domenica 12 marzo 2017

I voltagabbana. La più grave patologia della politica

Voltagabbana Palrmanentodi Giangiuseppe Gattuso - Credo si possa definire la specie peggiore della fauna politica degli ultimi anni.
Quella disdicevole categoria di eletti ai diversi livelli istituzionali frutto di una patologica concezione della Politica che ha condizionato pesantemente l'equilibrio democratico. Che ha tradito la fiducia dei cittadini facendo mercimonio del sacro mandato popolare.

I casi che hanno contraddistinto questa legislatura sono innumerevoli, l'ultima stima, che tiene conto dei fuoriusciti dal Pd e da Sinistra italiana, e calcolando anche il ritorno ufficiale in Forza Italia di Mario Mauro dalle politiche del 2013, ne conta 450. Di cui 195 cambi al Senato e 255 alla Camera. E tra loro c’è chi ha effettuato diversi cambi di partito che sono serviti a creare maggioranze politiche spurie e antitetiche al mandato e ai programmi elettorali, per un totale di 312 parlamentari che hanno cambiato gruppo. Una incredibile indecenza.

Bondi_RepettiIn Parlamento sono spuntati come funghi nuovi raggruppamenti politici e quello “misto” ha raggiunto una consistenza mai vista prima. Gente candidata in aperta contrapposizione al partito avverso e magicamente, appena insediata nello scranno ottenuto, trasformatasi in sostenitori della prima ora superando d’un tratto qualsiasi ritegno morale. E spesso, appena fatto il salto, immediatamente convertiti in altrettanti denigratori di quella forza politica grazie alla quale sono stati miracolosamente eletti. Forse, anzi sicuramente, per un tragico incidente della storia.

Un mercato delle vacche indegno, con tutto il rispetto per le simpatiche produttrici di latte, quasi sempre frutto di interessi personali o di bottega. Mai, quasi mai, per decisioni e scelte legate a principi etici e morali. Men che meno a costrizioni, imposizioni di linee politiche o limitazioni della libertà. Tutte motivazioni che avrebbero un loro significato per giustificare tali comportamenti.
Ecco perché il principio previsto dall'art. 67 della Costituzione del non vincolo di mandato, che i padri costituenti sensibili e preoccupati per la deriva fascista appena conclusa, vollero sancire in costituzione, può e deve essere rivisto e in qualche modo, se non superato, integrato. 

domenico-scilipotiCome deve essere chiaro e definitivo il fatto di avere una legge elettorale che leghi sempre di più i cittadini ai loro eletti. E che assicuri la maggiore rispondenza possibile alla volontà degli elettori. La cosiddetta governabilità, in questo caso, deve trovare in mezzo a questi principi fondamentali la sua espressione migliore proprio per assicurare e scongiurare soluzioni di continuità tra la Politica e la volontà popolare. 

Vanno quindi individuati meccanismi legittimi e condivisi che possano limitare fortemente la ormai esecrabile pratica dei voltagabbana in totale disprezzo e mortificazione dei cittadini elettori. 
Ci sono già esempi che potrebbero essere tenuti in considerazione nonostante la nostra diversa realtà politica e sociale. E mi riferisco al cosiddetto “recall” praticato in numerosi stati del nord America, in sei cantoni svizzeri, nella provincia canadese della Columbia Britannica, in Venezuela, in Giappone, ma praticamente sconosciuta in Italia. Un caso importante di applicazione del “recall” è avvenuto nel 2003 contro il governatore della California Gray Davis, e sostituito a furor di popolo dal famoso attore Arnold Schwarzenegger.

La possibilità che l'eletto ritenuto non più meritevole di fiducia possa tornare all'esame elettorale. Superando l’idea, italiana ed europea, del giudizio solo alla scadenza del mandato. In questo modo il rapporto tra eletto ed elettore verrebbe preservato da fughe e comportamenti eticamente sbagliati. 

Renzi VerdiniUn sistema di democrazia diretta che consente di presentare una petizione da parte di un certo numero di elettori per portare al giudizio popolare l’eletto ritenuto non più rispondente al programma o al vincolo con chi lo aveva delegato a rappresentarlo. In questo modo assume maggiore autorevolezza chi, “eletto” a una funzione importante e di potere, sa che potrebbe essere oggetto di una verifica in corso d’opera molto rischiosa per il mantenimento del seggio. Tutto ciò, però, sarebbe più semplice in applicazione di una legge per l'elezione dei parlamentari in collegi uninominali, così come qualsiasi rappresentante istituzionale eletto direttamente dai cittadini.

La questione è tremendamente aperta e richiede una qualche soluzione. Non si può continuare ad alterare e mortificare la volontà popolare espressa durante il voto. E nel caso di sistema proporzionale andrebbe regolato il “recall” dimodoché il nuovo giudizio elettorale può far decadere quell’eletto facendo scorrere il successore primo dei non eletti di quella lista. Così da non alterare l’equilibrio politico maggioranza-opposizione, come ha spiegato bene Michele Ainis in diversi interventi come quello su l’Espresso del 19 febbraio 2016.

Grillo Di MaioInsomma, una possibilità per attivare i cittadini, una ragione per spingere a una maggiore partecipazione politica vera in un periodo lungo di disaffezione cronica nei confronti delle elezioni e della democrazia. Le multe ideate dal M5S per i propri eletti nel caso di cambi di casacca, e tanto criticate dagli altri partiti, non saranno una soluzione ma sono uno strumento d’emergenza e danno il senso del problema. Sicuramente affrontano una grave questione, molto sentita nella pubblica opinione, a cui porre rimedio.

Giangiuseppe Gattuso
12 Marzo 2017

18 commenti:

  1. infatti questo dimostra in modo ulteriore come la gente non capisca piu' la politica ..i voltagabbana un numero enorme --che fare ..nulla si autoperpetuano passando da un partito all'altro per non parlare poi del gruppo misto il peggio del peggio ..la politica escluso il movimento che anche lui ha avuto diverse defezioni proprio nel gruppo misto.Cha fare ? se riusciremo ad andare a votare chissa nel 2018 ora e' chiaro dovremo ricordarcene ..

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  2. Ma allora tu, Giangiuseppe,vuoi veramente una politica seria!!!

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  3. La reggia di Montecitorio è composta da una nobiltà che vive nello sfarzo, accudita da una servitù ben pagata: essa negli anni si è creata dei privilegi, che nemmeno i Savoia possedevano. Questi signorotti però sono volubili e capricciosi: un sorriso ammiccante ed una lauta proposta è sufficiente per far cambiar loro il blasone. La moralità e l'onestà intellettuale non albergano in queste antiche stanze.

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  4. Certamente la pratica di voltare gabbana tra i politici costituisce un’insopportabile anomalia. Forse unica al mondo per le sue dimensioni come puntualmente ci ricorda Giangiuseppe. Francamente mi sento un po’ in imbarazzo a definirla la più grave tra le patologie di cui soffre la politica italiota. Il panorama delle porcherie che caratterizzano il nostro tempo è talmente ampio che classificarle in ordine di gravità è un’operazione complicata. Per esempio la propensione a corrompere o essere corrotti è più grave o meno grave di cambiare bandiera? E cos’è più patologico cambiare casacca o la pratica del familismo perpetrato da chi intende la politica come strumento per sistemare parenti e amici? – nell’era renziana tra i ministri e l’area di governo si è registrato il record dei favori a fratelli, cugini, cognati, fidanzati e amanti. È più grave il fenomeno dei voltagabbana o la difesa strenua dei corrotti ed inquisiti nei partiti lasciati al loro posto a ricoprire incarichi delicatissimi. Vendersi al migliore offerente è solo uno strumento per consentire la loro sopravvivenza politica. Purtroppo la patologia ha infettato l’intero sistema politico in tutti i suoi meccanismi e, per uscire dalla quale, occorrerebbe rifondarlo alla radice impedendo ai tanti lestofanti che ci hanno governato e ci governano, di continuare a frequentare i palazzi del potere. Ma siccome riforme così profonde dovrebbe farle il Parlamento, non si può chiedere al tacchino di anticipare il Natale.

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  5. Caro Maurizio, ritengo che le aberrazioni di potere da te elencate siano conseguenza di una deriva legislativa, morale e sociale che ha eroso le fondamenta del nostro sistema di governo "democrazia rappresentativa" che, allo stato attuale, lo è solo di nome.

    Poiché la "democrazia rappresentativa" implica che gli aventi diritto eleggono i loro rappresentanti, i temi che Giangiuseppe propone, cioè:
    - vincolo di mandato,
    - collegi uninominali
    - procedura di recall
    sono ragionevolmente prioritari in quanto all'origine dell'ampia varietà di malcostume che affligge il nostro Paese.

    In effetti il principio costituzionale di "affrancamento da vincoli di mandato" è anche accettabile in un contesto sociale in cui il senso dell'onore eserciti un peso morale per cui il tradimento sia percepito come atto esecrabile. Questo poteva valere quando venne fondata da Repubblica, ma che senso può avere oggi quando è palese anche non si limiterebbe a porgere la seconda guancia - come da insegnamento cristiano - che il mandato parlamentare è visto e vissuto come un'opportunità di "svolta di vita" (docet il fatti i cazzi tua di Razzi)?

    A peggiorare le cose le riforme elettorali - capilista bloccati, collegi multipli, ecc.. - hanno inquinato l'essenza della democrazia rappresentativa e contribuito alla dissipare gli ideali che davano un senso agli schieramenti tradizionali, creando così l'humus che ha pesantemente depotenziata la "rappresentatività".

    Queste sono le argomentazioni con cui mi sento di condividere con Giangiuseppe che esista una graduatoria di anomalie da tener presente per poter ritornare a una forma di governo coerente con il nome con cui viene presentata.

    Già affrontare il "non vincolo di mandato" e la "rappresentatività" sarebbe salutare ma se poi si volesse porre mano anche all'istituzione di un procedimento di recall certamente la democrazia non ne verrebbe a patire.

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  6. Schiavone Raffaella12 marzo 2017 20:52

    Una vergogna assoluta....

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  7. Teresa Fabiola Calabria12 marzo 2017 20:53

    "Franza o Spagna, basta che se magna!"

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  8. Michele Maniscalco12 marzo 2017 20:54

    Collegio uninominale e chi non è più d'accordo col partito in cui è stato eletto si dimette e si torna a votare in quel singolo collegio. Il dimissionario si potrà ricandidare con un'altra lista o partito. I suoi elettori decideranno se rivotarlo o meno.

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  9. Marisa Bignardelli13 marzo 2017 08:36

    Una delle regole che mi sono imposta è non votare mai i voltagabbana. Altra è non votare chi ormai è tuttuno con la poltrona. La verità è che ci vorrebbe un curriculum politico per ogni candidato.

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  10. Concordo su tutto ciò che ha scritto il Direttore. Mi permetterei di aggiungere che ai voltagabbana interessano solo i soldi. Ecco uno dei punti dove colpirli per impedir loro trasmigrazioni di comodo.

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    1. Stefania Sardisco13 marzo 2017 10:25

      anche la regola dei 2 mandati sarebbe più che efficace! e li costringerebbe a lavorare davvero per i cittadini dato che dopo i 2 mandati tornerebbero tra noi mortali.

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  11. Di queste cose i nostri "bravi e liberi" giornalisti non ne parlano! mettono in risalto mezze notizie gia dette e ri-dette per distrarre l'attenzione (quella poca) dalle immonde realtà che esistono ai cosiddetti "piani alti"! Dai numeri citati nell'articolo è chiaro e palese che i voltagabbana sono i senatori comprati e i politici corrotti e disonesti. E' tutta una compra-vendita tra puttane e magnacci. E pensare che quando un calciatore cambia squadra, in massa (anzi, massE) lo chiamano traditore!....se sapessero....

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  12. Lasciamo da parte le ipocrisie e chiamiamo le cose con il loro vero nome. Cambiare casacca dopo essere stati eletti in una forza politica per passare ad un'altra si chiama tradimento, inutile girarci intorno. Uno schiaffo in pieno viso agli elettori. E non importa se con ciò non si violi nessuna legge dello stato, ma di sicuro viola quella della morale. Non ritrovarsi più a proprio agio all'interno della propria forza politica o semplicemente perché sono cambiate le proprie idee, può succedere, ma in questo caso, ci si dimette e nel rispetto della volontà popolare, si lascia il posto libero al primo non eletto perché persegua le politiche per cui quel partito è stato votato.

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    1. Franco Gentile13 marzo 2017 10:24

      Infatti l'etica vorrebbe questo! Ma siccome il significato intimo e filosofico di tale vocabolo ormai s'è perduto nel vuoto si è costretti ad assistere a tale volgare e prosituente andazzo che dimostra, oltrettutto, come per i nostri politici significhi la sistemazione a vita di se stessi e poi che il "poppolo" quello con "tre narici" per dirlo alla Guareschi e la sua volontà vadano pure a quel paese tanto a noi che ce ne frega? ( dicono i politici). Che è il "poppolo"= "roba da magnà?"

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  13. Carlo Capilupi13 marzo 2017 09:14

    Ottime riflessioni che ricalcano il mio pensiero, già ampiamente espresso con diversi commenti in più occasioni. Il vincolo di mandato non solo è opportuno, ma dovrebbe essere obbligatorio in un sistema marcescente dove i singoli politici non rappresentano più il cittadino elettore, ma solo se stessi. Il cosiddetto mercato delle vacche in Parlamento è uno sconcio non più sopportabile perché è uno sfregio alla democrazia rappresentativo-parlamentare. Il non-vincolo è obsoleto ed è una delle principali cause dei raccapriccianti inciuci che si vedono consumare con frequenza incessante nello scenario politico. È anche da considerare come elemento trasmettitore di corruzione, come dimostrano i tanti casi di tranfughi da uno schieramento all'altro dietro promesse di favori personali (tutti ricordano l'intervista di Antonio Razzi quando ammise davanti alle telecamere di essere stato "comprato" da Berlusconi quando lui militava nell'Italia dei Valori con Di Pietro).

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  14. enzo costanzo13 marzo 2017 10:54

    nella prima repubblica il problema non esisteva perchè il sistema proporzionale e le multipreferenze, al massimo provocavano spostamenti all'interno delle correnti di un partito, tante' che dal 48 al 92 si registrarono complessivamente tra i due rami solo 11 cambi di casacca. Oggi, certo che una soluzione va trovata. io non sono d'accordo per la cancellazione del vincolo, perchè il parlamentare deve avere spazi di libertà di coscienza rispetto a temi particolari, che non possono legarsi esclusivamente alle indicazioni delle segreterie o dei governi. Certo che se si sono registrati i numeri riportati da Giangiuseppe, pensare di trovare una soluzione di tipo elettorale sui singoli, rischierebbe di tenere gli italiani sempre con la matita in mano. Anche le dimissioni in fondo garantiscono attraverso il primo dei non eletti la continuità di quel partito. Abbiamo esempi di primi dei non eletti, che poi chiamati ad assumere il ruolo, si sono iscritti in gruppi diversi da quello in cui erano stati candidati. Io sarò innamorato del vecchio sistema, ma se si torna al proporzionale solo recuperando la centralità dei partiti si possono superare le questioni e l'eletto si vincola al territorio e non solo ai suoi amici. Facciamo che per eleggerli servono decine di migliaia di voti, e sicuramente il mercato delle vacche finisce.

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  15. Questa legislatura sarà ricordata per il record del numero dei parlamentari voltagabbana. Il Parlamento, oggi, fra cambi di partito e creazioni di nuovi gruppi presenta un assetto diverso da quello del 2013: siamo lontani dall’iniziale volontà del popolo. La situazione è così preoccupante da richiedere meccanismi bloccare questo trasformismo dovuto a incoerenza ideologica e scarsa etica politica che non rispetta la volontà degli elettori, si potrebbe ipotizzare che viene meno il principio della sovranità popolare. Nella ricerca degli strumenti normativi non bisogna perdere di vista il valore della ratio dell’articolo 67 della Costituzione. Con l’affermazione “senza vincolo di mandato” si esalta il principio fondamentale della rappresentanza politica democratica. Il vincolo non obbliga il parlamentare a votare secondo le indicazioni del partito nelle cui liste è stato eletto e lo tutela da eventuali condizionamenti di gruppi esterni. Così dovrebbe essere, aspetto che più preoccupava i Costituenti. Alcuni costituzionalisti ritengono che sulle tematiche qualificanti del programma presentato dal partito, i parlamentari, per rispetto degli elettori che li hanno premiati con il voto, dovrebbero ritenersi vincolati dalla lealtà politica. Si sostiene anche che, per motivi di correttezza costituzionale, il parlamentare che esce dal partito nella cui lista è stato eletto, sarebbe tenuto a dimettersi: nella prassi non si è mai verificato. Una legge elettorale chiara, da sola, senza la modifica dell’articolo 67 non riuscirebbe a garantire la governabilità, i voltagabbana in qualsiasi momento potrebbero ribaltare la situazione. E’ inutile parlare delle difficoltà che si incontrano per modificare la legge elettorale e ancor di più per modificare l’istituto della rappresentanza: manca la volontà politica. Fra parentesi non dobbiamo dimenticare che spesso i parlamentari per sottrarsi al diritto-dovere del voto si appellano, strumentalmente, alla libertà di coscienza. Multare i propri eletti nel caso di cambi di casacca, come propone il M5S per i suoi, non è praticabile: la regola, interessante dal punto di vista morale, giuridicamente è illegale perché contraria a una norma imperativa, l’articolo 67. Secondo il ragionamento di Michele Ainis si potrebbe adottare l’istituto del “recall” procedura che esisteva già nella democrazia ateniese, applicata in mezzo mondo ma sconosciuta in Italia. Questo istituto come la possibilità di sanzionare il voltagabbana con la decadenza del mandato e rimpiazzarlo con il primo dei non eletti della lista di appartenenza oppure, nel caso di collegio uninominale, riconvocando i comizi elettorali solo per il collegio del decaduto richiedono una modifica costituzionale: per l’incertezza politica si prospettano tempi lunghi. Intanto il problema si potrebbe risolvere con una corretta etica politica.

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  16. Voltagabbana : “Chi cambia opinione e idee, per opportunismo, per tornaconto personale, con grande facilità e leggerezza”. Così recita l’enciclopedia Treccani per chi intende conoscere il significato letterario del termine voltagabbana. Attualmente è diventato un termine un po’ di uso comune, sia per mettere in risalto l’operato di un parlamentare e sia per mettere in cattiva luce un avversario politico. Giuridicamente, nel caso di un tornaconto personale, il voltagabbana è da considerare un soggetto colpevole di reato, dato che in politica non è ammesso l’interesse privato. Il problema sorge, nel momento in cui dovremmo assumerci l’onere di legittimi accusatori nel definire voltagabbana, il soggetto in questione. Quale metodo o “metro” dovremmo usare per stabilire se un parlamentare è da considerare tale? Non è sufficiente e nemmeno stabilirlo con delle norme scritte diverse dalle leggi della repubblica per definire voltagabbana una persona che non si sente più rappresentato nell’ambito in cui svolge il proprio mandato. La politica non è una scienza nella quale sono le grandezze matematiche a stabilire precisi parametri di valutazione. In sintesi se un parlamentare non condivide più il comportamento del capo, si dovrebbe dimettere per fare posto a chi la pensa come il capo, o addirittura per scoraggiarlo dovrebbe pagare un’ammenda, a favore di chi? E con quale giustificazione legale? Vorrei immaginare per un solo istante se Renzi avrebbe avuto questa possibilità …. Quale sarebbe stato il risultato?Altro che deriva autoritaria, questo è fascismo a tutti gli effetti. Di che democrazia stiamo parlando? In un clima politico, di tipo squisitamente personalistico, come quello attuale, è davvero uno schiaffo alla democrazia. Certamente quando ci si reca alle urne, c’è un programma da rispettare, ma nel corso del mandato di governo ci sono sempre delle variazioni in corso d’opera che spesso sono lontanissime dal programma originario. Perciò, caro direttore, io rifletterei molto su questo appellativo spesso applicato con troppa facilità, anzi sono certo che questa libertà di pensiero, è stata alla base dei nostri padri costituendi, dopo l’esempio del ventennio fascista.

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