giovedì 21 novembre 2013

Educare alla politica. Una sfida per il futuro

Andrea Cannizzarodi Andrea Cannizzaro - La settimana scorsa si celebrava l’assemblea provinciale del PD di Palermo. Dopo ore di interventi, a volte – mi sarà permesso di dirlo -
ridondanti e poco costruttivi, nostalgici di un passato ormai troppo passato, mi avvicinai all’amico Fabrizio Ferrandelli chiedendogli: “Carissimo, ma in tutto questo i giovani dove sono?” Egli, stupito della mia domanda, forse un po’ filosofica, mi indicò una ventina di ragazzi fortunati di fronte a noi, a cui ci aggiungemmo, e mi disse: “Eccoli i giovani! Siamo noi!” Quella sera non ho più spiegato il significato della mia domanda e non so se questa sia una buona sede per farlo. Sono certo, però che sia una sede perfetta per porre la questione a chi la politica l’ha fatta e l’ha vissuta. E attraverso la frequentazione di questo blog, spero di imparare qualcosa in più.
La questione è la seguente: oggi, un giovane che vuole dedicarsi alla politica, che vuole sporcarsi le mani per cercare di contribuire a che le cose vadano meglio, che deve fare?
PoliticaSopra indicavo i venti ragazzi come fortunati. E credo che sia inevitabile definirli tali. Di fatto, hanno avuto fortuna perché sono riusciti a inserirsi in un contesto politico, non solo per i loro meriti, ma anche perché qualcuno ha fatto loro da spalla, l’ha voluto con sé. Sono fortunati perché qualcuno ha creduto in loro! Ma quanti rimangono fuori da questo sistema, seppur pieni di capacità e voglia di fare? Quanti non hanno la fortuna d’avere qualcuno che creda in loro?
Occorre costatare con tristezza che oggi il mondo dei partiti è chiuso. È chiuso e si perpetua presentando gli stessi uomini da anni, con qualche sparuta faccia nuova. Il più grande delitto della Seconda Repubblica, e del Porcellum, è quello d’avere negato la partecipazione alla vita politica a coloro che il futuro più lo rappresentano: i giovani.
I giovani non fortunati, poi, cercano di capire qualcosa di politica. Lo fanno attraverso i centri sociali, che hanno supplito ai partiti in questo compito di formazione ma che, alle volte, formano anarchici o giovani che vengono catechizzati all’ideale di partiti che non esistono più e non possono confrontarsi con il presente. Nel migliore dei casi, alcuni, nel tempo, arriveranno a capire che, se vogliono farla davvero qualcosa, devono fare politica in un partito. Nel peggiore, invece, cresceranno disillusi e, mentre continueranno a fare elucubrazioni mentali, cominceranno a odiare la politica (e penso al successo tra i giovani del M5S).
Le esemplificazioni al mio discorso potrebbero ancora essere tante e più complicate, ma per non incedere in errori e appesantimenti, le risparmierò ai lettori. Penso, in ogni modo, al Berlusconismo e alla concezione di partito monocratico. Al Movimento 5 Stelle, o meglio fenomeno Grillo, e al rifiuto delle categorie politiche. In poche parole, le sorti della democrazia sono legate a come i partiti affronteranno il problema della creazione di una nuova classe dirigente.
Cosa fare? Ho sentito parlare di scuole di partito. Di luoghi di formazione politica. Esistono ancora?
San Tommaso d'AquinoForse che la risoluzione ai problemi della nostra fatiscente classe politica passano attraverso questa strada? Attraverso luoghi dove ci sia un confronto tra giovani, adulti e anziani; dove il primo apprenda degli altri due come si può fare e gli altri due apprendano dal primo che cosa si deve fare.
Studiando diritto, ho appreso che la norma prende le mosse dalla realtà e alle volte aderisce all’uso sociale. Bene, credo che bisogna partire dalle persone, non dai programmi di partito o dalle ideologie. Solo quando avremo politici formati, con voglia di fare, e di fare bene, potremo credere che le cose potranno andare meglio.
Tommaso d’Aquino diceva: “Agere sequitur esse – L’azione segue l’essere”, meglio ancora: l’essere, quello che hai dentro, governa l’agire, la tua capacità di produrre effetti sul mondo.
Andrea Cannizzaro
21 novembre 2013

P.S. Riceviamo e volentieri pubblichiamo questo interessante articolo di un giovane appassionato di Politica. Una condizione, quella di giovane appassionato, poco diffusa anche per le motivazioni che  Andrea espone con chiarezza. In questo blog altre volte ne abbiamo parlato e ci siamo chiesti perché sia così difficile attirare l’interesse delle nuove generazioni. In questo caso il nostro nuovo ‘collaboratore’ affronta un tema scottante della politica italiana e pone delle domande alle quali bisognerà dare delle risposte.
Andrea Cannizzaro, non ancora ventenne, è uno studente di giurisprudenza. Benvenuto su PoliticaPrima e buon lavoro.

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14 commenti:

  1. Pasquale Nevone21 novembre 2013 10:02

    Un sincero benvenuto ad Andrea su questo Blog.
    Ho apprezzato moltissimo l'articolo.
    L'argomento è fondamentale per la riprese ed il rilancio della vera politica, e quindi della democrazia. Le considerazioni svolte da Andrea sono pertinenti e solide.
    Non so che risposte e indicazioni dare ai giovani che vogliono fare politica oggi.
    Quando avevo l'età di Andrea, cioè nella seconda metà degli anni '70, non ebbi difficoltà, come tutti i giovani ventenni di allora che lo desideravano seriamente, a fare politica.
    I partiti, così come i sindacati e i tanti movimenti operanti nel sociale nei settori più svariati, così come perfino le parrocchie per chi come me era un giovane cattolico che si voleva impegare in politica, erano strutturati e presenti in tutto il territorio, fino ai quartieri cittadini più periferici e i paesi più piccoli e remoti, con le loro sezioni o cellule.
    Insomma chi voleva poteva senza difficoltà entrare in politica ed avere un suo spazio ed opportunità. Questo accadeva perchè il potere politico consegiuva il potere soltanto raccogliendo la maggior quantità possibile di voti: più voti avevi, più potere avevi. Tutto sommato era vera democrazia, il tuo potere era proporzionale ai voti che avevi ed i voti venivano raccolti uno per uno con le preferenze raccolte dal singolo candidato girando cassa per casa, pesona per persona.
    Oggi, o meglio da 20 anni e cioè dal 1994, non è più così.
    Abbiamo il maggioritario (che poi è un falso maggioritario da sempre, col Mattarellum prima ed il Porcellum poi), che ha eliminato il voto di preferenza per il candidato (quindi abbiamo solo eletti che sono nominati dall'alto) ed ha drogato e manipolato i risultati elettorali (escludendo chi da solo ha fino al 4% dei voti validi, e premiando chi ha lo zero virgola purchè alleato di uno due maggiori partiti contendenti), in definitiva azzoppando la vittoria del vincitore, fra l'altro truccata con un premio di maggioranza tracotante, e lasciando al perdente un forte potere di interdizione e di paralisi dell'azione di governo.
    Perchè dal 1994 viviamo in questa situazione?
    Probabilmente perchè il "potere" sconquassato da "Mani pulite"nel 1992, ha reagito con un "colpo di stato" bianco e silenzioso: ha tolto il proporzionale ( cioè ha buttato fuori dalla democrazia i comuni cittadini vecchi e giovani), si è blindato nella sua fortezza ( eliminando la prefernza), ha cancellato l'alternanza imponendo un blocco unico di potere come in "Giano bifronte", cioè un minotauro sintesi del vincitore e del perdente.
    Il cittadino non è più protagonista, ma uno spettatore, al massimo un tifoso. Niente di più.
    Viviamo nella notte della repubblica.
    Dobbiamo aspettare che la "nottata" passi.
    L'evidenza e gli effetti della crisi socio-economica attuale e prossima saranno il "sole" che diraderà queste tenebre.
    Ci siamo quasi. Ci vuole poco.
    Nel frattempo è meglio stare insieme con chi la pensa allo stesso modo, in un blog o in una associazione culturale o quant'altro, in attesa di imminenti sviluppi ormai certi.

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  2. Caro Andrea, ti sono grato dell’articolo, perché hai trattato un tema importante al quale credo dovremmo interessarcene tutti, perché politica significa bene comune e tutti dovremmo dare delle risposte. Sentivo giorni fa Enrico Letta dire che stiamo perdendo una generazione di giovani per la mancanza di lavoro. Dico, ancora di più, che l’assenza dei giovani alla politica ci farà perdere forse una seconda generazione di giovani.
    Però evitiamo, per favore, di dire che la colpa è delle persone anziane, dei grandi, perchè il problema non è rottamare una classe dirigente per poi sostituirla, con chi? Con i più giovani che non ci sono?.
    Io sono un anziano, iscritto al P.D., in un circolo di un paese del palermitano. Ebbene, debbo dire che abbiamo cercato di interessare in mille modi i giovani, e pur riscendo a proporre, e far eleggere un Sindaco giovane, alle riunioni in Sezione siamo sempre gli stessi, ossia “Ciccu”, Croccu e “Manicu ri ciascu”, come si dice dalle nostre parti, malgrado i problemi sul tappeto ci sono ed anche abbastanza gravi, il lavoro prima di tutto.
    Manca l’affezione alla politica da parte dei giovani, dei ragazzi, perché è facile criticare, dire che tutto va male, è tutto da rifare (come diceva Bartali ai suoi tempi!) e come dice oggi Grillo, ma nel momento del bisogno siamo soliti delegare, come nel caso in discussione. Occorre per attirare i giovani e farli interessare alla politica un metodo da “emergenza”, da “protezione civile”, magari ripristinare la “educazione civica” come materia scolastica, per far tornare i giovani al gusto della politica, attraverso i docenti.
    Quarant’anni fa non era così! C’era una corsa dei giovani alla politica, magari per trovare più presto il cosiddetto “posto fisso” nel lavoro. Ora non basta nemmeno questo ad interessare i giovani. E poi c’erano le parrocchie, i vari Movimenti che facevano da battistrada, come diceva prima l’amico Nevone. Ultimo esempio, negli anni ’60, i partiti maggiori organizzavano i corsi di formazione a Roma, la D.C. alla “Camilluccia”, d il P.C.I. alle “Frattocchie”. Io ho fatto l’esperienza della Camilluccia, ed ho avuto il piacere di avere come professori Amintore Fanfani ed Aldo Moro, veri dirigenti politici, veri statisti.
    Chi ci sarebbe ora? Meglio non pensarci…..

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  3. SERGIO POTENZANO22 novembre 2013 08:21

    Anch’io do il benvenuto ad Andrea In questo Blog.
    Sono contento di constatare che ci sono ragazzi ventenni con il desiderio di entrare nel misterioso, intrigante, complesso, e allo stesso tempo, affascinante mondo della Politica, perché molti altri, compresi i miei figli, sfuggono questo mondo, perché lo ritengono sporco, senza moralità, con rappresentanti che premettono gli interessi personali a quelli del popolo.
    Difficile convincerli che, malgrado le nefandezze che siamo costretti ad ascoltare, la politica è parte integrante della nostra vita, ciò che muove tutto, e fino a quando se ne sta fuori, non è possibile contribuire attivamente a migliorarla.
    Starne fuori significa permettere, a chi fa politica per la tutela dei propri interessi, di continuare indisturbato a distruggere quello che ancora potrebbe essere salvato.
    Per cui incito i giovani come Andrea a entrare in maniera prorompente in politica creando una nuova consapevolezza tendente a distruggere le vecchie logiche dove il cittadino viene considerato solo come fonte di voti, e creare le fondamenta per l’evoluzione di una politica che metta al primo posto il benessere del cittadino.

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  4. Per fare politica ci vuole prima di tutto passione. E sarà sempre difficile trovare porte aperte nei partiti, è una situazione che dura da sempre, anche se adesso tutto è molto più evidente. In fondo in politica ci si comporta come in qualunque altro aspetto della società quando si tratta di gestire 'potere'. Emergono gli interessi e c'è la spasmodica attenzione alla salvaguardia di ciò che si ha e di ciò che si potrebbe ottenere di più. I giovani non hanno spazio, è vero. Ma cosa fanno per ottenerlo. Quale iniziative mettono in atto e con quanto impegno. Insomma, dov'è la presenza e la protesta giovanile? Intendo dire che invece di aspettare che qualcuno coopti o raccomandi un giovane forse sarebbe molto meglio che le nuove generazioni facessero sentire con forza la loro presenza e il loro desiderio di cambiare.

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  5. Carissimi miei commentatori, vi ringrazio per il tempo dedicato alla mia riflessione e vi chiedo scusa se rispondo con un leggero ritardo ai vostri commenti. Oltre a essere impegnato con l'università mi dedico e alla vita sociale e politica nel mio piccolo paese ed è difficile, alla mia età, ritagliare un cantuccio per la scrittura. Sono sicuro che comprenderete.
    Accolgo i vostri commenti con gioia ed entusiasmo. Le vostre riflessioni ampliano la mia in modo mirabile, perchè trattano gli argomenti che ritenevo sottesi nel mio discorso. Leggere i vostri riferimenti al sistema elettorale, e soprattutto, alla mancanza di fiducia nella politica da parte dei giovani, mi fortifica e mi indica il solco ove da giovane impegnato devo, e voglio, incanalarmi. Reputo, infatti, che il primo compito per noi giovani che ci appassioniamo alla politica sia quello di coinvolgere i nostri coetanei con la nostra stessa passione.
    Voglio solo concedermi una puntualizzazione, in risposta a Filippo Ales. Non credo che nel mio articolo dicessi che tutto ciò che è vecchio, sia cattivo e vada cestinato. Se questo si leggeva tra le righe, tengo a precisare subito che non era nelle mie intenzioni dire questo. Posto che esistono i buoni e i cattivi e che non bisogna "fare mai di tutta un'erba un fascio", gli anziani nel bene e nel male sono stati coloro che hanno guidato la società per anni, e per il loro servizio reso, noi giovani comunque dobbiamo rendere loro grazie. Verrà, però, un giorno in cui questi dovranno essere sostituiti. In quel momento, dato lo stato attuale delle cose, potrebbe prospettarsi la seguente situazione e cioè che siano sostituiti da poche persone che la politica l'hanno sempre fatta e che di essa hanno coscienza e da tante persone inesperte che, catapultate in quel mondo, senza essersene innamorate, saranno avide di potere. E' in questo punto del mio ragionamento che penso il ruolo degli anziani in un partito. Li vedo fare da cerniera. Vedo loro, come quelli che formano i ragazzi, sul territorio. Li vedo che guidano i ragazzi nei loro primi passi. I "grandi" in un'espressione li vedo i veri protagonisti del ricambio generazionale.

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  6. Il commento di Antonio R. mi è apparso solo dopo avere pubblicato il mio commento. Ovviamente, secondo me, se gli anziani non vogliono partecipare a questo ricambio generazionale in modo attivo, i giovani devono farsi spazio da loro. Sul fatto che la cooperazione sia il valore più importante penso si possa convenire.

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  7. essere per agire mi piace. i falche e fighetti, essere o avere?

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    1. Desidero dare il benvenuto al giovane Andrea cosi almeno abbassa la media età del nostro blog alquanto stagionato. Dove sono i giovani ? ne abbiamo visti 4 validissimi, nel PD che si battono per le primarie, renzi, cuperlo, civati, pittella, poi gli idealisti che si abbassano lo stipendio si trovano in 5 stelle. Nel cdx invece ci sono i falchetti e fighetti. Quelli che al posto dell'essere mettono l'avere.

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  8. Le parole dell'autore dell'articolo riflettono un disagio che conosco bene. L'analisi della progressiva cancrena che ha colpito l'attività politica in Italia è assolutamente condivisibile. Il processo che ha portato scientemente e subdolamente l'opinione pubblica ad avversare le forme di partecipazione democratica che sono state alla base dell'affermarsi della democrazia stessa appare ancor oggi inesorabile. Io ho sempre amato la politica, sono stato iscritto da giovanissimo ad un partito politico, ho fatto parte di centri sociali, e noto che, nonostante il declino fosse già allora più che avviato, sembrano oggi passati secoli ed il buio è tanto pesto che quasi guardo a quegli anni come ad un'età dell'oro. Il berlusconismo, il grillismo, ed in generale la ricerca spasmodica del leader salvatore, di soluzioni facili, di slogan, ha ucciso la politica stessa. E la politica, intesa quale ricerca del miglior avvenire della comunità è fondamentale per la comunità stessa. Ho 29 anni e sinora ammetto di aver subito passivamente questa involuzione, ma condivido pienamente i propositi e le preoccupazioni rappresentate nell'articolo, a cui do il mio benvenuto.

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    1. Condividendo la riflessione critica sulla società, dato che siamo quasi coetanei, spero che potremo presto condividere le riflessioni propositive sul nostro futuro. Grazie del benvenuto!

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  9. Mi scuso con Andrea per il mio tardivo commento, ma ho avuto problemi con il computer.
    Detto questo, intanto benvenuto nel blog, e complimenti per il tuo ''Primo'' articolo.
    Caro Andrea, abbiamo alcune volte conversato a lungo, i tuoi ragionamenti, la tua compostezza e la tua tensione morale, hanno in me lasciato un segno.
    Ho parlato di te tua assenza, ti ho portato ad esempio di come non sia ne vero e neppure sostenibile che nelle nuove generazioni ci sia poco o nulla in termine di futuro.
    Sono contento del fatto che tu abbia deciso di impegnarti in politica, questo indipendentemente dal partito, ma visto che hai scelto il PD lo sono doppiamente. Aggiungo anche che tu abbia iniziato a dialogare con un ragazzo come te, Fabrizio Ferrandelli, che certamente è un giovane pulito e pieno di entusiasmo.
    Poi il tempo chiarirà i tuoi dubbi e risponderà agli interrogativi che giustamente ti poni.
    Consiglio di certo io non sono in grado di dartene, e se te li dessi faresti bene a non tenerne conto.
    Una opinione però voglio esprimerla.
    In politica si sostengono posizione e modelli di società, non ci si si aggrappa o ci si nasconde dietro totem più o meno fasulli.
    Il dittatore buono non esiste e non è mai esistito, è una contraddizioni in termini.
    Quindi idee , orizzonti sociali e politici, idea di società e nessun leader, ma partecipazione e regole uguali per tutti.

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    1. Carissimo Sergio, ovviamente grazie per il benvenuto e per avermi invitato a scrivere in questo blog. Non posso nascondere che aspettavo il suo commento con ansia e che sono contento d'avere riscontrato parere positivo. La ringrazio della stima, che, come sa, ricambio, e soprattutto per le dritte offertemi rispetto a qualche opinione, forse velata, nel mio articolo. Come sempre trovo motivo per condividere e per sentirmi rinforzato che il migliore dei mondi sia quel mondo dove democrazia e politica significano la stessa cosa. Atene docet.

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  10. Maria Emilia Baldizzi1 dicembre 2013 12:25

    Mi inserisco ogni tanto in questo interessante Blog anche per gentile invito di Giangiuseppe Gattuso. Riguardo la politica...l'unico modo utile di "fare politica" oggi, è passare dalle parole ai fatti, lavorando sul territorio, difendendo l'ambiente, facendo delle scelte come l'acqua pubblica, denunciando la corruzione,dimezzandosi lo stipendio, rinunciando ai privilegi.. rivedendo il concetto di "partito" come contenitore ormai vuoto.Non dubito che nel PD ci siano giovani e meno giovani di buona volontà ma sono inseriti in un sistema che li fagocita..e questa amara realtà è sotto gli occhi di tutti...bisogna andare OLTRE! ;-)

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