venerdì 12 ottobre 2012

È POSSIBILE, ANCORA, IN SICILIA CREARE OCCUPAZIONE E SVILUPPO?

Paolino MisuracaÈ una domanda che forse tutti i siciliani e specialmente i giovani si pongono in questo momento di grave crisi economica e di paura per la perdita del proprio posto di lavoro,
sia esso pubblico, privato, fisso o precario e per l’impossibilità di inserirsi nel mondo del lavoro. La Sicilia è una terra ricca di risorse: agricoltura, ambiente, beni culturali; risorse spesso sottoutilizzate o mal gestite con sperpero di denaro pubblico. Oggi, secondo me, è possibile ancora puntare su queste risorse con una classe dirigente che sappia cogliere le opportunità, farsi da guida e dare fiducia ai siciliani smarriti e sfiduciati. L’agricoltura siciliana è per la sua biodiversità, forse una delle più ricche del mondo, grazie alla posizione geografica e al clima, riusciamo a produrre un po’ di tutto, ma molto spesso i nostri agricoltori svendono le loro produzioni, non riuscendo più a trarre un reddito dai loro lavoro; nonostante gli aiuti della comunità europea.
Gli effetti della globalizzazione, la volatilità dei prezzi agricoli, il divario tra prezzi alla produzione e al consumo, la polverizzazione delle nostre aziende, rende vano lo sforzo dei nostri agricoltori, tranne poche eccezioni. Per vincere questa sfida e creare nuove opportunità, occorre rimboccarsi le maniche e rendere appetibile l’agricoltura ai giovani. È necessario favorire in ogni modo l’aggregazione degli agricoltori ”soggetti deboli della catena” affinché possano presentarsi alla negoziazione con la controparte, in maniera più unitaria. Una buona politica agricola deve favorire questo processo attraverso tutte le forme di associazionismo: organizzazione dei produttori, organizzazione interprofessionali, cooperative, società di ogni genere.
Occorre un approccio sistemico di filiera e territoriale con una strategia a lungo periodo per una politica agricola e rurale che ad oggi è inesistente. Occorre favorire altresì le catene corte per aumentare il valore all’origine delle nostre produzioni agricole, aiutandole con la creazione di una marchio “prodotto Sicilia” che contraddistingue il nostro prodotto, e lo difenda dall’agro pirateria. C’è anche una forte necessità d’investire in conoscenza ed innovazione. I nostri agricoltori hanno bisogno di certezze, di essere accompagnati nell’utilizzo dei fondi comunitari, e quindi il compito della politica è snellire le procedure e dare tempi certi per l’erogazione dei fondi con una burocrazia al passo con i tempi che sia facilitatrice e non ostacolo.
Paolino Misuraca
12 ottobre 2012

6 commenti:

  1. Paolo Misuraca dimostra di essere un conoscitore dei veri problemi dell0agricoltura siciliana .
    Settore una volta trainante della economia siciliana ,l'agricoltura , vive oggi una fase grave e preagonica , che se non invertita rischia di trasformare la nostra sicilia in un deserto economico ,morale e sociale .
    Eppure forse basterebbe poco per far ritornare trainante questo settore , come realizzare una politica cereagricola che garantisca un giusto prezzo del nostro prodotto , evitando che il nostro grano sia pagato meno o quanto la spazzatura?
    Una volta di questo se ne occupavano associazioni come la coldiretti ed altre ancora,oggi chi se ne occupa ?
    So che Misuraca sta impegnandosi in questa competizione elettorale , auguro a lui ed ai galantuomini come lui di potercela fare , certo che saprebbe fare bene ed onestamente .

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  2. amico di roccamena13 ottobre 2012 00:43

    Bell'articolo , la verita' e' che la sicilia ha perso l'unica o la piu' importante delle sue vocazioni , quella agricola .
    I giovani hanno abbondonato armi e bagagli le terre e le case dei loro padri, occorerebbe trovare il modo di riarmonizzare la societa', ma come puo' avvenire tutto questo una classe politica che non sa neppure il costo del pane ?

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  3. Finalmente un'argomento vero .
    Complimenti.

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  4. IO VOTO PER TE SOLO PER QUESTO NON MI FIRMO MA SIAMO VICINI DI PAESE :

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  5. Sono convinto che la riscossa della sicilia debba e possa iniziare dalla terra. Però bisogna convincere i giovani ad abbandonare il mito del posto fisso improduttivo. Naturalmente occorrono governanti seri e preparati non questi stupidi ed ignoranti ladroni.

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  6. Qualunque manuale di economia politica definisce l'agricoltura attività primaria tra tutte quelle produttive di beni.
    Pertanto, ben venga chi ne fà l'oggetto principale della propria attività.
    Ho sempre sentito dire da esperti,a proposito della sua crisi, che l'agricoltura siciliana fra tanti grandi nemici, ne ha almeno tre tutti nostrani: la parcellizzazione della proprietà terriera (piccolissimi prorietari), il relativo individualismo (gelosia) e l'eccessiva diversificazione della produzione (tutto ma poco).
    Forse, ritengo, il superamento culturale dei primi due problemi darebbe grandi spazi alla nascita ed al rafforzamento di grandi cooperative agricole (con una forza di tipo olandese). Limitare la diversificazione alle sole produzioni connaturali e storiche probabilmente aumenterebbe le quantità e quindi la remunerazione.
    Discorso lungo e molto tecnico. Comunque, complimenti all'autore per avere dato luce a questo argomento.

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