domenica 16 agosto 2015

Milano multicolore. Immigrati e nuovi italiani

Duomo Milano e migrantidi Valentina Falcioni - C'è una umanità che si incontra nelle piscine pubbliche molto interessante, “Acapulco popular”: mediamente tutta di "fascia bassa".

Scarsa scolarizzazione, molti immigrati, tanti bambini, nutriti male, troppo ciccioncini, alcuni con qualche evidente malattia. Bambini figli di coppie miste, magari il papà egiziano, la mamma pugliese... oppure mamme marocchine, papà che chissà che fanno anche la domenica, tanti russi e russe, e sudamericani. Questi ragazzi, dai cinque ai quindici anni, sono già bilingue, di certo parlano sia l'italiano che l'arabo, o il russo, o lo spagnolo.

bambini migrantiSarebbe interessante e importante che la nostra classe dirigente, non solo politica, venisse in questi luoghi ad osservare bene e a farsi le domande utili per qualsiasi dirigente abbia il mandato: che cosa serve a queste persone? e a questi bambini per farli diventare eccellenti cittadini e valorizzarli. Che tipo di scuola? Hanno strutture dove fare sport? Se ci sono bravi atleti o musicisti, o scrittori, o matematici, come possono fare per trovare la loro strada? Abitano in appartamenti salubri? Mangiano in maniera adeguata per la loro età? Oltre a questa piscina, durante il resto dell'anno cosa possono fare per migliorare? Ecco le domande che mi faccio io e che penso dovrebbero farsi molti ma venendoci, in questi luoghi, semplicemente, fra una vasca e l'altra, osservando e ascoltando.

Piscine pubbliche a MilanoIeri bagno di acqua profumata di cloro con quell'insieme di fragranze tipiche e speciali in cui si mescolano l'odore di olio solare al cocco con quello delle patatine fritte nei sacchetti di cellophane e del ghiacciolo all'amarena.

E tutto vorticosamente mescolato dal rumore lontano dei tuffi e delle grida... qualche bracciata sapiente di anziani che appena arriva l'estate si dedicano almeno qualche ora al giorno per tutta l'estate a fare moto, ma è anche un modo per cacciare la testa sotto l'acqua e sentire altri rumori, nuovi e primordiali, nuotando a dorso e osservando le nuvole che sul cielo si spostano rapide: dicono che fra poche ore inizieranno i temporali... ma ancora l'aria è ferma e i rumori dei bambini che giocano nella piscina di fianco sono rarefatti come quelli che si sentono nei sogni… nonostante la crisi che tutti, chi più chi meno, dice di sentire.

Idroscalo MilanoMilano è letteralmente svuotata... questo ultimo mese di caldo torrido ha fatto scappare tutti, ma proprio tutti, tranne gli immigrati che non hanno nessun luogo dove andare se non nelle piscine pubbliche, o, i più organizzati, all'Idroscalo.

Il pomeriggio si attarda pigramente, qualche locale lungo i navigli prepara il banco dell'aperitivo, e le file alle varie gelaterie si allungano, da qui non si capisce nemmeno dove ci si trova: le piscine pubbliche sono uguali in tutto il mondo, come i McDonalds. Questo mi piace, insomma: un vero agosto milanese.

Indecisa se abbandonarmi alla più totale pigrizia o di propormi di fare qualcosa nonostante i negozi chiusi, il caldo, l'umidità, i locali e i musei aperti sono stata sciocca a non venire anche nei giorni liberi passati, questa calura ha arrostito anche la mia volontà che fatica tanto, per le tante idee che si sciolgono nell'afa fino a rendersi incomprensibili: lontane, rarefatte, astratte, idee e basta come tante altre, come il bisogno di pioggia... un'idea che si è smesso di pensare perché si sa è inutile pensare d'estate che rinfreschi... soprattutto non si risponde ad una perturbazione africana col desiderio che piova... sono prove che si affrontano così: con umiltà, come ‘resto’ dovuto a tanto scempio della natura... scempio fatto senza ascoltarne il grido.

Non bisogna farsi prendere dal panico: no.

Bisogna ragionare e pensare che questo pianeta è come una prigione: da qui non si può uscire e quello che offre è sempre uguale e se qui ne arriva di meno… significa che si era consumato tanto senza nemmeno porsi la domanda se fosse tanto, e a chi si portava via, e quanto avrebbe potuto durare prima che qualcosa si rigirasse più bruscamente della ordinaria rotazione terrestre.

Povertà migrantiMa sono certa che per quanto si percepisca di soffrire abbiamo tanto, troppo, e ancora tanto e troppo abbiamo portato via a chi generosamente ha dato pensando forse che le richieste "esagerate" non sarebbero diventate la norma.

Vedo popoli che fuggono da luoghi che sono diventati aridi e desertici, altri che fuggono da tifoni pari a flagelli biblici, e dietro a queste seguono guerre e siccome la guerra non convince in se diventano guerre di "fede", ma colpiscono sempre i più colpiti dalla natura che colpisce dopo aver subito altrettante violenze… questo è il suo modo di fare la guerra… e la natura vince sempre anche quando perde.

SBARCHI-IMMIGRATIDi fronte a questi popoli in cerca di una meta dove sentirsi non bene ma almeno al sicuro da qualcosa, noi certo stiamo bene anche quando siamo convinti che siano loro a portarci via qualcosa... ma non è così ovviamente... ciascuno di noi lo sa e poi cerca soluzioni più o meno accettabili. E dire che tutto va così veloce.

Nemmeno si fa in tempo a pensare che tutto potrebbe venire a mancare e in quel momento nemmeno ce ne accorgeremo, noi ci accorgiamo solo quando manca qualcosa e chissà se è anche questo che a molti fa incazzare.

Questa crisi passerà solo quando guariremo... perché non è il benessere che ci fa patire o la sua assenza, ma la paura di quello che ci aspetta a fronte di cambiamenti ineludibili.

Chi ha fatto percorsi analitici questo lo sa. E non abbiamo le attrezzature né per farci compagnia, né per capire e ragionare, né per distrarci, né per concentrarci… non abbiamo nemmeno l'attrezzatura per decidere di leggere un libricino e sottolineare con le matite di vari colori.

Valentina FalcioniValentina Falcioni
Milano, 16 Agosto 2015

 


P.S.
Riceviamo e volentieri pubblichiamo questo “appunto a proposito di immigrati... scritto in piscina, ‘Acapulco popular’” questo il sottotitolo. Una riflessione molto bella e interessante, originale e profonda. I migranti, il nostro pianeta sfruttato oltremisura, le guerre, la crisi. Una crisi che è più una malattia dell’anima, la paura del domani. Sentimenti che ci portano a reagire male nei confronti del nostro prossimo che arriva da lontano. Che fugge dalla paura, da luoghi aridi, da situazioni economiche insostenibili, e anche da una natura che si ribella alla violenza. È un appello, un grido d’allarme per noi tutti, incapaci, spesso, di ragionare, di percepire la realtà per quella che è. Insomma un articolo più che appropriato in questo agosto rovente di polemiche.

Valentina Falcioni, Milano  23 maggio 1963 ha studiato al liceo classico Berchet (soltanto il ginnasio), dopodiché si è diplomata al liceo artistico con 60/60 per poi “laurearsi” in pittura all'Accademia di Belle Arti di Brera. Ha vinto una borsa di studio AIZEC-Bocconi della durata di un anno, si è iscritta alla facoltà di filosofia di Bologna- DAMS- sezione “arte” e, dal 2004, lavora alla Oracle Italia come "business development specialist", responsabile delle licenze e di alcune attività di marketing. Ha pure  insegnato storia dell'arte e illustrazione in scuole pubbliche e private e ha collaborato alla realizzazione di piccoli short/cartoni animati per la trasmissione RAI per bambini "l'alberoazzurro".

La passione per la cucina l’ha portata a organizzare da sola un servizio di catering tutto compreso: dalla progettazione alla realizzazione dei piatti e dell'arredo della tavola, la scelta dei fiori e delle finiture.

Ama la fotografia e dipinge per realizzare le sue idee più creative nel tempo libero. Alcuni disegni si possono trovare su questo sito: www.artslant.com/global/artists/show/134607-valentina-falcioni

Per non farsi mancare nulla si dedica anche alla scrittura e nel 2004 ha presentato un suo testo all’Archivio Diaristico nazionale – Pieve Santo Stefano.
Il testo in forma di diario è stato selezionato dalla giuria e ammesso nell’archivio che è presso la fondazione. La recensione è stata pubblicata sulla rivista “Primapersona”.

Valentina Falcioni è, ovviamente, un’appassionata e attenta osservatrice delle dinamiche sociali e politiche, legge da qualche tempo il nostro blog e con questo suo primo articolo è da oggi su PoliticaPrima. Benvenuta e buon lavoro.

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15 commenti:

  1. Liliana Olivieri17 agosto 2015 17:19

    Bella riflessione quella di Valentina fatta a bordo di una piscina. A dire il vero la mia riflessione è simile a quella della protagonista di questo articolo, anzi posso dire che gran parte della mia vita la ho passata a riflettere sulle tragedie umane. Da bambina non potendo capire piangevo per delle ore, più grandicella mi affliggevo fino alla depressione, da adulta fino all'anoressia, ora invece cerco di lottare e denunciare. Quello che faccio può essere solo una goccia nell'oceano. Ma mi rifaccio alle parole di Madre Teresa di Calcutta. Senza quella goccia a l'oceano mancherebbe, l'articolo di Valentina è questa goccia necessaria per questo oceano di malessere, una goccia di speranza che è utile a tutti. Buon lavoro cara, e nutri come puoi tanti con il tuo pensiero.

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  2. Certo la narrazione é piena di colori forti, di odori pungenti e di sapori ora aspri ora amari, molto amari insopportabilmente amari. Se non fosse un'attenta riflessione del nostro quotidiano potrebbe essere la splendida apertura per un coinvolgente romanzo. Sul fatto che i nostri politici dovrebbero imparare a conoscere queste realtà nessuna illusione, solo un sogno di lunghissimo periodo, altrimenti non saremmo l'uno contro l'altro armati, anche fra italiani. Tutti i tasselli sembrerebberro essere al posto giusto ma tanto del contesto non mi convince, proprio no. Non sono razzista, tuttaltro, quando vedo le sofferenze trasparire da quei volti da buon sicilino penso ad alta voce e dico "mischini!!", non mi tiro indietro per un eventale aiuto ma é sempre qualcosa di contingente perché in ogni caso sento da parte loro diffidenza e tanto altro, e sempre di negativo. Condivido quando, in taluni casi é stato detto che dovranno susseguirsi ancora parecchie generazioni perché si realizzi una sentita condivisione. I fatti ce lo testimoniano giorno dopo giorno, é un processo lungo ed irto di difficoltà e richiede tempo, molto tempo, e sacrifici, sempre che ad essere impegnati siano sempre e solo uomini di buona volontà, altrimenti é meglio non pensarci.

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  3. Splendida e poetica, pertanto commovente, visione di un mondo che sembra irreale., fuori dalla penosa quotidianità, eppure realtà tangibile di un mondo che esiste ma che volutamente viene ignorato dai soloni della politica che la sfruttano per dividere mentre ostinatamente vuole stare unito.
    Eppure in essa sta la sintesi di quel' mondo della Creazione così come era nel disegno di quel Dio che tutti ci sforziamo di ignorare ma che esiste, Esiste in ogni individuo di questa dolorante umanità che si sforza di sorridere ma sente il dolore acuto del rigetto degli sfruttatori del dolore.
    Bisogna ringraziare l'Autrice per questo splendido pezzo di una realtà a cui nessuno di noi può sfuggire ma che il nostro ostinato egoismo fa diventare crudele.
    Credo sia d'obbligo ringraziare l'Autrice pe ricordarci questa evidente comunione antropologica che ci dovrebbe far meditare sulla nostra meschina dimensione umana incapace di far trionfare l'Amore fra le genti e insistendo, barbaramente, nella ricerca di una supremazia che è solo impastata di meschina presunzione., e brama di conquista di beni che, nella visione eterna di quel Dio eterno che l'ha voluta, sono di ognuno di noi.

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  4. Sono trasportata da questa narrazione che inevitabilmente coinvolge e riporta alla mente cartoline d'epoca ma che ora sono tremendamente attuali e che purtroppo ci fa sentire, mi fa sentire, impotente, davanti a tutto quanto hai descritto, perché noi non abbiamo i mezzi né la possibilità di parola per far funzionare quest'Italia.
    Comunque brava e continua così. Forse un giorno ti ascolteranno.

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  5. Michele Maniscalco17 agosto 2015 19:57

    “La piscina affollata dalla fascia bassa”
    Questo spettacolo l’ho già visto in Svizzera negli anni’78–’80.
    I figli della prima generazione d’immigrati: 8 anni di scuola obbligatoria, ma con scarso profitto. In casa i genitori non erano in grado di aiutarli e alla fine della frequenza obbligatoria venivano avviati ad imparare alcuni mestieri tra i più semplici.
    Con la terza generazione invece puoi distinguere le persone di origine straniera dal cognome o dal colore della pelle. Per il resto non c’è più differenza di cultura, di comportamento, di titoli di studio, di posti di lavoro. Come i nativi, occupano tutti posti che soddisfano le loro esigenze. I lavori più umili che facevano i loro nonni o i loro genitori li lasciano ai nuovi immigrati.
    Buona scuola e strutture adeguate per emergere qualcuno dei frequentatori delle “piscine Acapulco popolare” la troverà da se. Gli altri troveranno un lavoro più o meno dignitoso.
    Alla terza generazione, cioè i loro figli, saranno perfettamente integrati con buona pace di Salvini e compagni.

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  6. Straordinaria, semplicemente STRAORDINARIA l'autrice e la DONNA! Sono felice che abbia apprezzato dei link che ho condiviso e commentato... la sento molto vicina alla mia "sensibilità" per ora... quasi animalesca che mi induce a starmene un po' in disparte , "per i fatti miei", ma l’attenta lettura di quanto ha scritto mi ha quasi, fatto risvegliare la voglia di essere combattiva, reattiva... Brava, molto Brava!

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  7. Confesso che, avendo letto distrattamente questo articolo, mi era stato impossibile apprezzarne il suo valore analitico. Dopo un colloquio privato col direttore, che mi sollecitava una lettura più attenta, sono tornato sull’articolo stavolta cogliendone fino in fondo il senso e le sollecitazioni che l’articolo offre ai lettori. La brava narratrice prende a pretesto la descrizione di una bella giornata assolata (raccontata con un piglio da scrittrice), per interrogarci sul tanto dibattuto tema dell’immigrazione e, in particolare, sui luoghi comuni e sulle stupidaggini che ci tocca sentire da una certa classe politica quando aprono bocca sui migranti. Nel precedente articolo di Giangiuseppe Gattuso, avevo già espresso il mio modestissimo parere sull’argomento e quindi non vi tornerò. Con riferimento all’articolo mi ha è piaciuta una espressione, quasi in conclusione, che richiama la “paura di cambiamenti ineludibili”, credo riferibili alla nostra società. Penso davvero che questa sia una verità facilmente riscontrabile nel nostro tessuto sociale, senza distinzione di area geografica ed è proprio la ragione per cui il nostro Paese continua ad essere un luogo politico altamente conservatore o, nei casi più trasgressivi, astensionista quando si trova di fronte a delle scelte importanti. Ma l’aggettivo “ineludibili” posto alla fine della frase, ci ricorda che la vita, comunque, va avanti dove deve andare aldilà delle paure e delle ritrosie collettive. La storia seguirà, come è sempre accaduto, il suo corso poiché come si diceva una volta, i fatti sono testardi e nulla potrà fare l’umanità per contrastarli. Comunque complimenti.

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  8. Antonella Albertini17 agosto 2015 23:06

    L'articolo di Valentina Falcioni ci offre diversi punti di riflessione. Innanzitutto ci fa riflettere sui cambiamenti della nostra società che è diventata veramente multiculturale, perché anche nei piccoli centri si può notare mescolanza di razze e culture. Purtroppo, anziché cogliere l'aspetto positivo di confronto e interazione, ci si concentra sulla paura del diverso, del nemico che mette a repentaglio il nostro status. Altra riflessione interessante riguarda la necessità che i nostri politici e amministratori osservino da vicino le comunità che sono chiamati a governare. La sensazione che si ha è che al contrario vivano in un mondo completamente estraneo a quello reale, fatto di privilegi. Se si fermassero ad osservare forse coglierebbero i reali bisogni della gente e non avremmo questa netta estraneità fra cittadini e classe politica. Ultimo spunto di riflessione che io condivido in pieno riguarda la percezione di questa crisi: il mondo opulento del nostro capitalismo sfrenato, dopo aver sfruttato e impoverito, inquinato e violentato la natura, è entrato irrimediabilmente in crisi, da cui si esce solo se rivediamo il nostro modo di vivere. Basta con gli sprechi, con i consumi fine a se stessi; ripensiamo la nostra vita rispettando la natura , distribuendo ricchezza, aiutando le popolazioni in difficoltà. Rivediamo la nostra vita, mettendo al centro il rispetto per gli altri, tutti, la solidarietà, l'amore.

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  9. Totò Cianciolo18 agosto 2015 08:24

    Un gouache planetario tra i tratti della tua punta di matita, Intenso e delicato. Da non guastare con alcun commento. Regalo a Valentina un pensiero di Don Tonino Bello, fondatore di Pax Christi, "gli uomini sono angeli con un'ala soltanto: possono volare solo rimanendo abbracciati." E chissà quante ali non riescono a stendersi per incapacità a trovare nell'altra l'ala che serve al volo.......

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  10. Giacomo Alfano18 agosto 2015 09:19

    Devo essere sincero ...iniziando a leggere mi volevo fermare, abbandonare e non commentare, mi sembrava di andare incontro al solito sermone contro gli immigrati che ci rubano qualcosa ...non qualcosa di fisico come spesso ci si sente raccontare come se i topi di appartamento e la malavita non hanno mai fatto parte della storia della nostra Italia ...ma rubare parte del nostro quieto vivere disturbato dalla presenza di esseri di colore e di sottocultura diversa ...poi leggendo ho incontrato un mondo che è stato sempre così ...gente che si muove. culture che vagano e gente che osserva ...Valentina è una brava osservatrice e nel descrivere le sue sensazioni sembra che ci porti in un mondo irreale e invece? ...no, non è un mondo irreale, sono i soggetti che cambiano, sono le condizioni economiche che cambiano ...ma siamo sempre noi esseri umani che camminiamo, ci fermiamo, osserviamo e veniamo osservati ...sogniamo una innaturale omologazione, un mondo tutto di uguali con le stesse puzze o con gli stessi odori, con lo stesso tenore di vita, con gli stessi affetti e le stesse sensibilità ...no, non può essere così, non sarà mai così, se sarà così non ci sarà più il mondo degli esseri umani.
    Nel 1977 trascorsi il mese di agosto a Milano dove i quegli anni vivevo, devo dire che era bella Milano ad agosto ...si poteva godere il silenzio ...ci si poteva fermare ad osservare grandi momenti e anche piccole cose, quelle cose che nella frenetica corsa (credo che a Milano si correva allora e si corre ancora oggi) non si fa in tempo ad osservare ...e così anche i fatti e le cose della vita che non si fa in tempo ad osservare che già sono finiti nell'ieri!!! ...COMPLIMENTI VALENTINA!!!

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  11. Marisa Bignardelli19 agosto 2015 19:42

    Faccio intanto ,i miei complimenti all’articolista Il suo è un pezzo di letteratura degno di essere apprezzato in sé e poi per quel che dice!!Nel guardare e fare le sue riflessioni Lei ha guardato gli immigrati proiettati verso l’integrazione Probabilmente un’altra generazione e saranno parte completa del tessuto sociale. Condividono spazi gratuiti insieme a tanti nostri connazionali che non possono permettersi ferie a Milano come in Sicilia Molti sono frutto di matrimoni misti e visto il calo dei matrimoni in Italia è un modo per formare nuove famiglie Ma i cinesi presenti nelle nostre regioni non vogliono integrarsi ?Non ho mai visto matrimoni misti tra cinesi, una comunità di cui si parla pochissimo!!!
    Purtroppo in questi matrimoni misti non mancano casi di cui si è occupata la cronaca ,soprattutto per i matrimoni con tunisini!!Non saprei dire che tipi d’immigrati sono quelli visti dalla nostra articolista ,ma sicuramente hanno in atto un processo d’integrazione !!!Come insegnante ho avuto alunni figli di matrimoni misti o semplicemente ragazzini appartenenti a varie etnie Nessun problema né da parte dei genitori né .tantomeno da parte degli alunni,loro accolgono e basta !In alcuni casi i genitori hanno permesso di assistere alle lezioni di religione,pur essendo musulmani!!Dove la presenza di immigrati è massiccia ,in teoria sono previsti programmi che aiutano l’integrazione !!!ma pensare ad un’integrazione a breve termine su arrivi così massicci è un sogno !!!Anche noi del sud abbiamo stentato tanto prima d’integrarci in America per esempio !!!Un giorno vedremo, come America, un presidente della repubblica nero? Chissà !!! Sicuramente dobbiamo,ormai,pensare ad un mondo diverso,variegato nei colori e nella cultura ma lo voglio pensare sano,pieno di energie e di menti che investano nel miglioramento !!!!

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  12. E' inconcepibile definire una guerra con l'aggettivo "fede"; basta pensare alle Crociate, o guerre sante, guerre di religione indette dalla nobiltà feudale e dalle repubbliche marinare europee con l'appoggio della chiesa; per liberare Gerusalemme e la Palestina dalla morsa turco-musulmana, dal 1095 al 1274. Al giorno d'oggi la situazione è diametralmente opposta. Come si può combattere per la "fede"? Quale Dio induce alla guerra? Il Dio dell'estremismo islamico? Così come bisogna superare il concetto "tutti i migranti fanno parte dell' ISIS"; 200.000 sbarchi in pochi mesi. Piuttosto si vada ad indagare su Salvatore Buzzi e colleghi; se giungono fin qui significa che qualcuno li fa arrivare.

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  13. Ammetto di non avere ben colto ad una prima lettura il contenuto tutt'altro che
    pessimistico,ma pieno di colore in tutti i sensi,di quella realtà che così acutamente
    descrivi,poi sono anch'io convinto che guerre a parte,queste migrazioni di popoli,
    sono state e saranno sinonimo di ricchezza per i popoli che sapranno farne tesoro.
    nicola

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