lunedì 21 marzo 2016

E I SINCACATI?

TRIPLICE CGIL CISL UILdi Franco Luce - La fiaba "I vestiti nuovi dell'imperatore", di Christian Andersen, racconta di due falsi tessitori che erano riusciti a creare un nuovo tessuto, formidabile e sottilissimo invisibile agli imbecilli e agli indegni.

renudoI cortigiani non riescono a vederlo ma timorosi di essere giudicati, lodarono, pur senza vederlo, la magnificenza del tessuto. L'imperatore, convinto, si fa preparare dagli imbroglioni un abito. Quando questo gli viene consegnato, l'imperatore si rende conto di non essere neppure lui in grado di vedere alcunché; attribuendo la non visione del tessuto a una sua indegnità che egli certo conosce, decide di fingere e di mostrarsi estasiato per il lavoro dei tessitori.

Sfila per le vie della città di fronte a una folla di cittadini i quali applaudono e lodano a gran voce l'eleganza del sovrano, pur non vedendo alcunché sentendosi essi segretamente colpevoli di inconfessate indegnità. L'incantesimo è spezzato da un bimbo che, sgranando gli occhi, grida con innocenza: Il re è nudo! Ognuno prese coscienza della realtà.

Ho voluto mettere in evidenza questa storiella per un motivo semplice: spesso la verità viene proclamata da una persona troppo ingenua per comprendere le pressioni esercitate all'interno di un gruppo affinché essa venga taciuta. La critica attuale trova nella politica il bersaglio preferito, dimenticandosi molto spesso che da almeno 40 anni i sindacati hanno avuto libero accesso nella stanza dei bottoni. Il Sindacato ha infatti fatto da cinghia di trasmissione di qualche partito politico, preoccupandosi più della gestione del potere che del benessere della gente, e tante volte, non è stato capace di guardare al futuro, tutto proteso a distribuire diritti ad alcuni facendo pagare il conto ad altri.

quanto costa il sindacatoIl Sindacato, inteso come la triplice, non si è occupato dei giovani, dei più deboli, preferendo le categorie più forti, capaci di contare di più. In quante occasioni lo abbiamo visto mobilitato contro la flessibilità del lavoro e contro una precarietà divenuta endemica? Non ha fatto le battaglie che doveva fare e si è andato ad intromettere in questioni che non lo riguardavano. Si è, inoltre, allontanato dalla gente, si è estraniato dai lavoratori, ha guardato al Palazzo e non ai grossi “casermoni” delle periferie delle città.

Non è una mia scoperta, gli italiani non si fidano più dei sindacati e il “re è nudo”, come nella fiaba di Andersen. Ormai sono oltre i due terzi i lavoratori che sono convinti di ritenere le tre confederazioni non più in grado di rappresentare giovani, precari e dipendenti delle piccole aziende. Coprendo gli interessi dei garantiti (pensionati, dipendenti pubblici e di grandi aziende). E questa posizione è fortemente condivisa non solo dai lavoratori autonomi, ma anche dai lavoratori dipendenti, tra i quali la percentuale di sfiducia arriva al 72%.

Camusso Angeletti Bonanni I segretari dei tre maggiori sindacati faranno bene a riflettere evitando di gridare al complotto. Come per i politici, anche i sindacati sono rimasti pressoché legati allo “Statuto dei Lavoratori”, uno strumento vecchio di mezzo secolo e agli inutili riti della “Concertazione” dei governi Amato e Ciampi autorizzati a mettere le mani nelle tasche degli italiani. Non credo che ci sia qualcuno che abbia la volontà di dimenticare episodi come il prelievo forzato sui conti correnti! Certamente la “Concertazione” era diventato uno strumento di potere e di facile accesso alla politica, sostituendo così gli interessi dei lavoratori all'esercizio del potere.

La dirigenza, grazie alla loro connivenza, si è trasformata in una vera e propria nomenklatura preoccupata di perpetuare il proprio ruolo al di fuori di ogni controllo e di ogni procedura democratica.

Furlan Seg Gen CislLa successione dinastica di Raffaele Bonanni alla Cisl ne è solo l'ultima conferma. Afferma il concetto proprietario della struttura che definisce eredità e incarichi. Per non parlare delle vergognose pensioni d’oro che si sono costruiti grazie a leggi pensate e approvate ad hoc. La tutela dei diritti dei lavoratori è pressoché una ‘favola’, perché oramai dagli anni 80 in poi si sono costituiti (unici al mondo) come forza politica antagonista a qualsiasi governo che tentasse di rinnovare il paese. Con il risultato di avere contribuito a renderlo sempre meno competitivo e appetibile a potenziali investitori italiani e stranieri.

Vorrei far notare che sin ora nessuno dei grandi dirigenti sindacali abbia mai pagato per gli errori commessi, e nessuno dei politici abbia mai avuto il coraggio di farglieli rilevare. I più grandi nomi del sindacato italiano da Bertinotti in poi sono passati tutti dal parlamento dove si sono guadagnati lauti vitalizi con buona pace dei lavoratori che avevano la pretesa di rappresentare. Popolo... il RE E’ NUDO!!

Franco Luce aprile 15Franco Luce
Stornarella (FG)
21 Marzo 2016

28 commenti:

  1. Ripenso ai sindacati dei passati decenni e non li riconosco più. Li trovo inutili ed incapaci di elaborare politiche nuove.

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  2. Francesca Bertini21 marzo 2016 17:24

    Hanno permesso tutto. compreso il farci massacrare........ Probabile cerchino un posto al sole.

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  3. Il re-sindacato è nudo, ed è indecente, aggiungo io.Non da quarant'anni a questa parte, come scrive Luce, ma da venticinque anni si.Non a causa della ricerca del potere politico, della quale ricerca si può discutere all'infinito, ma per il tradimento consapevole che il sindacato confederale ha messo in atto verso i propri fini, i propri iscritti, i propri rappresentati e verso l'insieme dei lavoratori dipendenti.

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    1. Salvatore, come dipendente delle FFSS anch'io ho dato il mio contributo alla Triplice sindacale, anzi erano autorizzati per delega, alla trattenuta a ruolo. Negli anni '70 con gli oltre 20 milioni di iscritti il sindacato disponeva di un fatturato da fare invidia alle più grosse imprese italiane. Per i loro convegni venivano scelte sedi da favola, costosissime con un enorme sperpero di risorse economiche. E' vero, caro Salvatore, ci sarebbe tanto da discutere, forse se il direttore Gattuso mi darà la possibilità di redigere un altro servizio, avremmo un'idea più chiara come la funzione sindacale è andata ben oltre quanto la legge gli consentiva.

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  4. Sono quasi d'accordo. Io sono del parere che il sindacato lo fa l'operaio, il lavoratore. Se al lavoratore non interessano i diritti e doveri conquistati con la lotta dai nostri padri, il sindacato non ha motivo di esistere. Avendo lavorato come impiegata in una azienda metalmeccanica, ho assistito alle lotte della RSU per il rispetto delle regole sul lavoro. I lavoratori a loro volta per paura di ritorsioni o discriminazioni, andavano contro al sindacato appoggiando le iniziative aziendali anche se a loro discapito. L'azienda naturalmente di questo ne ha approfittato, premiandoli in vari modi. Gli errori del sindacato negli anni non si discutono anzi, ma il lavoratore stesso ha perso la sua dignità accettando tutto e di questo si dà la colpa a loro, ai sindacati.

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    1. Graziella, ti ringrazio per aver letto il mio servizio. In effetti tu hai fatto una riflessione sacrosanta, l'azione sindacale è quella espressa legittimamente dall'operaio, il problema è che nella pratica questa azione si volatilizza in una strategia di largo respiro. L'organizzazione sindacale è stata molto spesso rifugio di imboscati e percettori di particolari privilegi e potrei fare tantissimi esempi che ho toccato con mano nei 37 anni di servizio nelle FFSS. I sindacati hanno gestito, per alcuni versi, un potere enorme, a volte più incisivo degli stessi partiti politici, con i quali c'è stata sempre una stretta correlazione. Ci sono stati governi che hanno ampiamente beneficiato, del passivo consenso delle forze sociali. Credo che qualcuno ricordi cosa abbiamo dovuto ingoiare negli anni '80 quando il governo Craxi, con la complicità dei sindacati tagliò dei punti della scala mobile.

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    2. Esattamente la stessa cosa che mi dice mio marito. Capotreno delle allora FFSS, ora pensionato.

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  5. bell'argomento, quanto mai attuale e reale, il sindacato come salvaguardia dei lavoratori di lontana memoria non esiste più, si è asservito al sistema già da molto tempo, itre grandi sindacati italiani legati ai diversi partiti, hanno salvaguardato troppo se stessi, piegandosi ai voleri dei governi per il loro tornaconto, vedasi gli stipendi faraonici dei vari segretari, molti dei quali hanno fatto il salto di "qualità" passando alla politica.
    Errori inammissibili, e non mi sorprende affatto la sfiducia ne loro confronti, sono stati vanificati gli anni duri di lotta sindacale per ottenere migliori condizioni di lavoro, credo che i fondatori del sindacato, i vari Di Vittorio e via discorrendo si stiano rivoltando nelle loro tombe.
    Altro da aggiungere...grazie all'autore per il bell'articolo.

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    1. Grazie Gisa, per lo splendido commento, chiaro, conciso e reale come genuina constatazione. Papà era amministratore di una grande azienda agricola di circa 3.000 ettari. Avevo 8 anni quando ho conosciuto il grande Giuseppe Di Vittorio, ma quelli erano altri tempi ed occorreva tanta forza e coraggio per interporsi tra l'operaio ed il "padrone". Attualmente quella forza generatrice di diritti e rispetto delle leggi, che una volta spingeva le organizzazioni sindacali a lottare, si è dissolta come sale nell'oceano.

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  6. Questo è uno degli argomenti a cui la gente comune sembra non dare molto peso, eppure la evidente collusione tra le sigle sindacali ed i governi è da tempo sotto gli occhi di tutti.
    I Sindacalisti migrano da una casta all’altra ed il Parlamento, rappresenta il “giusto” premio per il loro fedele servilismo e collusione. E’ indicativo, che solo nella scorsa legislatura, in parlamento ce fossero circa una settantina, provenienti dalla diverse sigle sindacali. I vari Bertinotti, D’Antoni, Pezzotta, Cofferati, Del Turco etc.. fino a Bonanni, difendevano i lavoratori? E' palese che se l’avessero fatto, avversando le malefatte dei vari partiti e governi, certo oggi difficilmente figurerebbero fra i deputati e senatori del PD, FI, SEL, NDC e così via. Ed i rappresentanti attuali della Cgl. Cisl, Uil, Fiom, hanno già prenotate le loro poltrone? Sicuramente si, considerato che sulle ultime leggi che hanno distrutto i diritti dei lavoratori, come l’art. 18 conquistato con sacrifici e sangue dalla classe operaia dei nostri padri, non hanno opposto alcuna resistenza. Il loro tradimento è più che palese, già da decenni ed i fatti lo dimostrano. Concordo con Franco Luce, ed apprezzo molto il suo articolo.

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    1. Grazie Giovanni per aver condiviso il mio punto di vista sull'operato del sindacalismo italiano. In effetti, come hai notato tu, di questo argomento se ne parla molto poco, eppure le connivenze sono talmente evidenti che è quasi impossibile sfuggire agli occhi del più sprovveduto osservatore. Abbiamo avute legislature con circa 100 presenze di esponenti sindacali tra Senato e Camera dei Deputati. Una lobby parlamentare, secondo solo a quella degli avvocati. Hai perfettamente ragione, quando li definisci delle vere e proprie forze transumanti da una casta all'altra.

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  7. I sindacati hanno svolto un ruolo importante e insostituibile nella prima fase di passaggio da una società agricola a una società industriale.

    Poi sono diventati struttura parastatale e di potere arrivando al culmine di questo percorso dalla seconda metà degli anni 70 all'alba degli anni 90 del secolo scorso. Dagli anni 90 a oggi rappresentano una bella fetta di conservazione di cui Bertinotti e Marini sono gli ultimi nobili alfieri.

    I sindacati erano nei CdA delle aziende monopoliste e non possono dire di non sapere quali postifici clientelari fossero diventate tutte le aziende pubbliche: rai, enel sip e poi telecom, ferrovie, poste, banche, università...
    Tutto lottizzato con la benedizione dei sindacati.

    Hanno avuto un ruolo fondamentale negli organi direttivi degli enti previdenziali e conoscono bene tutte le distorsioni del sistema.

    Mai sono stati a tutela dei lavoratori, ma al massimo a tutela dei loro iscritti: dipendenti privati e pubblici, pensionati.
    Da tempo i pensionati rappresentano la maggioranza degli iscritti ai sindacati.

    Difendere il lavoro significa assicurare anche all'artigiano imbianchino le tutele del lavoratore; invece, l'imbianchino è sempre un evasore e si tace sul lavoratore dipendente che come secondo lavoro fa l'imbianchino in nero.
    Ma il dipendente è un lavoratore spremuto dallo Stato e l'artigiano è sempre un evasore.

    I sindacati sono stati funzionali a un sistema previdenziale e assistenziale tutto pensato intorno al lavoro dipendente... mentre si formava un esercito di lavoratori che alla fine del mito del posto fisso si sono inventati imprenditori di se stessi, sommandosi ai tanti artigiani e commercianti.

    Ormai la realtà del mondo del lavoro è cambiata, diciamo dagli inizi degli anni 90 del secolo scorso, ma i sindacati non se ne sono resi conto pensando a proteggere se stessi.

    Ultima nefandezza l'aver appoggiato la riforma previdenziale di Dini che manteneva inalterato il metodo retributivo per chi aveva maturato appena 18 anni di contributi, invece di far passare al sistema misto tutti coloro che già erano inseriti nel mondo del lavoro. Di questa nefandezza è figlia la riforma Fornero che tardivamente abolisce per tutti il sistema retributivo.

    Difendere se stesso e i propri iscritti sulla pelle delle future generazioni. Questo è il ruolo da tempo svolto dai sindacati, dopo essere stati complici del sistema partitico nell'edificare il modello clientale e corporativo che ancora ci affligge.

    Innumerevoli sono i dirigenti sindacali passati alla politica con ruoli di primo piano.

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  8. Ci Risiamo.
    Dopo lo smantellamento dell'art. 18, adesso la Troika, cioè quella composta da BCE, FMI e Commissione Europea, tutti privati cittadini che tengono in pugno interi paesi grazie alla collusione dei governanti, chiedono all'Italia la completa distruzione dei diritti dei lavoratori. I contratti aziendali, in sostituzione del contratto nazionale. Un ricatto che in poche parole significa: contrattiamo uno stipendio più basso, così non vi licenziamo! Le sigle sindacali già parlano di un tavolo di trattative anzichè di sciopero generale.

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  9. Michele Maniscalco21 marzo 2016 19:20

    Sparare sui sindacati, andando anche oltre le loro colpe che certamente non mancano, mette tutti d'accordo sia i pro Renzi che gli anti Renzi. Secondo me sarà il primo articolo di questo blog ad non avere neppure un commento contrario.. L a soluzione? abolire i sindacati? Rifondarli? e con chi? I Sindacati vengono attaccati da tutti i lati. Dalla sinistra dal centro e dalla destra. Per non parlare del governo attuale. Ogni categoria vorrebbe un sindacato che difenda i suoi interessi. I vecchi si lamentano che vivono con pensioni da fame. I giovani si lamentano che i sindacati hanno pensato solo ai vecchi e a chi il lavoro ce lo ha avuto (implicito, meno diritti a chi già lavora e largo ai giovani anche con pochi diritti.

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    1. Peter Schmailzl22 marzo 2016 16:05

      Abolire i sindacati sarebbe un disastro, mantenerli , nella forma attuale , idem, in verità servirebbero veri sindacati che difendono l'interesse ndei lavoratori, non sindacato spa a scopo di lucro..... .
      Io sono per la riforma profonda dei sindacati, non solo in Italia, e per l'espulsione radicale di chi si è gonfiato ilproprio salario a scapito dell'operaio. Essere sindacalista deve tornare ad essere un onore, non una fonte di lauto e non meditato guadagno di pochi.

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  10. Armando Pupella21 marzo 2016 20:21

    Dopo aver fatto diventare costosi i Lavoratori con scioperi autolesionisti che hanno provocato carovita, cassa integrazione con onerosi contributi INPS, disoccupazione con suicidi di disoccupati e imprenditori (negli ultimi 26 anni questi suicidi sono circa 4. 300 !), si sono lavati pilatescamente le mani dinanzi alla globalizzazione davanti alla quale sono imbranati ed impardati.
    Art. 4 della Costituzione ( che a qualcuno nonostante piace): "La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro E PROMUOVE LE CONDIZIONI CHE RENDANO EFFETTIVO QUESTO DIRITTO".

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    1. Armando Pupella21 marzo 2016 20:22

      La legge elettorale e tutte le riforme costituzionali sono da rivedere serenamente perché devono mirare a realizzare uno Stato snello, poco costoso, con burocrazia semplice per far competere il made in Italy nella globalizzazione e in tal modo combattere la disoccupazione e realizzare, dopo il risorgimento economico post catastrofe seconda guerra mondiale, un altro miracolo economico.
      Se imponessimo pesanti dazi doganali alle importazioni gli Stati ricambierebbero la " cortesia " alle nostre esportazioni e sarebbe peggio. Ma la globalizzazione si può affrontare eliminando sprechi, ridimensionando spropositati privilegi, eliminando tante auree poltrone superflue e / o in eccesso nel Parlamento Nazionale e dall'Etna alle Alpi: enorme spesa asociale ed improduttiva che, gravando ANCHE su lavoratori ed aziende danneggia la competitività del made in Italy e di conseguenza provoca disoccupazione, suicidi di disoccupati e imprenditori, decadenza economica-occupazionale-sociale-morale-demografica.

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  11. Ornella Ferrara21 marzo 2016 20:23

    Per favore, se la politica ha perso gli ideali i sindacati hanno hanno perso quelli ed altro...

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  12. Ricordo di un esame di francese di molti anni fa. Il docente mi chiese di dare una breve definizione di sindacato. Stroncò subito le mie incertezze dicendomi "il s'agit d'un parti politique" E' un partito politico. Il tempo gli ha dato ragione.

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  13. Questo e' un articolo che colma una lacuna!ci voleva.Mi trovo d accordo con l articolista e con tutti i commentatori.I sindacati sono una casta che ha salvaguardato i propri interessi. I sindacalisti hanno usufruito per anni di permessi speciali e di poteri impropri.Se. facessero una seria inchiesta,ne verrebbero fuori scandali a non finire.Basta pensare ai vari amici e parenti che hanno trovato sistemazione!La rappresentazione a. due facce delle loro esternazioni non convince nessuno. il. sindacato fu ora ci sono solo approfittatiri e politiche che hanno fatto solo danni all Italia! Ha ragione Michele,quest articolo unisce tutti.Se si facesse un referendum i Si per l abolizione sarebbero proprio tanti. Aspetto un servizio delle iene che li svergogni bene!

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  14. C'era ancora il sindacato quando si dimostrava per le strade. Ero a Roma sul finire degli anni '70. Il governo aveva rispetto, anche perché i lavoratori erano fortemente politicizzati ed i movimenti extra parlamentari incutevano timore. Oggi è una brutta visione la nudità e la realtà opprime l'ingenuo, l'operoso, l'onesto cittadino. Non sono molti, bisogna ammetterlo, quelli che sanno esternare l'indignazione. Il patto ormai è solido: politica e sindacato,potenti ed esosi, si trastullano con i pupazzi evanescenti di una realtà sociale prona e decadente.Un ottimo articolo Franco.

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    1. Esatto Nino Risitano!! Una volta si lottava per quello che si credeva, eravamo giovani con degli ideali, con dei principi e soprattutto avevamo una dignità!! Dignità di lavoratore ... oggi sparita, non si usa neanche più come parola! I ragazzi sono sempre meno impegnati, non si interessano più di politica .... non lottano più !! Sono apatici, senza nervo .Forse proprio per questo siamo ridotti così in Italia!

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  15. Ai sindacati si possono fare tante critiche per la loro discutibile trasformazione iniziata negli anni novanta. Il Sindacato, dopo la Resistenza, nasce libero ed unito: "Confederazione Generale Italiana del Lavoro". Al congresso del 1945 furono eletti tre segretari generali: Di Vittorio per la componente comunista, Grandi per la componente democristiana e Lizzadri per la componente socialista. Da non dimenticare il loro fondamentale contributo alla ricostruzione economica e, il ruolo politico nella elaborazione della Costituzione che contribuì all'affermazione dell'art. 1: " l'Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro ". In quel periodo l'azione sindacale era incisiva e non vista di buon occhio da diversi potentati che si manifestò con la strage,del 1° maggio 1947, a Portella della Ginestra per mano della banda criminale di Salvatore Giuliano. Mitra e bombe a mano contro inermi manifestanti, morirono 11 persone: la vittima più giovane aveva 8 anni e la più grande 48, dei trenta feriti 3 morirono più avanti. La decisione della strage maturò negli ambienti agrari, mafiosi e intrecci perversi con settori inquinati dello Stato: la prima strage di stato dell'Italia repubblicana. Seguirono altri attentati contro diverse sedi del PCI a Monreale, Carini, Cinisi, Terrasini, Borgetto, Partinico, San Giuseppe Jato e San Cipirello. Attacco sistematico contro quelle organizzazioni che rappresentavano i lavoratori. Nel 1948 ha inizio la crisi del sindacato unito che, nel 1950, culmina nella scissione e nella nascita della UIL e della CILS. La scissione non indebolisce la rappresentanza sindacale. Negli anni 60 inizia la lotta per affermare la dignità dei lavoratori che approderà alla conquista dello " Statuto dei Lavoratori " del 1970. Negli anni settanta, l'unità sindacale , sembrava a portata di mano, non fu realizzata ma fu sancito un patto federativo. La grave crisi economica della'autunno del 1973 li portò alla conquista della scala mobile del 1975. Nel periodo della strategia della tensione il sindacato contribuì alla sconfitta del terrorismo. Nel 1980, con la crisi della Fiat e la famosa marcia dei 40 mila, inizia la crisi della rappresentanza e dell'unità sindacale che si consuma definitivamente con la questione dell'abolizione della scala mobile. Da questo momento il sindacato ha incominciato a cambiare pelle. Franco Luce nel suo articolo ne descrive, con efficacia, la situazione. Oggi il sindacato con la sua discutibile organizzazione poco trasparente è molto indebolito. Molte sono le colpe delle organizzazioni sindacali, ma non dimentichiamo la costante azione del potere politico ed economico che punta alla distruzione di qualsiasi rappresentanza di categoria. Chiediamoci chi ci guadagna da questo sfascio.

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  16. Per quanto mi riguarda non so tratta di sparare sulla Croce rossa, ma di porsi una semplice domanda: quale il ruolo del sindacato nella moderna società.

    Difendere il lavoro significa difendere i lavoratori, la totalità dei lavoratori.

    Spesso le associazioni sindacali usano un linguaggio universalista, ma agiscono per interessi particolari: gli interessi dei loro iscritti.

    Ogni volta che si parla di parti sociali si dimentica che ci sono molte parti sociali che non sono rappresentate: i disoccupati, i giovani, le casalinghe.
    Si prendono sempre decisioni che riguardano il futuro delle parti assenti: le future generazioni di lavoratori che dovranno dare di più per avere meno, perché i lavoratori di ieri e quelli di adesso possano avere ciò che le future generazioni non avranno mai.

    Come se non bastasse, si distingue tra lavoratore e lavoratore, criminalizzando spesso il lavoratore autonomo come evasore tout court.

    Prendiamo un artigiano imbianchino. Paga i contributi, lavora, fattura, paga le tasse, qualche volta non fattura ed evade. Risultato è un criminale perché evade e deruba tutti noi.
    Vero,giusto.
    Demerito all’imbianchino che evade.

    Prendiamo l’operaio che con fatica arriva a fine mese e mantiene la famiglia; così fa un secondo lavoro, per esempio l’imbianchino. Tutti noi abbiamo avuto esperienza di una situazione di questo tipo e lo sanno bene anche i sindacalisti.
    Questo nostro operaio ha un guadagno extra, ovviamente in nero, sul quale non paga le tasse, ma c’è di più. Questo operaio fa concorrenza sleale all’artigiano imbianchino sia a quello onesto che paga le tasse sia a quello che evade più o meno allegramente. 

    Che differenza c’è tra i due lavoratori?

    La differenza è semplice. L’artigiano non ha alcuna tutela, l’operaio imbianchino abusivo ha delle tutele. 
    Il doppio-lavorista certamente evade, l’artigiano non è detto che sempre sia un evasore.
    Eppure il primo è dipinto come una vittima del fisco opprimente e degli evasori; l’artigiano è spesso criminalizzato senza alcuna pietà.

    Ho scritto di operaio, ma potrei riferirmi al postino, ferroviere, collaboratore ecologico, bidello, insegnante… che come secondo lavoro fanno l’imbianchino, il giardiniere, l’idraulico, l’elettricista, il muratore, il falegname, il piastrellista, l’insegnante, il venditore…

    Se l’artigiano si ammala, non ha tutele, ma può contare su due dita negli occhi; l’operaio se si ammala ha ancora, giustamente, qualche tutela e se ha un medico compiacente e un lavoretto che però deve concludere in fretta, magari si mette in malattia per dedicare un paio di giorni a tempo pieno al suo secondo lavoro in nero.

    Come possiamo sul piano fiscale e contributivo equiparare due figure di lavoratore così profondamente diverse e con diritti e tutele così differenti?
    Quando comprenderemo che il lavoro va difeso a prescindere dal tipo di inquadramento giuridico del lavoratore?

    Se cominceremo a ragionare con aderenza alla realtàforse supereremo l’eterna guerra tra poveri e riusciremo a realizzare un sistema più equo e giusto.

    La funzione del sindacato per me dovrebbe essere questa: promuovere giustizia sociale.
    Diversamente, diventano semplici associazioni di categoria: il nuovo corporativismo.

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  17. Cenni storici

    Disposizione contenuta nello statuto dei lavoratori emanato nel 1970, dall'inizio degli anni 2000 vari partiti italiani hanno tentato a più riprese di riformarlo. I sin
    dacati si sono sempre opposti con decisione ad ognuno di essi, temendo un allentamento della tutela dei lavoratori; tuttavia la norma ha subito modificazione nel 2012 con la riforma del lavoro Fornero durante il governo Monti prima e con il jobs act del governo Renzi poi.


    La disposizione fa riferimento alla reintegrazione nel posto di lavoro, costituendo applicazione della cosiddetta tutela reale disciplinando il reintegro con risarcimento e l'indennità in sostituzione della reintegrazione in caso di licenziamento illegittimo (ovvero effettuato senza comunicazione dei motivi, ingiustificato o discriminatorio) di un lavoratore
    l'ARTICOLO 18 TUTELAVA I LAVORATORI DA INGIUSTIZIE che molti ..padroni hanno sempre usato ..di questa abolizione sono responsabili prorpio loro i segretari nazionali dei tre sindacati piu' importanti ..una volta si credeva che proteggessero i lavoratori ma con il tempo sono diventati una casta ...quella giustizia sociale NON ESISTE PIU' ..il lavoro doveva essere difeso strenuamente , oggi con l'ultimo Jobs act (sempre in inglese )Jobs act (Job Act, job act) loc. s.le m. Piano per il lavoro perch' usando l'Inglese si prende meglio per i fondelli il lavoratore ..inutile aggiungere altro e' gia stato detto tutto su questa scellerata legge ricordatevene quando andrete a votare ...

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  18. Che meraviglia: costretti? impossibilitati? abbandonati? Ci sono altri aggettivi che se le scrivo potrebbero sembrare offensivi per loro... Sono convinto che hanno ancora un senso ed un ruolo... occorrerebbe OSARE!

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  19. ...i sindacati di oggi? mmmh..... io mi sono fermata a Lama, Carniti e Benvenuto ...ora solo un bluff ...

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  20. antonella albertini22 marzo 2016 14:10

    Condivido interamente l'analisi fatta da Lorenzo Romano che ripercorre la storia del sindacato fino ai nostri giorni, mettendo in luce il suo ruolo insostituibile per la difesa dei lavoratori e la conquista di diritti fondamentali. Quasi tutti i commentatori hanno sparato a zero contro il sindacato, dimenticando che tantissimi diritti e vantaggi che gli stessi commentatori hanno, derivano dalle lotte che il sindacato dei lavoratori ha portato avanti negli anni. Non mi sorprendono queste " dimenticanze" perché conosco benissimo la superficialità e il qualunquismo del genere umano. Vorrei ricordare a chi ha scritto che il sindacato non ha favorito la competitività con gli altri paesi che in tantissimi altri paesi i lavoratori non hanno le tutele e le garanzie che abbiamo noi in Italia. Il sindacato ha affrontato con coraggio e tenacia le tantissime crisi industriali che si sono avute nel nostro paese, cercando di salvaguardare il più possibile i lavoratori. Certamente in questi anni difficili tutti fanno errori, anche i più grandi economisti non sanno dare ricette per uscire dalla crisi economica. Anche il sindacato si è trovato a far fronte in breve tempo a mutamenti sostanziali nel mondo del lavoro; si è trovato di fronte una marea di disoccupati, problematicità molteplici e complesse, ma ha sempre svolto e svolge con coscienza il suo ruolo.

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