mercoledì 7 novembre 2012

PRESIDENZIALI USA. CON OBAMA RIVINCE LA FIDUCIA

Omaba e RomneyL’America si è data il suo 44° Presidente. Obama è stato rieletto con un buon margine di voti sul suo sfidante Romney.
Su questo evento politico, atteso da tutto il mondo per le refluenze che riversa sul villaggio globale, emergono argomenti di notevole spessore.
Innanzitutto parliamo della legittimità della sua elezione. Cominciamo con il dire che anche negli USA molti analisti oggi, come ad esempio il noto economista Alan Friedman, ritengono che sarebbe opportuno riformare l’attuale sistema elettorale, non tanto perché è immutato addirittura fin dai primi anni del 1800, ma perché è molto farraginoso. Basti pensare, ad esempio, che si può anche conseguire la maggioranza dei voti nominali (una testa, 1 voto), ma perdere l’elezione perché non si conquista nei 50 stati la maggioranza dei grandi elettori. Se a questo si aggiunge che l’affluenza al voto anche lì da decenni è in forte calo (vota non più del 25% degli elettori, e pertanto il Presidente viene eletto realmente dal 12-15% dei cittadini), e che inoltre le polemiche sui brogli elettorali sono incandescenti (in questa appena conclusa i candidati hanno spedito 2.500 avvocati nel solo stato dell’Ohio per vigilare sullo spoglio), allora si comprende come trovare un metodo elettorale che renda la rappresentanza popolare la più fedele possibile alla volontà popolare sia diventato un problema democratico comune a tutti i paesi, non solo da noi in Italia.
Obama 1Però l’America, ecco l’unicità di questa nazione davvero definibile la madre della democrazia moderna, considera il vincitore per davvero il “Presidente di tutti gli americani”, e lo sconfitto cessa di essere un avversario per diventare il capo riconosciuto di quell’altra parte del popolo americano che collaborerà lealmente con il suo Presidente per il bene comune dell’intera nazione. Entrambi, Presidente ed ex avversario, costituiscono un unico patrimonio politico ed istituzionale attorno ai quali si raduna compatta tutta la società. In Italia questo purtroppo è “tristemente” inimmaginabile, ed è un traguardo da raggiungere con la massima urgenza.
Ma perché gli americani hanno scelto e confermato il Presidente Barack Michelle e ObamaObama? Ma intanto perché di norma gli americani riconfermano il presidente uscente perché sanno che solo nel secondo mandato un Presidente è veramente libero di fare la politica che aveva promesso fin dal suo primo mandato, poiché sa che non potrà più essere rieletto (va in pensione definitivamente). Si dice infatti che il primo mandato serve per essere rieletto, il secondo per entrare nella storia. Da questa consuetudine la nazione ha tutto da guadagnare, e questo spiega perché per il secondo mandato aumenta l’affluenza alle urne ed il consenso per l’uscente.
Ma quali erano i programmi dei due sfidanti? Obama garantisce la continuazione di una politica equilibrata, cioè di rigore fiscale nella equità sociale che non rinunci, laddove possibile, anche a delle coraggiose riforme sociali (vedi assistenza sanitaria pubblica gratuita per i meno abbienti). Inoltre Famiglia Obamacerca di sostenere uno stato sociale a favore dei lavoratori, della classe media, dei disoccupati, dei giovani e delle donne, delle famiglie , ma anche un robusto intervento a favore delle banche e delle industrie (specialmente automobilistiche) in gravissima crisi. Non si tira indietro negli interventi militari nelle zone di crisi per la democrazia mondiale, ma si adopera anche per una politica internazionale di pace, distensione e cooperazione. Non dimentichiamo che Obama, subito dopo la sua prima elezione ha ricevuto il premio Nobel per la pace.
Il suo sfidante Romney, invece, si è dimostrato un conservatore iperliberista, nostalgico della prova muscolare e della guerra fredda, sostenitore di un rientro degli USA nei propri confini nazionali per spendere egoisticamente tutte le proprie energie per il rilancio economico e militare della sola America, lasciando che ogni nazione provveda da sé ai propri bisogni. Come dire: ognuno per sé, e Dio per tutti.
Non vi sono dubbi, pertanto, che la vittoria di Obama è certamente più rassicurante per l’oggi e per l’immediato futuro che ci chiama tutti, tra l’altro, a scardinare gli egoismi nazionali per i quali la crescita del proprio PIL si può conseguire soltanto procurando la decrescita di quello degli altri. Insomma: “mors tua, vita mea”.
Ed allora, ben ritrovato “Mister Obama”. Facci sognare. Adesso e per i prossimi 4 anni hai le mani libere. Il mondo ti guarda. E non temere se tutte le borse “festeggiano” la tua rielezione con forti ribassi. Se loro non sono contente, allora vuol dire che temono la tua politica di fiducia nella possibilità che uniti possiamo farcela ad uscire dal tunnel di questa maledetta crisi.
Pasquale-Nevone  Pasquale Nevone  07 novembre 2012






8 commenti:

  1. Bene. Questa attenta analisi post elezioni americane fatta da Nevone è veramente straordinaria. I due candidati, ognuno con il proprio programma, hanno dato prova di grande democrazia. Dall’altra parte gli americani ridando fiducia al Presidente uscente hanno dimostrato maturità. Avendo stima di Obama e del suo lavoro, l’America dà la possibilità al Presidente di poter continuare a lavorare per il conseguimento del suo progetto.
    Speriamo come dice l’autore, che anche in Italia raggiungiamo questo grado di maturità. Ma soprattutto che accada che vincitori e sconfitti lavorino insieme. Anche se è una grande utopia.

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  2. Giuseppe Arena8 novembre 2012 09:08

    In America, come in altre Nazioni, ci sono due schieramenti e inevitabilmente uno vince e uno perde. In Italia il sistema è diverso, tanti partiti e movimenti che oggi si alleano e domani litigano e si alleano con altri che prima erano contrari e così via discorrendo (e cosa importantissima uno vince e l'altro non perde).
    In America i due candidati propongono due modi completamente diversi per governare il Paese e quindi gli elettori scelgono liberamente quale votare e da quì in poi uno governa l'altro si oppone, magari costruttivamente.
    In italia con la miriade di partiti e partitini, di movimenti e di pseudo tali che predicano in definitiva tutti la stessa cosa ci ritroviamo con quello che vediamo tutti i giorni.
    La verità è quella che chi è già seduto fa in modo di non doversi più alzare altro che DEMOCRAZIA !!!
    Mi piace molto l'articolo, lo condivido e mi complimento con l'autore.

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  3. Sergio Potenzano8 novembre 2012 11:08

    Bell'articolo di Pasquale Nevone, complimenti, davvero molto chiaro ed esaustivo, un'immagine dell'America che ci fa sognare come vorremmo che fosse l'Italia, dove viviamo una democrazia apparente, che, come dice Carlotta manca di maturità e che, come dice Giuseppe Arena, la miriade di partiti o pseudo tali, non fanno altro che litigare per poi allearsi per le elezioni e poi litigare di nuovo.
    L'America di Obama ci insegna come va gestito un grande paese, non a caso stamattina su Facebook ho letto un post dove veniva reso noto quanto guadagna Obama, circa 25,000 euro al mese, mentre in Italia il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, un illustre sconosciuto di cui non ricordo il nome, ne guadagna circa 90.000, per un totale di oltre un milione di Euro annui, quindi più del triplo del Presidente degli Stati Uniti,questa e l'assurdità Italiana, come si fa a parlare di democrazia in queste condizioni, e già Carlotta,solo pura utopia. Rinnovo i complimenti per Pasquale Nevone.

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    1. Giuseppe Arena8 novembre 2012 11:56

      Il presidente della Regione Siciliana guadagna tra i 25.000 e i 30.000 euro mensili (le fonti sono incerte) ed è responsabile solo della regione che conta circa 5.000.000 di abitanti.
      Propozionalmente quanto dovrebbe guadagnare Obama?
      Volendo, per forza, fare un paragone Obama è un poveraccio...!!!

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  4. Caro Pasquale,
    non posso non rilevare la qualità del tuo articolo, in tutti i sensi.
    Dotato, peraltro, come e più del solito, di ordine e lucidità nonché evidentemente ispirato dalla tua nota passione politica.
    Condivido anche i contenuti; anch'io, infatti, tifavo per Obama.
    Mi sembra, del resto, che gli italiani in buona parte stessero con lui.
    E - per quanto riguarda la strutturazione del voto - appare di tutta evidenza la farraginosità ed il rischio tangibile di brogli.
    Tuttavia ritengo che, se si dovesse riuscire (cosa non del tutto semplice) a registrare i meccanismi, forse l'organizzazione che prevede un suffragio espresso dei grandi elettori che rappresentano le aree e da un altro che esprime proprio la volontà dei singoli,, possa essere considerata virtuosa poiché l’orientamenrto degli elettori viene così (lasciatemi passare il termine) "scannerizzato" due volte e da due punti di vista diversi.
    Condivido, infine, le tue preoccupazioni.
    Non vi è dubbio infatti che si sia in presenza di una svolta epocale; e, quel che è peggio, non soltanto dal punto di vista economico-finanziario, ma anche da quello delle certezze ontologiche... quelle cioè che ci consentono di confermare a noi stessi, nelle varie occasioni, il proprio modo di vedere le cose, le valutazioni circa ciò che è bene e ciò che è male, il metro per valutare uomini e situazioni.
    Da cosa è dipeso tutto questo? Se si vuole azzardare una riflessione su questo tema, probabilmente l'avvio di questo decadimento di fiducia in se stessi e nelle istituzioni, prende l'avvio dal fatidico 2001, e cioè dall'abbattimento dei grattacieli, icona della lunghissima precedente intangibilità degli USA.
    L'abbattimento dei grattacieli con la morte di quasi 3000 persone, ‘vulnus’ questo non facile da rimarginare.
    Che l'America si riprenda interessa anche noi; e non solo per una pulsione solidaristica e umanitaria, ma anche perché oggi l'Occidente comprende la vecchia Europa e pure la federazione oltre-atlantica.
    Siamo (ma forse la metafora è eccessiva) come un castello di carte delle quali l’una si regge sull'altra e viceversa.
    Speriamo che venga compreso da tutti noi e per tempo che siamo finalmente giunti al momento nel quale o si collabora davvero o si preparano tempi davvero bui.

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  5. Mi congratulo con Pasquale per l'articolo lucido ed argomentato sulla rielezione di Obama. E' vero quello che dici, l'america madre della democrazia. Ma l'italia non potrebbe copiare semplicemente quello che fanno gli americani invece di continuare a produrre sistemi elettorali truffa, vari porcellum di volta in volta elaborati contro le forze popolari dai soliti ricchi o poteri forti come li vogliamo chiamare? Noi abbiamo tifato tutti per Obama perchè egli a livello mondiale rappresenta il riscatto sociale e quell'ascensore sociale che in Italia forse abbiamo perduto. Speriamo che i governi di tutto il mondo si rendano conto che garantire solo e sempre il capitale a scapito dello stato sociale prima o poi provocherà rivolgimenti sociali più o meno violente a scapito di quei ricchi cosi pervicacemente attaccati al loro denaro. Ancora complimenti a Pasquale.

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  6. Cosa invidiamo agli americani, per quanto mi riguarda una sola cosa, a prescindere della legge elettorale migliorabile, con alcuni punti oscuri, certamente non perfetta come nessuna legge elettorale al mondo, ma una cosa loro fanno, il candidato a Presidente a spoglio inoltrato quando riconosce che ha perso, telefona al vincitore e gli fa gli auguri, a quel punto il Vincitore si presenta al mondo. Ed è questa la cosa la vera democrazia, il perdente riconosce il vincitore senza infingimenti, senza lamentele, ma con rispetto. In Italia chissà quando questo accadrà, anche quando la vittoria dell’uno nei confronti dell’altro è ampia, vedi ultima elezione in Sicilia.
    Quando diventeremo americani, almeno in questo?

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  7. I sinceri e generosi apprezzamenti di tutti gli intervenuti mi inducono al piacere ed al bisogno di condividere con tutti voi qualche ulteriore spunto di riflessione.
    Per gli americani la legge elettorale ha una importanza quasi irrilevante. Non è considerato un valore, ma solo un metodo tecnico con cui eleggere il Presidente. I cittadini sanno di poter contare sull’efficienza di un apparato pubblico ed istituzionale che esercita il governo concreto della nazione, a capo del quale mettono di volta in volta l’uomo che ritengono più idoneo a vigilare sulla sua trasparenza ed efficienza e a indicare le scelte strategiche e tattiche migliori per la protezione del benessere ed il progresso di tutta la patria comune. Per questo l’attuale sistema elettorale è immutato dal 1804 (XII emendamento alla Costituzione del 1791) ed i brogli elettorali sono ininfluenti (in questa tornata sono state scoperte addirittura delle apparecchiature elettroniche che trasformavano telematicamente voti per Obama in voti per Romney).
    Pertanto, subito dopo il termine dello scrutinio delle schede, il famoso pragmatismo della mentalità americana spinge tutti a salvaguardare la vitalità della nazione sentita come patria comune, casa unica dentro la quale tutti hanno diritto alla libertà, alla parola e al benessere. Per gli USA “l’uomo ha diritto alla felicità”. Da quì ne discende “l’onore delle armi” allo sconfitto, visto come un patriota che ha dato il contributo di un alternativa al programma del vincitore. E quel programma (alternativo e di opposizione) rimane punto di confronto e competizione (al meglio) per il vincitore anche durante tutto il suo futuro mandato.
    Gli USA hanno tanti difetti e contraddizioni, ma questi fattori sono due formidabili pilastri incrollabili e “sempre verdi” che fanno pendere l’ago della bilancia decisamente verso la più sincera ammirazione del mondo verso di essa. Anche e soprattutto in tempi di declino globale come quelli di oggi.
    E la Sicilia? La mia mente va all’immediato ultimo dopoguerra, quando la prima strada che si pensò di seguire fù di chiedere agli USA di diventare il loro 51° stato. Il loro diniego ci portò al ripiego sulla lotta per l’Autonomia. Peccato.

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