martedì 1 luglio 2014

Province e liberi consorzi. Continua la buffonata


Rosario Crocettadi Giangiuseppe Gattuso - L’avevo definita “Buffonata siciliana” in un mio articolo del 20 marzo 2014.
L’ho sempre ritenuta una inutile, ancorché dannosa, legge ideata e approvata solo per sfamare per qualche giorno il sistema mediatico e la ‘pancia’ dei cittadini. Solo per soddisfare la bulimia “ridicol-rivoluzionaria” di un Presidente della Regione Siciliana inadeguato, e un po’ sconclusionato. Affetto da mania di protagonismo insieme a un drappello di cortigiani e ad una larga parte di ‘politici’ che hanno smarrito la consapevolezza del proprio ruolo. Intenti pervicacemente e pedissequamente a mantenere i loro privilegi, incapaci pure di prendere decisioni drastiche e coraggiose nei confronti dei vergognosi stipendi dell’alta burocrazia, cincischiando sulle opinabili, seppur vere, prerogative autonomistiche della Sicilia.

E, ancora peggio, quasi nessuno di questi, anche quelli che per esperienza personale hanno avuto ruoli importanti nelle tanto bistrattate ormai ex province regionali, ha avuto il coraggio di difendere un ente sano e perfettamente funzionante, provi chiunque il contrario. Che era sorto con la legge siciliana n. 09 del 1986, per rimediare, con grande ritardo, alle previsioni dell’art. 15 dello Speciale Statuto autonomistico. Quella legge creò nove “liberi consorzi di comuni”, battezzandoli con il nome di “province regionali”. Una evidente, quanto  sostanziale, differenza con l’organizzazione amministrativa degli enti locali nel resto d’Italia, mai però sottolineata abbastanza da chi avrebbe avuto il dovere di fare.

Palazzo-Comitini sede Provincia Regionale di PalermoAdesso, i 390 comuni della Sicilia dovranno decidere, entro ottobre, se cambiare ‘libero consorzio’ ed eventualmente convocare un referendum confermativo. Stabilire se creare un nuovo libero consorzio senza ancora sapere cosa cavolo dovrà fare, come e con quali risorse. C’è, in buona sostanza, con l’ulteriore previsione delle tre città metropolitane di Palermo, Catania e Messina, una confusione di ruoli insieme ad una incredibile assenza di progetto complessivo, il cui unico risultato è quello di togliere ai cittadini uno strumento di rappresentanza e di democrazia, che non fanno mai male. Un miserrimo risultato.Tutto questo, inoltre, non può che generare tra i circa seimila dipendenti delle attuali 9 “Province Regionali oggi Liberi consorzi comunali” (si chiamano, anche se fa quasi ridere, proprio così, non è un refuso), sconforto e preoccupazione per il loro futuro.  

Come dicevo nel precedente articolo (clicca per leggere), sarebbe bastata una semplice modifica dell’assetto esistente per determinare gli stessi effetti e migliorarne l’organizzazione e le capacità d’intervento, così come per i risparmi connessi alla rideterminazione degli stipendi (questi sì corposi) della classe dirigente e degli organi di governo elettivi. Le responsabilità di questa classe politica, con pochissime eccezioni, e della burocrazia regionale sono state e continuano a essere enormi. E non potrà essere una legge/buffonata come questa a poterne modificare il negativo giudizio.

Giangiuseppe Gattuso
01 luglio 2014


9 commenti:

  1. Sottoscrivo. Mi chiedo ancora "a chi giova", convinto come sono che niente in Sicilia accade per caso, anche gli strafalcioni più insopportabili sono fatti con precise finalità che, col tempo, verranno allo scoperto.

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  2. enzo costanzo1 luglio 2014 15:30

    ma in tutto questo rimane il fatto che ancora la legge che regolerà la vita di questi nuovi enti non è stata depositata all'Ars e che il 31 ottobre è il termine ultimo previsto dalla legge soppressiva delle province, per l'entrata in vigore della stessa, a quella data scadranno i commissari, ma questa è poca cosa, ed intanto se la legge soppressiva indica nei nuovi organismi, enti privi di ogni potere di spesa, il nuovo piano per la formazione professionale individua nei liberi consorzi e nelle città metropolitane gli enti proposti alla programmazione spesa e rendicontazione della nuova proposta formativa. Mi pare che lo sguazzabuglio più servito di così non poteva essere.

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  3. che le provincie fossero funzionanti e funzionali , è tutto da dimostrare , un puro esercizio retorico inconsistente :
    Che , dell'altra parte , ci si trovi di fronte ad una presidenza ed ad una corte di miracolati inconcludenti , è tutta un altra storia che mischiare e solo demagogico , anche se concordo con "Solo per soddisfare la bulimia “ridicol-rivoluzionaria” di un Presidente della Regione Siciliana inadeguato, e un po’ sconclusionato" e con "Le responsabilità di questa classe politica, con pochissime eccezioni, e della burocrazia regionale sono state e continuano a essere enormi "
    ma le provincie vanno abolite semplicemente ee creare le citta metropolitane ( al massimo tre )
    comincio a pensare che ; forse , vanno abolite anche le regioni fonti di spreco e di clientela e/o rimodulate e ridotte non oltre la decina Salvo Papa

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  4. Condivido appieno l'articolo e mi auguro che i nostri governanti abbiano un sussulto di ragionevolezza.

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  5. Sottoscrivo il pezzo. Difficilmente potrà trovare attuazione questa legge che è l'esempio, illuminante, di ciò che un un buon legislatore non dovrebbe mai fare. Una legge che genera confusione e sconcerto. Una legge che alimenta e ingigantisce i problemi anziché risolverli. Una vergogna!

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  6. Letti i due articoli, complimenti, l'analisi non fa una grinza! Mi piace " per soddisfare la bulimia “ridicol-rivoluzionaria” di un Presidente della Regione Siciliana inadeguato, e un po’ sconclusionato. Affetto da mania di protagonismo insieme a un drappello di cortigiani e ad una larga parte di ‘politici’ che hanno smarrito la consapevolezza del proprio ruolo." Non ho capito perchè questo piccolo essere è stato eletto a presiedere una carica importante e delicata in un momento ancora più delicato. Liberi consorzi comunali, fa davvero ridere! Una cosa che è non è! Mio nonno che era un saggio contadino, soleva ripetermi: Guarda che una donna mezza incinta non esiste! O le cose le fai e le completi o non le fai. Anche chi gli tiene la corte, per piccoli interessi di bottega, non è migliore di lui. Mi auguro che non trasformino quello che è rimasto della Provincia in un ente in liquidazione, facendolo diventare un mattatoio dove si macella la serenità dei dipendenti come è stato fatto per la formazione professionale.

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  7. Dai ricordi che ho sulle province regionali, non mi sembrano enti inutili da abolire a tutti i costi. Le Province portavano gioia e allegria con le manifestazioni “PROVINCIA IN FESTA”, durante le quali anche le bande musicali avevano la possibilità di lavorare e guadagnare qualcosa. Ricordo un’adunata oceanica di bande conclusasi davanti al Teatro Massimo, dove più di mille musicanti intonarono i loro strumenti con un effetto elettrizzante in mezzo al tripudio popolare.
    Capisco benissimo che anche nelle Amministrazioni delle Province ci possano essere sprechi e gestione non sempre oculata delle risorse economiche, ma la loro abolizione dovrebbe essere preceduta da una seria riflessione di tutte le forze politiche, perché si tratta di eliminare una delle forme con cui il popolo esprime la sua volontà e quindi, in definitiva, si tratta di rendere la nostra democrazia più povera.
    Si parla da anni, in Italia, di eliminare le province, o almeno una parte di esse, ma le Province Siciliane sono un’altra cosa. Oltretutto ancora in Italia la questione non è conclusa, le province continuano ad esistere, ci sono partiti, come la Lega, che le difendono a spada tratta,il Governo mostra di avere altre priorità. Poi, ci sarebbero da abolire tutte le Comunità Montane che, a onta del loro nome, sono situate a livello del mare, ma non si riesce a fare nemmeno questa cosa, che a rigor di logica non dovrebbe trovare opposizione.
    E intanto, in Sicilia, CON UNA FRETTA MOLTO SOSPETTA, è stata emanata subito la legge dell’eliminazione delle Province Regionali, senza che si sappia ancora come fare, come supplire alle mansioni svolte da questi Enti.
    Non riesco a capire il perché di questa legge voluta dal presidente (la p minuscola non è una dimenticanza ) Crocetta e sottoscritta da un gruppo di parlamentari che definire superficiali è poco, ma meglio di me ha detto il direttore nei suoi articoli. Non riesco con tutta la mia buona volontà a comprendere cosa ci possa guadagnare, anche in termini di consenso, Crocetta e chi lo sostiene in questa avventura del nonsenso, che tutti tranne loro riconoscono come cosa assurda, sicuramente inutile e anche dannosa.
    Da quello che apprendo, leggendo i suddetti articoli, in realtà non cambia niente rispetto alla situazione che c’era prima. Oltretutto, come dice il direttore nel primo dei due articoli “le altre funzioni amministrative a cui avrebbero dovuto assolvere le province regionali non sono mai state trasferite e ogni ipotesi di farlo è rimasta lettera morta nei meandri della burocrazia regionale con il pieno e tacito accordo della medesima classe politica”.
    Se ne potrebbe parlare ancora a lungo, ma i sembra evidente che i 90 deputati regionali, anche se questo fosse l’unico errore in cui siano incappati durante questa poco esaltante legislatura, dovrebbero essere cacciati a pedate dalle poltrone in cui continuano a stare seduti per incapacità di intendere e di volere. Dovrebbero essere tutti ricoverati in un Manicomio destinato a curare i politici dalle loro pazzie, dalla loro incapacità a governare e dalla loro bravura nel rubare i soldi pubblici.
    Facciamo una petizione pro “erigendo Manicomio Politico Criminale”?
    Io ci sto!!!

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  8. Pasquale Nevone3 luglio 2014 21:12

    Opportuno e ottimo l'articolo di Giangiuseppe.
    L'abolizione delle province, che in principio quando fu posta sembrava un obiettivo quanto meno meritevole di attenzione e di "quasi" plauso perchè a primo acchito sembrava buona nuova politica contro gli sprechi e per l'efficienza, adesso si è dimostrata per davvero una "cialtronata" pazzesca.
    In Italia, infatti, non se ne parla più. In Sicilia anche, con la differenza "in peggio" che non si sa come attuare questa riforma "del cavolo".
    E già. Diciamolo con franchezza.
    Uno stato moderno ed efficiente non può avere un solo livello di governo, quello centrale, e poi uno solo locale, cioè quello dei sindaci.
    Avremmo un dittatore apicale con tanti "capetti" e "signorotti" locale.
    E' indispensabile un livello intermedio, intercomunale, o meglio, che raggruppi i comuni di un medesimo territorio che ha una consolidata tradizione di unitaria convivenza storica, sociale, economica e culturale.
    Forse, la butto così di getto, si potrebbero abolire province e regioni, e sostituirle con un solo livello interrnedio tra Stato e Comuni, che potremmo chiamare pure con un altro termine nuovo di zecca, ma idoneo a svolgere degnamente questo ruolo di collegamento.
    La Sicilia degli arabi aveva tre livelli intermedi, i famosi "Valli" (Val di Mazzara, Valdemone, Val di Noto), come dire Palermo, Catania-Siracusa, Messina).
    Perchè no? Forse il nostro passato ci potrebbe aiutare a fare qualcosa di molto moderno.

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  9. Condivido l’articolo del Direttore, così come i commenti e tra questi il commento di Nino Pepe, che tra il sorriso delle marcette suonate dalle bande musicali e per finire alla triste conclusione del “Manicomio Politico Criminale” in cui dovrebbero essere rinchiusi i 90 politici che ci rappresentano all’Assemblea Regionale Siciliana, in cui viene raccontata la storia vera dell’abolizione delle Province Siciliane.
    Ma mentre nel resto d’Italia, unitamente alla legge per lo scioglimento delle province è stata fatta la legge anche per le aree metropolitane, in Sicilia fanno la legge sulle aree Metropolitane, si scordano di abolire le Comunità montane e, ciò che è più grave rinviano a dopo di attribuire i poteri e le deleghe alle tre aree metropolitane previste e cioè di Palermo, di Catania e di Messina.
    E ricordiamoci che la Sicilia è una regione a statuto così speciale, che di più non si può, avrebbe potuto organizzare un modello di Liberi Consorzi di Comuni da fare invidia elle altre regioni d’Italia, solo che avesse una classe politica seria e che mettesse un po’ di tempo a studiare:
    Invece questa classe politica di inetti e mentecatti (ha ragione Pepe) si fa dire da un Beppe Grillo qualunque che l’Europa non deve dare più soldi alla Sicilia alla Calabria ed alla Campania perché questi soldi sono gestiti dalla mafia, dalla ‘ndrangheta e dalla camorra.
    E questi politici da strapazzo che sanno difendere lo Statuto speciale solo per garantirsi i loro emolumenti e quelli degli alti dirigenti leccaculo, non hanno saputo aprire bocca di fronte ad un comico arrogante che vuole togliere il pane dalla bocca ed ogni residuo di speranza ai siciliani.

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