E oggi, grazie alla democrazia, gli iracheni vivono nel giubilo più generale, trascorrendo le loro giornate seduti ai bar e nei circoli dell’alta società illuminata, mentre fidanzate e mogli sorseggiano tè biologico al Women’s Club for Democratic Values. Un successo occidentale da manuale.
Poi la democrazia l’hanno portata anche in Libia. E pure lì hanno dovuto ammazzare il capo dello Stato, ma dato che era già ferito e brutalizzato, gli spararono un colpo alla testa, sì, ma con garbo. Per la Libia è stato subito un vero risorgimento. Ora è una nazione finalmente disunita, stabile e prospera.
I libici, unitissimi come gli iracheni, fumano sigari avvolti in dollari americani, euro francesi, inglesi, tedeschi e persino qualche cinquanta euro italiano, e hanno sviluppato un export turistico che manco MSC, Costa Crociere e Royal Caribbean si sognano, con decine di barche e gommoni per l’Italia che partono ogni giorno. C’è da dire però che l’export di democrazia si è evoluto.
Dopo la fallita guerra per procura combattuta dagli ucraini, grazie a un governo corrotto e a chi, con cinismo, continua a non arrendersi all’evidenza, tanto i morti ce li mettono gli ucraini, il modello è cambiato. Esperienza insegna!
Il nuovo format è più efficiente: adesso si bombarda direttamente un altro Paese sovrano e si rapisce il capo di Stato, senza nemmeno il fastidio di costringere il popolo a ribellarsi.
Si chiama export-import di democrazia 2.0. Bombardare non è più violenza e sono pochi gli effetti collaterali: 40–60 morti… trascurabili. È un gesto d’amore, un atto di premura occidentale verso popoli che non hanno ancora capito cosa è meglio per loro.
Però non si spiega perché ci hanno martellati per mesi con il catechismo geopolitico dell’aggressore e dell’aggredito, del diritto internazionale violato, della sovranità sacra, dell’ordine mondiale da difendere. Un linguaggio solenne, inflessibile, perfetto per ogni talk show con l’esperto giusto e la faccia contrita. Poi però succede qualcosa di curioso, difficile da spiegare: quando a bombardare non è il nemico ufficiale ma gli Stati Uniti, quel linguaggio improvvisamente evapora.
La sovranità diventa un’opinione. Il diritto internazionale una nota a piè di pagina. Le bombe, messaggere di pace, non causano più boati, ma intonano canti gregoriani. Mentre per la guerra in Ucraina la sentenza era immediata: uno Stato sovrano colpito, quindi sanzioni, isolamento, punizioni collettive e mobilitazione morale globale. In Venezuela invece no. Tra balbettii e giustificazioni si minimizza e il principio cambia secondo chi preme il bottone.
E non importa se non stava invadendo nessuno e non c’era alcun mandato ONU. Va bene lo stesso, specie se si paventano narcotraffico, sicurezza e stabilità. Adesso viene fuori però che il Venezuela produce solo una quota marginale della droga mondiale, tant’è che la Procura americana è costretta a fare ufficialmente marcia indietro sull’accusa a Maduro di essere il leader del Cartello de los Soles.
Una coincidenza, ovviamente. Come Iraq, Libia e Afghanistan. Tutte storie finite benissimo: libertà e democrazia, garantite da Chevron, Mobil, Total, BP, Shell e altre. E chi si è visto, si è visto.
Anche in Venezuela c’era, o c’è ancora, un regime di un dittatore. E questo gli sceriffi autoeletti protettori dei popoli proprio non lo possono sopportare, specie se pretende non solo di non condividere quei giganteschi giacimenti di petrolio, 303 bilioni di barili, ma anche di volerli esportare senza l’autorizzazione dello zio Sam. Scherziamo?
Così spuntano subito i volti giusti per il “dopo”: oppositori presentati come salvatori, benedetti dai media, pronti a spiegare, con assoluta serietà, ci mancherebbe, che l’intervento militare non è un cambio di regime, ma un atto d’amore. E tutti ad applaudire!
Ed è questo il vero capolavoro. Anzi, il miracolo: i facili beoni di tutto quello che passa attraverso la propaganda politica dei partiti vedono e poi ripetono a pappagallo in TV e sui social. Trump, intanto, continua a muoversi come un sovrano assoluto. Parla di pace con Putin da una parte e bombarda dall’altra.
È l’imperialismo americano: niente limiti morali, figurarsi la coerenza, tra interessi economici e superiorità militare di un impero che bombarda e pretende pure di essere chiamato “liberatore”. Ma si tranquillizzino quelli che pensano che dopo il Venezuela Trump ritiri la sua protezione ai popoli oppressi.
Ha già annunciato che c’è bisogno di portare progresso e democrazia anche in Groenlandia, anche se è territorio sovrano della Danimarca, Paese NATO. Sì, ma solo per motivi di difesa, s’intende!
Giovanni Caianiello
08 gennaio 2026


Hanno esportato democrazia in tutto il mondo, attraverso le guerre e lo sterminio di innocenti. Ma continuando ad esportare democrazia agli altri Paesi, l'Italia è rimasta senza. Come premio ci hanno regalato il governo Meloni che prosegue nella missione.
RispondiEliminaSVEGLIATEMI DA QUESTO INCUBO !!😱 I quattro dell'Ave Maria in questione, e cioè Trump, Putin, Xi Jinping e Kim Jong-un, stanno sistematicamente stracciando gli accordi e le norme internazionali varate alla fine del secondo conflitto mondiale e che da allora governano i rapporti tra gli Stati, e se non intervengono misure controrivoluzionarie dalle parti sane dei Paesi in questione ( USA, Russia, Cina e Korera del nord ), o malattie gravi, o ... incidenti... insomma se questi quattro continueranno a dettare nel futuro le regole nuove della convivenza planetaria, per dirla come Sciascia in un aneddoto contenuto in un suo libro, "puru ca sugnu orbu, la viu nivura!"...
RispondiEliminaChiedere ai 10 milioni di Venezuelani che sono dovuti scappare negli ultimi quindici..venti anni, non penso che esista qualcuno che ne possa sapere di più. Trump sara' sfacciato prepotente antipatico e tant'altro Ma è ripeto È realista pragmatico in un mondo dove le potenze Cina Russia Usa Israele Arabia Saudita e Emirati Arabi si stanno dividendo da anni il mondo. Le guerre sono iniziate da un bel po e sono quelle economiche. I presidenti dei paesi sopra citati non sono da meno rispetto a Trump ma anche loro pretendono o come pensa qualcuno non vogliono soccombere ECONOMICAMENTE a Trump.. pertanto una cosa sola PRAGMATICAME TE CON CHI VOGLIAMO RIMANERE "AMICI"... il resto è solo ideologia
RispondiEliminaAi due criminali Netanyahu e Putin che ancora continuano indisturbati a commettere azioni contro l'umanità e il territorio se n'è aggiunto un terzo più pericoloso che sta distruggendo la democrazia americana e destabilizzano il mondo. Trump l'uomo che antepone la sua morale al diritto internazionale e ai diritti umani. Più che politico è, sfacciatamente, un volgare affarista. l'Europa, unita, deve fermare questa espansione imprialista. Comunque crollerà con le elezioni di medio termine.
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