martedì 23 settembre 2014

DISPERSIONE SCOLASTICA. Grave piaga sociale


Provaci-ancora-Samdi Marisa Bignardelli - Con l’apertura delle scuole, ritorna una problematica spinosa con ricadute sociali e culturali molto pesanti.
La dispersione scolastica (o mortalità scolastica o insuccesso o inadempienza). Il termine, già, evoca l’idea di dissipazione di una ricchezza potenziale di risorse e intelligenze e riassume in sé fenomeni, quali le evasioni, le ripetenze, gli abbandoni, le frequenze irregolari che impediscono di portare a termine l’obbligo scolastico o un corso di studi intrapreso.
La complessità e la rilevanza sociale, anche per le situazioni di emarginazioni, rischio e devianza giovanile, rendono urgente il contenimento di tale fenomeno. Un’altra considerazione riguarda il meccanismo che può innescare la dispersione: lavoro nero, criminalità minorile, devianza, tutte situazioni che hanno uno stretto legame con l’evasione scolastica. Affrontare tale tematica implica una riflessione che investe il sociale, il politico e la ricerca di nuove strategie e modalità organizzative in un’ottica sistemica che agisca in interazione con la famiglia e le agenzie educative del territorio.
Dispersione ScolasticaChi sono questi giovani e cosa li induce alla dispersione? La loro provenienza è di solito da un ambiente molto deprivato, sono allievi privi di desiderio di apprendere o con problemi di apprendimento e che, spesso, sono definiti “difficili” per i gravi problemi di disadattamento che manifestano. Problemi relazionali, scarsa autostima, senso d’inadeguatezza e depressione, passività, rinuncia, sono altri aspetti che li caratterizzano. L’abbandono scolastico diventa per loro l’approdo naturale e scontato.
La questione mostra tutta la sua gravità quando si considerano i legami esistenti tra marginalità scolastica e marginalità sociale. Infatti l’insuccesso scolastico, a volte, rischia di diventare insuccesso nella vita. La scuola può svolgere, infatti, un ruolo importante nella prevenzione, e più in particolare, può attivare capacità, abilità, conoscenze che possono svolgere una funzione protettiva. Il fenomeno dell’abbandono è presente in tutta Italia ma se si osservano i dati statistici, la Sicilia raggiunge una percentuale di abbandoni del 25% e Palermo, con un agghiacciante 40,1% degli studenti oltre la terza media, rappresenta un esempio negativo.
Aula vuotaL’abbandono inizia già dalla scuola primaria, per continuare alle medie e agli altissimi picchi degli istituti tecnici e professionali. Le cause sono molteplici: le condizioni difficili in cui operano gli insegnanti, il degrado degli edifici, i continui atti di vandalismo, il taglio dei finanziamenti. Intanto il divario tra nord e sud si è allargato. Il tempo pieno è mantenuto al nord per il 90%, mentre  è quasi scomparso al sud. Le conseguenze di questa grave situazione sono facilmente immaginabili. Tantissimi ragazzini restano nelle strade e diventa pressoché impossibile impegnarli e rinsaldare un patto scuola famiglia!
La piena conoscenza del fenomeno della dispersione scolastica ha permesso di spostare, già da qualche anno, l'ottica verso il raggiungimento degli standard formativi e delle competenze irrinunciabili degli alunni. In questo modo il compito degli insegnanti non si ferma al diritto allo studio ma svolge un’azione tendente al loro inserimento nel mondo del lavoro.
Vincere per abbandonoUn progetto ministeriale, del 1988, nato per combattere l’evasione scolastica, prevedeva la presenza di uno o più operatori psicopedagogici all’interno delle scuole dove più alto era il numero degli abbandoni. Gli operatori erano insegnanti (con esonero dall’insegnamento), con il requisito della laurea in psicologia o pedagogia con indirizzo psicologico, che operavano nelle scuole disagiate e conoscitori del fenomeno. L’iniziativa prevedeva l’intervento su tre assi: alunni, genitori, insegnanti.
Il servizio psicopedagogico si occupava degli interventi interistituzionali dove era necessario (assistenti sociali, ASL, Tribunale). L’intervento capillare aveva fatto registrare una diminuzione, in molte scuole, di abbandoni ed evasioni in tutto il territorio. La situazione attuale, purtroppo, è totalmente stravolta e i tagli economici hanno svuotato l’iniziale obbiettivo di un’azione diffusa sul territorio.
Ancora una volta, a monte di un problema così grave socialmente, la scuola si trova a fare i conti con le scarse risorse destinate all’istruzione. Si potrebbero utilizzare e valorizzare tantissimi precari e attivare interventi mirati fin dalla primissima infanzia che aiutino questi alunni a superare il disagio cognitivo.
In questo senso l’organizzazione del ‘tempo pieno’ in tutte quelle istituzioni scolastiche più a rischio assume una funzione sociale importantissima per il recupero e la salvaguardia delle generazioni future. Ecco perché c’è bisogno di una maggiore consapevolezza delle istituzioni, delle famiglie e delle forze politiche che ci governano. La dispersione scolastica, così come i problemi della scuola in generale, rappresentano temi nei confronti dei quali non possono e non devono esserci divisioni politiche.
Marisa BignardelliMarisa Bignardelli
23 Settembre 2014


P.S. Riceviamo e volentieri pubblichiamo questo interessante articolo sul fenomeno della dispersione scolastica. Una questione grave che riguardo moltissimo gli istituti del Sud Italia e in particolare quelli siciliani. L’autrice, Marisa Bignardelli, già docente di scuola primaria, ha svolto la
maggior parte della sua carriera (35 anni) in una scuola ‘particolare’ di Palermo.
Si è dedicata molto alla formazione, ritenendo indispensabile la preparazione degli insegnanti, con particolare attenzione alla comunicazione e alle problematiche dei cosiddetti ragazzi ‘difficili’. Appassionata di politica e attenta osservatrice dei fenomeni sociali, si è avvicinata al nostro blog partecipando con i suoi commenti alle animate discussioni.
Questo è il suo primo articolo su PoliticaPrima.

Benvenuta e buon lavoro.
***











14 commenti:

  1. L' abbandono scolastico.... bel problema ,la dispersione nasce in quel particolare ceto sociale dove cultura, studio e apprendimento sono considerati una perdita di tempo senza ritorno economico istantaneo . E se le regole scolastiche cambiassero? Uno: allungare la scuola dell'obbligo. Due: se la politica riuscisse ad incentivare le famiglie dando loro un minimo sussidio ci sarebbe più partecipazione. Capisco che tutto questo è utopia, siamo un paese dove la cultura e lo studio dovrebbero dare dei frutti Oggi il lavoro in nero ha surclassato ogni forma di istruzione, di abilitazione. Oggi il denaro è il nostro padrone che non chiede nessuna forma di formazione scolastica e universitaria, non lo dico ma lo scrivo ...Sfruttamento?

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Marisa Bignardelli24 settembre 2014 16:09

      Nel Trentino,gli studenti delle scuole superiori ricevono una tiara giornaliera e contemporaneamente alla scuola frequentano corsi di formazione professionale.Non tutte le regioni a statuto Speciale sono le stesse.In Sicilia siamo molto speciali

      Elimina
  2. Andando indietro negli anni, ricordo, che chi si assentava più del dovuto, o non si iscriveva nei tempi stabiliti, dopo poco tempo, si ritrovava con la polizia alla porta. Oggi disinteresse totale, tagli impressionanti e vergognosi, zero buoni scolastici, libri di costo eccessivo. mancanza di banchi e addirittura di gessetti, dove vergognosamente fanno una colletta per cose di prima necessità, come la carta igienica. Esisteva una normativa per la dispersione dalla scuola dell'obbligo, che l'innalzava fino a 16 anni, con l'alternativa di percorsi formativi con l'ausilio delle Regioni. Dopo i 16 anni sussisteva l'obbligo formativo, concepito come (diritto- dovere all'istruzione sino al conseguimento di una qualifica). La nostra piaga è il non investimento nella scuola, che associato alla povertà dilagante, a volte non permette alle famiglie di corredarli del necessario. La dispersione è notevole, al sud quasi il 30%, ma il nostro sistema non incentiva, e non stimola gli studenti, forse al contrario. Sarebbe il caso che i nostri Ministri si facciano un giro turistico, in paesi CIVILI e guardare con attenzione, le condizioni e gli investimenti fatti, a partire dalla scuola primaria.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Marisa Bignardelli24 settembre 2014 16:16

      Sicuramente,bisognerebbe guardare ai paesi civili come affrontano la piaga della dispersione.ma non è facile in nessun paese.Nel mio vissuto,posso dire che si ricorreva ai servizi sociali e dunque al tribunale dei minori,con molta resistenza.le conseguenze spesso erano devastanti.Dunque meglio tante lettere di richiamo,mandare il bidello,andare di persona.Infine, proprio quando a nostra volta si rischiava la denunzia,segnalazione

      Elimina
  3. Il problema della dispersione scolastica, evocato dalla signora Bignardelli, è certamente una grave piaga che va sempre più ad incancrenirsi con l’aumento della popolazione immigrata. E’ una delle trasformazioni più importanti che attraversano oggi la scuola e i servizi educativi per i più piccoli riguarda infatti, la presenza sempre più significativa dei bambini e dei ragazzi che vengono da lontano ,e riducendo sempre di più il numero degli indigeni nella formazione delle classi scolastiche. Negli ultimi anni scolastici, l'inserimento di alunni con storie, lingue, riferimenti e radici differenti è diventato esperienza quotidiana di gran parte dei docenti e degli educatori. Iniziato nella seconda metà degli anni Novanta come fenomeno proprio delle città medio/grandi del Centro-Nord, ora s'intensifica sempre di più in queste aree e si estende anche a località di piccole dimensioni, coinvolgendo un numero crescente di istituzioni scolastiche e di servizi educativi. Esso riguarda sia il numero dei bambini stranieri nati in Italia che entrano a scuola per la prima volta (nella scuola dell'infanzia l'aumento è stato molto consistente), sia quello degli arrivi per ricongiungimento familiare di bambini, adolescenti e ragazzi più grandi, che hanno cominciato a fare la loro comparsa anche nei percorsi di studio della scuola secondaria di secondo grado. La politica si è mai interessata del fenomeno della dispersione e di quel disadattamento citato giustamente dalla signora Bignardelli? Io credo di no, se prendiamo atto che il grave decadimento scolastico, è parallelo al sistematico decadimento politico. Sono anni che chi ci governa ha abbandonato la scuola al suo destino, definendo spesso “riforme” quelli che in realtà sono dei veri e propri “tagli”. Da aggiungere, l’enorme divario ormai incolmabile tra il nord ed il centro-sud d’Italia. Perciò i guasti vanno corretti con una politica oculata che vada nella sua giusta direzione ed interpretazione, ritenendo soprattutto la scuola, una delle componenti essenziali per la nostra economia. Non è più concepibile esprimere il loro voto più come tifosi di uno schieramento, seguendo soltanto la logica di simpatie ed antipatie. Educare le coscienze attraverso l’istituzione scuola è dunque essenziale oggi, ancora più di ieri. Ricostruire le esperienze, non circoscriverle al solo “pensare” o “guardare” ma renderle concrete, fatte sì di conoscenze, ma anche di emozione, di coinvolgimento, di comprensione vera e di capacità di prendere posizione e di saper agire con la consapevolezza delle conseguenze reali che questo comporta non soltanto per sé stessi.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Marisa Bignardelli24 settembre 2014 16:23

      la scuola dell'infazia non è obbligatoria ed entrarci è un vero terno al lotto.Turni interminabili.In certe realtà è indispensabile e aiuterbbe l'integrazione e la multiculturalità.ma sopratutto,per il disagio anche cognitivo di certe realtà,prima si inizia e meglio è.Comunque ,per l'esperienza acquisita,i bambini hanno molta facilità ad integrarsi tra culture diverse.

      Elimina
  4. Cara Marisa apprezzo moltissimo il tuo impegno per la scuola. D'altronde essendo tu insegnante competente e di lungo corso conosci bene i problemi che affliggono le scuole Italiane, e nella fattispecie quelle fatiscenti Siciliane. Il nostro presidente del consiglio aveva esordito proprio con un impegno prioritario in tal senso...ma come sai in questo momento il poveretto è impantanato sull'articolo 18 e la minoranza recalcitrante del suo partito. Quali sono le priorità in questo disgraziato paese, in continuo declino...ed una quotidiana "discesa agli inferi"...veramente scoraggiante ! Ieri all'incrocio tra viale regione siciliana e corso Calatafimi ho assistito al solito dramma della disoccupazione e della mancanza dei mezzi per vivere. Uno si voleva lanciare dal viadotto, un altro si era cosparso di benzina, grande mobilitazione di carabinieri, pompieri, ambulanza e forza pubblica nella pietosa opera di far desistere i disperati dai propositi con sicuri esiti letali. Tu pensi veramente che in questa crisi disastrosa possano esserci spazi per occuparsi di dispersione scolastica ed addirittura di sostegno al tempo pieno. Mi sembrano propositi apprezzabili ed un pio desiderio, per tempi migliori...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Marisa Bignardelli24 settembre 2014 16:36

      Giuseppe il problema è la ricaduta in criminalità.I ragazzi,dunque come metterlo da parte?? C'è rabbia e senso d'impotenza perchè ho vissuto un'esperienza meravigliosa. Vedere i genitori venire il pomeriggio a scuola e frequentare corsi per migliorare le loro capacità genitoriali e poi trascinarsi altri genitori.I ragazzini partecipare a laboratori di percussioni,ceramica,sempre aperta e altre cose meravigliose.

      Elimina
  5. Fin quando un paese come l'Italia spende per la scuola meno di nazioni definite da terzo mondo non c'è speranza e futuro per i giovani che non vogliono fuggire

    RispondiElimina
  6. La differenza che più risalta agli occhi tra i paesi evoluti riguarda la spesa nei confronti della ricerca e della scuola. Siamo tra gli ultimi in Europa per rapporto spesa/PIL, e al 23/mo posto della classifica di 30 Paesi per efficienza.
    Lo si tocca con mano quando si entra in un istituto scolastico, quando si osserva lo stato della manutenzione degli edifici, nella qualità e quantità degli arredamenti, nelle attrezzature didattiche, nelle arretratezze informatiche. Per non parlare del trattamento economico riservato al personale in genere e, a maggior ragione, degli insegnanti. Una vergogna immane. E così anche per il loro stato di precarietà.
    Un Paese, insomma, che non ha cura del suo futuro. Che riserva alle istituzioni scolastiche interventi disorganici e insufficienti, tendendo sempre al minimo indispensabile invece del meglio possibile. E quindi ecco il quadro descritto dalla brava e appassionata Marisa Bignardelli, fatto di impegno e abnegazione di moltissimi operatori, di generosità, ma anche di mortificazioni e di delusione per non avere potuto portare a termine la loro missione.
    Una situazione vissuta quasi nell’indifferenza da parte delle forze politiche sempre impegnate a risolvere “ben altre” urgenze. Priorità, a volte, inventate, per distogliere l’attenzione nei confronti di un disagio sociale gravissimo come quello della dispersione scolastica e della scuola più in generale. Ma, come mi permetto di ripetere spesso, tutto è sempre lo specchio di questa nostra società. Attenta agli interessi personali, ai consumi voluttuari, indifferente verso tutto ciò che comporta impegno sociale e sacrificio.
    Non ricordo una protesta ‘vera’ da parte delle famiglie per le carenze scolastiche. Mai visto un corteo per le scuole fatiscenti. Difficile pure assistere a programmi televisivi e servizi giornalisti di approfondimento su questi temi. Meglio restino in sottofondo, lontani. E poi, nemmeno riuscirebbero a fare audience.

    RispondiElimina
  7. Il governo e il parlamento hanno sempre trattato la scuola come un bacino elettorale da sfruttare nei momenti utili alla bisogna. Per questo è stato consentito tanto precariato.

    RispondiElimina
  8. Cara Marisa,
    la scuola è tutta da rifare! Dalle colonne portanti della dignità, all'essere luogo di formazione e di cultura. Non è attraente, gli alunni sentono il peso di ore ed ore passate nella noia di uno studio troppo superficiale; da un argomento all'altro....e compiti a casa!
    Uno studio che non li coinvolge in nulla. Insegnanti annoiati, nella continua preoccupazione di voler sapere come saranno inglobati.
    Ancora precari? Conviene infilarsi nel sostegno? Faccio l'assistente, il psicopedagogista? Me ne vado in biblioteca, in segreteria? Con il peso di una famiglia sulle spalle e sotto pagati!
    Gli alunni vivono tutto questo e la scuola-deposito li tiene tranquilli al loro posto, in attesa di un campanello che non suona mai: l'uscita!
    Tanti licei “illeciti”, tanto per nobilitare l'intestazione di un istituto!
    E poi, mancano delle scuole serie di avviamento al lavoro, cosa importantissima....che viene trascurata per mancanza di fondi!
    Non c'è rapporto tra scuola e mondo del lavoro; proprio come non c'è in generale tra scuola e cultura.
    Questo governo darà il colpo di grazia!
    Le aule sono fatiscenti, mancano i banchi, i servizi igienici a rischio di salute.
    Non è con le visite e le canzoncine dei ragazzini al premier che si riforma la scuola.
    I ragazzi non leggono: a che serve!
    Oltre all'evasione di non più frequentanti, c'è un'evasione delle coscienze!
    E ricostruire un tessuto serio che si riappropri della coscienza di sé, non è un gioco!
    La scuola deve risvegliare negli alunni un interesse vero, dare il piacere dell'apprendere in complicità con l'insegnante; per sentire la propria crescita come un continuo successo, di cui essere davvero orgogliosi.
    Non basta un computer, non basta una lavagna magnetica: ci vogliono insegnanti che abbiano un po' d'entusiasmo per il loro lavoro, capaci di suscitare curiosità, di trasmettere voglia di esserci, di sentirsi protagonisti, essi stessi, insieme ai ragazzi; all'interno di un processo educativo che sia veramente di qualità.

    RispondiElimina
  9. Marisa Bignardelli27 settembre 2014 17:08

    Cara Fausta, fa sorridere definire la scuola luogo educativo di apprendimento!!!!Il processo deve iniziare dai luoghi,dalla formazione del corpo docente e da una giusta riqualificazione della professione.Ma l'insegnante è la persona e se non riesce a coinvolgere nel processo di apprendimento,se non ha entusiasmo,se crede che il sapere sia trasmissibile nelle teste attraverso travaso,non c è niente da fare.Chi ha lavorato in scuole difficili sa che deve mettere in gioco tutta se stessa.
    Prima esistevano le scuole di avviamento professionale ed è stato un errore abolirli!al momento un'intera generazione sta pagando e di conseguenza la farà pagare.Se si dovesse ancora parlare di scuola in termini educativi,non sarei contraria ad uno studiato sistema di valutazione dei docenti

    RispondiElimina
  10. Assolutamente rigoroso! E' un carosello! Né tutta la colpa si può dare ai soli docenti: nessuno li ha veramente preparati! Fanno quello che possono; il fatto è che non possono! La frustrazione serpeggia.....e pesa!

    RispondiElimina