sabato 3 luglio 2021

C’ERA UNA VOLTA UN COMICO

di Salvatore Virga - Quando Beppe Grillo si propose in politica da comico, eravamo a cavallo fra gli anni '70 ed gli anni ’80 ed il Paese si apprestava a vivere una delle pagine più buie della sua storia recente. I suoi monologhi, intanto, trattavano di ambiente, di economia globale, degli aspetti sostanziali di una democrazia in bilico, ad un bivio, tra deriva autoritaria e riaffermazione di sé stessa, dei suoi stessi principi. Il suo stile diretto, acuto e dissacrante, per molti versi scansonato, mai banale, è apparso sin da subito, ad un numero sempre crescente di estimatori, il grimaldello per scardinare il sistema, per mettere a nudo vizi e le virtù dei politici della prima ed unica Repubblica che può annoverare la nostra storia.

D'altra parte Grillo era un uomo di spettacolo, sagace ed irriverente, che si era ritagliato uno spazio sufficiente per stare fuori dall’agone e vestire i comodi panni del censore.

Quando arrivò l’onda devastante di “mani pulite” il castello di carte implose su se stesso e fu spazzato via dall’onda d’urto di un falso, quanto deleterio, puritanesimo. All’improvviso il sistema istituzionale basato sull’intermediazione dei partiti di massa, ben organizzati e strutturati sul territorio, subì un durissimo contraccolpo, in alcuni fu smantellato per espressa volontà dei rispettivi leader, che si sentirono autorizzati a svendere non solo le sedi ma finanche la tradizione di pensiero che aveva ispirato i padri costituenti, alla base di ideali per i quali in tanti avevano accettato anche l’estremo sacrificio. E fu allora che fece capolino, per la prima volta, l’idea movimentista a guida berlusconiana, che aveva la pretesa di raccogliere i cocci di un sistema ormai a brandelli ed introdurre un sistema bipartitico puro, dell’alternanza, senza tener in conto che il nostro è sempre stato un Paese contadino, privo di una destra storica contrapponibile ad una sinistra con forti connotazioni riformiste ed una classe media ispirata dalla tradizione cattolica.

Fuori comunque le scuole di partito e dentro le soap opera che attraverso le TV commerciali del biscione avrebbero dovuto catturare il consenso del corpo elettorale: questo era il progetto iniziale di Arcore e questo rimane. Grillo reagì, da par suo, a quella che sin da subito percepì come l’involuzione irreversibile di un sistema malato, magari, meritevole di cure radicali, ma sistema. Furono gli anni del blog, dei Vaffanculo-day, degli accorati interventi al Parlamento europeo. Non volle certo apparire come uno che predica bene e razzola male ed allora mise un campo tutta la sua forza, una parvenza di assoluta coerenza, con l'assunzione di responsabilità diretta; si propose insomma nei panni di un leader alternativo. 

È inutile dire che siamo già nel 2009 l’anno di nascita del movimento, il momento dell'escalation verso il tanto deprecato scranno del potere conquistato con il piglio del rinnovatore, del moralizzatore, con la forza ed una forma di autorevolezza autoreferenziale (mai messa, sino ad oggi, in discussione) tipica del “dictator rei pubblicae costituendae” che avrebbe dovuto consentire a questo martoriato Paese di rinascere dalle proprie ceneri come la mitica Fenice. Il tutto nel nome della democrazia diretta – scelta non appropriata per un Paese vissuto nel solco della democrazia rappresentativa e comunque priva di regole certe - del voto programmatico chiesto ed ottenuto con i potenti mezzi dell'amico e compagno di avventura Casaleggio, con il ricorso ai media, alla propaganda accorta e mirata nel dimostrare che finalmente era la arrivata una generazione di politici virtuosi, con pochi vizi e tantissime, inattese, risorse morali.

Tutto sembrava andare per il verso giusto nonostante le numerose epurazioni, le defezioni, gli immancabili cambi di casacca, le critiche feroci verso i rappresentanti pentastellati qualche volta, oggettivamente, non all’altezza, qualche infelice scelta di campo come il “contratto” sottoscritto con la Lega che porterà il Paese sull’orlo del baratro. Ed in tanto fa le sue prime apparizioni sul proscenio della politica Giuseppe Conte, illustre (sconosciuto) professore di diritto, che chiamato alla guida del primo governo a trazione gialloverde, quello del contratto, si autodefinisce “avvocato del popolo” e che non batte ciglio quando giunge l’ora di rompere quel patto scellerato la cui prosecuzione avrebbe portato certamente al tracollo sociale. E poi il secondo governo, quello della pandemia, il momento clou che vide Conte davvero pronto a mettersi in gioco, con tutti i suoi pregi e i suoi difetti, comunque capace e determinato, garante vero del metodo democratico ma con un neo grosso ed ingombrante: la scarsa riverenza per chicchessia, “garante e dictator” compreso. 

Uomo consapevole dei propri mezzi e delle proprie scelte Conte, il Presidente che entrava nelle case degli italiani all’ora di cena per annunciare dati sempre più allarmanti e misure sempre più dolorose, ma che c’era, era presente in prima persona per infondere, nel contempo, serenità e fiducia, poco alla volta, suo malgrado, diveniva leader, rifermento di un Paese per molti versi allo sbando, esempio di rara signorilità pure nel momento delle scelte più dolorose, quelle dettate dalle note vicende che hanno portato al termine del suo secondo mandato.

Chiamato a rifondare il movimento cui si è ispirato nell’azione politica, ha tentato di farlo in maniera oculata, cercando la condivisione di regole vere, entrando in naturale collisione, con l’originaria leadership, quella movimentista della prima ora che ha mostrato tutti i suoi limiti e, dopo l’esordio, la sua connaturata inadeguatezza. Da giurista, Conte, pretende regole certe, da giurista prestato alla politica vuole che sia il partito, con tanto di statuto, ad assolvere al ruolo di mediatore tra il vertice e la base della società civile - così com’è scritto a chiare lettere nella Costituzione – da uomo del popolo vuole che nessuno, nessun centro di interesse, si appropri e controlli dati che devono essere trattati secondo legge, da simpatizzante/iscritto del movimento auspica che i pentastellati possano continuare ad essere punto di riferimento e, legittimamente, forza di governo seria ed affidabile. 

Tutto il resto non serve, non serve che Salvini faccia paragoni blasfemi con Gesù Cristo, né che Grillo avanzi pretese che rappresentino palese negazione del suo passato di dissacrante censore. Vedremo come finirà, ma di uomini del calibro di Conte questo Paese non può fare di certo fare a meno. Questa è l’unica certezza per il resto… meglio stare con i piedi per terra e non avere nessun Grillo per la testa!

Salvatore Virga

03 Luglio 2021

P.S. Riceviamo e volentieri pubblichiamo questa interessante riflessione su un argomento di grande attualità. La battaglia tutta interna al M5S tra la posizione del suo creatore e fondatore e l'umo che dovrebbe prenderne la guida riorganizzandolo. Salvatore Virga, nato il 29/03/1963, è un funzionario della P. A., appassionato di politica, musica e letteratura. Ha sempre rivendicato il diritto di cittadinanza che è il bene più prezioso garantito dalle società democratiche.
Benvenuto su PoliticaPrima e buon lavoro.
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13 commenti:

  1. Analisi lucida, puntuale che induce a riflessioni profonde sulla politica autentica e lontana da ogni sua banale spettacolarizzazione.

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    1. Gentile commentatore, per inserire il nome e cognome basta scegliere l'opzione "nome/Url", scrivere sulla prima riga e lasciare vuota la seconda e pubblicare.

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    2. Salvatore Virga3 luglio 2021 13:34

      Grazie per l'apprezzamento

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  2. Salvo Castellese3 luglio 2021 13:28

    Da quando è entrato in politica non fa più ridere a nessuno.

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    1. Ma anche prima più che ridere voleva invitare alla riflessione.

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    2. Franco Sammartino3 luglio 2021 18:49

      Infatti non è un politico è come tale dovrebbe cedere il passo, pur rimando grande, ad altri che si sono misurati con le problematiche del governare

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  3. Roberto Brancaccio3 luglio 2021 13:36

    Una differenza: Contre abolisce il limite del doppio mandato e quindi tutti con lui per fare I tonni a vita

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  4. Salvatore Virga3 luglio 2021 13:52

    Questo è uno degli effetti di un sistema che si avvita su se stesso. Se avessimo il coraggio di esercitare veramente il diritto di voto, magari con una legge elettorale che vieti le nomine... Forse non saremmo qui a discutere di statuti.

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  5. Adele Matassi3 luglio 2021 15:15

    È stato un grande, ma ultimamente.....

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  6. Tiziana Falchi3 luglio 2021 15:42

    Basta attaccare Grillo, tutti possiamo sbagliare

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  7. Gabriele Govoni3 luglio 2021 15:44

    Adesso è più comico di prima!

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  8. Orazio Focarino4 luglio 2021 17:35

    Il passato è passato, per il presente ed il futuro Grillo farebbe bene a dedicarsi alla sua famiglia da lui forse trascurata.

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  9. Condivido l’analisi con una variante finale: “stare con i piedi per terra” e un Grillo che ritorna a fare il comico. La politica è una cosa seria!

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