venerdì 10 luglio 2026

IL DIAVOLO FA LE PENTOLE MA NON I COPERCHI

di Giovanni Caianiello - Anche se a molti sfugge il motivo, la maggioranza di governo continua ad attaccare l’avversario minore, che nei sondaggi vale poco più del 13%, mentre sorvola sistematicamente su chi è al 24% e nei fatti rappresenta il suo principale antagonista politico. Anzi, non lo nomina neppure. Sembra curioso, ma non lo è. Nei fatti, quello del 13% non è amico di tutti. Questo lo sanno dalle parti di Fratelli d'Italia, di Forza Italia, della Lega e dintorni. Lo sanno benissimo anche dalle parti del PD, pianetini e satelliti vari. Tutti partiti che si azzannano tra loro... con la dentiera nel bicchiere e la lingua felpata.

Ma si sa, quando uno è contro tutti, tutti finiscono per essere contro uno. Così la maggioranza cerca carbone e decide di cucinare Conte e gli altri, anziché spegnere il fuoco, gli passano il cerino, che però, a lungo andare, gli rimane acceso tra le dita. Perché il diavolo le pentole le fa benissimo, la Corte marziale meno, che però hanno deciso di chiamare Commissione Covid, tanto l’imputato è già deciso: quello del 13%, e la pubblica accusa pure.

Tutto pronto: la pentola, gli ingredienti e l’acqua che bolle. Dario Bianchi, patron della JC Electronics Italia, uno che dalle parti di FdI gode di una certa popolarità, ha un'azienda che prima del Covid fatturava due milioni l’anno, promuove una richiesta di risarcimento nei confronti dello Stato per circa 250 milioni di euro e, alla fine, ne prende 100 milioni, elargiti senza aspettare neppure la conclusione dell’appello. Non si sa mai che, per sentenza, glieli bocciassero. Ora ha un'azienda che fattura sempre due milioni l’anno, ma ne incassa 102. Quando si dice il business!

Ovviamente, manco a dirlo, la transazione viene sottoscritta da dirigenti nominati dal Governo. E voilà, lo stesso Dario Bianchi diventa uno dei principali accusatori di Giuseppe Conte nella vicenda delle mascherine. Un complotto? No, solo una coincidenza! Anche se c’è gente che i complotti li vede anche quando cade una foglia e chiede perché e di spiegarne le coincidenze. No, meglio essere garantisti. Perché le coincidenze sono semplici coincidenze, persino quando arrivano a vagonate, una dopo l’altra, come quella dell'inchiesta della Procura di Roma del 2021, in cui Arcuri racconta ai magistrati di aver ricevuto, durante l'emergenza sanitaria, parecchie proposte di fornitura di mascherine provenienti o sostenute da numerosi esponenti politici: Massimo Mallegni, Irene Pivetti, Mattia Mor e il senatore Lucio Malan.

Dal racconto contenuto nei verbali, Malan avrebbe fatto pervenire, tramite Enzo Saladino, un'offerta di mascherine lavabili che il Comitato Tecnico Scientifico avrebbe giudicato "neppure valutabili". Poi anche altre di mascherine made in Cina. Tutte rifiutate. Poi è logico che uno si incazza. Infatti, subito partirono le interrogazioni parlamentari a firma Malan e una raffica di attacchi pubblici nei confronti di Arcuri per lesa maestà. Negli stessi verbali compare anche il nome di Giorgia Meloni, come destinataria in copia di una proposta commerciale per la fornitura di mascherine.

Ma allora la domanda sorge spontanea: era normale che parlamentari, ministri, ex ministri e politici vari segnalassero aziende e fornitori allo Stato? E perché oggi quello stesso comportamento, “legale” per alcuni, diventa improvvisamente uno scandalo per colpire un avversario politico? Un complotto? No, una teatrata comica, se si pensa che il senatore Malan è membro proprio della Commissione Covid che accusa, che il presidente è il senatore Marco Lisei, anche lui di FdI, così pure il vicepresidente e perfino il segretario, tutti targati Giorgia pigliatutto. E la richiesta che Malan venisse convocato dalla Commissione Covid per riferire sui fatti riportati nei verbali? La Commissione: richiesta respinta. Respinta, proprio come quella di Conte, che da settimane chiedeva di essere audito da chi ne aveva invocato la messa al banco.

La pentola, diventata una quarara, è finita in un pentolino, il cerino si è consumato in mano e l’acqua non è arrivata a bollire perché il diavolo, pur sapendo fare le pentole, si dimentica sempre dei coperchi.

Giovanni Caianiello

10 luglio 2026

2 commenti:

  1. Faranno la stessa figuraccia del referendum. Avranno l'ennesima supposta da digerire....

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  2. Dopo la tragedia della pandemia, in un paese serio non sarebbe nata una commissione parlamentare per processare il governo che aveva affrontato un virus sconosciuto e letale. Tutti i provvedimenti, con l’aiuto degli esperti, sono stati adottati per tutelare la salute e la vita dei cittadini. Alcuni di quelli che oggi governano, ieri erano contrari a qualsiasi provvedimento. Alcuni sono arrivati a contestare il numero dei decessi. Prima il Tribunale dei Ministri di Brescia ha archiviato i procedimenti contro Conte e Speranza e successivamente, anche quello di Roma, ha archiviato l’ultimo procedimento a carico di Speranza. Queste archiviazioni dimostrano l’inutilità della commissione parlamentare e la mala fede della maggioranza che governa. La maggioranza di governo attaccando l’allora Presidente del Consiglio intende processare tutto il governo. Non bisogna dimenticare che l’ex ministro della Salute Roberto Speranza, per le gravi e reiterate minacce dei No vax, vive ancora sotto scorta. Prima o poi, questa campagna di odio e di malafede finirà?!

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