di Giovanni Caianiello - L'emendamento delle finte preferenze. Una vera presa in giro. Secondo la nuova legge elettorale sarebbero stati previsti sette candidati per lista in ogni collegio. Fin qui veniva da dire: finalmente qualcosa anche per gli elettori! Bello. Bellissimo. Era ora di rivedere un po' di democrazia.
Troppo bello per essere vero. Infatti, con il primo della lista, il capolista, sarebbe rimasto comunque bloccato. Tradotto: scelto dal partito e automaticamente eletto in barba agli altri.
Già, gli altri sei? In apparenza l'elettore avrebbe potuto votarli esprimendo fino a tre preferenze. Nella realtà era tutto un gioco di prestigio. Carta vince carta perde, che nemmeno nel rione Sanità di Napoli.
Le preferenze sarebbero entrate in gioco soltanto dal secondo seggio conquistato dalla lista in quel collegio e les jeux sont faits. Nei partiti minori i sei candidati avrebbero potuto consumare scarpe, stringere migliaia di mani, fare campagna elettorale, raccogliere valanghe di preferenze e portare voti alla lista. Ma il seggio sarebbe andato quasi sempre solo al capolista scelto dal partito. E loro? Ridotti al ruolo di semplici galoppini acchiappavoti.
Il loro consenso sarebbe servito solo a far eleggere chi era già stato deciso nelle segrete stanze. E, niente… la legge non è passata. Eppure Lega e Forza Italia avevano assicurato il loro sostegno al testo. I forzisti marcati stretti per tutta la giornata e perfino i vannacciani avevano promesso il voto favorevole, turandosi il naso. Almeno a parole. Lo chiamavano un passo avanti e lo era davvero, ma solo per i partiti che contano. Con il voto segreto ognuno ha detto esattamente quel che pensava e che al gioco che li avrebbe penalizzati non ci stavano. Lesa maestà, anzi lesa Meloni ed è caccia aperta ai colpevoli da impallinare. Occhi puntati soprattutto verso franchi Italia, dove qualcuno parla addirittura dell'80% del gruppo traditore, poi su quello del franchi Lega e perfino su franchi Fratelli.
Giorgia Meloni Interviene. «Ci abbiamo provato. Ha vinto di nuovo la palude». La sua. Poi ha rincarato la dose: «Abbiamo provato a reintrodurre le preferenze nella legge elettorale dopo più di trent'anni di liste bloccate. Forse qualcuno dovrebbe però spiegargli come stanno le cose. Altrimenti i fatti sono due: O ha raccontata una favola agli italiani sperando che nessuno leggesse il testo della legge. Oppure quella legge non l’ha mai letta nemmeno lei, e non sapeva che non poteva essere chiamato "preferenze" quel sistema nel quale il primo eletto continuava ad essere deciso dal proprio partito. Come vendere fumo spacciandolo per arrosto.
È come promettere libertà di scelta dopo aver già deciso il vincitore. La verità è che da oltre trent'anni cambiano le leggi elettorali, ma il risultato resta sempre lo stesso: meno potere ai cittadini e più potere ai partiti. Perché un parlamentare scelto dagli elettori risponde agli elettori. Uno nominato dai partiti risponde ai partiti. Il resto sono solo slogan confezionati per far credere agli italiani che qualcosa sia cambiato, quando in realtà non è cambiato assolutamente nulla.
Insomma, il solito trucco: "Votate chi volete... tanto gli eletti li scegliamo sempre noi". Più che una legge elettorale, un magheggio degno del miglior David Copperfield.


Sono Nino Pepe.
RispondiEliminaIl sistema rimane tale e quale anche se ci fossero le preferenze. I componenti delle liste dei candidati li sceglierebbero sempre le segreterie dei partiti. Lì si giocano i nomi di quelli che andranno in parlamento, non nelle cabine elettorali. Se ci fossero le preferenze, la gente potrebbe scegliere soltanto quelli messi in lista dai partiti. Perciò, se un partito mette 30 coglioni in una lista, cosa cambia nella scelta, sempre coglioni sono
Dal Rosatellum si passa al Melonellum. È previsto un premio di maggioranza: 70 seggi alla Camera e 35 al Senato con il 42% in ciascuna delle due camere. Seggi e liste bloccate, soppressione dei collegi uninominali. Sbarramento al 10% per le coalizioni e al 3% per le liste singole. L’indicazione del premier e altre disposizioni. Senza entrare nel merito del sistema elettorale: è UNA LEGGE TRUFFA. Archiviato la bocciatura dell’emendamento delle finte preferenze, non ci dobbiamo illudere di eventuali modifiche al Senato dove la legge sarà approvata definitivamente senza modifiche. Dopo l’approvazione definitiva rimane il ricorso alla Corte Costituzionale con l’incognita dei tempi per acquisire una sentenza. Nell’Assemblea Costituente i favorevoli al sistema proporzionale furono largamente maggioritari, tuttavia, nella stesura definitiva della Costituzione nessun articolo recepì questo ordine del giorno e tutte le leggi elettorali, compresa quella della Camera, sono leggi ordinarie che possono essere facilmente modificate dal Parlamento e possono essere sottoposte al referendum. Per le troppe modifiche del sistema elettorale a ridosso di ogni rinnovo del Parlamento possiamo dire che la svista, in sede costituente, è stata nefasta. In Italia, purtroppo, la storia delle riforme elettorali è lunga, mentre altrove rarissimamente si assiste a cambiamenti significativi.
RispondiElimina