giovedì 30 aprile 2015

1° Maggio 1947. La prima strage di stato?

1 maggio 47di Michele Maniscalco - 30 aprile 1947. Serata splendida di primavera.
A San Giuseppe Jato i marciapiedi sono pieni di persone sedute davanti la porta a godersi il fresco serale. La televisione non esiste. I pochi fortunati che possiedono una radio alzano il volume al massimo e ascoltano le notizie dall'esterno. È anche un modo per ostentare l'oggetto posseduto.

contadini-prima-604x270I contadini con i pantaloni di velluto e la camicia di "sbarracanu" (una stoffa molto resistente che si usava per le camicie dei contadini) conversano con i vicini di casa. Nella maggior parte dei casi l'argomento principale della conversazione si concentra sulla festa del I° Maggio e il corteo che partendo da San Giuseppe Jato arriverà a Portella delle Ginestre. Le donne in casa a preparare il pasto serale e il companatico per la festa dell'indomani.

Alla Camera del Lavoro, anche sede del PCI locale, il segretario Sarino Di Piazza detto "pannizzu" per la sua giovane età (è uno dei pochi di famiglia non ricca che ha fatto il ginnasio e perciò occupa quel posto) si dà molto da fare ad organizzare per la mattina successiva: bandiere rosse del PCI, della Camera del Lavoro, ritratti di Di Vittorio, di Togliatti e di Nenni. In paese, nel mondo della sinistra, c'è euforia per la recente vittoria del BLOCCO del POPOLO alle elezioni regionali.

Foto 1947A casa mia, mio padre ha deciso di portare alla "festa" me e mio fratello rispettivamente di 11 e 13 anni. Mia madre ha preparato il companatico: frittata di uova e ricotta. Mattina del I° maggio: grande adunata in Corso Umberto I° davanti la sede della Camera del Lavoro. Si organizza il corteo: in testa bandiere, ritratti, e tutti i dirigenti locali della sinistra, segue una folla immensa. Molti con muli e carretti erano già partiti. Gli slogan: "EVVIVA IL I° MAGGIO FESTA DEI LAVORATORI" - "VOGLIAMO PANE E LAVORO".
Intanto venditori di frutta, di calia e simenza (ceci e semi di zucca), di poveri e semplici giocattoli sono andati di buon mattino a piazzare le loro bancarelle. Molte persone, di colore politico diverso, fanno delle battute sarcastiche, anche di cattivo gusto, rivolte alle persone che con allegria si avviano alla festa. In seguito a quello che è successo molte di queste persone saranno interrogati dai carabinieri.

Festa 1 MAGGIOParte il corteo, mio padre mio fratello ed io siamo in mezzo alla folla. Dopo poco più di 1 ora ci troviamo insieme al popolo di Piana e al popolo di San Cipirello, nelle spianata di Portella. È festa.

Sasso-di-Barbato 1Vengono piazzate le bandiere intorno al "SASSO di BARBATO". Chi è arrivato col mulo o col carretto ha cercato un posto per "sbardari u mulu" (togliere il basto al mulo) o "spaiari u carrettu" (sganciare il mulo dal carretto). C'è allegria. La banda musicale di Piana suona, le persone delle bancarelle offrono la loro merce ad alta voce con la solita cantilena. Si è in attesa dell'oratore ufficiale Mommo Li Causi.

CarroPassa il tempo e Mommo non arriva, non si conosce il motivo del ritardo (non esistono i telefonini). La gente incomincia ad avere fame e vuole mangiare. Giacomo Schirò, dirigente del PSI di San Giuseppe Jato decide di cominciare a parlare lui, sperando che nel frattempo arrivi Mommo. Sale sul "Sasso di Barbato". Io ragazzino undicenne, curioso mi metto in prima fila a circa 2 metri di distanza dall'oratore, la mia testa arriva all'altezza dove lui ha poggiato i piedi, mio padre e mio fratello dietro di me.

rosi-portellaGiacomo Schirò inizia con le seguenti parole: "il I° maggio del 1945 eravamo poche decine di persone nel 1946 eravamo alcune centinaia oggi siamo una folla immensa". A questo punto si sentono le prime raffiche di mitraglia. Tutti rimaniamo ammutoliti e, passati alcuni secondi, visto che non era successo niente, un uomo di Piana incoraggia tutti dicendo: "su li nostri, ma chi un ciaviti vinutu mai a chiana?" cca si spara pi fari festa" (Sono i nostri a sparare. Non siete mai venuti a Piana degli Albanesi? qui si spara per far festa).

Giornale l'OraIntanto gli assassini si sono accorti che avevano sbagliato il bersaglio. Ritornano le raffiche, questa volta sopra la folla, urla dei feriti, grida da chi chiamava i parenti, cavalli imbizzarriti. La "festa" è finita. Chi può torna di corsa al proprio paese. Con mio padre e mio fratello ci ritroviamo sulla strada per San Giuseppe Jato. A metà percorso incontriamo 5 carabinieri, a piedi, trafelati, provenienti dalla stazione di San Giuseppe Jato.

Salvatore_GiulianoA San Giuseppe Jato e a Piana degli Albanesi si pensò subito che la strage di Portella della Ginestra (undici morti (nove adulti e due bambini) e ventisette feriti, di cui alcuni morirono in seguito per le ferite riportate) fosse stata opera della mafia locale (ancora oggi lo storico Giuseppe Casarrubea scrive che la mafia partecipò alla strage). Molti mafiosi furono arrestati la stessa giornata della strage e poi rilasciati. Si seppe in seguito che a sparare furono alcuni componenti della banda di Salvatore Giuliano. Ci fu il processo di Viterbo e alcuni di questi vennero condannati, tra i quali il braccio destro e cugino di Giuliano, Gaspare Pisciotta.

Gaspare PisciottaLa magistratura non indagò sui possibili mandanti. Ma Giuliano e la sua banda non potevano avere interesse a fare quella strage se non con la promessa di una amnistia. Il Ministro dell’Interno era Mario Scelba. In seguito Giuliano fu ammazzato mentre dormiva e poi fu inscenato un conflitto a fuoco. Pisciotta, dal carcere di Palermo, aveva annunciato di dire la verità nel processo d'appello e prima che lo potesse fare fu avvelenato col caffè.

Michele ManiscalcoMichele Maniscalco
30 Aprile 2015
 
P.S. (Tratto da Wikipedia) In seguito ai riscontri emersi dal processo, diversi parlamentari socialisti e comunisti denunciarono i rapporti tra esponenti delle istituzioni, mafia e banditi. Intervenendo alla seduta della Camera dei deputati del 26 ottobre 1951, lo stesso Li Causi affermava: «Tutti sanno che i miei colloqui col bandito Giuliano sono stati pubblici e che preferivo parlargli da Portella della Ginestra nell'anniversario della strage. Nel 1949 dissi al bandito: "ma lo capisci che Scelba ti farà ammazzare? Perché non ti affidi alla giustizia, perché continui ad ammazzare i carabinieri che sono figli del popolo come te?". Risposta autografa di Giuliano, allegata agli atti del processo di Viterbo: "Lo so che Scelba vuol farmi uccidere perché lo tengo nell'incubo di fargli gravare grandi responsabilità che possono distruggere la sua carriera politica e finirne la vita". È Giuliano che parla. Il nome di Scelba circolava tra i banditi e Pisciotta ha preteso, per l'attestato di benemerenza, la firma di Scelba; questo nome doveva essere smerciato fra i banditi, da quegli uomini politici che hanno dato malleverie a Giuliano. C'è chi ha detto a Giuliano: sta tranquillo perché Scelba è con noi; Tanto è vero che Luca portava seco Pisciotta a Roma, non a Partinico, e poi magari ammiccava: hai visto che a Roma sono d'accordo con noi?»

36 commenti:

  1. PRIMO MAGGIO 1947

    Tra anemoni e piselli odorosi,

    immerse nel giallo delle ginestre

    famiglie intere stanno attorno

    ai sassi ricoperti di muschio.

    La festa invade la campagna,

    il dolce vociare dei bimbi

    fa lievitare la gioia.

    Solo musica e canti attorno ai cippi;

    il ricordo richiama un triste passato

    e i vecchi raccontano...

    Lacrime antiche percorrono sui volti

    i solchi che il tempo ha marcato.

    Sulle antiche zolle insanguinate

    ogni anno ricrescono papaveri,

    testimoni nel tempo...

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    1. Sicuramente di pregevole fattura il servizio di Michele Maniscalco descritto con un linguaggio altalenante tra news e storia. D’altronde un fatto di sangue di simile portata non poteva il Maniscalco descriverlo con freddo raziocinio, ma facendosi trasportare dall’onda emozionale che l’evento suscitò. La strage di Portella della Ginestra, perpetrata il 1° Maggio del 1947 rimarrà sicuramente un altro mistero italiano da aggiungere ai misteri che hanno contraddistinto altre stragi avvenute nella terra dei “Vespri”. È il 1° maggio 1947, una folla festante invade la campagna di Portella della Ginestra, nei pressi di Piana degli Albanesi quando all’improvviso, l’atmosfera festosa è rotta dal crepitio di una mitragliatrice, seguita da un numero imprecisato di colpi sparati con armi di vario genere.. Riversi nel loro sangue, tra le zolle dei campi, restano 11 persone, compreso due bambini, mentre 56 vengono ferite. Il colpevole fu ritenuto Salvatore Giuliano, detto Turiddu, e la sua banda. Ma chi armò la mano di Giuliano contro i contadini che lo avevano aiutato nella sua latitanza? Ci fu qualcuno ad aver dato l’ordine di compiere il massacro? Non poteva e infatti, come verrà appurato successivamente, perché gli ordini di Giuliano erano stati precisi: sparare in aria per creare il panico e poter sequestrare il nemico Li Causi. La sparatoria provocò undici morti e numerosi feriti. I motivi per cui Giuliano avrebbe ordinato l’eccidio, non possono esaurirsi nella sua dichiarata avversione del bandito nei confronti dei comunisti. Ad appoggiarlo e a dargli copertura furono certamente poteri mafiosi, schegge dell’autonomismo siciliano e forze che intendevano garantire il perpetuarsi degli equilibri di potere anche nel nuovo quadro istituzionale e politico nazionale del dopoguerra. Per quanto la ricerca dei mandanti non sia mai approdata a conclusioni certe, risultarono evidenti le responsabilità degli ambienti politici siciliani interessati a intimidire le masse contadine che reclamavano la terra e avevano premiato il Blocco del popolo nelle elezioni del 1947. Ma non finivano certo con lui, misteri e segreti così squallidi e orrendi, da dover essere per sempre taciuti. Un indizio chiarificatore si riscontra da Gaspare Pisciotta, quando, tratto in arresto, durante il processo di Viterbo dalla gabbia urlerà: “Siamo un corpo solo, banditi, polizia e mafia, come il padre, il figlio e lo spirito santo”.
      Si riferiva al patto stretto con il colonnello Ugo Luca o a fatti ancor più gravi, come quello di Portella della Ginestra?
      Mah …..ancora una volta la Sicilia, come allora, resta l’isola dalle tre punte.

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  2. Fabio Castellucci30 aprile 2015 14:13

    la MADRE della strategia della tensione.
    Usa, Mafia, Massoneria e istituzioni implicate in stragi e complotti.
    La MADRE di tutti i complotti in italia...

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  3. Giuseppe Vullo30 aprile 2015 14:29

    Avevo scritto un commento lungo ed articolato, ma mi è sfuggito e si è cancellato. Però concordo che la starge di portella della ginestra è stata una strage di stato.

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    1. Michele Maniscalco30 aprile 2015 21:01

      Dott. Vullo, mi è capitto diverse volte di scrivere un commento e vedermalo sparire al momento dell'invio. Cerco di rifarlo, ma non è mai uguale al primo.

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  4. "sbardari u mulu" (togliere il basto al mulo) o "spaiari u carrettu" (sganciare il mulo dal carretto).


    Sembra che il tempo non sia mai passato, cio' che accadeva ieri , oggi si ripete puntualmente....Cambiano gl'uomini e cambiano le stagioni, ma il disfare e fare del'uomo moderno non si sono fatti corrompere dalle buone pratiche...Buoni e cattivi hanno visto lo stesso sole e la stessa luna, le stragi, segrete e lampanti , ci sono state e molto probabilmente si ripeteranno....Scene campestri, come un paradiso solo per gl'appassionati, erano il campo nel quale con tanto sudore, si spaccavano le pietre e le spalle.....I segreti ci sono sempre gl'intrighi ancora e di piu', tutto si consuma in un mondo dove il progresso ha distrutto tutto , anche le buone maniere e la morale...Verra' mai il tempo nel quale questi somari abbandoneranno quei basto e quella corda....,Non credo, pur avendo tanta fede, i buoni ed i cattivi ci saranno sempre...Lasceremo alla storia questa memoria che non ci fa onore, non cresceremo mai perche' non siamo uomini liberi, e forse non lo desideriamo nemmeno........

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  5. antonella albertini30 aprile 2015 15:31

    La strage dì Portella della Ginestra si inserisce in un contesto storico e sociale ben preciso: in quei tempi in Sicilia i contadini si erano organizzati per protestare contro il latifondo imperante che lasciava le terre incolte e la gente affamata; inoltre le sinistre avevano ottenuto la maggioranza dei seggi alle recenti elezioni siciliane. Guarda caso quando le forze dì sinistra e dei lavoratori avanzano capita sempre qualcosa che ha lo scopo dì intimidire. A Portella della Ginestra lo stato rappresentato dal ben noto Scelta si allea con la mafia e malviventi locali per soffocare e bloccare l'avanzata dei comunisti. Come sempre c'è l'alleanza fra politica, poteri economici e mafia. È un' alleanza che avremmo poi sperimentato purtroppo in molte altre stragi. Domani è la festa dei lavoratori e abbiamo il dovere dì ricordare queste morti e non dimenticarle.

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  6. Cosa mi lega, io che la Sicilia non l’ho vista mai, alla storia di Portella della Ginestra ? C’è una piccolissima parte di storia della mia famiglia, mio padre, giovanissimo carabiniere, prestava servizio in Sicilia allora, e puntualmente , tutte le volte che i giornali o la televisione in bianco e nero, ricordavano a vario titolo, il Primo Maggio di allora, mio padre mi raccontava della sua esperienza siciliana. Non era un bel momento, no, per un carabiniere appena diciottenne, eppure mio padre ricordava sempre la semplicità e la bontà dei siciliani, quel modo di alzare la testa (e tutte le volte era un dubbio; “mi sta dicendo di si o mi sta dicendo no ?”), il banditore che passava per le strade scandendo parole che per un umbro erano pressoché incomprensibili, il servizio, le pattuglie a piedi, quei visi duri, scolpiti dal lavoro e dal sacrificio. E la paura… tanta paura di essere in ogni caso, tutti, pedine di un gioco molto più grande di loro.
    Massimo rispetto per i morti e guai se si tentasse di cancellare dalla storia un tale episodio.

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  7. Stupendo affresco di una tragedia che ha segnato la storia d'Italia del dopo guerra. Le pennellate di Maniscalco sono tratti essenziali, semplici, che scavano nel profondo dell'anima di chi legge. La verità dei fatti è tutta concentrata nel ricordo di Michele bambino. Attraverso i suoi occhi, puri e sinceri, vediamo anche noi la prima strage degli innocenti del dopo guerra italiano.E questo vale di più, molto di più, di tutte le cronache e dei libri di storia che si sono occupati di "Portella delle Ginestre". Grazie, Michele.

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  8. Non ero ancora nata, in quegli anni, avevo si dei parenti in Sicilia, coi quali in seguito si è discusso di questo, e di mafia, più in generale...e si sa che di fatti come questi o simili, la storia italiana è ben fornita.
    Non si discute...i fatti di Portella della Ginestra, rappresentano la prima strage di stato a memoria d'uomo....
    Il bel racconto, in prima persona di Maniscalco, la descrive nella quotidianità, nei personaggi, i contadini che lottano insieme ai comunisti per avere un lavoro, dignitoso e non più da schiavi sotto padroni infami, ed è certamente uno dei motivi di questo massacro, solo uno, ma ve ne sono altri, la crescente popolarità e affermazione del movimento comunista, non prometteva nulla di buono, per il governo di allora, e dunque, scelleratamente, ci si servì, di mafia e delinquenza, per fermare l'ascesa del comunisco..e la richiesta di diritti da parte del popolo...patti del genere, ve ne sono stati anche in seguito, vedasi "presunta" ...nemmeno tanto presunta trattativa stato-mafia...di non lontana memoria...e quindi è altresì logico e ragionevole pensare che a quei tempi, si andasse ancor meno per il sottile in casi del genere...cosa vuoi che sia qualche morto...per la loro causa...infame quanto mai...!
    E un dovere di ogni persona umana, che sia comunista, o no, ricordare, sempre e commemorare sempre, quei morti, per essi, e anche per l'ideale, la dignità delle persone, di avere un lavoro, e la libertà di poter esprimere senza timore, la sua propria opinione ed appartenenza politica o di pensiero.
    Il icordo è il rispetto per quelle morti ...che non siano state vane...si spera...

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  9. Il ricordo è vivissimo e ancora bruciante in questo racconto, di chi ha vissuto in prima persona l’esordio doloroso della stagione delle stragi mafiose, allora legate agli interessi agrari e alla campagna. La descrizione è ricca di particolari e di dettagli descritti con grande lucidità che testimoniano quanto, episodi come questi, rimangono scolpiti per una vita intera nella nostra memoria. Fa venire un certo brivido ascoltare dalla viva voce di chi si trovava in quel luogo, il contesto in cui in una giornata apparentemente tranquilla e festosa, maturò un tragico attacco alla libertà dei lavoratori e alla democrazia intera. Maniscalco ha sentito il boato degli spari e ha avvertito su di sé il fiato sul collo della morte che incombeva su di sé. Quell’evento, passato dalla cronaca locale, alla storia (anche se buia) del nostro Paese, oltre ad avere suscitato tanta paura e tanto dolore, ci consegna anche un grande esempio di impegno morale e onestà intellettuale che caratterizzava il ruolo del sindacato incorruttibile tutore degli interessi dei lavoratori. I nomi contenuti nell’articolo di Di Piazza e Di Vittorio dovrebbero essere un esempio e una guida umana e morale per gli attuali sindacalisti, purtroppo ormai lontani da quella generazione e da quella tensione intellettuale, e sempre più attenti ai propri interessi e alla propria carriera.

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  10. Tutt'intorno, per un'area di circa un chilometro quadrato, dove vi furono i caduti del 1º maggio 1947, si innalzano grandi massi in pietra locale, alti da 2 a 6 metri, cavati sul posto della pietraia. Uno di essi è il masso di Nicola Barbato, da dove il prestigioso dirigente Arbëreshë dei Fasci Siciliani dei Lavoratori era solito parlare alla sua gente. Altri figurano sinteticamente corpi, facce e forme di animali caduti. In altri due sono rispettivamente incisi i nomi dei caduti e una poesia. Una nuova opera di Ettore de Conciliis prevede un altro grande masso, sempre in pietra locale, con incisa una poesia in lingua albanese.
    Possiamo senza tema di smentita definirla la prima strage di stato del nostro Paese. A ricordo perenne:

    https://youtu.be/jEZfQTV3CKQ

    BUTTITTA, splendido ricordo di questa orrenda strage, non dimentichiamo chi ha dato la vita per i diritti che stiamo buttando via

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  11. Calogero Dolcimascolo30 aprile 2015 21:08

    La strage di Portella della Ginestra non è una strage di Stato.
    La vicenda va letta nello scontro tra quei giovani comunisti che sin dal 1944 che con i provvedimenti del ministro Gullo speravano di avere un pezzo di terra e i feudatari; la Sicilia stremata dalla fame vedeva nella terra l’unica possibilità di sopravvivenza.
    Dal 1944 si teneva questa festa dove il culmine dello scontro con i proprietari latifondisti arrivo proprio quel 1° maggio. Era una strage annunciata di cui l’autore dell’articolo ne fa cenno. Tutto il resto la strategia della tensione è frutto della speculazione comunista che purtroppo dura fino ad oggi.
    A Li Causi leader comunista che non andò a Portella della Ginestra quel giorno ma informato della strage andò subito in Prefettura a Palermo per avere notizie e gli venne detto da un ufficiale dell’arma dei carabinieri che fu la banda Giuliano a sparare e Li Causi rispose ma come fa lei a sapere che è stato Giuliano se non avete fatto alcuna indagine? Perché Giuliano avrebbe dovuto fare una strage per conto del MIS o per Scelba? Quali motivazioni politiche lo spingevano ? E se invece Giuliano sia stato strumentalizzato dai feudatari non credo che possa definirsi “ Strage di Stato”.
    Il PCI ha strumentalizzato per scopi politici fino ad oggi quella strage mentre nessuno parla della riforma agraria del 1950 del governo di Alcide De Gasperi.

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  12. Mario Botteon1 maggio 2015 08:31

    L'anticomunismo è ancora così viscerale che c'è chi ancora sostiene che a Portella delle Ginestre non fu strage di Stato.
    Non è stata strage di Stato? E Scelba allora non centra nulla? Mah, saperlo. D'altra parte come si fa a convincere coloro che con i loro pregiudizi anticomunisti, nemmeno credono alla storia documentata? Nemmeno ci provo. Tento di dire qualche cosa su quella strage, che, secondo me, che non ho pregiudizi di sorta, va collegata a tante altre stragi avvenute nel nostro Paese. La differenza consiste nei tempi diversi, e nei contesti altrettanto diversi, ma il motivo è sempre lo stesso: REPRIMERE LE GIUSTE RICHIESTE DEI POVERI, SI DA EVITARE CHE QUESTI POSSANO PRENDERE IL POTERE.
    I poveri allora erano rappresentati dai comunisti e dai socialisti, dalla CGIL, e dalle Camere del Lavoro. Per questo quelle organizzazioni e coloro che vi aderivano direttamente o indirettamente, andavano colpiti, e financo uccisi. Lo Stato sapeva che la strage sarebbe avvenuta? Certo che sì!! Se così è, ed è provato, perchè cercare di sviare le responsabilità Statali e cercare di addossarle ad altri? Secondo me, perchè ancora oggi vige lo stesso modo di ragionare e di agire politicamente.
    I lattifondisti, i padroni non cambiano mai il loro modo di ragionare, ci sarà sempre qualche eccezione, ma resterà sempre tale.
    Sulle stragi avvenute dopo quella di Portella della ginestre, quali: Piazza Fontana, Italicus, Banca dell'agricoltura, Stazione di Bologna, e se permettete, ci aggiungerei anche Ustica, abbiamo mai sentito la verità? Quando sono stati costretti ad ammettere che l'areo caduto ad Ustica era stato colpito da un missile, erano passati ormai trent'anni. Quante bugie prima, quanti tentativi di depistaggio ci sono stati da parte degli Organi Statali? Pisciotta voleva parlare? Ma diamogli un caffè che gli farà certamente "bene". Ecco, questo ragionamento vale per Portella delle Ginestre, così come per tutte le altre stragi.
    Stragi di Stato sono state, lo si voglia ammettere o meno, è così.
    Dalle mie parti si usa una metafora per stabiire il grado di partecipazione ad un reato, e così si dice: E' ladro chi ruba, tanto quanto chi gli tiene il sacco. E' un modo per affermare che l'esecutore della strage è colpevole, ma anche colui (lo Stato) che "tiene il sacco", cioè prepara le condizioni perchè la refurtiva venga insaccata. Così la penso, così la dico.

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    1. Calogero Dolcimascolo1 maggio 2015 13:47

      Se dobbiamo affrontare serenamente la questione in quel 1° maggio del 1947 dobbiamo dire lo Stato Italiano ancora non esisteva. Le prime elezioni politiche che hanno legittimato il potere politiche sono state celebrate nel 1948 e di conseguenza responsabilità dirette sia all’On.le Scelba che del Governo dell’epoca non potevano essere addebitate anche se si tratta di una strage annunciata. Tuttavia le faccio notare che quel periodo è da definirsi un periodo buio per la Sicilia. Molti interessi politici di paesi stranieri come L’Inghilterra e il MIS che intravedeva negli USA come il 51 Stato turbavano il quadro politico del dopoguerra nell’Isola. Ancora le Istituzioni Italiane erano deboli e la questione Giuliano semmai venne rimandata nel 1950, ben tre anni dopo la strage. Credo che i tempi parlano da soli. La strage non è di Stato! Mi spiace che a tutt’oggi una la sinistra cerca di accreditarsi vittima delle Istituzioni anziché di un pugno di delinquenti mafiosi dell’area dei paesi limitrofi.

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  13. Rievocazione sentita,viva, storicamente esatta. Furono giorni tesi e che diedero molto da pensare. A quell'epoca non mi interessavo molto di politica. Da due anni, dopo il ritorno a casa reduce di guerra mi arrabattavo per trovare un lavoro e m'adattavo a qualsiasi mestiere, ricordo che feci un po' di tutto per arrotondare il sussidio che, come reduce, mi veniva elargito per mezzo dell'Associazione Combattenti e Reduci accompagnato da un pacco viveri mensile. Seguii la vicenda come fatto di cronaca ma non politico. ma non ne approfondii il contenuto socio-politico che l'Autore ne dà e al quale certamente era legato., Oggi, rivivendola, a distanza di quasi settanta anni ne comprendo meglio il significato e lo scopo. Complimenti all'Autore che lo riporta in luce e lo offre alla meditazione affinché serva come lezione per quei giovani che intendono dedicarsi alla politica al servizio del Paese tutto e non di determinate caste, si sforzino, anzitutto, di tutelare quel diritto inalienabile dell'Uomo alla libertà e ne favoriscano l'affermazione.

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  14. Gloria Trizzino1 maggio 2015 10:22

    È strano come da un fatto tragico è inquietante Maniscalco abbia tratto un racconto fluido e sereno guidato dal silenzio del piccolo Michele. Questa, per me è alta poesia. Aldilà dell'assurda assonanza, sembra di rivedere in parte il film "nuovo cinema paradiso" di Tornatore. Ma quel 1' maggio non era un film, era l'annuncio della legge del più forte. Non me la sento, anche per il mio vissuto, di dire con certezza se il mandante fosse Scelba; e se fosse stato lui a 68 anni dall'accaduto che importa? Sarà l'età, ma sto.perdendo la fiducia in tutti i colori politici, anzi mi danno la nausea perché si sono infiltrati ovunque e la "famiglia" non è quella che si divide un pezzo di pane ma è quella che ti spara senza ragione se non per dimostrare di essere un potere e di avere il diritto di toglierti la vita ed il respiro pur di salire sul carro dei pupari che non compaiono in prima persona, ma vendono donne, bambini organi.
    Permettetemi di dire che lo schifo è irrefrenabile. Non c'è più niente di normale. Uccidono o abbandonano i bambini e vanno all'estero per farsi inseminare. No, No No sono troppo vecchia per accettare questa "civiltà"
    Che non mi consente di sapere cosa sia lo Stato e cosa sia il malaffare.

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  15. Purteddra di la Ginestra.
    La storia è tunna comu ‘na palla
    e prima o poi la verità veni a galla
    lu primu maggiu du quarantasetti
    spararu mitra lassannu li scupetti.
    Si turnava a fisteggiari u travagghiu
    e spararu apposta e no’ pi sbagghiu
    a ddri cristiani chi vantavanu pritisi
    ‘nta la zona di la chiana di l’Albanisi.
    Dumila viddrani tutti misi in mostra
    ‘nta vaddri di Purteddra di la Ginestra
    vulianu manifestari contru i patruna
    ca l’avianu ridutti tutti a ginucchiuna.
    Ma vuliani fari festa pi la vittoria
    li socialisti e comunisti cu gioia
    e pinzaru fari festa ‘nta la chiana
    superata la democrazia cristiana.
    Improvvisamenti si ‘ntisi sparari
    supra la genti pronta a fistiggiari
    mitragghiati a raffica tra li chianti
    di li fimmini chi priavanu li santi.
    E caderu ‘nterra comu l’aceddri
    scecchi, omini, fimmini e picciriddri
    e quannu fineru di sparari finarmenti
    la vaddri si dinchiu di tanti lamenti.
    La matri chiangìa ‘nta ddri mumenti
    tinennu ‘nta lu pettu a ddru ‘nuccenti
    e cu s’ammucciava darreri ‘na balata
    mentri li botti si sintianu a mitragliata.
    Chiangianu tutti li matri disperati
    abbrazzati a li figghi ammazzati
    e ddra Purtedda nuddru si la scorda
    u tempu passa ma la petra arricorda.
    Margarita Clesceri, Giorgiu Cusenza
    Giuvanni Grifò e La Fata Vincenza
    Giuvanni Megna e Franciscu Vicari
    Vitu Allotta e puru Sarafinu Lascari.
    Castensiu Intravaia e Di Maggio Giuseppu
    unnici morti ammazzati cu Di Salvo Fulippu
    e arristaru gravimenti firiti natri vintisetti
    ma ‘na pocu di chissi aumintarunu li morti.
    E chiangiunu ancora li matri e puru sti morti
    picchi ancora oj u travagghiu unn’è di tutti
    ma iddu nunn’àvi a essiru cchiù un miraggiu
    e si grapissi ddra Purteddra e u primu Maggiu.
    Picchì di ddà muntagna Diu talìa a li putenti
    ca chissa fu ‘na straggi vuluta di li guvirnanti
    e allura vegnu e dicu a cu fà e sfà e cumanna
    ca Diu li talìa e nun si vota di natra banna.
    Totò Mirabile.

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  16. Salvatore Di Maggio1 maggio 2015 17:11

    L’azione compiuta a Portella della Ginestra aveva motivazioni politiche e di certo diede inizio alla lunga serie di misteriose stragi che hanno insanguinato il nostro Paese e di cui ancora oggi non si conoscono gli esecutori e soprattutto i mandanti !!!

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  17. un bel racconto che mi ha fatto rivivere gli anni della mia fanciullezza inquieta e travagliata . avevo tre anni nel 1947 , e quindi non posso ricordarmi dell'accaduto , ma dell'eco di quei tremendi fatti si . riporto un passaggio del racconto , per me significativo ed esplicativo , perché , chiunque vi è stato dietro , il fatto voleva fermare l'avanzata del movimento liberatorio che maturava , soprattutto tra i contadini ...
    ""Giacomo Schirò inizia con le seguenti parole: "il I° maggio del 1945 eravamo poche decine di persone nel 1946 eravamo alcune centinaia oggi siamo una folla immensa". A questo punto si sentono le prime raffiche di mitraglia. ""

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  18. Giuseppe Vullo1 maggio 2015 19:15

    Sono nato il settembre 1951 a Favara. Quindi potrei dire molto distante in termini spaziali e temporali della strage di portella. Tuttavia mio nonno zolfataio e sindacalista comunista ha vissuto analoghe vicende. Tutto quello che racconta il Sig Maniscalco è un meraviglioso pezzo di letteratura verità. Complimenti all ' autore di questo spaccato di storia siciliana.

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  19. Maria Mazzara1 maggio 2015 23:41

    1° maggio 1947- Strage di Stato- per il riscatto sociale.
    La celebrazione del 1° maggio 1947 a Portella Delle Ginestre,
    si inserisce in un contesto storico e sociale allora in evoluzione, allorquando i lavoratori si erano organizzati per protestare contro il latifondo, ovunque dominante, che lasciava le campagne incolte e la gente affamata.
    Allora la classe operaia e quindi la sinistra, riportava la maggioranza
    all'Assemblea Regionale Siciliana.
    Nel momento più rappresentativo e culminante, quando le forze del lavoro organizzate stavano per conseguire l'auspicato riscatto sociale,
    le forze occulte ed imperanti, con la partecipazione tacita dello Stato,
    hanno soffocato la manifestazione in corso con una efferata sparatoria che ha lasciato sul campo, lì a Portella Delle Ginestre, numerose vittime che vanno permanentemente ricordate all'insegna di quel riscatto sociale anelato e pagato col sangue dai nostri lavoratori.
    Questi atti deplorevoli, frutto di una amalgama tra il dominio e la delinquenza autorizzata, vanno energicamente contestati e condannati da tutta la società civile. Per questo motivo il 1° maggio 1947 segna il primo passo del riscatto del mondo del lavoro, successivamente avvenuto, e ci stimola sempre più ad essere presenti in questa ricorrenza, esprimendo nella partecipazione tutta la nostra solidarietà al mondo del lavoro e la condanna agli oppressori che hanno inferto dolori e sofferenze alle nostre precedenti generazioni per la conquista della libertà.

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  20. Michele Maniscalco2 maggio 2015 12:32

    Ieri, come ogni anno, sono stato a Portella della Ginestra.
    Dopo che ho visto la fotografia del "Ssasso di Barbato" posta nel mio articolo da Giangiuseppe Gattuso, mi sono incuriosito per vedere dove si trovava adesso. Un amico mi ha indicato dove trovarrla. Circa 20 metri a sinistra dal nuovo podio.
    Così dopo 68 anni mi sono posizionato esattamente dove mi trovavo in quel tragico giorno. Questa volta la mia testa superava di circa 40 centimetri il "Sasso". Mi sono emozionato. Anche ieri a Portella era festa come quel giorno prima delle raffiche di mitraglia.

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  21. La memoria è il nostro patrimonio, se la perdiamo non siamo più nulla.
    Non ero ancora nato nel 1947, ho i ricordi di quello che pensava e sosteneva mio padre, e la strage di Portella a suo avviso fu strage di stato.
    Perché stupirsi, non fu la prima e neppure l'ultima.

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  22. Armando Pupella2 maggio 2015 14:13

    Strage di Portella della Ginestra. Brutta, bruttissima storia, delle lotte sociali e strascico della maledetta seconda guerra mondiale. La Resistenza contro i nazisti iniziò al Sud con i Magnifici guaglioni delle 4 Giornate di Napoli, col sacrificio del Reale Carabiniere Salvo D'Acquisto, col Regio Esercito a Cefalonia, col Principe Umberto che si distinse nella battaglia di Montelungo sorvolando la linea di fuoco tedesca; gli americani volevano decorarlo con la Golden Cross massima onorificenza dell'esercito USA che il Principe rifiuto dicendo: "Ho fatto solo il mio dovere d'italiano. Eppure socialisti e comunisti si arrogarono il merito della Resistenza alla quale, anche al Nord, parteciparono anche le altre forze politiche. Qualcuno ancora s'illudeva che a Mosca, nel 1917, fosse sorto il sole dell'avvenire. Motivi per i quali sembrava che l'Italia si stesse per tingere di rosso. Quella paura, se non erro nei latifondisti, in Sicilia suscitò il pericoloso separatismo. Con saggezza politica, durante il Regno d'Italia, fu concessa l'autonomia speciale alla Sicilia che raffreddò le fisime separatiste che si spensero quando il 15 aprile 1948 le elezioni furono stravinte dalla Democrazia Cristiana: l'Italia non è rossa! Purtroppo, visti i risultati, la regione siciliana ha disatteso le aspettative dei siciliani! Allora qualcuno voleva fare della Sicilia il 51 esimo stato degli USA! Che ci azzeccano gli USA con la Sicilia? Se fossimo diventati miricani molti picciotti siciliani sarebbero morti in Vietnam e altrove con la Bandiera a Stelle e Strisce. Se fosse passato il separatismo ci saremmo esposti, come nei secoli passati, ad invasioni di eserciti stranieri quando tutta l'Italia era divisa in deboli e litigiosi Comuni e Stati. La nostra Patria e in particolare la Trinacria, al centro del Mediterraneo tra Africa ed Europa, è al centro del mondo considerando che il Mediterraneo è stato culla e luogo d'incontro di civiltà, ma anche di sanguinosissimi scontri. Entrando ad Enna c'è un cippo con scritto "Henna umbilicus Siciliae" quindi Sicilia umbilicus mundi.
    Quella storia, se divisi, può tornare; a sud est c'è un Signore che dice di voler conquistare Roma e Roma significa Italia da Lampedusa alle Alpi. E dulcis in fundo, se fosse passato il separatismo non è da escludere che avremmo mafiosi con la divisa di poliziotto e con la toga di magistrato. Alle scuole elementari ci davano quaderni nella cui copertina c'era scritto: "Senza Italia, la Sicilia si scanta; senza Sicilia l'Italia picca cunta".
    Sono siciliano, ma prima italiano (F.sco Crispi)
    L'Italia, senza la Sicilia, non lascia immagine nello spirito; è qui la chiave di tutto (Johan Wolfgang Goethe).

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  23. Che meraviglia questo articolo. Una testimonianza preziosa su una vicenda triste e grave che ha lasciato tanti strascichi. Polemiche e speculazioni come siamo abituati da sempre. Tanti delitti impuniti, stragi, violenze, deviazioni, e via dicendo. Michele, però, dipinge un affresco, ci fa rivivere momenti di vita di realtà scomparse. Un quadro bellissimo e drammatico nello stesso tempo. Me ne aveva parlato tempo fa, e ne ho immediatamente colto il valore. Avremmo fatto l'articolo di PoliticaPrima per la ricorrenza del 1° Maggio. Promessa mantenuta. E, proprio per il particolare significato, altri blog hanno voluto omaggiare Michele pubblicando a loro volta il suo pregevole articolo. Grazie da tutti noi.

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  24. Michele Maniscalco2 maggio 2015 16:20

    Grazie a tutti, a chi l'ho ha commentato e a chi lo ha soltanto letto.

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  25. Michelòe Maniscalco2 maggio 2015 16:23

    Miscuso per quel" l'ho" con la h.

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  26. Antonio Costa2 maggio 2015 19:55

    Festa del lavoro senza lavoro

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  27. Antonella Deri3 maggio 2015 23:24

    Non conoscevo la "storia" del 1° maggio di questo paese siculo. Leggendo l'articolo non posso che dire che quella "strage" fu per mano mafiosa, forse, ma con mandanti alto locati, fu sicuramente una strage di stato.

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  28. Marcello Morelli4 maggio 2015 18:06

    Piacevole la descrizione dell'ambiente e dell'atmosfera di quella giornata. Per il resto sull'argomento è stato scritto di tutto e di più. Latifondo-Mafia-DC!

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  29. Gabriele Marolda5 maggio 2015 16:27

    Una pagina di storia vista da chi c'era. Avevo solo sette anni all'epoca del terribile avvenimento, ma ricordo bene che già allora ne sentii parlare ad un mio zio, sottufficiale dei carabinieri, come una strage di Stato. L'autore del pezzo, con grande freschezza narrativa, mi ha fatto rivivere le emozioni di allora. Di Scelba si parlò ben presto come mandante.E fu solo la prima senza colpevoli di tante, anche più sanguinose.

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  30. Ho avuto il piacere di intervistare uno dei pochi sopravvissuti e quando ci penso mi viene la pelle d'oca. Anche Portella fa comodi ai politici, i quali vanno li alla ricerca di consensi.

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  31. MariaLuisa Casarotti17 maggio 2015 00:21

    Portella è lontana, forse, ma ben più vicina di quello che pensi. La pagina non è stata girata con la scoperta dei FATTI VERI ed i numerosi problemi irrisolti non ci permetteranno MAI di fare passi avanti. Le bugie ci hanno FORSE protetti, ma non ci han permesso di crescere. E questo è un fatto.

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  32. chi non la ricorda ..io sono nato quell'anno 1947 il 29 di marzo ..poi dopo molto tempo si scopre che la mafia aveva aiutato gli americani nello sbarco in Sicilia per la mafia era pericoloso che i comunisti potessero fomentare il popolo ..ma mafia doveva dare un segnale forte ..e cosi a pagare come sempre sono degli innocenti il substrato politico di allora era ncora intriso nel fascismo .inizio allora e non si fermo fino alla strage della banca e le varie stragi seguenti ..strategia del terrore e della tensione continuata sotto molteplici forme dino alle brigate rosse ..

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  33. Quella piccolissima percentuale di dubbio che non fosse stata strage di Stato, avvalora ancor di più il fatto che lo sia stata. Simili stragi sono sempre velate da un'ombra protettrice, che pervicacemente resta lì per tempi lunghi e indefiniti, atta a velare, per quanto sia possibile,la verità e non far pagare ai responsabili il fio dei loro misfatti.

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