di un fardello che non saprebbero gestire o mantenere. Queste non le chiamerei madri ma semplicemente donne a cui la maternità fa specie. Concludo con una riflessione. Oggi è morta una bambina siriana nella traversata in mare. A volte queste madri e anche i padri, benché genitori premurosi che affrontano.pericoli indicibili proprio per assicurare una vita futura ai lori figli, non riescono a salvarli perché l'egoismo umano li condanna a cavarsela da soli andando spesso incontro alla morte.

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    1. Seguo sempre con piacere, ritrovandomi nei suoi pensieri, gli articoli di Franco Gentile. Su quanto espresso in questo articolo, però, non sono molto d’accordo. Resta salvo il fatto che il racconto della mamma morta assiderata per salvare i figli è commozione pura.
      Dire però che una volta le mamme erano migliori e che se oggi un progetto di maternità viene vista come un peso, ce se ne sbarazza con estrema facilità, non credo risponda al vero.
      Lei afferma che anche anni fa era praticato l’aborto, ma erano casi infrequenti. Io credo che fossero anche maggiori solo che non si conoscevano, e moltissime donne morivano nelle mani di macellai di turno. Quando si parla di aborto, poi, si fa sempre l’errore di parlare esclusivamente al femminile. Come se il seme di quell’Amore di cui lei parla si fosse sviluppato per “grazia ricevuta”.
      Non sono nemmeno d’accordo sul pensiero rivolto alla “generosità” del fascismo in materia di infanzia. Era solo un’operazione di politica economica. Più italiani, più servi della gleba. Tanto è vero che quando i bimbi sono stati in grado di imbracciare un fucile si sono ritrovati in Russia con le scarpe di pezza (i più fortunati).
      Ora ci sono condizioni diverse e con i dovuti distinguo è più difficile essere genitori oggi che 50 anni fa. L’istinto materno è sempre lo stesso.

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    2. Gentile Signora. Penso sia cosa naturale che gli "individui" abbiano sensazioni diverse di fronte gfli eventi umani che costituiscono la vita di ogni giorno. Sarebbe lungo ribadire, una per una, alle sue affermazioni. La mia intenzione non era quella di far propaganda pro o contro la "maternità". Ci mancherebbe. Non sono né un apostolo, né un politicante. Sono un uomo. Ai miei tempi si aveva un concetto della vita diverso dal suo. Non c'è in me nessuna intenzione di polemizzare sulle convinzioni altrui. Penso però che la società di oggi purtroppo abbia un concetto un po' strano sulla validità della natura come elemento vitale primo e la natura vuole che le unioni tra individui di diverso sesso diano il frutto della maternità e della continuità della specie e non semplicemente il "godimento" fisico di un atto sessuale. Avere dei figli comporta responsabilità ma anche crescita dell'amore e della capacità di formazione etica della comunità umana. Purtroppo, mi si consenta di dirlo chiaramente, questi "valori" perché di "valori qualificanti" si tratta sono totalmente scomparsi nella frenesia di prendere dalla vita solo il piacere che essa dà e senza....responsabilità! In quanto all'uso speculativo o meno che faceva il fascismo dell'istituto famiglia è una faccenda che, ovviamente, interessava la politica di quel regime ed oggi questo problema non si pone...perché tanto ci saranno i profughi a provvedere al futuro di questa generazione di italiani. Auguri e distinti saluti.

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  3. Che bel articolo!! e soprattutto com'è bello sentire una storia carica di tenerezza e sacrificio, una storia che m'è molto familiare.
    Dico così perché è una storia che vivo quotidianamente, mi spiego: io vivo a due passi di quei luoghi dove avvenne tale tragedia, più o meno venti chilometri. Comprendo la generosità di quella mamma, vedo la spontaneità del suo gesto (come farebbe ogni mamma..quasi tutte le mamme insomma..) sono delle generosità che caratterizzano le mamme calabresi, quelle mamme che si rivolgono a tutti e quindi anche agli estranei con quel termine spontaneo (figlio mio) detto in dialetto a secondo della zona di provenienza (higghiumeou) nel comprensorio sersalese.. insomma in loro vedo la quotidiana essenza materna.
    Ovviamente un piccolo episodio toccò a me tanti anni fa, eravamo alla fine di un caldo luglio, ero giovanissimo e un giorno presi appuntamento con un mio caro amico, a casa sua, nei pressi del centro storico, arrivai io per primo l'appuntamento e in attesa decisi di sedermi di fronte ad un portone che sembrava chiuso da molto tempo e dove c'era una minima ombra, comincia ad asciugarmi il sudore e a boccheggiare un po giusto per riprendermi dalla fatica, mentre ero immerso in tale attività passò davanti a me una signora anziana, si fermò e, preoccupata mi disse: Higghiumeou aviti hama, voliti nu poch'i acqua? pigghiati su biscotta se no muriti hami'accà! traduco: Figlio mio hai fame?, vuoi un po d'acqua? Prendi questo biscotto altrimenti muori di fame qui. Ecco queste sono le generosità delle mamme calabre, io, nel mio piccolo, ne sono testimone.

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  4. Marcella Codazzo18 settembre 2015 18:56

    Grazie per questo bellissimo racconto; la vita scorre ,si ripete una mamma eroina ,la tenerezza di un abbraccio ,se il mondo andrà avanti sarà perché ancora molte persone sanno dare amore....grazie Carmela.

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  5. Michele Maniscalco18 settembre 2015 19:04

    Il mio primo sommario commento.
    Trovo l'articolo bellissimo che racconta un atto di eroismo di una madre accaduto 86 anni fa. Lo voglio condividere sul mio diario per portarlo a conoscenza di altri Su FB.

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  6. Anche oggi vi sono mamme coraggiose, forti, capaci di grandissimi sacrifici e rinunce per i loro figli, magari nel silenzio delle loro case, senza clamore né pubblicità. La piaga dei bimbi abbandonati nei cassonetti, vorrei ricordare, non sempre è responsabilità delle loro mamme, perché spesso i bimbi vengono a loro sottratti dai compagni o dai " protettori" di queste povere donne... che spesso sono esse stesse vittime...
    L' argomento è molto importante e non si può "liquidare" con un semplice commento, perché è un problema trasversale che coinvolge la società, le istituzioni, ecc. Nell'articolo, mi sembra che si faccia un po' troppa retorica nel ricordare l' epoca mussoliniana, che, francamente, per me, è da dimenticare.

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  7. commovente storia di amore materno che sa sacrificare la propria vita...Al di là delle tristi testimonianze di madri" snaturate" sulle quali psicologi ed esperti esprimono opinioni e fanno lunghe ,spesso ripetitive analisi dettagliate, è inconfutabile che non c'è Amore più grande di quello materno!

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  8. mi sono commossa leggendo. una madre che sacrifica
    la sua vita
    , non c'è gioa maggiore, oltre mettere al mondo una creatura che possa paragonarsi a questa. .
    Che poi la cattiveria dell'uomo possa indurre a buttare via un neonato...è cosa per me inconcepibile.forse perchè, la mia di figlia, non ho potuto salvarla.. Grazie per avermi data la possibilità di leggere un così bell'articolo.

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  9. Complimenti al ragazzo Franco Gentile per la storia struggente raccontataci in uno con la sua freschezza intellettuale !

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    1. Grazie Giuseppe, principalmente per il "ragazzo" (?)

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  10. Conosco le madri meridionali. Sono sicuro che mia madre avrebbe fatto la stessa cosa in un caso come questo. Il senso della maternità non ha classi ma è solo questione di sensibilità. Mia mamma, ed anche mia nonna, erano due donne che a malapena sapevano leggere e scrivere ma il senso della famiglia ce l'avevano e come. Loro avrebbero digiunato pur di dar da mangiare ai figli.

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  11. Giuseppe Scaravilli18 settembre 2015 21:03

    Di primo acchito, senza ancora aver letto tutto l' articolo di Franco Gentile, avevo scritto che: l' amore è alla base per la crescita di un albero, l' amore sono le radici dell'albero. Ebbene, senza saperlo e senza ancora sapere di Carmela Borelli, ridico che l' amore per essere vero amore deve dare, portare, frutto, appunto come un albero: - l'albero fruttifero porta dei buoni frutti.- Leggendo l'articolo di Franco Gentile, mi sento di dire che bene ha fatto l'autore di fare riaffiorare le " nostre radici " sull'amore di una Mamma. le nostre radici affondano con Carmela Borelli, le nostre radici sono impregnate di Carmela Borelli e di tante altre mamme anonime che si sono "date" per i loro figli, per la loro famiglia. Perché, pensando a Carmela, l'amore è "DARE" e quella mamma ha dato per l’amore la vita ai suoi figli e per amore di loro ha dato la "sua vita" per salvare i propri figli. Siccome sono veramente commosso, vorrei fermarmi proprio quì, con queste parole : - come Carmela Borelli, AMORE è dare, non appagare i propri sensi o la propria sensualità o altro, l'amore di Carmela è stato quello di "annullare se stessa" per ridonare, salvare, la vita dei propri figli ed il suo gesto è un gesto che Ella ha compiuto di "libera spontaneità di cuore", certamente (consentitemi) senza consultare psicologi, psicoterapeuti, sociologi, giornalisti di talk show come si fa oggi.- Se ci facessimo ammaestrare dalle "nostre radici" il nostro percorso sarebbe più che positivo. Sì, le nostre radici affondano in Carmela Borrelli e nel suo sacrifico, e nei suoi insegnamenti sull'amore. Grazie Carmela Borelli per i tuoi insegnamenti. Grazie Franco Gentile per averci proposto questo "tragico fatto" accaduto nel 1929, ma credo che, se si coglie il significato, ancora oggi porta frutto di amore perché amore è anche vita.-

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  13. Penso che sia opinione condivisa che Franco Gentile abbia una straordinaria vocazione al racconto, degna di uno scrittore consumato. Sono sicuro che avrà tantissimi altri aneddoti da narrare, con cui farci deliziare. Consiglierei al grande Gentile di contattare una casa editrice per un prossimo e auspicabile libro.

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    1. No ho già pubblicati due di libri. Uno sulle mie vicende belliche e l'altro semplicemente la storia della mia famiglia. Sulle antologie della Editrice Ibiskos ho pubblicato alcuni racconti. Ho inviato questo a Politica Prima perché a mio giudizio più vicino ai tempi che essa tratta dal punto di vista sociale. La ringrazio Dr.Alesi per l'm apprezzamento di ciò che ho scritto.

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  14. Michele Maniscalco18 settembre 2015 21:22

    Ho trovato l'articolo bellissimo e lo ho condiviso sul mio diario.

    L'esistenza della "ruota" in tutti monasteri lascia pensare che i casi di abbandono di neonati dovevano essere molto più frequenti di quelli attuali. infatti che io sappia gli orfanotrofi erano pieni di orfani veri e propri e bambini abbandonati. Oggi esistono le ragazze madri, senza doversi vergognare di avere un figlio di padre sconosciuto e trovano anche il modo di sostentarsi insieme al proprio figlio. Allora non era così.

    Bisogna anche dire che oggi, grazie alla televisione e ai media in generale, un abbandono di neonato viene subito a conoscenza di quasi tutti gli italiani e questo comporta una solidarietà straordinaria. Per ogni abbandono ci sono centinaia di richieste di adozione. Purtroppo, anche se molto raramente, esiste ancora qualche ragazza ignorante e sprovveduta. Basterebbe dire in ospedale che non riconosce il proprio figlio e tutto finisce li , con una ottima soluzione per il bambino.

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  15. Bello e commovente racconto di un tempo che fu, una riflessione un pò amara rapportata ai giorni nostri, dissento un pochino sull'affermazione che oggi l'amore non è più così, non lo credo, l'amore di un madre è sempre lo stesso, verso i figli. E' bello ascoltare dell'eroismo di questa madre, io credo fermamente che ogni madre di ieri, di oggi e di domani, farebbe lo stesso, senza distinzioni di epoca o altro.
    Fermo restando il bellissimo racconto che ne fa il sempre bravissimo Franco Gentile, trovo che sia troppo semplicistica la descrizione del mondo di oggi, senza valori, esistono invece, è forse, solo la ostentazione di un diverso modo di vivere, più pratico o solo più accellerato, che fa un pò perdere di vista la realtà, che è quella di ogni famiglia, ogni madre, che è portata a combattere e lottare, per la sopravvivenza della sua prole, a volte senza l'aiuto di nessuno, dove rimboccarsi le maniche e andare avanti è la sola possibilità di scelta, anche questo è eroismo...oggi.

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  16. Nino-Elia Risitano19 settembre 2015 08:20

    L'amore di una madre verso i figli e' cosi' grande che va oltre l'istinto di sopravvivenza, come dimostra il fatto narrato da Franco Gentile. Forse non esistono madri "snaturate", ma, come ci suggeriscono le cronache, esistono donne affette da malattie mentali o, più specificamente, depresse post partum, che possono commettere atti improbi nei confronti della prole. Una cosa pero' voglio evidenziare: la responsabilita' dei genitori verso i figli. Noi scegliamo i nostri coniugi, i nostri amici, noi, in ogni caso, facciamo nella vita delle scelte Su persone e, cose gia' esistenti. Un figlio invece lo mettiamo al mondo noi: ed ecco perche' io credo che sia il piu' grande, se non l'unico, atto di responsabilita' di un essere umano verso un altro essere umano.

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  17. E' proprio così signor Franco. Dopo la tragica morte di mio padre fui abbandonata in un collegio da mia madre che tolse anche la patria potestà. Nonostante questo io amo i miei figli di un amore infinito! (mai questa parola è stata tanto appropriata)....è una forza tale alla quale non ci si può opporre....sarei in grado di affrontare un mostro a 1000 teste pur di difenderli! sarei capace di togliermi la pelle di dosso per coprirli! Questa forza stupisce anche me....ma è la forza dell'amore a spingerci.....quell'amore vero, quello per sempre! Bellissimo articolo i miei complimenti!

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  18. Ogni articolo di Franco arricchisce PoliticaPrima e tutti noi. Questo è addirittura commovente. Una storia d'Amore. Materno. Che non ha paragoni. Un amore oltre ogni limite, oltre la vita, al di là di qualsiasi interesse. Quel sentimento inspiegabile con le parole ma capace di dare la forza a chi non la possiede. Che ci rende capaci di attenzione e generosità inimmaginabili. E tutto questo nonostante le cattiverie, l’indifferenza, le superficialità e gli egoismi di cui siamo lo stesso capaci. Un paradosso che, invece, si perpetua da sempre. È la storia dell’essere umano con tutte le sue contraddizioni. Quelle che ci portano a costruire muri insormontabili per fermare le invasioni di povera gente, di bambini indifesi e bisognosi, di madri che anelano felicità e fuggono dal terrore. Quegli esseri umani sovrastati dall’indifferenza che sigillano porte per bloccare il fetore di una vicina morta da anni sola e abbandonata.
    Ecco perché l’esempio di Franco ci riempie il cuore. Perché sappiamo che non sarà mai l’ultimo.
    Grazie per avercelo ricordato, grazie per essere qui con noi

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    1. Grazie Giangiuseppe, Insomma hai proprio deciso di farmi arrossire. Non v'è nulla di speciale in me,credimi, all'infuori di una gran voglia di vivere e di farlo condividendo con gli altri i miei dolori e le mie gioie....in breve le esperienze di una lunga vita non sempre stata facile!

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  19. Sono ammirato dal toccante racconto di Franco Gentile e comprendo appieno anche i sentimenti di Stefania Sardisco. Ho letto anche gli commenti su questo articolo e non credo che i sentimenti e l'intensità con la quale vengono manifestati, siano una conseguenza o seguano la sensibilità e la superficialità dei tempi in cui trovano espressione. Una persona a me molto vicina, ha conosciuto la freddezza di uno brefotrofio dopo otto giorni dalla nascita. Presa in adozione dopo sei mesi, è cresciuta si, fra gli agi, ma con distacco di una acquisita, alla quale nulla è mai stata perdonato di quello che una vera madre avrebbe invece apprezzato o considerato con un semplice sorriso. Appena gli anni glielo consentirono, crebbe ed accudì amorevolmente i suoi figli, così come si curò di tanti altri meno fortunati dei suoi, spesso con sacrifici indicibili. Dopo molti anni di ricerche, riuscì a ritrovare i suoi genitori naturali, ormai malati terminali. Nonostante fossero molto benestanti ed avessero altri due figli ormai adulti e sposati, venivano assistiti con scarsa partecipazione e con distacco. Lei li incontrò e in cuor suo li perdonò. Li assistette e li curò con tutto l’amore di cui era capace fino alla fine dei loro giorni. Non vissero a lungo, lei li vide morire a poca distanza l'uno dall'altro, ma con la serenità negli occhi che ogni giorno di più, li aveva sorpresi e fatti sentire amati.
    Per la felicità dei suoi fratelli, che avevano continuato a vederla solo come una intrusa, rifiutò a priori ogni genere di offerta e parte della eredità che nel frattempo gli anziani genitori, riconoscenti, avevano segretamente predisposto per lei prima di morire, non era per questo che li aveva assistito. Ritornò nella sua città, alla vita di sempre, a seguire ed aiutare con ogni mezzo altri bambini bisognosi ed a continuare ad operarsi per loro fino ai nostri giorni. I veri sentimenti, quelli di un cuore puro e sincero non seguono i tempi, ma sonno proprietà esclusiva della persona.

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    1. Grazie anche a Lei per questo commento che mi conferma nella convinzione che, come scriveva Anna Frank, possiamo sempre "...credere nell'infinita bontà dell'uomo..." Poiché, bene o male, siamo tutti nati da un atto d'amore anche se alle volte, purtroppo, violento!

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  20. Sono commossa fino alle lacrime, una storia fortemente toccante, che trasuda vero e grandissimo amor materno, fino all'eroismo, all'estremo sacrificio... Oggi mi vogliono fare intendere che esistano simili madri, ma neanche per sogno! Io in primis, sebbene in vista del bene dei miei figli, ho preferito la mia brillante carriera scolastica proprio perché amavo i ragazzi di strada, di un quartiere malfamato di Palermo, dove la mafia regna, ancora sovrana. Forse ho tolto qualcosa ai miei figli... e me ne dolgo profondamente. Che dire di certe pseudo madri che sfornano figli senza alcun senso di responsabilità... e poi vanno a finire nelle comunità perché frutto di una fugace passione, spenta la quale, i bimbi nati, pagano le conseguenze a caro prezzo. Oggi, l'AMORE, viene contrabbandato con fugaci fuochi di paglia, aggiungo che la società di oggi, nella maggior parte dei casi è edonista, egoisticamente chiusa nel proprio ego. Amorale, ha perso di vista la vera scala di valori... quanti danni questo stile di vita sta creando...
    Grandissimo, superlativo, il nostro carissimo Franco Gentile, alla cui saggezza, esperienza di vita, cultura, non posso che inchinarmi! Sublime il suo articolo! Non trovo aggettivi e parole migliori.

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  21. Un momento di silenzio e di riflessione. Non siamo davanti ad un racconto mensile del libro "Cuore", ma se si dovesse scrivere "cuore 2.0" questo articolo ci sta alla grande!

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  22. Graziella Dalla Cia24 settembre 2015 08:55

    Il mondo è sempre uguale, è sempre quello non è cambiato. Di figli non desiderati una volta.ce n'erano eccome, gli orfanotrofi ne erano pieni. Venivano al mondo questi piccoli e le mamme, consapevoli di non poterli sfamare, li consegnavano a chi certamente lo poteva fare. Oppure abortivano, ma tutto di nascosto .... non si sapeva. Dai racconti di mia nonna quando si parlava di questo argomento, capivo che l'atto d'amore in sé diventava un atto puramente di piacere, la donna doveva soddisfare le voglie del marito al ritorno dal lavoro nei campi, voglia o no. Facevano 7-8-10 figli , non so quanti di questi per "Amore". Oggi, forse per la paura di non farcela agiscono diversamente e oggi come allora vengono lasciate sole. Sole a decidere se tenere, o liberarsi della creatura magari costrette da mariti o fidanzati e questo non è sicuramente amore, ma egoismo e violenza. Donne violentate due volte.
    Ci sono altre donne invece che non tengono per niente l'istinto materno per cui decidono di non avere figli . Quindi cosa devono fare? Procreare ad ogni costo perché la legge della natura dice che la donna nasce per questo? Mettere al mondo un figlio non desiderato? Se non fa figli è forse una donna di serie B? Conosco una donna che non aveva quell'istinto, ma per accontentare qualcuno un figlio lo ha fatto. Ora è quasi un uomo. Un figlio, solo, infelice e senza l'amore della mamma. Ha senso? Il suo racconto sig. Gentile tocca veramente il cuore ... chi non darebbe la vita per il proprio figlio?

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