venerdì 24 febbraio 2023

PACCHIA FINITA O PACCHIA CONTINUA?

di Torquato Cardilli - Uno degli slogan più urlati e ripetuti in campagna elettorale all’indirizzo dell’Europa dal duo pacchian-patriottico Meloni-Salvini è stato “la pacchia è finita”.

Quale era l’intento verso l'elettorato poco riflessivo e meno ancora informato? Quello palese era di fargli alzare la testa esaltandone un finto orgoglio nazionale fino a minacciare, a dispetto della qualifica di paese fondatore dell’Unione europea, di sottrarci al rispetto degli obblighi derivanti dalle regole valide per tutti e di rinegoziare, a muso duro, parecchie disposizioni; quello recondito era invece di nascondere la reiterata noncuranza, l’incapacità, l’insipienza (anche delle Regioni e del Parlamento) di mantenere fede agli impegni.

L’art. 117 della nostra Costituzione, sulla cui osservanza giurano singolarmente tutti i ministri nell’apposita cerimonia al Quirinale, stabilisce che lo Stato e le Regioni, nell’esercitare il potere legislativo, sono tenuti al rispetto non solo della Costituzione stessa, ma anche dei vincoli dell’ordinamento comunitario. Tradotto vuol dire che siamo obbligati a recepire nel nostro ordinamento le norme del diritto europeo, anche se indigeste alla politica populista e all’opinione pubblica.

Chi si occupa del controllo di questa disposizione?

L’articolo 258 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea (TFUE) affida alla Commissione Europea il ruolo di custode dei trattati con la facoltà di avviare la procedura di infrazione che, se non riparata subito, si conclude con una consistente multa pecuniaria fino alla messa in regola.

Queste multe, inflitteci costantemente per gli obblighi rimasti inadempiuti, vanno a vantaggio del bilancio comunitario, tanto che i ragionieri di Bruxelles si rallegrano perché la loro “pacchia” di incamerare i soldi degli italiani continua a dispetto dei proclami a vuoto dei loro leader.

La Commissione europea non ha preso certo bene la sfida dei nostri politici e per questo affronto ci sorveglia arcigna, su istigazione dei paesi nordici, definiti a seconda dei casi “frugali” o “sovranisti”.

I cittadini comuni non ne sono al corrente, perché gli organi di informazione chiudono gli occhi per piaggeria sulle notizie che il potere istituzionale non ha interesse a divulgare.

La premier e il suo vice del populismo spinto, al potere da cinque mesi, hanno deliberato condoni e cancellazione delle multe interne inflitte ai cittadini, creando un ammanco di introiti per l’erario e gli enti locali, ma non hanno mai fatto cenno alle multe europee, che non possono godere di nessuna sanatoria e che il nostro Tesoro paga puntualmente sottraendo l’equivalente alla disponibilità di cassa per riduzioni fiscali interne o per miglioramenti di provvidenze verso i cittadini.

Secondo i dati ufficiali del Dipartimento per le politiche europee della Presidenza del Consiglio, appena aggiornati, l’Italia ha sul groppone 83 procedure di infrazione: 59 per violazione del diritto dell'Unione e 24 per mancato recepimento delle direttive.

L'ambiente con 16 procedure (rifiuti pericolosi, fognature e trattamento acque reflue, ecc.) è il settore con la più alta incidenza di infrazioni, seguito dagli affari economici e finanziari (15 casi), trasporti (8), lavoro e politiche sociali (7).

La cattiva gestione della cura dei rapporti comunitari, per semplice superficialità o accertata negligenza, ha per l'Italia un costo di immagine enorme che ci condanna al ruolo di paese poco affidabile in cima alla classifica di quelli che infrangono di più le direttive e le norme Ue.

Il che ha anche un costo economico salato, calcolato dalla Corte dei Conti in oltre 800 milioni di euro in dieci anni. Salasso che si abbatte sui conti pubblici nell’indifferenza generale, nell’assenza di qualsiasi dibattito parlamentare o di menzione nel programma delle forze politiche.

L’aspetto più grave della faccenda è che le sanzioni sono inflitte con un sistema incrementale automatico: esse sono calcolate e dovute non una tantum, ma per ciascun semestre fintantoché non viene data piena esecuzione alla sentenza che le ha irrogate esponendo il paese a esborsi dall’ammontare indefinito e per un tempo illimitato.

Per fare qualche esempio di classico scempio amministrativo, come se avessimo soldi da buttare dalla finestra, stiamo ancora pagando per il mancato recupero degli aiuti concessi alle imprese di Venezia e Chioggia per una sentenza UE di sette anni fa di 12 milioni ogni semestre di ritardo che ci è già costata oltre 160 milioni.

Altro esempio è quello delle cosiddette “ecoballe”, diventate il simbolo della spazzatura campana (Presidente De Luca non ha nulla da dire?). Il 16 luglio 2015 una sentenza della Corte di Giustizia UE aveva dichiarato l’inadempienza all’attuazione della precedente sentenza del 4 marzo 2010 e condannato l’Italia a versare alla Commissione europea una somma forfettaria di 20 milioni di euro e una penalità giornaliera (ripeto giornaliera) di 120.000 euro fino al giorno in cui non verranno realizzati le discariche richieste e gli impianti di trattamento e di recupero.

Per le 200 discariche abusive in tutto il territorio nazionale abbiamo già pagato una sanzione forfettaria di 40 milioni, più 42,8 milioni per ogni semestre, per un totale mostruoso di 232 milioni di euro.

Oppure ultima arrivata, la condanna per il mancato adeguamento alla precedente sentenza del 2012 sul recupero degli aiuti di Stato concessi agli alberghi dalla Regione Sardegna: oltre ai 75 milioni di euro già pagati forfettariamente, dal 31 dicembre 2020 siamo tenuti al pagamento di 80 mila euro, anche qui per ogni giorno di ritardo nell’applicazione delle misure necessarie.

Cosa c’è all’orizzonte? Luccicano come un tesoro i 600 milioni previsti nel PNRR per interventi nel settore fognario e per l’adeguamento sulle norme ambientali. Su questo bottino vola come uno sparviero la possibile interferenza della malavita, ma sul paese incombe una procedura ancor più umiliante per la non applicazione della direttiva del 2006, conosciuta come direttiva Bolkestein, relativa alla messa all'asta pubblica dei servizi nel mercato europeo che ha fatto insorgere i balneari che pagano per la concessione loro fatta dallo Stato canoni irrisori rispetto al volume di affari. Il Governo si è piegato di fronte alla protesta di questa categoria di suoi elettori e malgrado la lievitazione della multa ha rimandato la cosa al 2024, salvo ulteriori proroghe, mentre ha fatto cadere la mannaia su chi non ha nulla togliendo il reddito di cittadinanza. 

La prossima estate i nostri bagnanti sapranno che oltre al lievitato costo dell’ingresso nello stabilimento dovranno destinare una porzione delle loro tasse per pagare la multa europea sul profitto dei balneari che si abbatterà sul bilancio pubblico.

Torquato Cardilli
24 febbraio 2023

11 commenti:

  1. La gente va dietro agli slogan. Al politico che impressiona di più. Prima tutti dietro a Berlusconi con il suo contratto poi a Renzi con suoi asfaltamenti poi ai Grilli parlanti e ancora dietro agli sguaiati Salvini e Meloni. Solo per citare i più noti. Chi parla con saggezza e con toni moderati dicendo cose corrette e concrete è destinato a non essere seguito

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    1. Giuseppe Mortillaro, mi perdoni, ha dimenticato, tra quelli che hanno impressionato il popolo: Mussolini, Andreotti, Craxi e la sinistra completa, tutti ben istruiti, appunto, ad impressionare il popolo deficiente, cretino e malaffaroto.
      Scusi, ho dimenticato, questa volta io, che quei grillini parlanti che cita, nonostante traditori, arrivisti o lungimiranti verso la propria tasca all'interno del Movimento, non hanno MAI rubato e dopo 40 sono riusciti a decretare, per la prima volta, leggi a favore dei cittadini in meno di tre anni.
      Buon sabato

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  2. Un paese alla ricerca continua della sua identità...

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  3. Della spregiudicatezza morale hanno fatto la loro bandiera!

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  4. Se il popolo italiano insieme agli altri partiti come il M5 Stelle ⭐️ non prendono provvedimenti la pacchia per loro continua!! Ormai si sono impossessati dell’Italia e non la libereranno mai più!! Che sono tutti alleati 😡 povera la mia Italia 🇮🇹😢😢 svegliatevi italiani 🙏🏻🙏🏻🙏🏻

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  5. La pacchia non finirà mai fintanto che il popolo italiano continua a votare questi individui. In ogni caso la pacchia è per loro non per i cittadini .

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  6. Eppure, la posizione della Meloni era già chiara ed inequivocabilmente filiale agli Usa dal suo ingresso in Aspen, con la considerazione degli americani sull'Europa, sempre la stessa già espressa dalla Nuland: " L'Europa si fotta".
    Tutto questo, dopo la giravolta da pseudo patriottica ad atlantista.

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  7. Vorrei venire a conoscenza da parte di Salvini e Meloni, la pacchia per chi è finita.

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  8. La pacchia è finita per alcuni, per altri comincia la pappatoia. ITE FILI....

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  9. La pacchia non è finita per le corporazioni, gli evasori e i furbi. Tagliare e poi eliminare il reddito di cittadinanza, non vuol "pacchia finita". È un slogan populista usato per nascondere il vero obiettivo: smantellare alcuni diritti elementari.
    Bisogna reagire!

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